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sabato 19 settembre 2026

Catechesi di Papa Benedetto XVI su San Giovanni Crisostomo: 02 Gli anni di Costantinopoli

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 settembre 2007

☩

Cari fratelli e sorelle,

continuiamo oggi la nostra riflessione su san Giovanni Crisostomo. Dopo il periodo passato ad Antiochia, nel 397 egli fu nominato Vescovo di Costantinopoli, la capitale dell’Impero romano d’Oriente. Fin dall’inizio, Giovanni progettò la riforma della sua Chiesa: l’austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti – clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi. Purtroppo, non pochi di essi, toccati dai suoi giudizi, si allontanarono da lui. Sollecito per i poveri, Giovanni fu chiamato anche «l’Elemosiniere». Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. La sua intraprendenza nei vari campi ne fece per alcuni un pericoloso rivale. Egli, tuttavia, come vero Pastore, trattava tutti in modo cordiale e paterno. In particolare, riservava accenti sempre teneri per la donna e cure speciali per il matrimonio e la famiglia. Invitava i fedeli a partecipare alla vita liturgica, da lui resa splendida e attraente con geniale creatività.

Nonostante il suo cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell’Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici, a motivo dei suoi continui rapporti con le autorità e le istituzioni civili. Sul piano ecclesiastico, poi, avendo deposto in Asia nel 401 sei Vescovi indegnamente eletti, fu accusato di aver varcato i confini della propria giurisdizione, e diventò così bersaglio di facili accuse. Un altro pretesto contro di lui fu la presenza di alcuni monaci egiziani, scomunicati dal patriarca Teofilo di Alessandria e rifugiatisi a Costantinopoli. Una vivace polemica fu poi originata dalle critiche mosse dal Crisostomo all’imperatrice Eudossia e alle sue cortigiane, che reagirono gettando su di lui discredito e insulti. Si giunse così alla sua deposizione, nel sinodo organizzato dallo stesso patriarca Teofilo nel 403, con la conseguente condanna al primo breve esilio. Dopo il suo rientro, l’ostilità suscitata contro di lui dalla protesta contro le feste in onore dell’imperatrice – che il Vescovo considerava come feste pagane, lussuose –, e la cacciata dei presbiteri incaricati dei Battesimi nella Veglia pasquale del 404 segnarono l’inizio della persecuzione di Crisostomo e dei suoi seguaci, i cosiddetti «Giovanniti».

domenica 13 settembre 2026

Catechesi di Papa Benedetto XVI su San Giovanni Crisostomo: 01 Gli Anni di Antiochia

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 19 settembre 2007

☩

Cari fratelli e sorelle,

quest’anno ricorre il sedicesimo centenario della morte di san Giovanni Crisostomo (407-2007). Giovanni di Antiochia, detto Crisostomo, cioè «Bocca d’oro» per la sua eloquenza, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. Un anonimo copista lasciò scritto che esse «attraversano tutto l’orbe come fulmini guizzanti». I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. E’ quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45).

Nato intorno al 349 ad Antiochia di Siria (oggi Antakya, nel sud della Turchia), vi svolse il ministero presbiterale per circa undici anni, fino al 397, quando, nominato Vescovo di Costantinopoli, esercitò nella capitale dell’Impero il ministero episcopale prima dei due esili, seguiti a breve distanza l’uno dall’altro, fra il 403 e il 407. Ci limitiamo oggi a considerare gli anni antiocheni del Crisostomo.

Orfano di padre in tenera età, visse con la madre, Antusa, che trasfuse in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. Frequentando gli studi superiori, coronati dai corsi di filosofia e di retorica, ebbe come maestro Libanio, pagano, il più celebre retore del tempo. Alla sua scuola, Giovanni divenne il più grande oratore della tarda antichità greca. Battezzato nel 368 e formato alla vita ecclesiastica dal Vescovo Melezio, fu da lui istituito lettore nel 371. Questo fatto segnò l’ingresso ufficiale del Crisostomo nel cursus ecclesiastico. Frequentò, dal 367 al 372, l’Asceterio, una sorta di seminario di Antiochia, insieme con un gruppo di giovani, alcuni dei quali divennero poi Vescovi, sotto la guida del famoso esegeta Diodoro di Tarso, che avviò Giovanni all'esegesi storico-letterale, caratteristica della tradizione antiochena.

domenica 16 agosto 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 22-25

E mentre mangiavano, Gesù prese il pane e benedicendo lo spezzò e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. E prendendo il calice, rendendo grazie lo diede loro e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà sparso per molti. In verità vi dico che io non berrò di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Beda: Terminate le cerimonie della Pasqua, Gesù passa alla nuova, cioè sostituisce alla carne e al sangue dell'agnello il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Per cui si dice: E mentre mangiavano, Gesù prese il pane, per mostrare che egli era colui al quale il Signore giurò (Sal 109,4): «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedeck».

Beda: Spezza egli stesso il pane che porge ai discepoli, per mostrare che la frazione del pane era l'effetto di un piano che aveva tracciato spontaneamente lui stesso. Egli benedice il pane per mostrare che questa natura umana che egli aveva preso per soffrire egli l'aveva riempita di una virtù divina congiuntamente con il Padre e lo Spirito Santo. Con la benedizione e la frazione del pane egli fece vedere che si era degnato di sottrarre alla morte l'umanità che aveva preso, per far risplendere la potenza di immortalità che era innata in lui e per insegnare che egli avrebbe risuscitato rapidamente questa umanità.

Segue: e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Teofilatto: Ciò che io vi do in questo momento e ciò che voi riceverete in questo momento. Il pane non è soltanto la figura del corpo di Cristo: esso è mutato realmente nel corpo di Cristo, dato che il Signore ha detto altrove (Gv 6,51): «I pane che io vi darò è la mia carne». Tuttavia, a causa della nostra debolezza, la carne di Cristo non è visibile a noi. Il pane e il vino sono dei nutrimenti fatti a nostro uso, e se noi vedessimo la carne e il sangue non sopporteremo di nutrircene. È per questo che il Signore, accondiscendendo alla nostra debolezza, conserva le apparenze del pane e del vino, ma cambiando il pane e il vino nella realtà della sua carne e del suo sangue.

Crisostomo: E ancora oggi Cristo è qui, e consacra la mensa che ha adornato. E non è l'uomo che cambia queste offerte nel corpo e nel sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è morto per noi. Le parole escono dalla bocca del sacerdote, ma la potenza e la grazia della consacrazione vengono da Dio. È questa parola, «Questo è il mio corpo», che conserva le offerte; e come la parola che dice: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra» (Gen 1,22) non è stata detta che una volta eppure ottiene il suo effetto in tutti i tempi per la generazione di tutti gli esseri, attraverso la mediazione della natura, così quest'altra parola, pronunciata una volta sola, dà la sua forza al sacrificio di tutti gli altari della Chiesa fino a oggi (cosa che si perpetuerà fino alla venuta di Cristo).

domenica 26 luglio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 17-21

Venuta la sera, venne con i Dodici, e stando a tavola e mangiando Gesù disse: In verità vi dico che uno di voi che mangia con me mi tradirà. Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno per uno: Sono forse io? Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. E il Figlio dell'uomo se ne va, come è stato scritto di lui: ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Era meglio per lui che non fosse mai nato.

Beda: Il Signore, che aveva predetto la sua passione, predice anche il suo tradimento, dando spazio alla penitenza, affinché, venendo a intendere che i suoi pensieri erano conosciuti, egli si pentisse di ciò che aveva fatto.

Crisostomo: Risulta chiaro che, al fine di non renderlo più impudente ancora, egli non lo annunciava a tutti, e neppure taceva completamente, affinché non compisse più audacemente il tradimento sapendosi totalmente sconosciuto.

Teofilatto: I Discepoli furono rattristati a causa della parola del Signore, perché, pur sentendosi estranei a questa colpevole intenzione, credevano tuttavia più a colui che conosce i cuori di tutti di quanto non credessero a se stessi.

Segue: Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. Beda: Cioè Giuda, il quale, mentre gli altri rattristati ritraggono le mani, mette col Maestro la mano nel catino. E poiché prima aveva detto: uno di voi mi tradirà, e il traditore persevera nel male, lo rimprovera più manifestamente; tuttavia non indica il nome proprio. Girolamo: Dice però: Uno dei Dodici, come se fosse separato da essi. È così che il lupo separa dalle altre la pecora che vuole prendere, e questa pecora, uscita dal mezzo delle altre, si presenta da sola ai suoi denti. Giuda, che un primo e un secondo avvertimento non hanno potuto ritrarre dal sentiero del tradimento, intende l'enunciato della sua pene, affinché sia vinto dalla prospettiva del castigo, lui che non lo era stato per la vergogna del suo crimine.

Beda: Ancora oggi risente di questa maledizione quell'uomo che da malvagio si accosta alla mensa del Signore. Infatti costui, sull'esempio di Giuda, tradisce il Figlio dell'uomo non certo davanti ai Giudei peccatori, ma tuttavia ai peccatori suoi membri.

Segue: Era meglio per lui che non fosse mai nato. Girolamo: Cioè era meglio che egli restasse nascosto nelle tenebre del seno materno, poiché è meglio non esistere che esistere per i tormenti.

domenica 3 maggio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 12-16

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, gli dicono i suoi discepoli: Dove vuoi che andiamo e prepariamo perché tu possa mangiare la Pasqua? E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città e troverete un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo e dovunque entrerà dite al padrone di casa che il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi. I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

Beda: Il giorno degli azzimi era il quattordicesimo giorno del mese. Alla sera di questo giorno si celebrava la Pasqua: cioè si uccideva l'agnello dopo aver gettato via il lievito. È ciò che l'Apostolo spiega in questo modo (1 Cor 5,7): «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato». Sebbene non fosse stato che l'indomani, al quindicesimo giorno della luna, che egli fu crocifisso, fu tuttavia alla sera di quel giorno, nel momento in cui si immolava l'agnello, che egli consacrò l'inizio della sua passione e della sua immolazione dando ai suoi discepoli, per consacrarlo dopo di lui, il suo corpo e il suo sangue, e i Giudei si impadronirono di lui e lo legarono.

Girolamo: Dicono poi Dove vuoi che andiamo? perché dirigiamo i nostri passi con la volontà di Dio. Il Signore indica presso chi vuole mangiare la Pasqua e, secondo il suo modo ordinario, come abbiamo notato sopra, invia due discepoli insieme: E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città. Teofilatto: Egli invia due dei suoi discepoli. Secondo la testimonianza di Luca sono Pietro e Giovanni. Egli li invia a un uomo sconosciuto per insegnare loro che egli poteva non soffrire se voleva. Infatti chi muove la mente di uno sconosciuto perché li riceva, che cosa non potrebbe fare degli altri? Ora, egli dà un segno per riconoscere la casa, quando dice loro: troverete un uomo che porta una brocca d'acqua. Agostino: Marco chiama questo vaso «lagena» e Luca «anphora». Il primo termine designa la specie di vaso che porta quest'uomo, e il secondo la sua forma: in entrambi i casi c'è la verità.

Beda: La prova che la sua divinità era presente in lui è che, al momento in cui si tratteneva con i suoi discepoli, egli vedeva ciò che accadeva altrove; per cui segue: I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Crisostomo: Attendevano non la nostra, ma quella dei Giudei. Infatti la nostra non soltanto l'ha istituita il Signore, ma è divenuto egli stesso questa Pasqua. Ma perché l'ha celebrata? Perché, «venuto sotto la legge, egli doveva salvare quelli che erano sotto la legge» (Gal 4,5), e fare così cessare la legge. Egli stesso la compì, e compiendola la fece cessare, affinché nessuno potesse dire che egli non poteva compierla per ciò che essa aveva di arduo e difficile.

domenica 19 aprile 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 10-11

Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.

Beda: L'infelice Giuda vuole compensare con il prezzo di vendita del suo maestro la perdita che egli giudica aver causato con quel profumo sparso.

Girolamo: Era numericamente uno dei Dodici ma non lo era per il suo merito; lo era esteriormente, ma non nello spirito. Andò dai principi dei sacerdoti quando uscì, e Satana entrò in lui: ogni animale si congiunge al suo simile.

Beda: La parola poi: si recò, mostra che non era stato in nessun modo chiamato dai principi, né trascinato da qualche necessità, ma che egli aveva formulato questo disegno per una libera scelta della sua anima criminale.

Teofilatto: E' detto: consegnare loro Gesù, cioè per indicare loro in quale momento potevano incontrarlo tutto solo; poiché, a causa della folla, temevano di irrompere su di lui quando insegnava.

Girolamo: Promette di consegnarlo loro come il diavolo suo maestro aveva detto in precedenza (Lc 4,6): «Ti darò tutto il potere».

Crisostomo: O follia, o piuttosto cupidigia del traditore! Poiché la cupidigia ha generato tutti i mali. È la cupidigia che trattiene le anime prigioniere, che le stringe con ogni specie di legami, che impone l'oblio dei mali e fa apparire l'alienazione dell'anima. Prigioniero di questa folle cupidigia. Giuda dimentica la sua vita comune con il Salvatore, quella tavola che li aveva riuniti, la sua autorità di maestro, i suoi consigli, le sue sante persuasioni.

Beda: Vi sono ancora oggi molti che, pieni di orrore per il crimine di Giuda che tradisce il suo Maestro per danaro, giustificano questo crimine orribile e detestabile; tuttavia non cercano in nessun modo di evitarlo, disprezzano per dei doni i diritti della verità e della carità, diritti che non sono altro che Dio stesso.

giovedì 25 settembre 2025

Marco, Capitolo 11, Versetti 19-26

Ed essendo venuta la sera, usciva dalla città. E passando di mattina, videro il fico divenuto secco dalle radici. E Pietro, ricordatosi, gli disse: Rabbi, ecco, il fico che hai maledetto si è inaridito. E rispondendo Gesù disse loro: Abbiate fede in Dio. In verità vi dico che chiunque dirà a questo monte: Levati e gettati nel mare, e non esiterà nel suo cuore, ma crederà che qualunque cosa abbia detto avverrà, gli avverrà. Per questo vi dico: Tutto ciò che chiederete nella preghiera, credete che lo riceverete, e vi accadrà. E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, affinché anche il Padre vostro che sta nei cieli rimetta a voi i vostri peccati. Perché se voi non perdonerete, nemmeno il Padre vostro che è nei cieli rimetterà a voi i vostri peccati.

Teofilatto: Il miracolo apparve grande perché si secca un albero così umido e verde. Sebbene poi Matteo dica che il fico si seccò subito e che vedendo ciò i discepoli furono meravigliati, non meravigliarti se adesso odi da Marco che i discepoli videro il fico inaridito il giorno dopo: infatti ciò che viene detto da Matteo va inteso nel senso che non videro subito, ma il giorno dopo. Agostino: Si intende poi che non si inaridì quando videro, ma subito quando fu maledetto: infatti non lo videro mentre si seccava, ma quando fu seccato del tutto; e così intesero che si inaridì subito alla parola del Signore.

Crisostomo: Che Pietro e gli altri discepoli si siano meravigliati non appartiene alla perfetta fede; infatti ciò non era grande per Dio. Poiché dunque non conoscevano chiaramente il suo potere, la loro ignoranza li fece prorompere nella meraviglia; per cui si aggiunge: E rispondendo Gesù disse loro: Abbiate fede in Dio. In verità vi dico che chiunque dirà a questo monte ecc.., come se dicesse: non potrete soltanto seccare un albero, ma anche trasmutare un monte con il comando e il precetto.

Beda: Poiché il diavolo è indicato col nome di monte per la superbia, questo monte, al comando di coloro che sono coraggiosi nella fede, è strappato da terra e gettato in mare quando i santi dottori predicano la parola di Dio, e così lo spirito immondo è tolto dal cuore di coloro che sono preordinati alla vita. Allora gli è permesso di esercitare il furore della tirannia nei cuori turbati e amari degli infedeli, e vi si esercita tanto più crudelmente quando più soffre di essere stato impedito di nuocere ai primi.

Segue: Per questo vi dico: Tutto ciò che chiederete nella preghiera, credete che lo riceverete, e vi accadrà. Teofilatto: Chi infatti crede con affetto, evidentemente innalza a Dio il suo cuore, e a lui si congiunge, e il suo cuore riscaldato è per lui una prova che egli ha già ottenuto quando ha domandato. Chi l'ha provato lo comprenderà, e mi pare che lo provino tutti coloro che hanno la maniera e il modo della fede vera. È per questo che il Signore aggiunge che noi riceviamo tutto ciò che domandiamo con fede, e colui che crede che tutto è stato prestabilito da Dio nella sua vita, quando intercederà con lacrime, e nella preghiera terrà i suoi pensieri fissi ai piedi del Signore, otterrà ogni cosa giusta che avrà domandato. Vuoi anche un altro mezzo per ottenere ciò che chiedi? Perdona, se un tuo fratello ha peccato contro di te; e questo è ciò che si aggiunge: E quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, affinché anche il Padre vostro che sta nei cieli rimetta a voi i vostri peccati.

domenica 17 agosto 2025

Marco, Capitolo 11, Versetti 11-14

Ed entrò a Gerusalemme nel tempio, e dopo aver guardato ogni cosa all'intorno, essendo già sera, uscì verso Betania con i Dodici. E il giorno seguente, uscendo da Betània, ebbe fame; e avendo visto da lontano un fico con le foglie, si avvicinò per vedere se per caso trovasse qualche cosa. E giunto ad esso, non trovò altro che foglie; non era infatti il tempo dei fichi. E rispondendo gli disse: Nessuno possa più mangiare i tuoi frutti. E i suoi discepoli lo udivano.

Beda: Avvicinandosi il tempo della Passione, il Signore volle avvicinarsi al luogo della passione, per mostrare con ciò che subiva la morte di sua volontà; per cui si dice: Ed entrò a Gerusalemme nel tempio. Venendo al tempio appena entrato in città, egli diede un esempio di ciò che deve essere la nostra religione, e ci insegnò che, quando entriamo in un luogo ne quale si trova una casa di preghiera, è innanzitutto a questa che dobbiamo dirigere i nostri passi. Dobbiamo notare, inoltre, che il Signore fu così povero e così poco adulato che in una grande città non trovò nessun ospite e nessuna dimora, ma abitava solo in un piccolo podere con Lazzaro e le sue sorelle, e quel piccolo villaggio è Betania. Per cui segue, e dopo aver guardato ogni cosa all'intorno, se qualcuno lo prendesse come ospite, essendo già sera, uscì verso Betania con i Dodici. E questo non lo fece una volta sola, ma per tutti i cinque giorni da quando era salito a Gerusalemme fino al tempo della passione era solito far così, in modo da insegnare ogni giorno nel tempio, e uscendo di notte dimorare sul monte Oliveto.

Segue: E il giorno seguente, uscendo da Betània, ebbe fame; e avendo visto da lontano un fico con le foglie, si avvicinò per vedere se per caso trovasse qualche cosa. Crisostomo: […] E' manifesto che ciò è detto secondo il sospetto dei discepoli, i quali pensavano che per questo motivo Cristo si accostasse al fico; e che il fico venisse maledetto perché in esso non trovò frutto. Infatti segue: E giunto ad esso, non trovò altro che foglie; non era infatti il tempo dei fichi. E rispondendo gli disse: Nessuno possa più mangiare i tuoi frutti. Maledice dunque il fico a motivo dei discepoli, affinché confidino. Poiché infatti ovunque elargiva dei benefici, e non puniva nessuno, bisognava che mostrasse anche la sua potenza punitiva, affinché comprendessero che potava dissecare anche i Giudei che lo perseguitavano; non volle mostrare ciò negli uomini, per cui diede il segno della sua capacità punitiva in una pianta; per cui si mostra che soprattutto per questo motivo si era accostato al fico, non per la fame. Chi infatti ignora che di mattina non si è stimolati da una tale fame? E perché non avrebbe potuto mangiare prima di uscire di casa? Né si può dire che la vista del frutto suscitasse in lui l'appetito: infatti non era il tempo dei fichi. Se poi aveva fame, perché no cercava dell'altro da mangiare, ma solo il frutto del fico che non poteva dare frutto fuori dal tempo? Da ciò dunque si può facilmente arguire che voleva mostrare la propria virtù, affinché gli animi non venissero infranti nella sua passione.

domenica 3 agosto 2025

Marco, Capitolo 11, Versetti 1-10

E avvicinandosi a Gerusalemme e a Betania al monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando là troverete un asinello legato sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Che cosa fate?, dite che il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito. E andando trovarono un asinello legato vicino alla porta fuori nel bivio, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti dissero loro: Che cosa fate sciogliendo l'asinello? E dissero loro come aveva comandato loro Gesù, e li lasciarono andare. E condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi sedette sopra. E molti stendevano sulla strada i loro mantelli e altri delle fronde che avevano tagliate dai campi. E quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano dicendo: Osanna, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore», Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!

Crisostomo: Dopo che il Signore aveva dato delle prove sufficienti della sua potenza, e la croce era già alle porte, operò tutto con maggiore chiarezza, così che avrebbe infiammato gli avversari; e quindi, sebbene molte volte prima fosse salito a Gerusalemme, tuttavia mai con tanta eccellenza come adesso. Teofilatto: Al fine che, se volevano, potessero riconoscere la sua gloria e per le profezie compiute a suo riguardo sapessero che era vero Dio; se invece non volevano, subissero un giudizi più severo, per non avere creduto a miracoli così chiari.

Segue: E quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano dicendo: Osanna, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Crisostomo: La moltitudine infatti, finché non fu corrotta, conobbe ciò che era conveniente; per cui onorificò Gesù, ciascuno secondo la propria virtù; per cui coloro che lo lodavano assunsero un inno levitico dicendo Osanna, che secondo alcuni significa: Salvami, secondo altri: Inno. Ritengo però che il primo senso sia più vero, poiché nel Salmo 175,25 si ha: «Signore salvami», che in ebraico è scritto Osanna. Girolamo: Gli uomini gridano: «salvami», poiché ciò che essi domandano è di essere salvati da quel benedetto, quel vincitore, colui che viene nel nome del Signore, vale a dire di suo Padre. Egli viene nel suo nome, poiché il Figlio riceve il nome del Padre, come il Padre riceve il nome del Figlio.

Segue: Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide. Teofilatto: Dicevano regno di Davide il regno di Cristo sia perché Cristo era della discendenza di Davide, sia perché Davide si interpreta forte di mano: chi infatti fu forte di mano se non il Signore, la cui mano ha operato tanti e tali miracoli?

Beda: Leggiamo poi nel Vangelo di Giovanni che fuggì sul monte perché non lo facessero re. Ma ora che viene a patire a Gerusalemme non fugge coloro che lo chiamano re, per mostrare chiaramente che l'impero che egli vuole fondare non è un impero terreno e temporale, ma celeste ed eterno, e che egli vi giungerà con il disprezzo della morte. Bisogna poi notare quanto sia grande la consonanza della folla con la voce di Gabriele, il quale dice (Lc 1,32): «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre», perché egli trascini ai cieli, con la parola e l'esempio, la nazione che un tempo Davide resse con un governo temporale.

domenica 27 luglio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 46-52

E vengono a Gerico. E partendo da Gerico lui e i suoi discepoli e una grande moltitudine, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. E avendo udito che c'era Gesù il Nazareno, cominciò a gridare e a dire: Figlio di Davide, abbi pietà di me. E molti lo minacciavano perché tacesse, ma egli gridava molto di più: Figlio di Davide, abbi pietà di me. E Gesù, ritto e in piedi, ordinò di chiamarlo. E chiamarono il cieco dicendogli: Coraggio, alzati, ti chiama. Ed egli, gettato il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. E Gesù rispondendogli disse: Che vuoi che ti faccia? E il cieco gli disse: Rabbuni, che io veda. Ma Gesù gli disse: Va', la tua fede ti ha salvato. E subito ci vide e lo seguiva lungo la strada.

Crisostomo: Il cieco chiama Gesù Figlio di Davide, udendo le parole della folla che lo accompagnava, e reso certo che le profezie si erano realizzate in lui.

Segue: Ed egli, gettato il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Origene: Forse il mantello del cieco mendicante rappresenta il velame della cecità e della mendicità da cui era circondato. E gettandolo va da Gesù, il quale lo interroga mentre si avvicina; per cui segue: E Gesù rispondendogli disse: Che vuoi che ti faccia? Beda: Forse colui che poteva rendere la luce ignorava ciò che voleva il cieco? Lo interroga perché egli domandi, lo interroga per eccitarlo alla preghiera. Crisostomo: Oppure egli domandò affinché non si pensasse che egli accordasse qualcosa che il cieco non voleva. Infatti era sua abitudine rendere nota a tutti la volontà di quelli che guariva, per condurre gli altri allo zelo, e per mostrare che la grazia cadeva su chi ne era degno.

Origene: Era meglio dire Rabbuni, o, come si dice altrove, Maestro, piuttosto che Figlio di Davide; per cui, avendo costui detto Figlio di Davide, non gli dà la salute; ma avendo detto Rabbuni, segue che: Gesù gli disse: Va', la tua fede ti ha salvato. E subito ci vide e lo seguiva lungo la strada. Teofilatto: Il cieco mostra un animo riconoscente poiché, una volta guarito, non lascia Gesù, ma lo segue.

Beda: Che poi avvicinandosi a Gerico ne avesse illuminato uno, e partendo da Gerico due, indica che prima della sua passione predicò soltanto al popolo giudaico, mentre dopo la risurrezione e l'ascensione svelò i misteri della sua divinità e umanità per mezzo degli Apostoli anche ai Giudei e alle Genti. Marco, che scrive per i Gentili, non ha parlato che della guarigione di un solo cieco, per indicare a coloro ai quali si indirizzava il suo Vangelo la figura speciale della loro conversione, mentre Matteo, il cui Vangelo si indirizzava prima di tutto ai Giudei, e doveva più tardi giungere ai Gentili, presenta con ragione la guarigione dei due ciechi, al fine di mostrare che la stessa fede doveva giungere ai due popoli. Questo cieco era seduto sul bordo del cammino al momento in cui Gesù usciva da Gerico, seguito dai discepoli e da una folla numerosa, figura di quel popolo dei Gentili che ricevette la speranza della luce nel momento in cui il Signore, salendo al cielo, era accompagnato sulla montagna dalla folla dei fedeli, e fino ai cieli dove entravano con lui tutti gli eletti che erano apparsi sulla terra fin dall'inizio del mondo. Questo popolo dei Gentili era allora seduto come un mendicante sul bordo del cammino, poiché non era ancora entrato nella via della verità, sforzandosi di giungervi.

domenica 22 giugno 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 35-40

E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, dicendo: Maestro, vogliamo che tu ci faccia qualunque cosa ti chiederemo. Egli disse loro: Che cosa volete che vi faccia? E dissero: Fa' che ci sediamo uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nella tua gloria. Ma Gesù disse loro: Non sapete quello che chiedete; potete bere il calice che io bevo o essere battezzati col battesimo con cui io sono battezzato? Ed essi gli dissero: Lo possiamo. Gesù disse loro: Il calice che bevo io lo berrete, e sarete battezzati con il battesimo con cui io sono battezzato, ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non compete a me darvelo; ma è per coloro per cui è stato preparato.

Crisostomo: Udendo i discepoli che Cristo parlava spesso del suo regno, pensavano che questo regno non sarebbe stato dopo la sua morte; e adesso che era stata preannunziata la sua morte, gli si avvicinarono per essere subito degni degli onori del regno; per cui si dice: E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, dicendo: Maestro, vogliamo che tu ci faccia qualunque cosa ti chiederemo. Vergognandosi del sentimento umano che li spingeva, si accostarono a Cristo prendendolo in disparte dai discepoli. Il Salvatore, non ignorando che cosa dovevano chiedere ma spingendoli a rispondere, fa loro una domanda: Egli disse loro: Che cosa volete che vi faccia?

Segue: Ma Gesù disse loro: Non sapete quello che chiedete. Teofilatto: Come se dicesse: non è vero ciò che chiedete, che cioè io regni temporalmente a Gerusalemme, ma tutte queste cose, quelle cioè che riguardano il mio regno, sono sopra l'intelletto. Infatti sedere alla mia destra è una cosa tanto grande da superare gli ordini angelici. Crisostomo: Oppure dice: Non sapete quello che chiedete, come se dicesse: voi parlate di onore, io invece disputo di lotte e sudori; infatti non è questo il tempo dei premi, ma dell'uccisione, dei combattimenti e dei pericoli; per cui aggiunge: potete bere il calice che io bevo o essere battezzati col battesimo con cui io sono battezzato? Li attrae mediante un'interrogazione affinché diventino più avidi in base alla comunione con lui.

lunedì 26 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 32-34

Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù li precedeva ed essi si stupivano e seguendolo temevano. E prendendo nuovamente in disparte i dodici, cominciò a dire loro le cose che sarebbero avvenute: Ecco, saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai principi dei sacerdoti e agli scribi e agli anziani e lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili, lo derideranno, gli sputeranno addosso e lo flagelleranno e lo uccideranno, e il terzo giorno risusciterà.

Beda: I discepoli ricordavano il discorso con cui il Signore aveva predetto che avrebbe patito molte cose da parte dei sommi sacerdoti e dagli Scribi; quindi, andando verso Gerusalemme, si stupivano; e ciò è detto con le parole: Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù li precedeva. Teofilatto: Per mostrare che correva verso la passione e non rifuggiva la morte per la nostra salvezza.

Ed essi si stupivano e seguendolo temevano. Beda: Di venire anch'essi uccisi con lui o che almeno lui, della cui vita e magistero godevano, cadesse nella mani dei nemici, Prevenendo poi il Signore che l'anima dei discepoli si sarebbe turbata per la sua passione, predica loro la pena della passione e la gloria della risurrezione, per cui segue: E prendendo nuovamente in disparte i dodici, cominciò a dire loro le cose che sarebbero avvenute. Teofilatto: Cioè per confermare il cuore dei discepoli e affinché sopportassero più lievemente quelle cose che avevano già udito, e non temessero nelle cose repentine, e anche per mostrare che pativa volontariamente. Chi infatti preconosce, e potendo fuggire non fugge, manifesta che si consegna volontariamente alla passione. Prese poi i discepoli in disparte poiché era conveniente rivelare il mistero della passione a quelli che gli erano più vicini.

Crisostomo: Affinché poi, essendosi rattristati per la passione e la morte, aspettino la risurrezione, aggiunge: e il terzo giorno risusciterà; non avendo infatti tenuto nascoste le tristezze e gli obbrobri accaduti, era convenientemente che gli credessero anche nelle rimanenti cose.

giovedì 22 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 17-27

Ed essendo uscito sulla strada, un tale gli corse incontro, e gettandosi in ginocchio davanti a lui gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre. Ma quello rispondendo gli disse: Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza. Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: Una cosa sola ti manca: va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi. Quello, rattristatosi a queste parole, se ne andò triste; aveva infatti molti beni. E Gesù, guardandosi attorno, disse ai suoi discepoli: Quanto è difficile che chi a denaro entri nel regno di Dio. I discepoli si stupirono delle sue parole. Ma Gesù rispondendo nuovamente disse loro: Figlioli, quanto è difficile che chi confida nel danaro entri nel regno di Dio. E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli. Essi si meravigliavano ancora di più dicendo tra loro: E chi può salvarsi? Gesù, fissatoli, disse loro: E' impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Tutto infatti è possibile a Dio.

Beda: Un tale aveva udito dal Signore che solo coloro che vogliono essere simili ai bambini sono degni di entrare nel regno dei cieli, e quindi chiede che gli venga spiegato non con parole, ma apertamente, con quali opere meritorie può conseguire la vita eterna.

Teofilatto: Mi meraviglio di questo giovane: mentre tutti gli altri si rivolgevano a Cristo per delle malattie, egli chiede la vita eterna, sebbene sia maligna la passione dell'avarizia, per la quale poi si rattristò.

Crisostomo: Poiché però si era avvicinato a Cristo come a un uomo e a uno dei dottori Giudaici, Cristo gli risponde come uomo; per cui segue: Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Però, dicendo questo, non esclude gli uomini dalla bontà, ma dalla comparazione con la bontà divina.

Beda: Non bisogna pensare che l'unico buono sia il Padre, ma anche il Figlio, che dice (Gv 10,11): «Io sono il buon pastore», e lo Spirito Santo, poiché si dice (Lc 11,13): «Il Padre darà dal cielo lo Spirito buono a chi lo chiede». Infatti l'una e indivisa Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, è anche il solo e unico Dio buono. Dunque il Signore non nega di essere buono, ma indica di essere Dio; non di essere un maestro buono, ma attesta che non esiste un maestro buono all'infuori di Dio.

Teofilatto: Volle dunque il Signore, con queste parole, innalzare la mente del giovane, affinché lo riconoscesse come Dio. Ma con queste parole insinua anche qualcos'altro: quando devi parlare con qualcuno, non farlo adulando, ma guarda a Dio, radice e fonte della bontà, e a lui presta onore.

domenica 18 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 13-16

 

E gli portavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli sgridavano quelli che li portavano. Gesù, avendoli visti, si sdegnò e disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite: di tali infatti è il Regno di Dio. In verità vi dico chiunque non riceve il Regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. E abbracciandoli e imponendo le mani sopra di loro, li benediceva.

Teofilatto: Dopo aver mostrato la nequizia dei Farisei che tentavano Cristo, ora viene mostrata la grande fede della folla, la quale, soltanto con l'imposizione delle mani da parte di Cristo, pensava che venissero benedetti i bambini che gli presentava.

Crisostomo: Tuttavia i discepoli, per riguardo alla dignità di Cristo, volevano impedire ai bambini di avvicinarsi: ma i discepoli sgridavano quelli che li portavano. Il Signore però, istruendo i discepoli ad avere sentimenti moderati e a calpestare l'orgoglio mondano, accoglie i bambini e preannunzia ad essi il regno di Dio.

Crisostomo: Infatti l'anima del bambino è pura da tutte le passioni: per questo dobbiamo fare per volontà ciò che i bambini fanno per natura. Teofilatto: Per questo non ha detto: di questi è il regno di Dio, ma di tali, cioè di coloro che hanno per impegno e fatica l'innocenza e la semplicità che hanno i bambini per natura. Infatti il bambino non odia, non opera maliziosamente, né, frustato dalla madre, si allontana, ma anche se veste indumenti vili li preferisce a quelli regali: così anche colui che vive secondo la virtù della Chiesa sua madre non le antepone nulla, nemmeno la voluttà, regina di tutti.

Il Signore aggiunge: In verità vi dico chiunque non riceve il Regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso. Beda: Cioè: se non avrete una tale innocenza e purità d'animo, come ha il bambino, non potete entrare nel regno dei cieli. Diversamente. Ci si comanda di ricevere il regno di Dio, cioè, la dottrina del Vangelo, come un bambino; poiché, come il bambino nell'imparare non contraddice a chi insegna, né compone ragioni e parole resistendogli, ma fedelmente riceve ciò che gli viene insegnato e lo esegue con timore, e impara, così anche noi, obbedendo semplicemente, dobbiamo ricevere la parola di dio senza alcuna contraddizione.

Beda: Abbracciando inoltre i bambini, faceva capire che egli considerava gli umili di spirito come degni della sua grazia, della sua benedizione e del suo amore.

sabato 17 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 1-12

Salendo di là, giunse ai confini della Giudea e oltre il Giordano. E la folle giunsero ancora a lui ed egli, come era solito, insegnò nuovamente a esse. E avvicinatisi i farisei, lo interrogarono se fosse lecito ripudiare la moglie, tentandolo. Ma egli rispondendo disse loro: Che cosa vi ha ordinato Mosè? Essi dissero: Mosè permise di scrivere il libello di ripudio e di rimandarla. Rispondendo a loro Gesù disse: Per la durezza dei vostri cuori scrisse per voi questo precetto. ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; «Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno due in una carne sola; così non sono più due, ma una carne sola». Dunque l'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto. E nella casa i discepoli lo interrogarono ancora sulla stessa cosa. Ed egli disse loro: Chiunque rimanderà sua moglie e ne prenderà un'altra, commette adulterio su di lei. E se la moglie lascerà suo marito e ne sposerà un altro, commette adulterio.

Teofilatto: A causa della sua passione, della quale essa doveva essere il teatro, egli visita la Giudea, che egli abbandonò sovente, per provocare i Giudei all'emulazione. Tuttavia egli non sale a Gerusalemme, per consacrarsi al popolo semplice e senza malizia delle frontiere. Gerusalemme era divenuta artefice di ogni specie di iniquità, a causa della malizia dei Giudei, per cui segue: E la folle giunsero ancora a lui ed egli, come era solito, insegnò nuovamente a esse.

Beda: Notiamo la distanza che c'è tra l'anima del popolo e quella dei Farisei: il popolo viene al Salvatore per far guarire le sue malattie e per apprendere egli stesso la verità; i Farisei per perderlo tentandolo. Per cui segue: E avvicinatisi i farisei, lo interrogarono se fosse lecito ripudiare la moglie, tentandolo.

Teofilatto: Si avvicinarono senza abbandonarlo, affinché le folle non possano credere in lui; e venendo continuamente verso di lui, si sforzano di gettare il dubbio sulla sua persona e di coprirlo di confusione con le loro domande. Essi propongono una domanda che si apre su un precipizio a due fiancate, e posta in modo che essi possano, qualunque sia la sua risposta, accusarlo di mostrarsi in contraddizione con Mosè. Ma Cristo che è la saggezza stessa, dà loro una risposta che sfugge ai lacci.

Crisostomo: Interrogato se ciò fosse permesso , non rispose subito che ciò non era permesso, per non metterli in agitazione, ma volle premettere l'autorità della legge, affinché fossero essi stessi a rispondere come si doveva. Per cui segue: Che cosa vi ha ordinato Mosè? Segue: Essi dissero: Mosè permise di scrivere il libello di ripudio e di rimandarla. Affermano che Mosè ha detto questo o per l'interrogazione del Signore, o volendo incitare contro di lui la moltitudine degli uomini. Infatti ciò era indifferente per i Giudei, e tutti lo facevano come se fosse permesso dalla gente.

sabato 15 febbraio 2025

Marco, Capitolo 9, Versetti 42-49

  

E se la tua mano ti scandalizzerà, tagliala: è meglio per te entrare nella vita debole che con due mani andare nella geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. E se il tuo piede ti scandalizza, amputalo: è bene per te entrare zoppo nella vita eterna che essere gettato con due piedi nella geenna del fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Che se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è bene per te entrare orbo nel regno di Dio che essere gettato con due occhi nella geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco, e ogni vittima sarà salata con il sale. Una cosa buona cosa è il sale, ma se il sale diventa insipido, con che cosa lo condirete? Abbiate in voi il sale, e abbiate la pace fra di voi.

Beda: Poiché sopra il Signore aveva insegnato a non scandalizzare coloro che credono in lui, ora di conseguenza ci dice quanto dobbiamo temere coloro che ci scandalizzano, ossia cercano di spingerci alla rovina del peccato con la loro parola o il loro esempio; per cui si dice: E se la tua mano ti scandalizzerà, tagliala. Crisostomo: Il Signore non dice ciò delle nostre membra, ma di coloro che ci toccano così da vicino come le nostre membra , cioè i nostri amici intimi; poiché non vi è niente di più nocivo di una società perniciosa. Beda: Chiama nostra mano un amico necessario del cui aiuto quotidiano abbiamo bisogno; ma se costui volesse danneggiare la nostra anima, va escluso dalla nostra società, affinché, se vogliamo avere parte in questa vita con un perduto, non periamo in futuro con lui.

Crisostomo: Poi adduce la testimonianza profetica tratta dal profeta Isaia, dicendo: dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Non dice ciò del verme sensibile, ma chiama verme la coscienza che rimorde l'anima poiché non ha compiuto il bene. Ciascuno infatti diventerà accusatore di se stesso, ricordando ciò che ha fatto nella vita normale, e così il suo verme rimane immortale.

Segue: Che se il tuo occhio ti scandalizza. Si dice occhio un amico utile, sollecito e acuto nel vedere. Agostino: Noi dobbiamo senza dubbio concludere da queste parole che coloro che sono devoti del nome cristiano, prima ancora di entrare nell'unità della Chiesa, sono più utili di quanti, avendo già ricevuto il nome di cristiani, e impregnati dei sacramenti, persuadono gli altri di cose tali da trascinarli con loro nella dannazione eterna. Sotto la figura delle membra del corpo del Signore ci ordina di separarli dalla nostra comunione, come noi separeremo del nostro corpo una mano o un piede che ne compromettessero la salute; ed egli ce lo ordina affinché, senza di essi, giungiamo alla vita e non siamo trascinati con loro all'inferno. Essi sono separati da altri quando coloro con cui essi si trovano consentono ai loro scandali o ai loro malvagi consigli; ma essi devono esserlo in modo esterno, e privati di ogni comunicazione con loro, come anche da ogni partecipazione ai sacramenti quando la conoscenza della loro perversità è pubblica. Se la loro perversità, conosciuta da alcuni, è sconosciuta a un più gran numero, si deve tollerarli, in modo tuttavia da non partecipare alla loro iniquità, e da non sacrificare per loro la comunione con i buoni.

lunedì 6 gennaio 2025

Marco, Capitolo 9, Versetti 37-41

Giovanni gli rispose dicendo: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni in tuo nome, uno che non ci segue, e glielo abbiamo proibito. Ma Gesù disse: Non proibiteglielo; infatti non c'è nessuno che faccia dei miracoli nel mio nome e subito possa parlare male di me. Chi infatti non è contro di voi è per voi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchier d'acqua nel mio nome poiché siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa. E chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli legassero una macina da mulino al collo e lo gettassero in mare.

Beda: Giovanni, amando il Signore con devozione particolare, ritenne che dovesse essere escluso dal beneficio colui che non faceva retto uso dell'ufficio. Crisostomo: Molti fra i credenti infatti avevano ricevuto certi poteri senza tuttavia essere al seguito del Signore; e tale era colui che scacciava i demoni. Non tutti avevano ricevuto tutti i doni per ordine; infatti alcuni avevano ricevuto il dono di una vita pura, ma non quello di comunicare la loro fede, e altri tutto il contrario. Teofilatto: Oppure si può dire che qualche non credente, vedendo la virtù propria del nome di Cristo, pronunciava questo nome e faceva dei miracoli, senza essere degno della grazia; poiché il Signore voleva che il suo nome fosse diffuso anche da parte di persone indegne di questo ministero.

Crisostomo: Non per falso zelo o invidia Giovanni impediva a quell'uomo di espellere i demoni, ma voleva che tutti quelli che invocavano il nome del Signore seguissero Cristo e facessero unità con i discepoli. Ma il Signore, mediante quelli che fanno i miracoli, anche se sono indegni, spinge altri alla fede, e con grazia ineffabile induci i primi a diventare migliori.

Per cui segue: Ma Gesù disse: Non proibiteglielo. Beda: Con ciò insegna che nessuno deve essere allontanato da ciò che possiede in parte, ma piuttosto deve essere spinto a ciò che non ha ancora.

Agostino: […] Nel caso presente si quest'uomo che faceva dei miracoli nel nome di Cristo e che non era con i suoi discepoli, si deve dire che era con i discepoli in quanto faceva dei miracoli, e non era con loro in quanto non era del loro gruppo. Ma poiché essi volevano impedirlo in ciò che aveva in comune con loro, il Salvatore dice loro: Non proibitelo. I loro sforzi avrebbero potuto portarsi su ciò che non era della loro Chiesa e persuaderlo di questa unità, ma non in ciò che aveva di comune con loro, cioè l'accettazione del nome del Signore e il suo impiego nel cacciare i demoni. È così che fa la Chiesa Cattolica, che non condanna negli eretici i sentimenti che essi hanno in comune con essa, ma il solo fatto della loro separazione, o qualche principio contro la pace e la verità, ed è in ciò che essi sono contro di noi.

domenica 29 dicembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 29-36

Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini, e lo uccideranno, e, una volta ucciso, il terzo giorno risorgerà». Ma essi no capivano queste parole e temevano di interrogarlo. E giunsero a Cafarnao. Quando furono in casa li interrogava: Di che cosa stavate discutendo lungo la via? Ma essi tacevano. Infatti nella via avevano disputato su chi fra di loro fosse il più grande. E sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo, sarà l'ultimo di tutti e il servo di tutti. E prendendo un bambino, lo pose in mezzo a loro; e avendolo abbracciato, disse loro: Chiunque avrà accolto uno di questi bambini nel mio nome, avrà accolto me, e chiunque avrà accolto me non avrà accolto me, ma colui che mi ha mandato.

Beda: Il Signore unisce sempre le cose prospere a quelle tristi, affinché, quando queste verranno repentinamente, non atterriscano gli Apostoli, ma le sopportino con animo premeditato. Teofilatto: Ma dopo aver detto ciò che è triste, aggiunge ciò che deve rallegrare; per cui segue: e una volta ucciso, il terzo giorno risorgerà, affinché impariamo da ciò che dopo le angustie seguono le gioie.

Segue: Ma essi no capivano queste parole e temevano di interrogarlo. Beda: Questa ignoranza dei discepoli non nasce tanto da un ingegno tardo, ma piuttosto dall'amore per il Salvatore, poiché, ancora carnali e ignari del mistero della croce, non potevano ritenere morto il Dio vero che avevano conosciuto; e poiché erano soliti udirlo parlare spesso in modo figurato, inorridendo di fronte all'evento della sua morte, intendevano in senso figurato anche quelle cose che riguardavano apertamente la sua consegna e la sua passione.

Beda: Sembra che la disputa fra i discepoli sul primato fosse sorta poiché avevano visto Pietro, Giacomo e Giovanni condotti in disparte sul monte e lì essere stato loro affidato qualche segreto, come, secondo Matteo, a Pietro furono promesse le chiavi del regno dei Cieli. Ora, vedendo il Signore i pensieri dei discepoli, si preoccupa di risanare il desiderio di gloria con l'umiltà, e insegna loro che non devono cercare la supremazia, ma esercitare un comando pieno di umiltà; per cui segue: E sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo, sarà l'ultimo di tutti e il servo di tutti.

sabato 28 dicembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 13-28

E venendo ai suoi discepoli, vide una grande folla intorno a loro e gli scribi che discutevano con loro. E subito tutto il popolo, vedendo Gesù, fu preso da meraviglia ed ebbero timore, e accorrendo lo salutavano. E li interrogò: Di che cosa discutete fra voi? E rispondendo uno della folla disse: Maestro, ti ho portato mio figlio che ha uno spirito muto, che, ovunque lo prende, lo getta a terra e schiuma e digrigna i denti e si irrigidisce; ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando starò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo a me. E glielo portarono. E avendolo visto, subito lo conturbò, e gettato a terra si rotolava spumando. E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo; Ma se puoi fare qualcosa, aiutaci, avendo pietà di noi. Gesù gli disse: Se puoi credere, tutto è possibile a chi crede. E subito, gridando, il padre diceva fra le lacrime: Credo, Signore, aiuta la mia incredulità. E Gesù, avendo visto la folla che accorreva, minacciò lo spirito immondo dicendogli: Spirito sordo e muto, io ti comando: Esci da lui e non entrarvi più; e gridando e scuotendolo molto, uscì da lui che divenne come morto, così che molti dicevano che era morto. Ma Gesù, tenendolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò. Ed essendo entrato nella casa, i discepoli lo interrogavano in segreto: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? E disse loro: Questo genere di demoni in nessun modo può uscire se non con la preghiera e il digiuno.

Crisostomo: La Scrittura mostra che quest'uomo era debole nella fede in quanto Cristo dice: O generazione incredula, e ancora: Se puoi credere. Ma sebbene la sua incredulità fosse l'occasione della mancata espulsione del demonio, tuttavia ne fece colpa ai discepoli, per cui segue: ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Vedi l'insipienza di quest'uomo: in mezzo alla folla, nel momento in cui prega il Signore, si mette ad accusare i discepoli. È quanto il Signore gli rimprovera davanti davanti a tutto il popolo, estendendo questa accusa dalla sua persona a quella di tutti i Giudei; infatti è probabile che molti degli assistenti scandalizzati abbiano pensato dei discepoli ciò che non avrebbero dovuto pensare. È per questo che si legge: Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando vi sopporterò? Con ciò mostra sia che egli desiderava la morte, sia che gli pesa stare con loro.

Segue: E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Beda: Si vergogni Giuliano, il quale osa dire che tutti gli uomini nascono nella carne senza il contagio del peccato, come innocenti per ogni verso, come Adamo quando fu creato. Che cosa ebbe infatti questo bambino per essere vessato dall'infanzia da un demonio crudelissimo se non era tenuto da nessun vincolo di peccato originale, dal momento che egli non poteva avere alcun peccato personale? Glossa: Esprime poi, nelle parole della sua petizione, il difetto della fede; per cui aggiunge: Ma se puoi fare qualcosa aiutaci, vendo pietà di noi. Poiché dice infatti: Se puoi fare qualcosa, mostra di dubitare della sua potenza, dato che aveva visto che suo figlio non era stato guarito dai discepoli di Cristo. […].

domenica 22 settembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 8-12

Discendendo dal monte, comandò loro di non riferire nulla di ciò che avevano visto prima che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, chiedendosi tra loro che cosa significasse «quando fosse risorto dai morti ». E lo interrogarono dicendo: «Perché i farisei e gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Rispondendo disse loro: «Elia, quando verrà per primo, ristabilirà ogni cosa; e come è scritto del Figlio dell'uomo, patirà molte cose e sarà disprezzato. Ma vi dico che Elia è già venuto, e gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, come è stato scritto di lui».

Crisostomo: Gesù non semplicemente comanda di tacere, ma, insinuando la passione, insinua la causa per cui devono tacere. Teofilatto: Affinché gli uomini che lo avrebbero visto crocifisso, udendo cose tanto gloriose, non si scandalizzassero. Non era dunque conveniente dire tali cose di Cristo prima che patisse, mentre dopo la risurrezione sarebbe sembrato credibile. Crisostomo: Essi però, ignorando il mistero della risurrezione, ma conservando la parola disputavano tra loro.

Segue: E lo interrogarono dicendo: Perché i farisei e gli scribi dicono che prima deve venire Elia? Crisostomo: L'intenzione dei discepoli in questa interrogazione mi sembra la seguente: noi abbiamo visto Elia con te, e abbiamo visto te prima di Elia; gli Scribi invece insegnano che prima deve venire Elia, pensiamo quindi che abbiano detto una falsità. Beda: Oppure i discepoli pensavano che la trasformazione della gloria fosse quella che avevano visto sul monte, e dicono: se sei già venuto nella gloria, in che modo apparirà il tuo precursore? Soprattutto perché videro Elia ritirarsi.

Crisostomo: Che cosa poi Cristo abbia risposto a ciò appare da quanto segue: Rispondendo disse loro: «Elia, quando verrà per primo, ristabilirà ogni cosa. Con ciò mostra che Elia verrà prima della seconda venuta. Infatti le Scritture preannunziano due venute di Cristo: una c'è già stata e l'altra ci sarà. Ora, il Signore annunzia che Elia sarà il precursore della seconda venuta.

Beda: Elia ristabilirà ogni cosa, certamente quanto Malachia (4,5-6) mostrò dicendo: «Ecco, io vi manderò il Profeta Elia, perché converta il cuore dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i loro padri». Restituirà anche ciò che è dovuto alla morte, e ciò che ha differito la sua lunga vita.

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