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mercoledì 5 luglio 2023

San Pietro Crisologo - Il Numero Determinato non Limita il Perdono, anzi lo Estende

 Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo.

☩

Ogni volta che ci vengono spiegate le parole del Signore, la vostra mente sia attenta, l’animo docile, perché l’intelletto possa penetrare il segreto della scienza divina. Ascoltiamo perché il Signore abbia oggi incominciato così: «State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli» (Lc 17,3). O uomo perdona, Dio te lo ordina, perdona i peccati. Sappi sopportare le offese e perdona i peccati commessi contro di te. Non perderai così l’impronta della potenza divina che è in te. Tutto ciò che tu non avrai perdonato a un altro, lo avrai rifiutato a te stesso.

Rimprovera come giudice, ma perdona come fratello; perché la carità quando è congiunta alla libertà, e la libertà alla carità, scaccia il timore e conforta il fratello: quando questi offende, è agitato, è in preda all’ira, è fuori di sé, ha perduto ogni sentimento umano. Chi non lo soccorre pietosamente, chi non lo assiste pazientemente e non lo guarisce col perdono, a sua volta è privo di senno, è malato, infermo, non ha cuore e dimostra di essere incapace di bontà. Se il fratello è fuori di sé, attribuiscilo a malattia. Se cerchi di aiutarlo fraternamente attribuendo ciò che fa alla sua agitazione, non gli imputerai la sua colpa e saggiamente l’attribuirai all’infermità; al fratello invece darai il perdono. In questo modo la sua salvezza sarà per te motivo di onore e il suo perdono ti procurerà il premio. «Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli». Perdona a chi pecca, perdona a chi si pente, affinché, quando peccherai tu, il perdono non ti venga donato gratuitamente, ma come ricompensa. Il perdono, sempre causa di gioia, è ancor più gradito quando ci è dovuto. Colui che perdonando per primo si è assicurato il perdono prima di peccare, ha già evitato il castigo, ha prevenuto il giudice ed è sfuggito al giudizio.

venerdì 23 giugno 2023

San Pietro Crisologo - Il Verbo, Sapienza di Dio, si è fatto Carne

Dai “Discorsi” di San Pietro Crisologo, Vescovo
(Disc. 117; PL 52, 520-521)

 ☩ 

Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini hanno dato principio al genere umano, cioè Adamo e Cristo. Due uomini uguali riguardo al corpo, ma diversi per merito. Somigliantissimi nelle membra, ma quanto mai diversi per la loro stessa origine. «Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita» (1 Cor 15, 45).

Quel primo fu creato da quest’ultimo, dal quale ricevette l’anima per vivere. Questi si è fatto da se stesso, perché è tale che non potrebbe aspettare la vita da un altro, egli che è il solo a dare a tutti la vita. Quello fu plasmato da vilissimo fango, questo viene al mondo dal grembo nobilissimo della Vergine. In quello la terra fu trasformata in carne, in questo la carne viene elevata fino a Dio.

E che più? Questo è il secondo Adamo che plasmò il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli aveva fatto a sua immagine. C’è un primo Adamo e c’è un ultimo Adamo. Il primo ha un principio, l’ultimo non ha fine. È proprio quest’ultimo infatti ad essere veramente il primo, dal momento che dice: «Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo» (Is 48, 12).

mercoledì 14 giugno 2023

San Pietro Crisologo - L'Amore, Desiderio di Vedere Dio

Dai “Discorsi” di San Pietro Crisologo, Vescovo
(Disc. 147; PL 52, 594-595)

 ☩

Dio, vedendo il mondo sconvolto dalla paura, interviene sollecitamente per richiamarlo con l’amore, invitarlo con la grazia, trattenerlo con la carità, stringerlo a sé con l’affetto.
Lava con il diluvio vendicatore la terra invecchiata nel male, chiama Noè padre del mondo rinnovato e lo esorta con parole amorevoli, gli accorda la sua confidenza e la sua amicizia, lo informa con benevolenza sul presente, lo conforta con la sua grazia per il futuro. Egli non si limita a dar ordini, ma offre la sua collaborazione e accomuna la sua opera a quella delle realtà create. Con un patto di amore toglie il timore che rendeva schiavi gli uomini. Così Dio e l’umanità, associati nell’amore, conservano insieme ciò che avevano acquistato con azione comune.

Per questo egli chiama Abramo di mezzo ai pagani, lo nobilita con un nome nuovo, lo costituisce padre della fede, lo accompagna nel cammino, lo protegge fra gli stranieri, lo arricchisce di beni, lo onora con successi, lo impegna con promesse, lo sottrae alle offese, lo blandisce con l’ospitalità, lo esalta con un erede insperato, perché colmato di tanti beni, avvinto da tanta soavità di divino amore, imparasse ad amare Dio, non ad averne timore, lo servisse con amore, non con paura. Per questo conforta in sogno Giacobbe nella fuga, lo provoca alla lotta nel ritorno, lo serra nell’amplesso del lottatore, perché ami il Padre con cui aveva lottato e non ne abbia timore. Per questo chiama Mosè con la lingua dei padri, gli parla con paterno amore, l’invita ad essere il liberatore del suo popolo.
Per i fatti ricordati, la fiamma della divina carità accese i cuori umani e tutta l’ebbrezza dell’amore di Dio si effuse nei sensi dell’uomo. Feriti nell’anima, gli uomini cominciarono a volere vedere Dio con gli occhi del corpo. Ma se Dio non può essere contenuto dal mondo intero, come poteva venir percepito dall’angusto sguardo umano? Si deve rispondere che l’esigenza dell’amore non bada a quel che sarà, che cosa debba, che cosa gli sia possibile. L’amore non si arresta davanti all’impossibile, non si attenua di fronte alle difficoltà.
L’amore, se non raggiunge quel che brama, uccide l’amante; e perciò va dove è attratto, non dove dovrebbe. L’amore genera il desiderio, aumenta d’ardore e l’ardore tende al vietato. E che più? L’amore non può trattenersi dal vedere ciò che ama; per questo tutti i santi stimarono ben poco ciò che avevano ottenuto, se non arrivavano a vedere Dio. Perciò l’amore che brama vedere Dio, benché non abbia discrezione, ha tuttavia ardore di pietà. Perciò Mosè arriva a dire: Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, fammi vedere il tuo volto (cfr. Es 33, 13). Per questo anche il salmista dice: Mostrami il tuo volto (cfr. Sal 79, 4). Gli stessi pagani infatti hanno plasmato gli idoli, per poter vedere con gli occhi, nelle loro stesse aberrazioni, quel che adoravano.

martedì 6 dicembre 2022

San Pietro Crisologo - Fate Penitenza

Dai "Discorsi" di San Pietro Crisologo, Vescovo.

 ☩

Faccia penitenza, si penta davvero chi antepose l'umano al divino, chi preferì servire il mondo, chi preferì perire col maligno piuttosto che regnare con Cristo. Faccia penitenza chi, disprezzando la libertà della virtù, volle essere prigioniero dei vizi. Faccia penitenza, e non poca, chi abbandonando la vita, si consegnò alla morte. (...)

Noi inseguiamo il mondo che fugge, non pensiamo al tempo futuro e ci ancoriamo al presente; già temiamo il giudizio, eppure non facciamo un passo incontro al Signore che già viene; preferiamo la morte piuttosto che la resurrezione dai morti.

Abbiamo bisogno di grande penitenza, adattando la medicina alle nostre ferite. Facciamo penitenza, fratelli, faciamola presto poichè il tempo ci sfugge, già la nostra ora volge al termine, e il giudizio ormai presente ci toglie la possibilità di soddisfare il nostro debito. Sia solerte la nostra penitenza, per non essere preceduta dalla sentenza: se il Signore ancora non viene, ancora attende, ancora indugia, è perchè desidera che torniamo a Lui e non abbiamo a perire, come testimonia la parola che nella Sua grande misericordia sempre ci rivolge: "Io non godo della morte dell'empio, ma che desista dalla sua condotta e viva" (Ez. 33, 11).

Convertiamoci dunque fratelli, e non disperiamo per la limitatezza del tempo, perchè l'autore del tempo non conosce limiti: questo trova conferma nel ladrone del Vangelo il quale sulla croce e in punto di morte rapì il perdono, si impadronì della vita, scassinò il Paradiso ed entrò nel Regno. E noi, fratelli, che non abbiamo saputo meritarlo con la volontà, facciamo almeno di necessità virtù: e per non essere giudicati, giudichiamo noi stessi della penitenza che dobbiamo fare per allontanare da noi la condanna.

domenica 27 novembre 2022

San Pietro Crisologo - Colui che ha Voluto Nascere per Noi, non ha Voluto essere Ignorato da Noi

Dai “Discorsi” di San Pietro Crisologo, Vescovo.
(Disc. 160; PL 52,620-622)

☩

Benché nel mistero stesso dell’Incarnazione del Signore i segni della sua divinità siano stati sempre chiari, tuttavia la solennità odierna ci manifesta e ci svela in molte maniere che Dio è apparso in corpo umano, perché la nostra natura mortale, sempre avvolta nell’oscurità non perdesse, per ignoranza, ciò che ha meritato di ricevere e possedere per grazia.

Infatti colui che ha voluto nascere per noi, non ha voluto rimanere a noi nascosto; e perciò si manifesta in questo modo, perché questo grande mistero di pietà non diventi occasione di errore.

Oggi i magi, che lo ricercavano splendente fra le stelle, lo trovano che vagisce nella culla. Oggi i magi vedono chiaramente, avvolto in panni, colui che tanto lungamente si accontentarono di contemplare in modo oscuro negli astri. Oggi i magi considerano con grande stupore ciò che vedono nel presepio: il cielo calato sulla terra, la terra elevata fino al cielo, l’uomo in Dio, Dio nell’uomo, e colui che il mondo intero non può contenere, racchiuso in un minuscolo corpo.

Vedendo, credono e non discutono e lo proclamano per quello che è con i loro doni simbolici. Con l’incenso lo riconoscono Dio, con l’oro lo accettano quale re, con la mirra esprimono la fede in colui che sarebbe dovuto morire.

giovedì 1 settembre 2022

San Pietro Crisologo - La Preghiera Bussa, il Digiuno Ottiene, la Misericordia Riceve

Dai “Discorsi” di San Pietro Crisologo, Vescovo (Disc. 43; PL 52, 320 e 322).

☩

Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra.

Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.

Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. E’ un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.

O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.

Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica offesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.

martedì 16 agosto 2022

San Pietro Crisologo - Vista la Loro Fede

 Dai "Discorsi" di san Pietro Crisologo, 50, CCL 24, p. 276-282. PL 52, 339.

☩

“Venne nella sua città ; ed ecco che gli fu presentato un paralitico che giaceva su un lettuccio” (Mt 9,1). Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico : « Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati ». Il paralitico, pur avendo udito questo perdono, resta muto. Non risponde con nessun ringraziamento. Desiderava infatti la guarigione del corpo più della guarigione dell’anima. Piangeva i mali passaggeri del suo corpo ammalato mentre non piangeva i mali eterni della sua anima, ancor più malata. Riteneva infatti la vita presente più preziosa della vita futura.

Cristo a ragione, tiene conto della fede di coloro che gli presentano il malato, senza tenere in nessun conto la sciocchezza di costui. Grazie alla fede altrui, l’anima del paralitico verrà guarita prima del suo corpo. «Vista la loro fede », dice il Vangelo. Notate bene, fratelli, che Dio non si preoccupa di quanto vogliono gli uomini insensati. Non si aspetta di trovare la fede dagli ignoranti, non presta riguardo agli sciocchi desideri di un infermo. Invece, non rifiuta di portare aiuto alla fede altrui. Questa fede è un regalo della grazia, e si accorda con la volontà di Dio.

domenica 14 agosto 2022

San Pietro Crisologo - Sermone 146 sulla Vergine Maria

Maria è chiamata madre, ma quando Maria non è stata madre? L’autore sacro dice che Dio «chiamò mare [mària] le acque raccolte in un sol luogo» (Gn 1, 9-10). E questo mare non accolse forse nel suo unico seno il popolo che usciva dall’Egitto (cf. Es 14,19ss), affinché la rinata progenie celeste emergesse come nuova creatura? L’Apostolo infatti dice: «I nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare» (1 Cor 10,1).

Ora, affinché Maria sia sempre colei che precorre la salvezza umana, essa stessa ha giustamente preceduto in un cantico di lode al Signore quel popolo che l’onda generatrice aveva fatto rinascere alla luce: «Allora Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un timpano […] e fece cantare il ritornello: Cantate al Signore perchè ha mirabilmente trionfato» (Es 15,20-21).

Dunque questo nome, Maria, è genuinamente profetico, salutare per quanti rinascono, segno della verginità, decoro della pudicizia. indizio della castità, sacrifico di Dio, virtù d’ospitalità e sostegno di santità. A buon diritto quindi questo nome materno è quello della Madre di Cristo.

domenica 31 luglio 2022

San Pietro Crisologo - Il Mistero dell’Incarnazione

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 148; PL 52, 596-598).

 ☩

Quando la Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini. Non c’entra la ragione, ma la potenza superiore, non la natura, ma il Creatore. Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano. La nascita di Cristo non fu dettata dalla necessità, ma da una libera scelta. Fu un sacramento di pietà, fu la restaurazione della salvezza umana. Colui che senza nascere aveva formato l’uomo da un intatto limo, quando egli stesso nacque, formò un uomo da un intatto corpo. La mano che si era degnata di prendere del fango per plasmare il nostro corpo, si degnò di prendere anche la carne per la nostra restaurazione. Ora che il Creatore dimori nella sua creatura e che Dio si trovi nella nostra carne, è un onore per l’uomo, non una sconvenienza per Dio.

O uomo, perché hai di te un concetto così basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l’aria, i campi e l’acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto.
Tuttavia il tuo creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore.

sabato 30 luglio 2022

San Pietro Crisologo - Tommaso e l'Inquietudine del Cuore

Dai “Discorsi” di San Pietro Crisologo, Vescovo, Sermone 84. PL 52,437‑440.

☩

I discepoli videro il Signore e furono pieni di gioia, perché come fa piacere la luce dopo il buio e il bel tempo dopo la fosca caligine dell’uragano, cosi la gioia conforta dopo la tristezza.

Gesù augura ai suoi la pace e ripete quell’annunzio due volte. Con il primo saluto egli trasfonde quiete nei loro sentimenti e con il secondo esprime la volontà di vedere regnare sempre la pace tra i suoi discepoli.

Gesù sa bene che più tardi si farà un gran discutere sul ritardo della sua venuta; gli uni si rattristeranno di aver dubitato, gli altri potranno vantarsi della fermezza della loro fede.

Per tagliar corto alla vana superbia di questi e all’incertezza di quelli, il Maestro previene gli eventuali conflitti formulando il suo desiderio di pace: lui sa che tali problemi nascono dai fatti e non dai discepoli. Gesù non vuole evitare che i suoi si accusino a vicenda di quello che lui, il solo offeso, ha già perdonato.

Pietro rinnega, Giovanni fugge, Tommaso dubita e gli altri abbandonano Gesù. Dando la sua pace, il Signore taglia corto a future dispute tra i discepoli. Senza il dono della pace, ad esempio, gli altri avrebbero potuto rifiutare a Pietro il diritto al primato, poiché il rinnegamento aveva di che farlo retrocedere all’ultimo posto nel gruppo apostolico.

domenica 17 luglio 2022

Matteo, Capitolo 28, Versetti 11-15

Quando se ne furono andate, ecco che alcuni dei custodi vennero in città e annunziarono ai principi dei sacerdoti tutte che le cose che erano avvenute. Questi, riunitisi con gli anziani, deliberarono di dare una copiosa somma di denaro ai soldati dicendo: Dite che i suoi discepoli sono venuti di notte e lo hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se ciò sarà udito dal procuratore, noi lo persuaderemo e vi metteremo al sicuro. Essi, preso il danaro, fecero come era stato loro detto. Questa diceria si è divulgata presso i Giudei fino ad oggi.

Girolamo: Pertanto i principi dei sacerdoti che dovevano pentirsi pentirsi e cercare Gesù risorto, persistono nella loro malizia, e male versano il denaro, che hanno ricevuto per le necessità del tempio, per comprare una menzogna, come in precedenza avevano consegnato a Giuda le trenta monete d'argento.

Severiano [Crisologo]: Non si accontentano di aver ucciso il maestro, ma ora cercano di perdere i discepoli, facendo apparire come un crimine di questi ciò che è potere del maestro. È incontestabile che i soldati si erano lasciati corrompere: i Giudei avevano perso la loro vittima e i discepoli avevano ricuperato il loro maestro, non per mezzo del furto, ma per la fede, non con l'inganno, ma con la virtù, non con il crimine, ma con la santità, non morto, ma vivo.

sabato 2 luglio 2022

Matteo, Capitolo 28, Versetti 8-10

E uscirono subito dal sepolcro con timore e gioia grande, correndo a dare l'annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro dicendo: Salute a voi. Esse si accostarono e gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora disse loro Gesù: Non temete; andate, annunziate ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno.

Agostino: Si dice che uscirono dal sepolcro, cioè da quel luogo dove c'era lo spazio del giardino ricavato davanti alla pietra.

Girolamo: Un duplice effetto teneva le menti delle donne: il timore e la gioia; in conseguenza uno della grandezza del miracolo, l'altro del desiderio del risorto, e tuttavia l'uno e l'altro facevano affrettare il passo delle donne. Si dirigevano dunque verso gli Apostoli, affinché per mezzo di essi cominciasse a spargersi la semente della fede. Ma quelle che così cercavano e quelle che così meritavano di incontrare il Signore risorto.

Severiano [Crisologo]: Si mostra evidentemente che in queste donne rimane la figura perfetta della Chiesa, poiché Cristo riprende i suoi discepoli quando dubitavano della sua risurrezione, e li conferma quando vacillano; quando va incontro a queste donne non le intimorisce con il suo potere, ma le previene con l'ardore della sua carità.

Rabano [Beda]: Già si è detto in precedenza che risuscitò mentre il sepolcro restava chiuso, facendo conoscere così che il suo corpo era immortale, nonostante che fosse stato morto e racchiuso nel sepolcro; volle poi trattenere le donne per dimostrare loro chiaramente che aveva la carne, la stessa che era toccata dai mortali.

Girolamo: Tanto nell'Antico quanto nel Nuovo Testamento si deve osservare che quando c'è stata qualche apparizione straordinaria, si ha cura sempre di togliersi prima il timore, perché così, calmata l'intelligenza, si possano udire le cose che vengono dette. Ilario: Al contrario, invece, l'ordine della causa principale viene invertito, poiché come la morte era venuta per mezzo della donna, così la donna dovesse essere la prima che vedesse e annunciasse la gloria della risurrezione.

domenica 17 aprile 2022

Matteo, Capitolo 28, Versetti 1-7

La sera del sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena con l'altra Maria andò a vedere il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto. Infatti un angelo del Signore discese dal cielo e accostatosi rotolò la pietra e sedeva su di essa. Il suo aspetto era come la folgore, e il suo vestito come la neve. Per il timore di lui le guardie furono atterite e divennero come morte. Ma l'angelo rispondendo disse alle donne: Non temete voi: so infatti che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Non è qui: è risorto infatti, come ha detto. Venite a vedere il luogo dove era stato deposto il Signore, e subito andando dite ai suoi discepoli: che è risorto, ed ecco, vi precederà in Galilea; là lo vedrete: ecco, ve l'ho predetto.

Agostino [Crisostomo]: Dopo le burle e le sferzate, dopo il fiele e l'aceto mescolati, dopo i tormenti delle piaghe sofferte sulla croce, e alla fine dopo la morte e la discesa agli inferi, risuscitò dalla sua tomba la nuova carne, germogliò dal caduco la nuova vita, e risuscitò la salvezza nascosta nella morte, per ritornare più pura dopo il sepolcro.

Remigio [Beda]: Bisogna sapere che, parlando in senso spirituale, Matteo si propose di dimostrarci la grande dignità che quella santissima notte ricevette in base all'onore della risurrezione del Signore e della sua vittoria sulla morte; per questo dice: La sera del sabato, all'alba del primo giorno della settimana; dunque, in conformità all'ordine comune dei tempi, la sera non porta la luce del giorno, ma più che altro le tenebre della notte; però con queste parole ci dimostra che il Signore convertì questa notte in festiva e splendente per mezzo della luce della sua risurrezione.

Beda: Ci fu un gran terremoto alla risurrezione del Signore dal sepolcro come ci fu anche nella morte di croce, ed esso mostra che i cuori umani si commossero prima per la fede nella passione, e poi furono eccitati a fare penitenza per il timone salutare della risurrezione.

giovedì 30 luglio 2020

San Pietro Crisologo - Sii Sacrificio e Sacerdote di Dio


Vi prego per la misericordia di Dio (cfr. Rm 12, 1). È Paolo che chiede, anzi è Dio per mezzo di Paolo che chiede, perché vuole essere più amato che temuto. Dio chiede perché vuol essere non tanto Signore, quanto Padre. Il Signore chiede per misericordia, per non punire nel rigore. Ascolta il Signore che chiede: vedete, vedete in me il vostro corpo, le vostre membra, il vostro cuore, le vostre ossa, il vostro sangue. E se temete ciò che è di Dio, perché non amate almeno ciò che è vostro? Se rifuggite dal padrone, perché non ricorrete al congiunto?

Ma forse vi copre di confusione la gravità della passione che mi avete inflitto. Non abbiate timore. Questa croce non è un pungiglione per me, ma per la morte. Questi chiodi non mi procurano tanto dolore, quanto imprimono più profondamente in me l’amore verso di voi. Queste ferite non mi fanno gemere, ma piuttosto introducono voi nel mio interno. Il mio corpo disteso, anziché accrescere la pena, allarga gli spazi del cuore per accogliervi. Il mio sangue non è perduto per me, ma è donato in riscatto per voi.

Venite, dunque, ritornate. Sperimentate almeno la mia tenerezza paterna, che ricambia il male col bene, le ingiurie con l’amore, ferite tanto grandi con una carità così immensa.

sabato 9 novembre 2019

Pietro Crisologo (santo) (380 ca. - 450 ca.)


Dottore della Chiesa e arcivescovo di Ravenna. Ebbe frequenti rapporti con il Papa Leone Magno e con l’eresiarca Eutiche. Grazie ai suoi celebri sermoni sulla persona di Cristo ricevette l’appellativo di «Crisologo», cioè «dalla parola d’oro».




mercoledì 20 dicembre 2017

Matteo, Capitolo 8, Versetti 5-9



Entrato poi a Cafarnao gli si avvicinò un centurione che lo pregava dicendo: Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente. Gli dice Gesù: Io verrò e lo curerò. E rispondendo il centurione disse: Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.  Infatti anch'io sono un uomo costituito sotto il potere e ho sotto di me dei soldati e dico a questo: Va', ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa' questo, ed egli lo fa.

Crisostomo: Questo centurione fu il primo frutto delle Genti, e di fronte alla sua fede la fede dei Giudei sembrava incredulità: egli né udì Cristo che insegnava, né vide la guarigione del lebbroso, ma saputo soltanto della salute del lebbroso, credette più di quanto aveva udito; era infatti nel mistero delle Genti future, che non avevano letto né la legge né i Profeti su Cristo, né avevano visto Cristo che compiva dei miracoli.

Crisostomo: Alcuni dicono che ha espresso questi motivi per scusarsi del fatto di non averlo portato. Infatti non era possibile portare uno indebolito, tormentato dal male e giunto all’ultimo respiro. Ma io dico invece che questo è il segno di una grande fede: poiché infatti sapeva che la sola ingiunzione bastava a guarire chi giaceva, riteneva superfluo condurlo. 

Ilario: In senso spirituale si devono vedere i Gentili come i malati di questo mondo, indeboliti per le malattie dei peccati, con le membra prive di forza da tutte le parti, incapaci di reggersi, perduti per il camminare. In mistero della loro salvezza si ritrova nella guarigione del servo del centurione, di questo centurione di cui abbiamo detto a sufficienza che era la primizia delle Genti che avrebbero creduto. 

Crisostomo: Se il Signore non avesse detto: Io verrò e lo curerò, il centurione non avrebbe risposto: non sono degno. E promise di andare poiché chiedeva per il servo, per insegnarci a non onorare i grandi e disprezzare i piccoli, ma a onorare ugualmente i poveri e i ricchi.
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