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mercoledì 28 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetti 20-24



Allora cominciò a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, poiché non avevano fatto penitenza: Guai a te, Corazin, guai a te Betsaida, poiché se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza nel cilicio e nella cenere. Ebbene, vi dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu Cafarnao, forse che sarai elevata fino al cielo? Fino all’inferno discenderai. Poiché se a Sodoma fossero stati compiuti i miracoli fatti presso di te, forse sarebbe rimasta fino a oggi. Ebbene, io vi dico che nel giorno del giudizio la terra di Sodoma avrà una sorte meno dura della vostra.

Glossa: Finora ha rimproverato i Giudei in generale; ora invece rimprovera, chiamandole per nome, certe città alle quali aveva predicato in modo speciale, e tuttavia non si volevano convertire.

Gregorio: Nel cilicio si mostra l’asprezza, che è la puntura dei peccati, nella cenere invece la polvere dei morti; e queste due cose vengono solitamente usate per la penitenza in modo che nella puntura del cilicio conosciamo che cosa abbiamo fatto mediante la colpa, e nella favilla della cenere valutiamo che cosa siamo diventati mediante il giudizio.

Girolamo: Poiché Tiro e Sidone violarono soltanto la legge naturale, mentre Corazin e Betsaida, dopo la violazione della legge naturale e scritta, stimarono poco anche i segni che furono fatti presso di esse, saranno punite più severamente. Anche perché Tiro e Sidone, dopo l’evangelizzazione dei discepoli, credettoro.

Girolamo: Cafarnao era una città della Galilea insigne in quella provincia, e quindi il Signore ne fa speciale menzione dicendo: E tu Cafarnao, forse che sarai elevata fino al cielo? Fino all’inferno discenderai. In un’altra copia troviamo: E tu Cafarnao, che sei stata innalzata fino al cielo, fino agli inferi discenderai; e vi è una duplice interpretazione. O discenderai agli inferi poiché molto superbamente hai resistito alla mia predicazione; oppure, poiché sei stata esaltata fino al cielo accogliendomi come ospite, e avendo avuto un così grande privilegio per i miei segni e miracoli, sarai punita con maggiori supplizi perché non hai voluto credere nemmeno a motivo di questi.

martedì 27 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetti 16-19



A chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini che siedono nella piazza, che chiamando i loro compagni dicono: Abbiamo cantato per voi e non avete ballato, abbiamo intonato un lamento e non avete pianto. E' venuto infatti Giovanni che non mangia e non beve e dicono: Ha un demonio. E' venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. E alla sapienza è stata resa giustizia dai suoi figli.

Ilario: Tutto questo passo è l’obbrobrio dell’incredulità, e viene dall’affetto del precedente lamento, poiché la plebe insolente non era stata istruita dai diversi generi di discorsi.

Glossa: Come se dicesse: Giovanni è tanto grande, ma voi non voleste credere né a lui né a me: quindi a chi vi paragonerò? Per generazione intende insieme sia i Giudei, sia egli stesso con Giovanni.

Ilario: Con i bambini sono indicati i Profeti, i quali hanno predicato nella semplicità del cuore, come i bambini: essi hanno predicato e fatto intendere i loro rimproveri nel mezzo della sinagoga, come nel mezzo di una pubblica piazza; i loro contemporanei non armonizzano le loro azioni con il canto dei Profeti, e non obbedirono alle loro parole: la danza infatti segue i movimenti del canto. I Profeti, come si può vedere nei cantici di Mosè, di Isaia e di Davide, invitarono il popolo a confessare Dio medianti i Salmi.

Girolamo: Dicono dunque: Abbiamo cantato per voi e non avete ballato, cioè: vi abbiamo invitato col nostro canto a fare opere buone, e non avete voluto. Ci siamo lamentati, e vi abbiamo invitati alla penitenza, e non avete voluto fare nemmeno questo, disprezzando entrambe le predicazioni, tanto di esortazione alle virtù quanto di penitenza dopo i peccati.

lunedì 26 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetti 12-15



Dai giorni di Giovanni Battista fino ad ora il regno dei cieli patisce violenza, e i violenti lo rapiscono. Tutti i Profeti infatti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni; e se lo volete accogliere, egli è quell'Elia che deve venire. Chi ha orecchi per intendere intenda.

Girolamo: Se Giovanni Battista per primo annunziò la penitenza ai popoli dicendo (Mt 3,2): <<Fate penitenza, poiché si è avvicinato il regno dei cieli>>, giustamente dai suoi giorni ora il regno dei cieli patisce violenza, e i violenti lo rapiscono. Infatti è una grande violenza essere stati generati in terra e cercare la sede dei cieli, e possedere mediante la virtù ciò che non avevano per natura.

Ilario: Il Signore aveva comandato agli Apostoli di andare dalle pecore sperdute di Israele, ma tutta questa predicazione recava vantaggio ai pubblicani e ai peccatori. Così il regno patisce violenza, e i violenti lo rapiscono: poiché la gloria di Israele dovuta ai padri, annunziata dai Profeti, offerta da Cristo, viene carpita e rapita dalla fede dei pagani.

Girolamo: Il Signore non esclude dei Profeti dopo Giovanni: leggiamo infatti negli Atti degli Apostoli (21, 8-11) che profetizzarono Agabo e le quattro vergini figlie di Filippo; ma la legge e i Profeti dei quali leggiamo gli scritti, tutto ciò che profetizzarono lo vaticinarono del Signore. Quando dunque si dice: hanno profetizzato fino a Giovanni, si mostra il tempo di Cristo; e colui che essi dissero che doveva venire, Giovanni mostro che era venuto.

giovedì 22 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetto 11



In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

Girolamo: Giovanni viene anteposto a tutti coloro che sono nati da un vincolo coniugale, e non a colui che nacque dalla Vergine e dallo Spirito Santo; e tuttavia queste parole: non è sorto uno più grande di Giovanni Battista, non implicano che Giovanni debba essere posto al di sopra dei Profeti e dei Patriarchi e di tutti gli uomini, ma mostrano Giovanni loro uguale: infatti non segue immediatamente che se gli altri non sono maggiori di lui egli sia maggiore di loro.

Crisostomo: Ma essendo l’altezza della giustizia così elevata che in essa nessuno può essere perfetto se non Dio solo, ritengo che tutti i santi, quando all’acutezza del divino giudizio, vengano gli uni prima degli altri. Da ciò comprendiamo che chi non ha uno maggiore di sé è più grande di tutti.

mercoledì 21 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetti 7-10



Essendosene quelli andati, Gesù cominciò a dire alle folle riguardo a Giovanni: Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? Che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito di morbide vesti? Coloro che sono vestiti di morbide vesti abitano nei palazzi dei re. Che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, è più che un profeta. Egli è infatti colui de cui fu scritto: Ecco, io mando il mio Angelo davanti al tuo volto, che preparerà la tua via dinanzi a te.

Crisostomo: Era stato fatto abbastanza quanto ai discepoli di Giovanni: essi tornarono rassicurati riguardo a Cristo a causa della opere che avevano visto. Ma era necessario che anche la folla venisse corretta, poiché essa aveva immaginato molte cose in modo sbagliato in seguito alla domanda dei discepoli di Giovanni, non conoscendo l’intenzione di Giovanni nell’inviarli. 

Girolamo: Siete forse usciti nel deserto per vedere un uomo simile a una canna, portato in giro da ogni vento, così che per leggerezza di spirito egli dubiti riguardo a colui che egli aveva una volta annunciato? O forse è spinto dagli stimoli dell’invidia contro di me, e la sua predicazione cerca la vanagloria per cercarne guadagno? Perché dovrebbe bramare la ricchezza? Per poter avere un cibo squisito? Il suo cibo sono le locuste e il miele selvatico. Per poter indossare morbide vesti? I suoi vestiti sono peli di cammello.

Gregorio: Il compito del Profeta è predire le cose future, non di mostrarle presenti. Giovanni è perciò più che un Profeta poiché colui che aveva predetto precedendolo lo annunziò anche mostrandolo.

martedì 20 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetti 2-6



Giovanni, avendo udito dalla prigione le opere di Cristo, mandando due dei suoi discepoli gli disse: Sei tu colui che deve venire o ne dobbiamo aspettare un altro? E Gesù rispondendo disse loro: Andate e annunziate a Giovanni ciò che avete udito e visto: I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, i poveri sono evangelizzati, e beato chi non si scandalizzerà di me.

Ambrogio: Era un gran cosa che Giovanni fosse Profeta al punto da riconoscere Cristo e predicare la remissione dei peccati: tuttavia, come un pio vate, non pensava che colui che credeva essere colui che doveva venire dovesse subire la morte. Quindi non dubitò nella fede, ma nella pietà. Così anche dubitò Pietro, dicendo (Mt 16,22): <<Lungi da te, Signore, questo non ti accadrà>>.

Crisostomo: Ma ciò non sembrava ragionevole: poiché Giovanni non ignorava la sua morte, ma fu il primo a predicarla dicendo (1. Cit.): <<Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo>>.  Per cui in tal modo, Chiamandolo Agnello, mette chiaramente in evidenza la croce; e in nessun modo all’infuori della croce egli tolse i peccati del mondo. E come poi poteva essere un Profeta più grande se non conosceva nemmeno le cose che competono ai Profeti? Infatti Isaia dice (53,7): Fu condotto come un agnello al macello>>.

Girolamo: Giovanni non chiede perché egli stesso ignorava, ma come il Salvatore chiede dove è sepolto Lazzaro affinché coloro che gli mostravano il sepolcro fossero preparati alla fede e a vedere un morto che risorgeva; così anche Giovanni, che doveva essere ucciso da Erode, manda i suoi discepoli a Cristo in modo che in questa occasione, vedendo i segni e i miracoli, credessero in lui, e così potessero venire istruiti attraverso la domanda del loro maestro.

lunedì 19 febbraio 2018

Prospero di Aquitania (390 - 455/63)

Lavorò presso il papa Leone Magno, dopo aver strenuamente combattuto contro i semipelagiani. San Tommaso gli attribuisce un trattato su La vita contemplativa, che in realtà è un'opera più tardiva.
 
 
 

sabato 17 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 11, Versetto 1



E avvenne che avendo Gesù terminato di insegnare ai dodici discepoli, si allontanò da lì per insegnare e predicare nelle loro città.

Rabano: Il Signore, avendo inviato i suoi discepoli a predicare con le suddette istruzioni, mette ora egli stesso in pratica ciò che aveva insegnato a parole, offrendo in primo luogo la sua predicazione ai Giudei.

Crisostomo: Avendoli mandati innanzi, egli si ritirò, dando loro l’opportunità e il tempo di fare le cose che egli aveva comandato; poiché, mentre egli era presente e disposto a guarire, nessuno sarebbe andato dai suoi discepoli.

Remigio: Opportunamente egli passa dall’insegnamento particolare con cui aveva istruito i suoi discepoli a quello generale che egli predicava nelle città; discendendo, per così dire, dal cielo alla terra, in modo da poter illuminare tutti; con questa azione del Signore anche i santi predicatori vengono ammoniti a impegnarsi a giovare a tutti.


venerdì 16 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 40-42



Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta nel nome del profeta riceverà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto nel nome del giusto riceverà la ricompensa del giusto, e chiunque avrà dato da bere a uno di questi piccoli soltanto un bicchiere di acqua fresca nel nome del discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa.

Crisostomo: Le cose dette erano certamente sufficienti a persuadere coloro che avrebbero accolto gli Apostoli. Chi infatti non riceverebbe con ogni desiderio coloro che erano così forti e disprezzavano tutto perché gli altri fossero salvati? Precedentemente aveva commiato la pena a coloro che non li avrebbero ricevuti, qui invece promette la retribuzione a chi li accoglie. E innanzitutto promette a chi riceve gli Apostoli l’onore di ricevere Cristo stesso, e anche il Padre; per cui aggiunge: e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Ora, che cosa sarà uguale a questo onore di accogliere il Padre e il Figlio?

Ilario: In queste parole mostra anche il suo ufficio di mediatore: essendo egli ricevuto da noi, ed essendo egli senza dubbio da Dio, ci trasmette se stesso; e attraverso questo ordine di grazie ricevere gli Apostoli è accogliere Dio stesso, poiché Cristo abita in essi e Dio in Cristo.

Crisostomo: Dice poi che riceverà la ricompensa del profeta e la ricompensa del giusto, non dice la ricompensa dal profeta o dal giusto, ma del profeta e del giusto; forse costui è giusto, e più povero in questo mondo più parlerà con fiducia a favore della giustizia. Colui che possiede qualcosa sulla terra e lo sostenta parteciperà al merito della sua libertà, e avrà parte alla ricompensa di giustizia di colui che ha soccorso. Quest’uomo è pieno dello spirito di profezia, e tuttavia ha bisogno di un alimento per il suo corpo; ed è certo che se il suo corpo non è sostenuto, gli mancherà la voce. Colui dunque che nutre il profeta gli dà la forza di parlare: con il profeta riceverà dunque la ricompensa del profeta colui che lo avrà aiutato sostenendolo davanti gli occhi di Dio.

giovedì 15 febbraio 2018

Origene (185 - 253)


E' il più grande erudito dell'antichità cristiana, grande studioso della Sacra Scrittura. Lasciò circa duemila opere, in gran parte perdute. Tentò una sintesi tra la filosofia greca e il cristianesimo, giungendo ad alcune affermazioni che verranno in seguito condannate dalla Chiesa. I suoi errori non devono però far dimenticare l'immenso apporto da lui dato alla cultura cristiana.



mercoledì 14 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 37-39



Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me, e chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me, e chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me. Chi trova la sua vita la perderà e chi perderà la sua vita per me la troverà.

Girolamo: Poiché prima aveva premesso (vv. 34-35): <<Nono sono venuto a portare la pace, ma la spada, e a dividere il figlio dal padre, dalla madre e dalla suocera>>, affinché uno non togliesse la pietà alla religione aggiunse: Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me. E nel Cantico dei Cantici leggiamo (2,4): <<Ha ordinato in me la carità>>. Questo ordine infatti è necessario in ogni affetto. Ama dopo Dio il padre o la madre o i figli. Se poi si presenterà la necessità che l’amore dei genitori o dei figli sia confrontato con l’amore di Dio, e non sia possibile salvarli entrambi, l’odio verso i propri famigliari è pietà verso Dio. Non ha proibito dunque di amare il padre o la madre, ma ha aggiunto esplicitamente: più di me.

Ilario: E chi non prende la propria croce e non mi segue non è degno di me. Coloro che sono di Cristo hanno crocifisso il loro corpo con i vizi e le concupiscenze; ed è indegno di Cristo chi non lo segue prendendo la sua croce nella quale patiamo, moriamo, siamo sepolti, risorgiamo con lui, vincendo in questo segno della fede nella novità dello spirito.

Gregorio: La parola croce viene da tormento (cruciatus), e in due modi portiamo la croce del Signore: o quando affliggiamo la carne con l’astinenza, o quando, mediante la compassione del prossimo, riteniamo nostra la sua necessità. Bisogna però sapere che vi sono alcuni i quali mostrano l’astinenza della carne non per Dio, ma per vanagloria; e vi sono alcuni che hanno compassione del prossimo non spiritualmente, ma carnalmente, spingendoli non alla virtù, ma alle colpe, con la loro falsa misericordia.

martedì 13 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 34-36



Non pensate che sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma la spada: sono venuto infatti a dividere il figlio dal padre e la figlia dalla madre e la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.

Crisostomo: Come ha potuto comandare che in qualunque casa entrassero invocassero la pace (Mt 10,12; Lc 10,5), come gli Angeli dissero (Lc 2,14): <<Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini>>? Il fatto è che la pace è soprattutto quella di tagliare ciò che era malato, di allontanare ciò che portava divisione: è soltanto allora che il cielo e la terra potranno unirsi. Così anche il medico conserva il corpo rimanente quando taglia ciò che inguaribile. Così avvenne anche nella torre di Babele: infatti una buona divisione dissolse una cattiva pace. Così anche Paolo divise coloro che si accordavano a suo danno. Infatti non dappertutto la concordia è un bene, poiché anche i briganti vanno d’accordo. Questo combattimento non viene dall’intenzione di Cristo, ma da quella dei suoi nemici.

Crisostomo: Questo lo disse come consolando i discepoli, come se dicesse: non turbatevi come se queste cose avvenissero contro la speranza: infatti io sono venuto a portare la guerra. E non ha detto: guerra, ma, ciò che è più difficile, spada. Volle infatti, con l’asprezza delle parole, suscitare il loro ascolto, affinché non venissero meno nelle difficoltà delle cose; perché uno non dica che ha indicato delle cose blande e ha nascosto quelle difficili. È meglio infatti vedere la mansuetudine nei fatti piuttosto che nelle parole; e per questo non si fermò a queste, ma indicando il genere della battaglia mostrò che questa era più difficile della guerra civile, dicendo: sono venuto infatti a dividere il figlio dal padre e la figlia dalla madre e la nuora dalla suocera. Con ciò mostro che questa guerra non sarà solo tra i familiari in genere, ma fra quelli più intimi; il che mostra al massimo grado il potere di Cristo: poiché i discepoli che udirono ciò lo accolsero in sé e lo comunicarono agli altri convincendoli.

sabato 10 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 32-33



Chiunque dunque mi confesserà davanti agli uomini, anch'io lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli. Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Crisostomo: Il Signore, scacciando il timore che scuoteva l’animo dei discepoli, li conforta nuovamente con le cose che seguono, non solo scacciando il timore, ma anche sollevandoli alla libera diffusione della verità con la speranza di premi maggiori, dicendo: Chiunque dunque mi confesserà davanti agli uomini, anch'io lo confesserò davanti al Padre mio che è nei cieli. Considera poi attentamente che non ha detto: Chi mi confesserà, ma, come si legge in greco, Chi confesserà in me, per mostrarti che chi lo confessa lo confessa non per propria virtù, ma aiutato da una grazia superiore.

Remigio [Rabano]: Qui va intesa quella confessione di cui l’Apostolo dice (Rm 10,10): <<Con il cuore si crede per la giustizia, con la bocca avviene la confessione per la salvezza>>. Affinché dunque uno non pensi di potersi salvare senza la confessione della bocca, non solo dice: Chi mi confesserà, ma aggiunge: davanti agli uomini; e ancora aggiunge: Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Crisostomo: Bisogna considerare che nella pena il supplizio è più ampio e nei beni la retribuzione è maggiore. Come se dicesse: tu prima hai sovrabbondato, confessandomi o negandomi; sovrabbonderò anch’io, dandoti cose ineffabilmente maggiori: là infatti ti confesserò o ti rinnegherò: per questo, se farai qualche bene e non riceverai la retribuzione, non turbarti: infatti nel tempo futuro ti aspetta una retribuzione aumentata; e se farai qualche male e non verrai punito, non lasciarti andare al disprezzo: là infatti ti aspetta la pena, se non cambi e non diventi migliore.

venerdì 9 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 29-31



Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. I capelli del vostro capo poi sono tutti contati. Non temete dunque: voi valete più di molti passeri.

Crisostomo: Dopo vare escluso il timore della morte, affinché gli Apostoli non pensassero che se venivano uccisi fossero stati abbandonati da Dio, di nuovo introduce il discorso della provvidenza.

Girolamo: E il senso è: se i piccoli animali non cadono senza che Dio lo voglia, e in tutte la cose c’è la provvidenza, e le cose che sono destinate a perire non periscono senza la volontà di Dio, voi, che siete eterni, non dovete temere di vivere senza la provvidenza di Dio.

Ilario: In senso mistico ciò che si vende è il corpo e l’anima, e ciò a cui si vende è il peccato. Coloro dunque che vendono due passeri per un soldo si vendono al peccato a un prezzo minimo, pur essendo nati per volare e andare al cielo con le ali spirituali. Presi dal piacere delle cose presenti e venduti alla vanità del mondo, si prostituiscono a tale prezzo. La volontà di Dio è che uno di loro voli più alto, ma la legge precedente della disposizione di Dio stabilisce che uno di loro debba piuttosto cadere. Se essi fossero volati insieme non avrebbero fatto che un solo e unico corpo spirituale, ma venduti l’uno e l’altro al peccato, l’anima diviene terreste al contatto del male, e si forma di loro un solo corpo che cade per terra.

giovedì 8 febbraio 2018

Leone Magno (Santo) (+ 461)



Dottore e Padre della Chiesa. Fu eletto Papa nel 440, fu un grande pastore e difensore della fede cattolica, soprattutto contro l'eresia monofisita.







mercoledì 7 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 26-28



Non temeteli dunque. Non vi è infatti nulla di nascosto che non debba essere rivelato, e di occulto che non debba essere conosciuto. Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e ciò che udite all'orecchio ditelo sopra i tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può perdere l'anima e il corpo nella geenna.

Girolamo: In che modo dunque nel mondo presente i vizi di molti non sono conosciuti? Ma si scrive del tempo futuro, quando Dio giudicherà le cose nascoste degli uomini e illuminerà i segreti delle tenebre, e manifesterà le intenzioni dei cuori (1 Cor 4,5). E il senso è: non temete la crudeltà dei persecutori e la rabbia dei bestemmiatori, poiché verrà il giorno del giudizio nel quale anche la vostra virtù e la loro malvagità saranno dimostrate.

Ilario: Ciò che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e ciò che udite all'orecchio ditelo sopra i tetti. Non leggiamo che il Signore fosse solito parlare di notte, o trasmettere la dottrina nelle tenebre, ma dice questo poiché ogni suo discorso è tenebra per gli uomini carnali, e la sua parola per gli increduli è notte. Così ciò che fu detto da lui va annunciato con la libertà della fede e della confessione.

Remigio: Il senso è dunque: Ciò che vi dico nelle tenebre, cioè fra i Giudei increduli, voi ditelo nella luce, cioè predicatelo ai fedeli; e ciò che udite all'orecchio, ossia quanto vi dico segretamente, predicatelo sui tetti, cioè davanti a tutti.

martedì 6 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 24-25



Il discepolo non è più del maestro, né il servo più del suo padrone. Basta al discepolo di essere come il suo maestro, e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!

Crisostomo: Poiché sarebbe accaduto per i discepoli che alle persecuzioni già annunziate dovesse aggiungersi anche la diffamazione, che a molti appariva più onerosa, qui li consola con se stesso, e con le cose dette di lui; e a questa consolazione nessuna poteva essere uguale.

Ilario: Infatti il Signore, luce eterna, capo dei credenti e padre dell’immortalità, ha premesso ai suoi discepoli la consolazione delle future sofferenze, affinché noi considerassimo una gloria l’essere messi allo stesso livello del Signore, almeno nelle sofferenze.

Remigio: Chiama se stesso maestro e signore e vuole che si intendano per servi e discepoli i suoi Apostoli.

Glossa: Come se dicesse: non indignatevi se soffrite ciò che io soffro, poiché io sono il signore, facendo quanto voglio, e maestro, insegnando ciò che so essere utile.

lunedì 5 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetto 23



Quando poi vi perseguiteranno in una città fuggite in un'altra. In verità vi dico, non finirete di percorrere le città di Israele finché non venga il Figlio dell'uomo.

Crisostomo: Dopo che ha predetto cose terribili che sarebbero loro capitate dopo la croce, la risurrezione e l’ascensione, di nuovo li conduce a cose più miti; infatti non prescrisse loro di andare audacemente verso la persecuzione, ma di fuggire. Poiché infatti quel momento era il principio della loro conversione, fa uso di un discorso condiscendente.

Girolamo: Al principio i credenti fecero così, quando sorta la persecuzione a Gerusalemme furono dispersi in tutta la Giudea, affinché l’occasione della persecuzione divenisse semina del Vangelo.

Agostino: Tuttavia il Salvatore poteva volendo costudire i suoi discepoli, ai quali invece comandò di fuggire, e dette per primo l’esempio di ciò; ma istruiva la debolezza dell’uomo, affinché non tenti Dio quando ha un’altra soluzione, così da sfuggire a ciò che bisogna temere.

Ilario: Il Signore consiglia agli Apostoli di fuggire da una terra all’altra poiché la predicazione della sua parola, fuggendo la Giudea, è passata alla Grecia. In seguito si è dispersa per tutte le città della Grecia per le diverse persecuzioni degli Apostoli, e infine risiede nell’universalità delle nazioni. Ma al fine di mostrare che, dopo la conversione dei popoli per la parola degli Apostoli, ciò che resta di Israele non crederà la verità che alla sua venuta, dice: non finirete di percorrere le città di Israele; cioè dopo la pienezza delle Genti, per completare il numero dei santi ciò che resta di Israele verrà a riunirsi alla Chiesa alla futura venuta di Cristo nella gloria.

giovedì 1 febbraio 2018

Matteo, Capitolo 10, Versetti 21-22



Il fratello consegnerà alla morte il fratello, e il padre il figlio, e insorgeranno i figli contro i genitori e li uccideranno, e sarete in odio a tutti gli uomini per il mio nome: ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

Gregorio: Arrecano minor dolore i mali che provengono dagli estranei, maggiore invece quelli che patiamo da parte di coloro della cui intenzione presumevamo: poiché con il danno corporale ci affliggono i mali della carità perduta.

Girolamo: Vediamo che ciò accade spesso nelle persecuzioni; e non c’è nessun affetto fidato là dove c’è diversità di fede.

Crisostomo: Ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. Poiché infatti molti furono soliti essere forti in principio ma poi dissolversi, per questo dice: poiché ricerco la fine. Qual è infatti l’utilità dei semi che in principio fioriscono ma poi si corrompono? Ora, per questo chiede ad essi una adeguata perseveranza.

Girolamo: Infatti è propria della virtù non il cominciare, ma il portare a compimento.
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