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lunedì 13 ottobre 2025

San Teofilo di Antiochia - Dalla Creazione al Creatore

Teofilo di Antiochia, Ad Autolico, 1,5-7.

Come l’anima dell’uomo non è visibile, sottraendosi alla vista umana, ma viene percepita osservando i movimenti del corpo, così neppure Dio può essere visto con gli occhi umani, ma lo si scorge e lo si comprende attraverso la sua provvidenza e le sue opere. Infatti, come colui il quale, vedendo in mare una nave equipaggiata procedere velocemente e approdare in porto, giudicherà senz’ombra di dubbio esservi un nocchiero a guidarla, similmente si comprende che Dio governa tutte le cose, sebbene non visto, incomprensibile com’è, dagli occhi della carne.

Se l’uomo non può fissare lo sguardo sul sole, che è una stella piccolissima, a causa della sua eccessiva luminosità; a maggior ragione, come potrà chi è mortale contemplare la gloria di Dio, che è indescrivibile? Come la melagrana, avvolta dalla buccia, contiene dentro di sé molte cellette e alveoli separati da membrane e innumerevoli granelli, così l’intera creazione è circondata dallo spirito di Dio che, a sua volta, insieme con la creazione è circondato dalla mano di Dio. E come il granello della melagrana, rinchiuso dentro, non può vedere ciò che si trova fuori della buccia, proprio perché sta dentro, così pure l’uomo, circondato con l’intera creazione dalla mano di Dio, non può vedere Dio.

Si crede all’esistenza di un re terreno, sebbene non tutti lo vedano, poiché lo si conosce attraverso le sue leggi, i suoi editti, la sua autorità, il suo esercito, i suoi ritratti. Per quale motivo, allora, non vorresti riconoscere Dio dalle sue opere e dal suo impero?

Considera, o uomo, le opere di Dio: l’avvicendarsi periodico delle stagioni, i mutamenti dell’atmosfera, la precisione del corso delle stelle, l’armonico alternarsi dei giorni e delle notti, dei mesi e degli anni; la ridente varietà dei semi, delle piante e dei frutti; le differenti specie di animali: quadrupedi, volatili, rettili, gli animali acquatici, sia fluviali che marini e l’istinto dato loro di generare e allevare la prole, non già per proprio vantaggio ma per essere a disposizione dell’uomo. Rifletti poi sulla provvidenza che Dio manifesta preparando ad ogni vivente il suo nutrimento e sull’ossequio che egli ha ordinato a tutti di presentare all’uomo, sullo scorrere di dolci sorgenti e di fiumi e sul dono opportuno delle rugiade, dei temporali, delle piogge. Contempla i diversi movimenti dei corpi celesti: Lucifero che sorge a oriente per annunciare l’arrivo dell’astro perfetto; la congiunzione della Pleiade con Orione; la costellazione di Arturo e l’itinerario degli altri astri descritti nel cielo circolare ai quali tutti la molteplice sapienza di Dio ha dato un nome.

Questi è quell’unico Dio che ha creato la luce dalle tenebre, che ha creato i recessi del vento (Sal 46; Gb 9,9), i serbatoi dell’abisso e i confini del mare, i ripostigli della neve e della grandine: che raduna le acque nei serbatoi dell’abisso e le tenebre nei loro nascondigli; che fa uscire dalle sue riserve la soave, amabile e giocondissima luce; che fa salire le nuvole dall'estremità della terra, moltiplica le folgori per far piovere (Sal 134,7), suscita il terrore con il tuono, preannuncia con la folgore il fragore del tuono affinché l’anima, improvvisamente turbata, non venga meno. Anzi, è Dio stesso a temperare la forza del fulmine che erompe dal cielo affinché non bruci la terra; infatti, se ad esso fosse lasciata intatta la sua violenza, la terra ne sarebbe arsa, e così pure il tuono sconvolgerebbe ciò che si trova su di essa.

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