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sabato 31 agosto 2019

Archeologi Sostengono di aver Scoperto il Luogo di Nascita di San Pietro

Nella traduzione del blog Chiesa e post concilio da LifeSiteNews un articolo di Jeanne Smits sulla scoperta, a Betsaida, la Basilica costruita sulla casa dove sono nati Pietro e Andrea.

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Un team di archeologi israeliani e americani asserisce di aver trovato, nel villaggio di pescatori di Betsaida sulla riva del mare di Galilea, la Basilica costruita sulla casa dove sono nati due apostoli di nostro Signore, San Pietro, il primo Papa, e suo fratello, Sant’Andrea.
Gli scavi di El-Araj, in ebraico Beit Habeck, hanno portato alla scoperta delle vestigia di un grande edificio i cui elementi decorativi, struttura e pianta sono coerenti con una chiesa bizantina.
La posizione esatta di Betsaida è rimasta a lungo sconosciuta: i viaggiatori del XIX secolo in Palestina non sono stati in grado di identificare il villaggio ricordato per la prima volta nel Nuovo Testamento, divenuto molto famoso dopo l'urbanizzazione da parte del tetrarca Erode, Filippo, e ribattezzato Julias nel 30 d.C. Sarebbe citato da storici come Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe e nella letteratura rabbinica prima di scomparire, per motivi sconosciuti, nel terso secolo – forse per mutamenti di livello del mare di Galilea. Riapparve per poi scomparire del tutto nell’ottavo secolo, al momento dell’espansione e delle conquiste islamiche.

Se gli archeologi Mordechai Aviam del Kinneret Academic College of Israel e del Pr. R. Steven Notley dal Nyack College, collegio cristiano privato di New York, sono nel giusto, l’appena riscoperta Bethsaida potrebbe attirare molti pellegrini desiderosi di visitare il luogo di nascita del primo degli apostoli. Sarebbe uno dei santuari più antichi del mondo cristiano, ricco di storia del Nuovo Testamento.

Bethsaida era un luogo a due facce. Tre dei suoi figli – Pietro, Andrea e Filippo – nacquero lì e lasciarono le loro famiglie e i loro mezzi di sussistenza senza esitazione per rispondere alla chiamata di Gesù a diventare suoi discepoli.

È anche lì, o nelle vicinanze, secondo il Nuovo Testamento, che Gesù guarì un cieco e nutrì una folla di 5.000 persone con pochi pani. È dalle sue rive che Egli è stato visto camminare sul mare di Galilea.

Ma Gesù maledisse anche Betsaida per la sua mancanza di fede e di saggezza spirituale: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». (Matteo 11:20-22)

Fino ad oggi, l’esistenza di una chiesa nell’antica Betsaida era nota solo per una tradizione secolare. Fu esplicitamente citata nelle memorie dell’ottavo secolo di un vescovo bavarese di nome Willibald, che raccontò i suoi viaggi in Terra Santa nel 725 d.C., quando più tardi tornò alla sua sede di Eichstätt. I suoi passi lo avevano portato da Cafarnao a Betsaida, “da cui provenivano Pietro e Andrea”, e “Ora c’è una chiesa, che prima era la loro casa”.
“È la tradizione storica che possediamo, e non c’è motivo di metterla in discussione”, ha detto Notley ad Haaretz nel descrivere il ritrovamento.

Willibald andò poi a “Chorazin”, scrive il vescovo nel suo racconto di viaggio. Questo luogo fu da lui nominato erroneamente, gli studiosi concordano. La maggior parte pensa che il vescovo abbia confuso Betsaida con Cafarnao, confondendo l’ordine delle sue soste, il che ha portato a identificare la basilica di cui parlava con un edificio ottagonale in quella città.

Ma secondo Aviam e Notley, l’errore sarebbe stato più probabilmente la confusione tra Chorazin e Chorsia, il nome latino di una città sulla riva orientale del lago di Tiberiade, che avrebbe giustificato la ricerca di Betsaida dove hanno sostenuto per diversi anni di averla trovata. Rifiutano anche l’affermazione che Betsaida corrisponda al vicino scavo archeologico di Et-Tell fatto da altri studiosi.

Gli articoli accademici di Aviam e Notley sui loro risultati e suggerimenti possono essere trovati qui.

Nel corso dei lavori operanti da tempo nella zona, due anni fa sono state rinvenute vestigia di un bagno romano, e da allora case romane e altre rovine che mostrano chiaramente un importante insediamento romano fiorito nel I secolo d.C., il ritrovamento della chiesa è, secondo Aviam e Notley, una probabile conferma della loro tesi.

Betsaida è infatti l’unico luogo tra Cafarnao e Chorsia (oggi conosciuto come Kursi) dove l’esistenza di una chiesa è stata menzionata da Willibald, ed è anche il luogo in cui è stata scoperta una chiesa.

“Ora abbiamo una chiesa proprio dove i pellegrini dicono che c’era una chiesa. Le prime testimonianze sulla chiesa sopra la casa di Pietro la descrivono come una basilica. Un bizantino descriverebbe una struttura ad otto lati come una basilica? Questa è una domanda che deve essere affrontata in maniera più completa”, ha detto Notley ad Haaretz.

Egli ha aggiunto che l’identificazione della chiesa rimarrà teorica fino a quando non si troveranno prove, come un’iscrizione, ha spiegato Haaretz. “Sarebbe normale trovare un’iscrizione in una chiesa di epoca bizantina, che dica in memoria di chi è stata costruita, per esempio”, ha detto Notley al quotidiano israeliano.

mercoledì 28 agosto 2019

Documentario - Sentinelle nella Notte

Splendido documentario sull’Abbazia Benedettina di Barroux, Francia. Questi monaci seguono la liturgia tradizionale, cioè, la Santa Messa di sempre. Questo documentario mostra la vita di preghiera e lavoro dei monaci, marcata per i differenti offici de la giornata cantati in gregoriano.

Come documentario ha vinto numerosi premi ed è un’autentica benedizione.





Pdf. Sant’Agostino - Le Confessioni

Le Confessioni (in latino Confessionum libri o Confessiones) sono un'opera autobiografica in XIII libri di Agostino d'Ippona, padre della Chiesa, scritta intorno al 400. È unanimemente ritenuta tra i massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, Sant'agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo.
L'opera è costituita da un continuo discorso che Agostino rivolge a Dio (da qui il termine confessione) e inizia con una Invocatio Dei ("invocazione di Dio").
Successivamente (capitoli I-IX) l'autore incomincia con la narrazione, interrotta frequentemente da ampie e profonde riflessioni, della sua infanzia, vissuta a Tagaste, e degli anni dei suoi studi e poi di professione come retore nella città di Cartagine. Durante questo periodo Agostino vive una vita dissoluta e corrotta, fino a quando a 19 anni la lettura dell'Hortensius di Cicerone (opera andata perduta) lo indirizza sulla via della filosofia che lo porta all'adesione al Manicheismo. Il suo lavoro lo porta quindi a Roma e poi a Milano, dove avviene la sua conversione al Cristianesimo e viene battezzato dall'allora vescovo di Milano, Sant'Ambrogio. La narrazione autobiografica si conclude con il ritorno in Africa e la nomina a vescovo di Ippona, carica che ricopre a partire dal 395.
Negli ultimi 4 capitoli l'autore rivolge la sua attenzione ad una serie di considerazioni sull'essenza del tempo, sul suo ruolo nella vita dell'uomo, e sulla sua origine (risalente alla Creazione), effettuando un commento dei relativi passi della Genesi. 


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Libro primo (Nascita, infanzia e fanciullezza)
   Invocazione a Dio
   Nascita e infanzia
   Fanciullezza
Libro secondo (Il sedicesimo anno)
   L’adolescenza inquieta
   Un furto di pere
Libro terzo (Studente a Cartagine)
   Svaghi studenteschi
   Prime impressioni di studio
   Adesione al manicheismo
Libro quarto (Insegnante per nove anni a Tagaste e Cartagine)
   Vanità di retore
   Morte di un carissimo amico
   A Cartagine
   Il problema del bello
Libro quinto (Da Cartagine a Roma e Milano)
   Introduzione
   Insufficienze ed errori del manicheismo
   A Roma; crisi scettica
   A Milano
Libro sesto (A trent’anni)
   Primi passi verso la fede
   Fra amici
Libro settimo (Verso la verità)
   Il problema del male
   Incontro col neoplatonismo
Libro ottavo (La conversione)
   Visita a Simpliciano
   I due racconti di Ponticiano
   In giardino
Libro nono (Da Milano a Ostia)
   A Cassiciaco, dopo la conversione
   A Milano per il battesimo
   A Ostia, durante il ritorno in Africa
Libro decimo (Dopo la ricerca e l’incontro con Dio)
   Nuove confessioni e loro scopo
   Ricerca di Dio
   La memoria
   Le presenti condizioni del suo spirito
   Conclusione
Libro undicesimo (Meditazione sul primo versetto della genesi: "in principio Dio creò...")
   Introduzione
   La Parola creatrice di Dio
   Il tempo
   Conclusione
Libro dodicesimo (Meditazione sul primo versetto della genesi: "...il cielo e la terra")
   Materia e Spirito
   Molteplici interpretazioni della Scrittura
   Conclusioni
Libro tredicesimo (Significato spirituale della creazione)
   Introduzione
   Le allegorie spirituali
   Conclusione

martedì 27 agosto 2019

Matteo, Capitolo 23, Versetto 14


Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove facendo lunghe preghiere! Per questo sarete giudicati più severamente.

Crisostomo: Il Signore li riprende sulla gola, e, ciò che è peggio, poiché non da ricchi, ma dalle vedove prendevano ciò con cui avrebbero riempito il loro ventre, e aggravavano maggiormente la loro povertà che dovevano alleviare. 

Crisostomo: Le donne sono generalmente incaute, poiché non ponderano nella loro ragione ciò che vedono e ciò che odono, e anche sono troppo leggere, poiché facilmente si piegano ora dal male al bene, ora dal bene al male. Gli uomini invece sono più prudenti e forti; quindi coloro che affettano santità specialmente commerciano con le donne, poiché queste non possono intendere i loro inganni, e facilmente si lasciano guidare da essi in fatto di religione. Soprattutto però negoziano con le vedove: in primo luogo poiché una donna non si lascia ingannare facilmente quando ha un uomo che la consiglia; in secondo luogo poiché non danno con troppa facilità il loro danaro quando vivono sotto la protezione del marito. Pertanto, quando il Signore confonde i sacerdoti dei Giudei, ammonisce i cristiani a non trattenersi con le donne più che con altri, poiché anche quando la volontà non è cattiva, senza dubbio lo è il sospetto.


lunedì 26 agosto 2019

Pdf. Joseph De Maistre - Del Papa nel suo Rapporto colla Politica

Del Papa (Du Pape) è l'opera più celebre di Joseph de Maistre, edita a Lione nel 1819.

Pubblicato in piena Restaurazione, nel Del Papa de Maistre espone la dimensione teocratica del suo pensiero politico, sostenendo l’urgente necessità di ripristinare il primato e la funzione universale che il papato aveva avuto nel corso del Medioevo - si noti qui una comunanza con il pensiero di Novalis - , giacché unico potere superiore e infallibile, unico "arbitro" in grado di impedire alle monarchie stesse di degenerare in tirannidi e di ricostruire l’unità europea andata in frantumi prima con la Riforma protestante e poi con la Rivoluzione francese.

L'opera riscosse subito un grandissimo successo, tanto da avere cinquanta ristampe nel corso del XIX secolo. Inoltre è in essa presente il dogma dell'infallibilità papale, poi definito nel 1870 dal Concilio Vaticano I con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus. 

domenica 25 agosto 2019

Scoperto Papiro Cristiano più Antico del Mondo: E' una Lettera del 230 d.C.

È la testimonianza cristiana più antica del mondo. È stata scoperta da una professoressa dell'Università di Basilea.

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L'Università di Basilea ne ha annunciato la scoperta in un comunicato, affermando che "si tratta della più antica di tutte le prove documentali cristiane dell'Egitto romano e dell'intero mondo cristiano del III secolo".

Si tratta di un papiro egizio (classificato come "P.Bas. 2.43"), una lettera familiare, che fornisce alcune informazioni sulla vita dei primi cristiani durante l'impero romano, che non erano mai state rese note da nessun'altra fonte, prima di questa scoperta. Il "P.Bas. 2.43" contiene chiari riferimenti alla luoghi fuori dalle città egiziane, dove vivevano i cristiani e detenevano importanti posizioni politiche. La lettera è stata scritta da un certo Arriano, che l'ha indirizzata al fratello Paulus: dopo aver informato il fratello sugli affari della famiglia e chiesto la miglior salsa di pesce come ricordo, l'autore scrive il saluto finale, auguranto che il parente abbia una vita prosperosa e affidandolo al Signore. Nell'ultima riga, infatti, si legge: "Ti chiedo di fare bene nel Signore".

L'uso di questa formula "non lascia dubbi sulle credenze cristiane dell'autore della lettera", dato che quel saluto era esclusivamente cristiano. Inoltre, un altro indizio circa la religione praticata dalla famiglia viene dal nome del fratello: "Paulus era un nome estremamente raro in quel periodo e possiamo dedurre che i genitori menzionati nella lettera fossero cristiani e che chiamarono il loro figlio con lo stesso nome dell'apostolo", hanno osservato gli studiosi dell'Istituto di Basilea.

Il papiro "P.Bas. 2.43" era in possesso dell'Università di Basilea da oltre 100 anni, ma la professoressa Sabine Huebner lo ha identificato e datato al 230 d.C. Questo lo rende la testimonianza più antica sul cristianesimo, dato che precede di almeno 40 o 50 anni tutti gli altri documenti.


Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/scoperto-papiro-cristiano-pi-antica-mondo-lettera-230-dc-1725476.html?fbclid=IwAR1u5Nz66RCYWr01io98A0vGA8IMlPI_-FYmW3R4bMCLbMHPw9E3elEzFQg

 

giovedì 22 agosto 2019

Matteo, Capitolo 23, Versetto 13


Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini! Voi infatti non entrate, e non lasciate entrare quelli che vogliono entrarci.

Crisostomo: Il regno dei cieli è la beatitudine celeste, e la porta è Cristo, mediante il quale si entra in essa. I custodi delle chiavi sono i sacerdoti, ai quali è stato affidato il dovere di insegnare e spiegare le sacre Scritture. La chiave è la parola che esplica la conoscenza delle Scritture, mediante la quale si apre agli uomini la conoscenza della verità. La loro apertura è la vera interpretazione.

Origene: I Farisei e gli Scribi non entravano, né volevano udire colui che disse (Gv 10,9): « Se qualcuno entrerà attraverso di me sarà salvo»; nemmeno lasciavano entrare coloro che sarebbero entrati, cioè coloro che potevano credere a motivo delle cose precedentemente dette su Cristo dalla legge e dai profeti, chiudendo la porta per mezzo di ogni terrore; poiché essi non solo non credevano in Cristo, ma inoltre combattevano la sua dottrina e scompigliavano tutto ciò che la Scrittura profetica diceva di lui, e bestemmiavano su tutto ciò che faceva come su miracoli falsi fatti per opera del demonio. Però tutti coloro che con il loro cattivo comportamento danno occasione di peccare al popolo, e che recavano offesa scandalizzano i piccoli, sembra che chiudano davanti agli occhi degli uomini il regno dei cieli. Questo peccato si trova anche tra la gente del popolo, però specialmente nei dottori, che insegnano ciò che si deve fare secondo ciò che il Vangelo prescrive agli uomini, ma non fanno ciò che insegnano. Invece vivendo e insegnando bene aprono agli uomini il regno dei cieli, e mentre essi entrano, eccitano a che entrino gli altri. Però molti non permettono di entrare nel regno dei cieli a quelli che vogliono entrare quando scomunicano senza ragione alcuna unicamente per qualche zelo coloro che sono migliori di essi; ed essi stessi non permettono loro di entrare. Quelli però che sono prudenti, vincendo la tirannia con la pazienza, benché sia stato loro proibito, entrano ed ereditano il regno. Ma anche coloro che con molta temerarietà si offrirono a insegnare prima di apprendere, e imitando le favole giudaiche sviano coloro che cercano nelle sacre Scritture le cose del cielo, chiudono agli uomini per quanto sta in loro il regno dei cieli.

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