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domenica 23 agosto 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 26-31

E detto l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. E disse loro Gesù: Tutti vi scandalizzerete di me in questa notte, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma dopo che sarò risorto vi precederò in Galilea. Pietro gli disse: Anche se tutti si saranno scandalizzati di te, io non lo sarò. E Gesù gli disse: In verità ti dico che oggi, in questa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, tre volte mi rinnegherai. Ma egli diceva ancora di più: Anche se dovrò morire con te, non ti rinnegherò. E similmente dicevano anche tutti gli altri.

Teofilatto: Cantando l'inno di azione di grazie, nel momento in cui sta per essere tradito, egli ci mostra che gli era dolce morire per noi, e ci insegna a non rattristarci, ma a rendere grazie a Dio quando quando crediamo nella sofferenza per la salvezza degli altri, poiché egli nella nostra tribolazione opera la salvezza degli altri. Beda: Noi possiamo anche vedere, in questo cantico di azione di grazie, che egli, come riferisce Giovanni, rendeva grazie a suo Padre e pregava levando gli occhi per se stesso e per i suoi discepoli, e per tutti quelli che dovevano credere nel suo nome.

Beda: In senso mistico è assai notevole che il Salvatore conduca i suoi discepoli sul monte degli Ulivi, dopo averli fatti partecipare ai suoi misteri; ed è per insegnarci a servirci della sua partecipazione ai sacramenti per elevarci alle virtù e ai doni dello Spirito Santo più sublimi; è per questa virtù e per questo doni che i nostri cuori sono consacrati dall'unzione divina. Girolamo: È sullo stesso monte degli Ulivi, dove è stato fatto prigioniero, che Gesù si eleva al cielo, e ciò per insegnarci che noi saliamo al cielo dal mezzo delle nostre preghiere, delle nostre veglie, delle nostre prove, quando non le respingiamo.

Beda: Il Signore predice ai suoi discepoli la debolezza di cui stanno per essere vittime affinché, giungendo tale debolezza, essi no disperino della salvezza, ma siano liberi per il pentimento, per cui segue: E disse loro Gesù: Tutti vi scandalizzerete di me in questa notte. Teofilatto: Il Signore permise che cadessero perché non confidassero in se stessi, e per non sembrare di far loro questa predizione su una semplice apparenza introdusse questa testimonianza del Profeta Zaccaria: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Teofilatto: Il Padre dice: «Percuoterò il pastore» probabilmente perché lo lascia percuotere. I discepoli sono chiamati pecore a causa della loro innocenza e dell'assenza in loro di malizia. Il Signore aggiunge la consolazione con queste parole: Ma dopo che sarò risorto vi precederò in Galilea.

domenica 16 agosto 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 22-25

E mentre mangiavano, Gesù prese il pane e benedicendo lo spezzò e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. E prendendo il calice, rendendo grazie lo diede loro e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà sparso per molti. In verità vi dico che io non berrò di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Beda: Terminate le cerimonie della Pasqua, Gesù passa alla nuova, cioè sostituisce alla carne e al sangue dell'agnello il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Per cui si dice: E mentre mangiavano, Gesù prese il pane, per mostrare che egli era colui al quale il Signore giurò (Sal 109,4): «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedeck».

Beda: Spezza egli stesso il pane che porge ai discepoli, per mostrare che la frazione del pane era l'effetto di un piano che aveva tracciato spontaneamente lui stesso. Egli benedice il pane per mostrare che questa natura umana che egli aveva preso per soffrire egli l'aveva riempita di una virtù divina congiuntamente con il Padre e lo Spirito Santo. Con la benedizione e la frazione del pane egli fece vedere che si era degnato di sottrarre alla morte l'umanità che aveva preso, per far risplendere la potenza di immortalità che era innata in lui e per insegnare che egli avrebbe risuscitato rapidamente questa umanità.

Segue: e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Teofilatto: Ciò che io vi do in questo momento e ciò che voi riceverete in questo momento. Il pane non è soltanto la figura del corpo di Cristo: esso è mutato realmente nel corpo di Cristo, dato che il Signore ha detto altrove (Gv 6,51): «I pane che io vi darò è la mia carne». Tuttavia, a causa della nostra debolezza, la carne di Cristo non è visibile a noi. Il pane e il vino sono dei nutrimenti fatti a nostro uso, e se noi vedessimo la carne e il sangue non sopporteremo di nutrircene. È per questo che il Signore, accondiscendendo alla nostra debolezza, conserva le apparenze del pane e del vino, ma cambiando il pane e il vino nella realtà della sua carne e del suo sangue.

Crisostomo: E ancora oggi Cristo è qui, e consacra la mensa che ha adornato. E non è l'uomo che cambia queste offerte nel corpo e nel sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è morto per noi. Le parole escono dalla bocca del sacerdote, ma la potenza e la grazia della consacrazione vengono da Dio. È questa parola, «Questo è il mio corpo», che conserva le offerte; e come la parola che dice: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra» (Gen 1,22) non è stata detta che una volta eppure ottiene il suo effetto in tutti i tempi per la generazione di tutti gli esseri, attraverso la mediazione della natura, così quest'altra parola, pronunciata una volta sola, dà la sua forza al sacrificio di tutti gli altari della Chiesa fino a oggi (cosa che si perpetuerà fino alla venuta di Cristo).

domenica 26 luglio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 17-21

Venuta la sera, venne con i Dodici, e stando a tavola e mangiando Gesù disse: In verità vi dico che uno di voi che mangia con me mi tradirà. Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno per uno: Sono forse io? Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. E il Figlio dell'uomo se ne va, come è stato scritto di lui: ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Era meglio per lui che non fosse mai nato.

Beda: Il Signore, che aveva predetto la sua passione, predice anche il suo tradimento, dando spazio alla penitenza, affinché, venendo a intendere che i suoi pensieri erano conosciuti, egli si pentisse di ciò che aveva fatto.

Crisostomo: Risulta chiaro che, al fine di non renderlo più impudente ancora, egli non lo annunciava a tutti, e neppure taceva completamente, affinché non compisse più audacemente il tradimento sapendosi totalmente sconosciuto.

Teofilatto: I Discepoli furono rattristati a causa della parola del Signore, perché, pur sentendosi estranei a questa colpevole intenzione, credevano tuttavia più a colui che conosce i cuori di tutti di quanto non credessero a se stessi.

Segue: Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. Beda: Cioè Giuda, il quale, mentre gli altri rattristati ritraggono le mani, mette col Maestro la mano nel catino. E poiché prima aveva detto: uno di voi mi tradirà, e il traditore persevera nel male, lo rimprovera più manifestamente; tuttavia non indica il nome proprio. Girolamo: Dice però: Uno dei Dodici, come se fosse separato da essi. È così che il lupo separa dalle altre la pecora che vuole prendere, e questa pecora, uscita dal mezzo delle altre, si presenta da sola ai suoi denti. Giuda, che un primo e un secondo avvertimento non hanno potuto ritrarre dal sentiero del tradimento, intende l'enunciato della sua pene, affinché sia vinto dalla prospettiva del castigo, lui che non lo era stato per la vergogna del suo crimine.

Beda: Ancora oggi risente di questa maledizione quell'uomo che da malvagio si accosta alla mensa del Signore. Infatti costui, sull'esempio di Giuda, tradisce il Figlio dell'uomo non certo davanti ai Giudei peccatori, ma tuttavia ai peccatori suoi membri.

Segue: Era meglio per lui che non fosse mai nato. Girolamo: Cioè era meglio che egli restasse nascosto nelle tenebre del seno materno, poiché è meglio non esistere che esistere per i tormenti.

domenica 3 maggio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 12-16

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, gli dicono i suoi discepoli: Dove vuoi che andiamo e prepariamo perché tu possa mangiare la Pasqua? E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città e troverete un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo e dovunque entrerà dite al padrone di casa che il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi. I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

Beda: Il giorno degli azzimi era il quattordicesimo giorno del mese. Alla sera di questo giorno si celebrava la Pasqua: cioè si uccideva l'agnello dopo aver gettato via il lievito. È ciò che l'Apostolo spiega in questo modo (1 Cor 5,7): «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato». Sebbene non fosse stato che l'indomani, al quindicesimo giorno della luna, che egli fu crocifisso, fu tuttavia alla sera di quel giorno, nel momento in cui si immolava l'agnello, che egli consacrò l'inizio della sua passione e della sua immolazione dando ai suoi discepoli, per consacrarlo dopo di lui, il suo corpo e il suo sangue, e i Giudei si impadronirono di lui e lo legarono.

Girolamo: Dicono poi Dove vuoi che andiamo? perché dirigiamo i nostri passi con la volontà di Dio. Il Signore indica presso chi vuole mangiare la Pasqua e, secondo il suo modo ordinario, come abbiamo notato sopra, invia due discepoli insieme: E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città. Teofilatto: Egli invia due dei suoi discepoli. Secondo la testimonianza di Luca sono Pietro e Giovanni. Egli li invia a un uomo sconosciuto per insegnare loro che egli poteva non soffrire se voleva. Infatti chi muove la mente di uno sconosciuto perché li riceva, che cosa non potrebbe fare degli altri? Ora, egli dà un segno per riconoscere la casa, quando dice loro: troverete un uomo che porta una brocca d'acqua. Agostino: Marco chiama questo vaso «lagena» e Luca «anphora». Il primo termine designa la specie di vaso che porta quest'uomo, e il secondo la sua forma: in entrambi i casi c'è la verità.

Beda: La prova che la sua divinità era presente in lui è che, al momento in cui si tratteneva con i suoi discepoli, egli vedeva ciò che accadeva altrove; per cui segue: I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Crisostomo: Attendevano non la nostra, ma quella dei Giudei. Infatti la nostra non soltanto l'ha istituita il Signore, ma è divenuto egli stesso questa Pasqua. Ma perché l'ha celebrata? Perché, «venuto sotto la legge, egli doveva salvare quelli che erano sotto la legge» (Gal 4,5), e fare così cessare la legge. Egli stesso la compì, e compiendola la fece cessare, affinché nessuno potesse dire che egli non poteva compierla per ciò che essa aveva di arduo e difficile.

domenica 19 aprile 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 10-11

Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.

Beda: L'infelice Giuda vuole compensare con il prezzo di vendita del suo maestro la perdita che egli giudica aver causato con quel profumo sparso.

Girolamo: Era numericamente uno dei Dodici ma non lo era per il suo merito; lo era esteriormente, ma non nello spirito. Andò dai principi dei sacerdoti quando uscì, e Satana entrò in lui: ogni animale si congiunge al suo simile.

Beda: La parola poi: si recò, mostra che non era stato in nessun modo chiamato dai principi, né trascinato da qualche necessità, ma che egli aveva formulato questo disegno per una libera scelta della sua anima criminale.

Teofilatto: E' detto: consegnare loro Gesù, cioè per indicare loro in quale momento potevano incontrarlo tutto solo; poiché, a causa della folla, temevano di irrompere su di lui quando insegnava.

Girolamo: Promette di consegnarlo loro come il diavolo suo maestro aveva detto in precedenza (Lc 4,6): «Ti darò tutto il potere».

Crisostomo: O follia, o piuttosto cupidigia del traditore! Poiché la cupidigia ha generato tutti i mali. È la cupidigia che trattiene le anime prigioniere, che le stringe con ogni specie di legami, che impone l'oblio dei mali e fa apparire l'alienazione dell'anima. Prigioniero di questa folle cupidigia. Giuda dimentica la sua vita comune con il Salvatore, quella tavola che li aveva riuniti, la sua autorità di maestro, i suoi consigli, le sue sante persuasioni.

Beda: Vi sono ancora oggi molti che, pieni di orrore per il crimine di Giuda che tradisce il suo Maestro per danaro, giustificano questo crimine orribile e detestabile; tuttavia non cercano in nessun modo di evitarlo, disprezzano per dei doni i diritti della verità e della carità, diritti che non sono altro che Dio stesso.

domenica 29 marzo 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 3-9

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo pistico di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri! Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, ma non sempre avrete me. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, anticipando l'unzione del mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto.

Beda: Dice di Simone il lebbroso non perché fosse lebbroso in quel tempo, ma perché lebbroso prime, fu poi mondato dal Salvatore, rimanendo il nome di prima affinché apparisse la virtù del curatore.

Beda: L'alabastro è una specie di marmo bianco, venato di differenti sfumature, che si suole usare ordinatamente per farne dei vasi per contenere profumi, a motivo della proprietà che si riconosce ad essi di mantenerli incorruttibili. In nardo è un arbusto aromatico di una radice, si dice, molto grassa e sviluppata, ma di una ramo piccolo e fragile. Pur essendo grasso, questo arbusto ha un profumo come il cipresso; di un gusto aspro, con una foglia piccola e spessa, e il suo ramo termina in una spina. Coloro che compongono i profumi trovano dunque nel nardo due cose da celebrare, le foglie e le spighe; ed è di questo nardo che parla Marco dicendo: olio di nardo pistico di gran valore; in quanto cioè quell'unguento che Maria portò al Signore non era solo fatto della radice del nardo, ma anche dalle sue foglie e dalle sue spighe, e presentava di conseguenza più proprietà e più profumi riuniti insieme, cosa che lo rendeva molto più prezioso.

Girolamo: In senso mistico, Simone è la figura innanzitutto dell'anima infedele e poi dell'anima fedele; e questa donna col suo vaso, della fede della Chiesa che dice (Ct 1,11): «Il mio nardo ha dato il suo profumo». Il nardo è detto un nardo fedele, vale a dire pistico e prezioso; la casa che è stata riempita di quell'odore di questo profumo è il cielo e la terra. Il vaso che è stato rotto è il desiderio carnale che si rompe contro questa testa che rende tutto il corpo perfettamente unito, al momento in cui il capo dei cristiani si siede, ossia si umilia perché questa peccatrice credente possa toccarlo. Ella si eleva dai piedi alla testa, e discende mediante la fede dalla testa ai piedi, cioè va da Cristo alle sue membra.

domenica 1 febbraio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 1-2

Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano in che modo prenderlo con l'inganno e ucciderlo. Dicevano però: non nel giorno della festa, perché non ne venga forse un tumulto nel popolo.

Girolamo: Ora aspergiamo il nostro libro col sangue, come anche le porte della casa, e circondiamo con una corda scarlatta la casa dove preghiamo, e prendiamo nella nostra mano del filo scarlatto per legare Zara affinché possiamo narrare la vacca rossa uccisa nella valle. Sul punto di narrare l'uccisione di Cristo l'Evangelista premette: Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni.

Beda: La Pasqua, che in ebraico si dice «Phase», non deriva dalla passione, come molti pensano, ma dal passaggio, in quanto lo sterminatore, vedendo il sangue sulla porta degli Israeliti, passava oltre e non li percuoteva. Oppure lo stesso Signore, prestando aiuto al suo popolo, passava sopra. Girolamo: Oppure «Phase» significava passaggio, e Pasqua immolazione. Nell'immolazione dell'agnello e nel passaggio del popolo attraverso il mare o l'Egitto viene prefigurata la passione di Cristo e la redenzione del popolo dall'inferno, quando ci visita dopo due giorni, cioè con la luna piena dell'età matura di Cristo, affinché, senza conservare nulla in noi di tenebroso, mangiamo in una casa sola, la Chiesa cattolica, la cena dell'Agnello immacolato che ha portato i peccati del mondo, dopo aver preso la calzatura della carità e le armi della virtù.

Beda: C'era questa differenza tra la festa di Pasqua e quella degli Azzimi, che la festa di Pasqua non durava che un giorno, il quattordicesimo della luna del primo mese: è in questo giorno che si immolava l'agnello pasquale. La festa degli Azzimi, commemorazione dell'uscita dall'Egitto, al quindicesimo giorno della luna, succedeva immediatamente a quella di Pasqua, e, siccome durava sette giorni, andava fino al ventunesimo giorno del primo mese fino alla sera. Gli Evangelisti hanno l'abitudine di porre viceversa la Pasqua per la festa degli azzimi, e reciprocamente. È così che Marco dice: Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni. E la ragione è che era comandato di non servire che dei pani azzimi, il giorno di Pasqua. E noi dobbiamo celebrare una Pasqua perpetua sforzandoci di passare da questo mondo all'altro.

giovedì 1 gennaio 2026

Marco, Capitolo 13, Versetti 32-37

Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli Angeli in cielo, e nemmeno il Figlio, ma soltanto il Padre. Guardate, vegliate e pregate: non sapete infatti quando sarà il tempo: come l'uomo che è partito per un viaggio lascia la sua casa e dà il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ordina al portiere di vigilare. Vegliate dunque: non sapete infatti quando il padrone di casa verrà: se di sera, o a mezzanotte, o al canto del gallo o al mattino; affinché, venendo improvvisamente, non vi trovi addormentati. Ciò che poi dico a voi lo dico a tutti: Vegliate.

Teofilatto: Il Signore, volendo impedire la domanda su quel giorno e quell'ora, disse: Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli Angeli in cielo, e nemmeno il Figlio, ma soltanto il Padre. Se infatti avesse detto che lo sapeva, e tuttavia non lo avesse voluto rivelare a loro, li avrebbe non poco rattristati. Ora invece agisce più sapientemente, e li escluse da tale interrogazione affinché non gli diventassero molesti, dicendo; né gli Angeli lo sanno e neppure io.

Ilario: L'ignoranza del giorno e dell'ora si oppone all'unigenito Dio, così che Dio nato da Dio non sia in quella perfezione di natura in cui si trova Dio. Ma secondo il giudizio comune, bisogna sentire se possa essere credibile che ignori qualcosa colui che è l'autore di tutte le cose che sono e che saranno. In che modo, infatti, è fuori dalla scienza della sua natura mediante la quale e nella quale è ciò che deve essere fatto? Egli dunque ignora il giorno della sua venuta? È nella natura umana, in quanto dipende da essa, sapere prima ciò che determina di fare, e la conoscenza di ciò segue sempre alla volontà di farlo. Ebbene, come si può ammettere che il Signore ignorasse il giorno della sua venuta gloriosa per un'imperfezione della sua natura, avendo la necessità di venire e non avendo la conoscenza della sua venuta? E quanta occasione di empietà risulterebbe nell'attribuire a Dio Padre la malignità di tenere nascosta la sua beatitudine a colui al quale aveva dato di conoscere la sua morte? Se dunque in lui si trovano tutti i tesori della scienza, non ignora questo giorno. Ci conviene però ricordare che in lui i tesori della scienza sono occulti. La sua ignoranza rispetto a questo giorno proviene dal fatto che i tesori della sapienza sono occulti in lui. E sempre, quando manifesta di ignorare qualche cosa, ciò non va attribuito all'ignoranza, ma al fatto che non è ancora giunto il momento di parlare o di agire. Così, per mostrare che Dio voleva far conoscere ad Abramo che non ignorava il suo amore, si dice nel cap. 22 della Genesi che Dio non lo celava ad Abramo. Così si deve dire anche che il Padre conosceva quel giorno poiché non lo celava al Figlio. Se dunque il Figlio non conosce il giorno, è un mistero che taccia; e al contrario si dice che solo il Padre lo sa poiché non tace. Non sia mai poi che noi attribuiamo al Padre e al Figlio la novità delle mutazioni corporali. Finalmente, perché non si giudichi che ignorava per difetto di natura si aggiunge: Guardate, vegliate e pregate: non sapete infatti quando sarà il tempo. Girolamo: Infatti è necessaria la vigilanza della mente prima della morte del corpo.

domenica 2 novembre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 41-44

E sedutosi di fronte al tesoro, guardava in che modo la folla gettava monete nel gazofilacio. E tanti ricchi ne gettavano molte. Venuta però una vedova povera, vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. E convocati i suoi discepoli disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti nel tesoro. Tutti infatti hanno messo quanto sovrabbondava loro; questa invece, nella sua povertà, ha messo tutto quello che aveva, tutto il suo nutrimento.

Beda: Gazofilacio, che deriva dal greco pluylaxe, che significa conservare, e dalla parola persiana gaza, che significa ricchezza, esprimeva il luogo dove si conservavano le ricchezze; e con questa parola si indicava anche l'arca dove si raccoglieva il danaro della folla necessario per l'uso del tempio, e il portico nel quale si conservava. Hai un esempio dei portici nel Vangelo (Gv 8,20): «Queste parole disse nel garofilacio, insegnando nel tempio». Hai anche un esempio dell'arca nel libro dei Re (IV, 12,9): «E il pontefice Ioiada portò un gazofilacio».

Segue: Venuta però una vedova povera, vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Beda: Nel calcolo si chiama quadrante la quarta parte di una cosa, o di un luogo, o di un tempo o di un pezzo di moneta. Probabilmente qui con questa parola si esprime la quarta parte di un siclo, o cinque oboli.

Segue: E convocati i suoi discepoli disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti nel tesoro. Beda: Dio non guarda l'offerta, ma il peso dell'intenzione; egli non esamina quanto si offre, ma da quale somma lo si prende; per cui aggiunge: Tutti infatti hanno messo quanto sovrabbondava loro; questa invece, nella sua povertà, ha messo tutto quello che aveva, tutto il suo nutrimento.

Girolamo: In senso mistico i ricchi sono coloro che traggono dai tesori del loro cuore le cose nuove e le cose antiche, vale a dire, i segreti misteriosi e senza spiegazione certa della sapienza divina del Nuovo e dell'Antico Testamento. Che cosa è dunque questa povera donna se non io e tutti coloro che mi assomigliano, che mettono ciò che possono e non hanno che dei desideri per ciò che sono incapaci di spiegarvi? Poiché Dio non considera ciò che avete inteso, ma con quali disposizioni voi l'avete inteso. Ora, ciascuno di voi può portare il quadrante, che è un'intenzione ardente, chiamata quadrante poiché è accompagnata da tre cose: il pensiero, la parola e il fatto. Con queste parole: ella ha messo tutto il suo nutrimento, il Salvatore mostra che tutti i piaceri del corpo consistono nel nutrimento, ed è per questo che si dice altrove (Qo 6,7): «Tutto il lavoro dell'uomo è nella sua bocca».

martedì 28 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 35-37

E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? E molta folla lo ascoltava volentieri.

Teofilatto: Poiché Cristo sta per affrontare la passione, corregge un'opinione falsa dei Giudei, i quali dicevano che Cristo era figlio di Davide, non il suo Signore; per cui si dice: E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio. Girolamo: Ciò parla apertamente di sé, affinché siano inescusabili; segue infatti: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide?

Teofilatto: Cristo mostra che egli è il Signore attraverso le parole di Davide; infatti segue: Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra; come se dicesse: non mi potete dire che Davide ha detto ha detto questo senza la grazia dello Spirito Santo, ma nello Spirito Santo lo chiama Signore. È che sia Signore lo mostra aggiungendo: Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Erano infatti i suoi nemici che Dio avrebbe posto a sgabello dei piedi di Cristo. Che sia Dio il Padre che sottomette a Cristo i suoi nemici, non prova in alcun modo che Dio Figlio sia a lui inferiore per natura: ciò esprime l'unità di natura che li fa agire l'uno nell'altro. Il Figlio non sottomette forse al Padre i suoi nemici, lui che lo glorifica sulla terra?

Glossa: Così dunque il Signore, mediante le cose premesse, conclude una questione dubbia: infatti dalle premesse parole di Davide si ha che Cristo è Signore di Davide; invece dalle parole degli Scribi si ha che egli è suo Figlio; e questo è ciò che si aggiunge: Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? Beda: La domanda di Gesù ci è giovata fino a oggi contro i Giudei: questi infatti, che confessano che Cristo deve venire, asseriscono che è un semplice e santo uomo del genere di Davide. Interroghiamoli dunque, loro che sono stati istruiti dal Signore: se è un semplice uomo e soltanto figlio di Davide, come Davide lo chiama suo Signore nello Spirito Santo? Ora, essi non sono ripresi perché dicono che è figlio di Davide, ma perché non credono che è Figlio di Dio.

domenica 26 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 28-34

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò quale fosse il primo di tutti i comandamenti. Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento. E il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi. Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Girolamo: Perché il dubbio su questa questione, dubbio comune a tutti i periti della legge, se non poiché dei comandamenti diversi sono ordinati nell'Esodo, nel Levitico e nel Deuteronomio? È per questo che risponde, non un solo comandamento, ma per due. Questi due comandamenti sono come le due mammelle sul petto della sposa che devono nutrire la nostra infanzia; per cui si aggiunge: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore. Egli chiama questo comandamento il primo di tutti; vale a dire che noi dobbiamo porre nel fondo del nostro cuore, come fondamento unico della pietà, la conoscenza e la confessione dell'unità divina accompagnata dalle buone opere, che trovano la loro perfezione nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo; per cui aggiunge: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento.

Teofilatto: Considera in che modo ha enumerato tutte le facoltà dell'anima. C'è infatti la facoltà dell'anima animale, che esprime dicendo «con tutta la tua anima», alla quale appartengono l'ira e il desiderio; ed egli vuole che li consacriamo nell'amore divino. C'è anche un'altra facoltà che è detta naturale, alla quale appartengono le nutritiva e l'accrescitiva; e anche questa va data tutta al Signore; per cui si dice con tutto il cuore. C'è anche un'altra facoltà razionale, che chiama mente, e anche questa va data tutta a Dio. Glossa: Ciò che poi aggiunge: e con tutta la tua forza, si può riferire alle facoltà corporali.

Segue: Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Teofilatto: Ci dice che il secondo è simile al primo perché questi due comandamenti si rapportano l'uno all'altro e si possono convertire reciprocamente: infatti chi ama Dio ama anche ciò che Dio ha fatto. Ora, la sua produzione principale è l'uomo, per cui chi ama Dio deve amare tutti gli uomini. Reciprocamente colui che ama il prossimo, che così spesso è un oggetto di scandalo per lui, deve amare a più forte ragione Dio, dal quale non riceve che benefici.

Segue: Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità. Beda: Mostra, dicendo: Vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici, che fra gli Scribi e i Farisei era stata discussa una grave questione, ossia quale fosse il comandamento primo e massimo della legge divina; gli uni dicevano che era l'offerta delle ostie e dei sacrifici, mentre gli altri preferivano le opere della fede e della carità, appoggiandosi sul fatto che i patriarchi, che avevano preceduto la legge, erano piaciuti a Dio per la sola fede che opera attraverso la carità. Questo Scriba dichiara che questa ultima opinione è la sua.

sabato 18 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 18-27

E vennero a lui dei Sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che «se muore il fratello di uno» e lascia la moglie «senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello». C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie. E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli di Dio nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe»? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore.

Teofilatto: I Sadducei formavano una setta eretica in Giudea, negando la risurrezione e l'esistenza degli Angeli e degli spiriti. Essi vanno da Gesù e si mettono a fargli un racconto pieno di ipocrisia per mostrare che la risurrezione non deve avere luogo. Per questo si aggiunge: e lo interrogarono dicendo: Maestro. Al fine di rendere la risurrezione più impossibile, essi danno sette mariti a una donna. Beda: Essi hanno forgiato questa favola per mostrare la follia di coloro che affermano la risurrezione dei corpi, ma non è impossibile che qualcosa di simile sia accaduto realmente in Giudea.

Segue: E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Teofilatto: È come se dicesse loro: Voi non comprendete qual è la risurrezione che la Scrittura annuncia così, poiché voi pensate che nella risurrezione i corpi saranno tali quali sono adesso, ma non sarà così. Così dunque ignorate la Scrittura, ma ignorate anche la virtù divina. Voi considerate infatti ciò come difficile e dite: come potranno delle membra dissolte dalla corruzione riunirsi, e ricongiungersi alle anime? Infatti per la potenza divina ciò è quasi nulla.

Segue: Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come Angeli di Dio nei cieli. Teofilatto: Come se dicesse: sarà una restaurazione divina e angelica della vita, in modo che noi non siamo più preda della corruzione, e rimaniamo nello stesso modo. È per questo che le nozze scompariranno; perché, se le nozze esistono sulla terra, è affinché la nostra specie, che tende incessantemente alla corruzione, sia immortale. Ma nell'altra vita noi saremo come Angeli, che sono senza successione nuziale e vivono sempre.

Teofilatto: Ma io vi dico: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe, come se dicesse il Dio dei viventi, per cui aggiunge: Non è un Dio dei morti ma dei viventi. Infatti non disse: Io fui, ma io sono, come se parlasse di esseri a lui coesistenti. Ma forse qualcuno dirà che Dio disse questo solo dell'Anima di Abramo, non del corpo. A ciò diciamo che Abramo comporta le due cose, cioè il corpo e l'anima, così che egli sia il Dio del corpo e il corpo viva presso Dio, cioè nell'ordinanza divina. Beda: Oppure, quando ha provato che le anime rimangono dopo la morte (né infatti poteva accadere che fosse il Dio di cose che non sussistono), conseguentemente si introduceva anche la risurrezione dei corpi, che hanno compiuto il bne e il male insieme cone le anime.

Girolamo: Quando poi dice il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, nominando Dio tre volte indica la Trinità. Quando poi dice Non è un Dio dei morti, ripetendo lo stesso, indica l'unità nella sostanza. Vivono poi coloro che rivendicano la porzione che avranno scelto, mentre sono morti coloro che hanno perso ciò che avevano rivendicato.

sabato 11 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 13-17

Gli mandarono però alcuni Farisei ed Erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no? Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda. Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: Di chi è questa immagine e l'iscrizione? Gli risposero: Di Cesare. Gesù disse loro: Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. E rimasero ammirati di lui.

Beda: I principi dei sacerdoti, volendo impadronirsi di Gesù, avendo paura della folla, e no potendolo fare loro stessi, cercarono di farlo fare alle potenze temporali; in questo modo essi erano al di sopra del rimprovero di avere commesso questo attentato; per cui si dice: Gli mandarono però alcuni farisei ed Erodiani per coglierlo in fallo nel discorso.

Teofilatto: Abbiamo detto altrove, degli Erodiani, che erano la setta che pretendeva che Erode fosse il Cristo a causa della sparizione dei re della razza di Giuda, che coincideva con il suo avvento al trono. Altri dicono che questi Erodiani fossero dei soldati di Erode, che i Farisei portavano con sé per renderli testimoni delle parole di Cristo e per prenderlo e impadronirsi di lui. Nota la loro malizia in quanto si servono dell'adulazione per impadronirsi di lui; poiché è detto: Maestro, sappiamo che sei veritiero.

Girolamo: Essi lo interrogarono con delle parole melliflue, lo circondavano come delle api che hanno il miele sulla bocca e un pungiglione dietro.

Beda: Questa parola carezzevole e ingannatrice viene usata per indurlo a rispondere che teme più Dio che Cesare, e che non bisogna pagare le imposte, in modo che gli Erodiani che sono là, udendolo, trovino in lui l'autore di una sedizione contro Roma; per questo aggiungono: non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini.

Teofilatto: Così che non onori Cesare, cioè contro la verità. Per cui aggiungono: ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Questa parola era tutto un artificio e aveva un precipizio da ogni lato: poiché, se rispondeva che bisognava pagare il tributo a Cesare, si eccitava il popolo contro di lui presentandolo come se volesse ridurlo al suo servizio, e se diceva al contrario che ciò non era permesso, lo si accusava di sollevare il popolo contro Cesare. Ma la sede della sapienza seppe sfuggire al loro inganno; per cui segue: Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda. Ed essi glielo portarono.

Beda: Il denaro era una moneta che valeva dieci sesterzi, e aveva l'immagine di Cesare; per cui segue: Allora disse loro: Di chi è questa immagine e l'iscrizione? Gli risposero: Di Cesare. Coloro che pensano che la domanda del Salvatore fosse stata per ignoranza e non per volontà, da ciò imparino che egli poteva sapere di chi fosse quell'immagine; ma egli domanda per rispondere in modo competente alle loro parole; per cui segue: Gesù disse loro: Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Teofilatto: Come se dicesse: date ciò che ha l'immagine all'immagine, cioè il denaro a Cesare: potete infatti sia dare il tributo a Cesare, sia a Dio le cose che gli competono. Girolamo: Oppure diversamente: Rendete per forza a Cesare questa moneta che porta l'immagine di Cesare, e date liberamente voi stessi a Dio. Infatti «Il tuo volto, Signore, è stato segnato sopra di noi» (Sal 4,7), non quello di Cesare.

lunedì 6 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 1-12

E cominciò a parlare loro in parabole: Un uomo piantò una vigna, la circondò di una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano. A suo tempo mandò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede, su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura: «La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Girolamo: E' Dio Padre che il Salvatore chiama uomo con un sentimento umano; la vigna è la casa di Israele, la siepe sono gli Angeli che la custodiscono, il torchio è la legge, la torre il tempio, i vignaioli i sacerdoti.

Beda: Il primo servitore che fu inviato è quello stesso che trasmise loro la legge: Mosè. Essi lo rinviarono dopo averlo picchiato, poiché essi lo esasperarono nell'accampamento. Segue: Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. L'altro servo è il re Davide, e indica anche gli altri Salmisti. Ora, essi colpirono Davide sulla testa dopo averlo coperto di obbrobrio; poiché (1 Re 12,16) non facendo alcun conto dei versi dei Salmi, lo rigettarono dicendo: «Che abbiamo noi in comune con Davide?». Segue: Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Con questo terzo e con i suoi compagni intendi il coro dei Profeti; ma quali dei Profeti non furono perseguitati? D'altronde il Signore ci insegna che si possono mettere sotto questa triplice classificazione tutti coloro che hanno insegnato sotto la legge dicendo (Lc 24,44): «E' necessario che si compia tutto ciò che è stato scritto su di me nella legge, nei Profeti e nei Salmi».

Segue: Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Teofilatto: Dio dice così non per esprimere che egli ignora ciò che sarà, ma per stabilire ciò che dovrebbe essere e ciò che sarebbe conveniente. Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l'erede, su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra. Il Signore prova nel modo più manifesto che i principi dei Giudei crocifissero il Figlio di Dio non per ignoranza, ma per invidia. Compresero infatti che egli era colui di cui fu detto (Sal 2,8): «Ti darò le genti come tua eredità». Dopo averlo ucciso, questi cattivi vignaioli, volendo soppiantarlo, si sforzeranno di estinguere la fede che si ha in lui e di stabilire la loro giustizia piuttosto che quella di Dio, e di innestare su di essi le nazioni. Segue: E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Teofilatto: Cioè fuori da Gerusalemme: il Signore fu crocifisso fuori dalla città.

domenica 28 settembre 2025

Marco, Capitolo 11, Versetti 27-33

E vengono di nuovo a Gerusalemme. E mentre camminava nel tempio si accostano a lui i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dicono: Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità, perché tu faccia questo? Ma Gesù rispondendo dice loro: Vi farò anch'io una domanda, e rispondetemi, e vi dirò con quale autorità faccio queste cose: il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi. Ma essi pensavano fra loro dicendo: Se diremo dal cielo dirà: Perché dunque non gli avete creduto? Se diremo dagli uomini, abbiamo timore del popolo. Tutti infatti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. E rispondendo dicono a Gesù: Non lo sappiamo. E rispondendo Gesù dice loro: Neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose.

Teofilatto: Poiché il Signore aveva cacciato dal tempio coloro che ne avevano fatto come una taverna di ladri, questi, irritati, vennero a lui per tentarlo e per interrogarlo; per cui si dice: E vengono di nuovo a Gerusalemme. E mentre camminava nel tempio si accostano a lui i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dicono: Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità, perché tu faccia questo? Come se dicessero: chi sei tu per fare tali cose? Forse ti sei costituito dottore e ti ordini principe dei sacerdoti?

Beda: E certamente quando dicevano: Con quale autorità fai queste cose? Dubitavano del potere di Dio e volevano sottintendere che era del diavolo ciò che faceva; aggiungendo inoltre: chi ti ha dato questa autorità? manifestamente negavano il Figlio di Dio, ritenendo che facesse segni non con le forze proprie ma con quelle altrui.

Teofilatto: Dicevano poi ciò credendo di sottoporlo a giudizio, così che, se avesse detto: con la mia autorità, lo avrebbero potuto catturare; e se avesse detto: con l'autorità di altri, avrebbe fatto sì che il popolo se ne andasse via da lui, poiché credeva che egli fosse Dio. Ma il Signore li interroga su Giovanni non vanamente, né in modo sofistico, ma perché Giovanni aveva reso testimonianza a lui; per cui segue: Ma egli rispondendo dice loro: Vi farò anch'io una domanda.

Beda: Certamente il Signore avrebbe potuto confutare la calunnia dei tentatori con un'aperta risposta, ma prudentemente interrogò, affinché o con il loro silenzio o con la loro sentenza venissero condannati; il che apparve da ciò che si aggiunge: Ma essi pensavano fra loro dicendo: Se diremo dal cielo dirà: Perché dunque non gli avete creduto? Come se dicesse: colui che confessate che ha avuto una profezia dal cielo mi ha dato testimonianza, e da lui avete udito con quale autorità faccio queste cose.

Segue: Se diremo dagli uomini, ecc. Beda: Videro dunque che con qualunque risposta sarebbero caduti nel laccio, temendo la lapidazione, ma più ancora temendo la confessione della verità; per cui segue: E rispondendo dicono a Gesù: Non lo sappiamo. Girolamo: Gli invidiosi sono oscurati dalla lampada, per cui si dice (Sal 131,17-18): «Ho preparato una lampada al mio Cristo: riempirò di confusione i suoi nemici».

Segue: E rispondendo Gesù dice loro: Neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose. Beda: Come se dicesse: non vi dico ciò che so poiché non volete confessare ciò che sapete. Bisogna sapere che soprattutto per due motivi si deve nascondere la conoscenza della verità a chi la chiede: o quando colui che chiede è poco capace di comprendere la risposta, o quando uno se ne è reso indegno per il disprezzo della verità.

domenica 3 agosto 2025

Marco, Capitolo 11, Versetti 1-10

E avvicinandosi a Gerusalemme e a Betania al monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando là troverete un asinello legato sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. E se qualcuno vi dirà: Che cosa fate?, dite che il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito. E andando trovarono un asinello legato vicino alla porta fuori nel bivio, e lo sciolsero. E alcuni dei presenti dissero loro: Che cosa fate sciogliendo l'asinello? E dissero loro come aveva comandato loro Gesù, e li lasciarono andare. E condussero l'asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi sedette sopra. E molti stendevano sulla strada i loro mantelli e altri delle fronde che avevano tagliate dai campi. E quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano dicendo: Osanna, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore», Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!

Crisostomo: Dopo che il Signore aveva dato delle prove sufficienti della sua potenza, e la croce era già alle porte, operò tutto con maggiore chiarezza, così che avrebbe infiammato gli avversari; e quindi, sebbene molte volte prima fosse salito a Gerusalemme, tuttavia mai con tanta eccellenza come adesso. Teofilatto: Al fine che, se volevano, potessero riconoscere la sua gloria e per le profezie compiute a suo riguardo sapessero che era vero Dio; se invece non volevano, subissero un giudizi più severo, per non avere creduto a miracoli così chiari.

Segue: E quelli che precedevano e quelli che seguivano gridavano dicendo: Osanna, «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Crisostomo: La moltitudine infatti, finché non fu corrotta, conobbe ciò che era conveniente; per cui onorificò Gesù, ciascuno secondo la propria virtù; per cui coloro che lo lodavano assunsero un inno levitico dicendo Osanna, che secondo alcuni significa: Salvami, secondo altri: Inno. Ritengo però che il primo senso sia più vero, poiché nel Salmo 175,25 si ha: «Signore salvami», che in ebraico è scritto Osanna. Girolamo: Gli uomini gridano: «salvami», poiché ciò che essi domandano è di essere salvati da quel benedetto, quel vincitore, colui che viene nel nome del Signore, vale a dire di suo Padre. Egli viene nel suo nome, poiché il Figlio riceve il nome del Padre, come il Padre riceve il nome del Figlio.

Segue: Benedetto il regno che viene del nostro padre Davide. Teofilatto: Dicevano regno di Davide il regno di Cristo sia perché Cristo era della discendenza di Davide, sia perché Davide si interpreta forte di mano: chi infatti fu forte di mano se non il Signore, la cui mano ha operato tanti e tali miracoli?

Beda: Leggiamo poi nel Vangelo di Giovanni che fuggì sul monte perché non lo facessero re. Ma ora che viene a patire a Gerusalemme non fugge coloro che lo chiamano re, per mostrare chiaramente che l'impero che egli vuole fondare non è un impero terreno e temporale, ma celeste ed eterno, e che egli vi giungerà con il disprezzo della morte. Bisogna poi notare quanto sia grande la consonanza della folla con la voce di Gabriele, il quale dice (Lc 1,32): «Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre», perché egli trascini ai cieli, con la parola e l'esempio, la nazione che un tempo Davide resse con un governo temporale.

venerdì 23 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 28-31

Pietro cominciò a dirgli: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Rispondendo Gesù disse: In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi per me e per il vangelo che non riceva adesso, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi insieme con persecuzioni, e nel secolo futuro la vita eterna. Molti dei primi poi saranno ultimi, e gli ultimi i primi.

Glossa: Poiché il giovane, udito il consiglio del Salvatore sull'abbandono delle cose, se ne era andato via triste, mentre i discepoli avendo già adempiuto il premesso consiglio di Cristo, cominciarono a sollecitarlo sul premio, ritenendo di aver fatto qualcosa di grande, poiché il giovane che aveva adempiuto i precetti della legge non aveva potuto nemmeno sentire ciò senza tristezza; per cui Pietro interroga il Signore per sé e per gli altri.

Teofilatto: Pietro, sebbene abbia lasciato poche cose, le chiama tutto; infatti anche poche cose hanno il vincolo della passione, così che viene reso beato colui che lascia poche cose.

Beda: E poiché non basta soltanto lasciare, aggiunge ciò che è perfetto: e ti abbiamo seguito; come se dicesse: abbiamo fatto ciò che hai comandato: che cosa dunque ci darai in premio? Mentre però interrogava soltanto sui discepoli, Gesù da una risposta universale; per cui segue: Rispondendo Gesù disse: In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli. Dicendo però questo, non dice di lasciare i padri non aiutandoli, né di separarci dalle mogli, ma ci istruisce a preferire l'amore di Dio alle realtà secolari.

Girolamo: In una casa non c'è che una sola moglie a occuparsi del cibo e del vestito di suo marito; ma guardate gli Apostoli: molte donne si occupavano del loro vestimento e del loro nutrimento, e li servivano. Ugualmente gli Apostoli ebbero più padri e più madri, ed erano tutti coloro che li amavano; ma anche Pietro, lasciando una sola casa, in seguito aveva le case di tutti i discepoli. E ciò che è di più, i santi possederanno queste cose assieme a persecuzioni, ne patiranno e ne saranno angustiati, per cui segue: Molti dei primi poi saranno ultimi, e gli ultimi i primi. Infatti i Farisei, che erano i primi, sono diventati gli ultimi; quelli invece che lasciarono tutto e seguirono Cristo furono gli ultimi in questo secolo a motivo delle angustie e delle persecuzioni, ma saranno i primi per la speranza che è in Dio.

sabato 15 febbraio 2025

Marco, Capitolo 9, Versetti 42-49

  

E se la tua mano ti scandalizzerà, tagliala: è meglio per te entrare nella vita debole che con due mani andare nella geenna, nel fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. E se il tuo piede ti scandalizza, amputalo: è bene per te entrare zoppo nella vita eterna che essere gettato con due piedi nella geenna del fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Che se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è bene per te entrare orbo nel regno di Dio che essere gettato con due occhi nella geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Ognuno infatti sarà salato con il fuoco, e ogni vittima sarà salata con il sale. Una cosa buona cosa è il sale, ma se il sale diventa insipido, con che cosa lo condirete? Abbiate in voi il sale, e abbiate la pace fra di voi.

Beda: Poiché sopra il Signore aveva insegnato a non scandalizzare coloro che credono in lui, ora di conseguenza ci dice quanto dobbiamo temere coloro che ci scandalizzano, ossia cercano di spingerci alla rovina del peccato con la loro parola o il loro esempio; per cui si dice: E se la tua mano ti scandalizzerà, tagliala. Crisostomo: Il Signore non dice ciò delle nostre membra, ma di coloro che ci toccano così da vicino come le nostre membra , cioè i nostri amici intimi; poiché non vi è niente di più nocivo di una società perniciosa. Beda: Chiama nostra mano un amico necessario del cui aiuto quotidiano abbiamo bisogno; ma se costui volesse danneggiare la nostra anima, va escluso dalla nostra società, affinché, se vogliamo avere parte in questa vita con un perduto, non periamo in futuro con lui.

Crisostomo: Poi adduce la testimonianza profetica tratta dal profeta Isaia, dicendo: dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Non dice ciò del verme sensibile, ma chiama verme la coscienza che rimorde l'anima poiché non ha compiuto il bene. Ciascuno infatti diventerà accusatore di se stesso, ricordando ciò che ha fatto nella vita normale, e così il suo verme rimane immortale.

Segue: Che se il tuo occhio ti scandalizza. Si dice occhio un amico utile, sollecito e acuto nel vedere. Agostino: Noi dobbiamo senza dubbio concludere da queste parole che coloro che sono devoti del nome cristiano, prima ancora di entrare nell'unità della Chiesa, sono più utili di quanti, avendo già ricevuto il nome di cristiani, e impregnati dei sacramenti, persuadono gli altri di cose tali da trascinarli con loro nella dannazione eterna. Sotto la figura delle membra del corpo del Signore ci ordina di separarli dalla nostra comunione, come noi separeremo del nostro corpo una mano o un piede che ne compromettessero la salute; ed egli ce lo ordina affinché, senza di essi, giungiamo alla vita e non siamo trascinati con loro all'inferno. Essi sono separati da altri quando coloro con cui essi si trovano consentono ai loro scandali o ai loro malvagi consigli; ma essi devono esserlo in modo esterno, e privati di ogni comunicazione con loro, come anche da ogni partecipazione ai sacramenti quando la conoscenza della loro perversità è pubblica. Se la loro perversità, conosciuta da alcuni, è sconosciuta a un più gran numero, si deve tollerarli, in modo tuttavia da non partecipare alla loro iniquità, e da non sacrificare per loro la comunione con i buoni.

sabato 28 dicembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 13-28

E venendo ai suoi discepoli, vide una grande folla intorno a loro e gli scribi che discutevano con loro. E subito tutto il popolo, vedendo Gesù, fu preso da meraviglia ed ebbero timore, e accorrendo lo salutavano. E li interrogò: Di che cosa discutete fra voi? E rispondendo uno della folla disse: Maestro, ti ho portato mio figlio che ha uno spirito muto, che, ovunque lo prende, lo getta a terra e schiuma e digrigna i denti e si irrigidisce; ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando starò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo a me. E glielo portarono. E avendolo visto, subito lo conturbò, e gettato a terra si rotolava spumando. E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo; Ma se puoi fare qualcosa, aiutaci, avendo pietà di noi. Gesù gli disse: Se puoi credere, tutto è possibile a chi crede. E subito, gridando, il padre diceva fra le lacrime: Credo, Signore, aiuta la mia incredulità. E Gesù, avendo visto la folla che accorreva, minacciò lo spirito immondo dicendogli: Spirito sordo e muto, io ti comando: Esci da lui e non entrarvi più; e gridando e scuotendolo molto, uscì da lui che divenne come morto, così che molti dicevano che era morto. Ma Gesù, tenendolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò. Ed essendo entrato nella casa, i discepoli lo interrogavano in segreto: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? E disse loro: Questo genere di demoni in nessun modo può uscire se non con la preghiera e il digiuno.

Crisostomo: La Scrittura mostra che quest'uomo era debole nella fede in quanto Cristo dice: O generazione incredula, e ancora: Se puoi credere. Ma sebbene la sua incredulità fosse l'occasione della mancata espulsione del demonio, tuttavia ne fece colpa ai discepoli, per cui segue: ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Vedi l'insipienza di quest'uomo: in mezzo alla folla, nel momento in cui prega il Signore, si mette ad accusare i discepoli. È quanto il Signore gli rimprovera davanti davanti a tutto il popolo, estendendo questa accusa dalla sua persona a quella di tutti i Giudei; infatti è probabile che molti degli assistenti scandalizzati abbiano pensato dei discepoli ciò che non avrebbero dovuto pensare. È per questo che si legge: Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando vi sopporterò? Con ciò mostra sia che egli desiderava la morte, sia che gli pesa stare con loro.

Segue: E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Beda: Si vergogni Giuliano, il quale osa dire che tutti gli uomini nascono nella carne senza il contagio del peccato, come innocenti per ogni verso, come Adamo quando fu creato. Che cosa ebbe infatti questo bambino per essere vessato dall'infanzia da un demonio crudelissimo se non era tenuto da nessun vincolo di peccato originale, dal momento che egli non poteva avere alcun peccato personale? Glossa: Esprime poi, nelle parole della sua petizione, il difetto della fede; per cui aggiunge: Ma se puoi fare qualcosa aiutaci, vendo pietà di noi. Poiché dice infatti: Se puoi fare qualcosa, mostra di dubitare della sua potenza, dato che aveva visto che suo figlio non era stato guarito dai discepoli di Cristo. […].

sabato 31 agosto 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 1-7

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli, e fu trasfigurato davanti a loro. E i suoi vestiti divennero splendenti e candidissimi come la neve, tali che nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderli così bianchi. E apparve loro Elia con Mosè, e parlavano con Gesù. E Pietro rispondendo disse a Gesù: Maestro, è bene per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. Infatti non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra, e dalla nube venne una voce che diceva: Questo è il mio Figlio carissimo; ascoltatelo. E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Girolamo: Dopo il compimento della croce, si mostra la gloria della risurrezione, in modo che coloro che avrebbero visto la gloria della risurrezione futura non temessero gli obbrobri della croce.

Teofilatto: Prese poi i tre vertici degli Apostoli, Pietro come confessante e amante, Giovanni come amato, Giacomo come altivoco e teologo. Infatti era tanto di peso ai Giudei che Erode, volendo compiacerli, lo uccise.

Beda: Dunque il Salvatore trasfigurato non perse la sostanza della vera carne, ma mostrò la gloria futura o della sua o della nostra risurrezione; e quale apparve allora agli Apostoli, tale dopo il giudizio apparirà a tutti gli eletti.

Crisostomo: Introduce nel mezzo Mosè ed Elia; primo, poiché le folle dicevano che Cristo era Elia o uno dei Profeti, e così si mostra agli Apostoli insieme con loro, affinché vedessero la differenza fra i servi e il Signore, e inoltre poiché i Giudei accusavano Cristo di trasgressione della legge, e lo ritenevano un bestemmiatore, in quanto attribuiva a sé la gloria del Padre; così introduce nel mezzo coloro che rifulsero in entrambe le cose: infatti Mosè diede la legge, ed Elia fu zelatore della gloria di Dio; per cui non sarebbero stati accanto a lui se Cristo fosse stato contrario a Dio e alla sua legge. E affinché sapessero che aveva potere sulla vita e sulla morte, collocò nel mezzo Mosè, che era morto, ed Elia, che non aveva ancora patito la morte. Parimenti con ciò indicò che la dottrina dei Profeti fu il pedagogo alla dottrina della fede di Cristo. Indicò anche la congiunzione del Nuovo e dell'Antico Testamento, e il fatto che nella risurrezione i Profeti e gli Apostoli si congiungeranno, ed entrambi andranno davanti al re di tutti.

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