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sabato 10 gennaio 2026

Pdf. San Gregorio di Nissa - La Verginità

Lo scopo del trattato è d'infondere in coloro che lo leggeranno il desiderio della vita virtuosa. Poiché, come dice il divino apostolo, la vita secolare è soggetta a molte distrazioni, il nostro scritto non può fare a meno di raccomandare la vita basata sulla verginità come porta d'ingresso ad una condotta più saggia: per coloro che si trovano impigliati nella vita comune non è facile, in effetti, attendere con la necessaria serenità di spirito alla vita più divina, mentre coloro che si sono totalmente staccati dal turbine della vita secolare hanno maggiori possibilità di dedicarsi ininterrottamente alle più alte occupazioni. L'esortazione non riesce da sola a persuadere, e con il semplice discorso non è facile indurre o spronare qualcuno a fare qualcosa di utile, se prima non si fa vedere la nobiltà dello scopo a cui si esorta l'ascoltatore; per questa ragione, il nostro discorso partendo dall'encomio della verginità termina con l'esortazione. E poiché la bellezza di una determinata cosa è in un certo senso posta maggiormente in risalto dal raffronto con il suo contrario, abbiamo dovuto ricordare anche gli aspetti sgradevoli della vita secolare....



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mercoledì 8 novembre 2023

Marco, Capitolo 5, Versetti 1-20

E vennero al di là del mare nella regione dei Gerasèni. E uscendo egli dalla barca, subito gli corse incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, che aveva il domicilio fra i sepolcri, e fino allora nessuno aveva potuto legarlo nemmeno con le catene, poiché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno poteva domarlo. E sempre, giorno e notte, gridava fra i sepolcri e fra i monti e si percuoteva con pietre. Vedendo Gesù da lontano, corse e gli si gettò ai piedi, e gridando a gran voce disse: Che c'è fra me e te, Gesù, Figlio dell'Altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi. Gli diceva infatti: Esci, spirito immondo, da quest'uomo! E lo interrogava: qual è il tuo nome? E gli dice: Il mio nome è legione, poiché siamo molti. E lo scongiurava molto di non cacciarlo fuori dalle regione. Ora, vi era lì, presso il monte, un grande branco di porci che pascolava. E gli spiriti lo scongiurarono: Mandaci nei porci, perché entriamo in essi. E Gesù subito lo concesse loro. E uscendo gli spiriti immondi entrarono nei porci, e con grande impeto il branco precipitò nel mare e annegarono nel mare; erano circa duemila. Coloro che li pascolavano fuggirono e dettero l'annunzio nella città e nei campi: e uscirono per vedere che cosa era accaduto; giungono a Gesù e vedono colui che era stato vessato dal demonio seduto, vestito e sano di mente, ed ebbero timore. E coloro che avevano visto narrarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci. E cominciarono a pregarlo di allontanarsi dai loro confini. Mentre risaliva sulla nave, colui che era stato vessato dal demonio cominciò a scongiurarlo di restare con lui. E non glielo permise, ma gli disse: Va a casa tua, dai tuoi e annunzia loro quali grande cose ti ha fatto il Signore e come ha avuto misericordia di te. E se ne andò e cominciò a predicare nella Decapoli quante cose grandi gli aveva fatto Gesù, e tutti ne erano ammirati.

Agostino: Poiché Matteo dice che erano due, mentre Marco e Luca ne ricordano solo uno, devi concludere che uno di loro era una persona più conosciuta, e di cui maggiormente si doleva tutta la contrada. Crisostomo: Oppure sembra che Marco e Luca narrano ciò che era più degno di stupore, e per questo parlano più diffusamente di ciò che accade a lui; segue infatti: e fino allora nessuno aveva potuto legarlo nemmeno con le catene. Parlano dunque semplicemente di un indemoniato, non cercando il numero; oppure affinché venisse maggiormente mostrata la virtù dell'operante. Infatti chi curò solo un tale così venuto, poteva certamente curarne molti altri. E tuttavia qui non si mostra una dissonanza: infatti non dissero che era solo uno, nel quale casa avrebbero contraddetto Matteo. I demoni, poi, abitavano nei sepolcri volendo inculcare in molti la falsa credenza che le anime dei defunti si convertivano in demoni.

domenica 10 gennaio 2021

San Gregorio di Nissa - Commento al Cantico dei Cantici, XI

A rendere più sicuro il viaggio occorre provvedere l’equipaggiamento necessario alle mani e ai piedi. Bisogna coprirci i piedi, perché le spine di questa vita, che sono i peccati, non ci danneggino. Ci occorrono perciò calzature robuste (che fuor di metafora sono le austerità e le mortificazioni), capaci di spezzare la punta delle spine, di impedire cioè che il peccato penetri nell’anima fin dagli inizi, quando cioè si presenta in forma attraente ed entra in noi furtivamente. Una tunica lunga fino ai piedi e chiusa tutta intorno non pare molto adatta per un viaggio, che Dio vuole condotto speditamente. Essa dovrebbe essere interpretata come il simbolo delle piacevoli comodità della vita che la retta ragione, al pari di una fascia attorno ai fianchi, deve cercare di ridurre al minimo indispensabile. Questa fascia è la saggezza. Il bastone, destinato a tener distanti i cani, rappresenta invece le parole della speranza cui ci appoggiamo nelle stanchezze dell’anima e con le quali ci difendiamo dai rabbiosi assalti dei nemici.


domenica 24 dicembre 2017

Luca, Capitolo 2, Versetti 6-7


Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'alloggio.

Gregorio Nisseno: Comparendo come uomo, tuttavia non sottostà in tutto alle leggi della natura umana: che infatti nasca da una donna, sa di umiltà; mentre la verginità, che si prestò alla sua nascita, fa vedere quanto abbia superato l’uomo. Infatti [vediamo] la sua felice gestazione, il luogo immacolato, il facile parto, la nascita senza corruzione, senza aver inizio nella sensualità e senza aver partorito nel dolore; Infatti colei che con la colpa ha introdotto la morte nella nostra natura, fu condannata a partorire tra i dolori, mentre era conveniente che partorisse con gioia chi dava alla luce l’autore della vita. Ora, in quel tempo, grazie all’integrità verginale, egli trasmigra nella vita dei mortali, in cui cominciano a diminuire le tenebre, e l’immensità della notte a causa dell’esuberanza del raggio di luce è costretta a recedere. Infatti la morte aveva toccato il confine della pravità del peccato; ma per il resto essa tende al nulla per la presenza della vera luce, che con i raggi evangelici ha illuminato tutta la terra.

Beda: Colui che ha rivestito tutto il mondo con ogni sorta di ornamento, viene avvolto in umili panni, affinché noi possiamo ricevere la prima stola (della grazia). Colui per mezzo del quale tutte le cose sono state create viene legato mani e piedi, affinché le nostre mani siano allenate a fare del bene, i nostri piedi diretti sulla via della pace.

Il Greco: O quale mirabile costringimento e peregrinazione subì colui che contiene l’universo! Sin dall’inizio accetta la povertà e la rende bella in se stesso. Indubbiamente, se avesse voluto, avrebbe potuto venire muovendo il cielo, scuotendo la terra, scagliando i fulmini; ma non è arrivato in questo modo: infatti non voleva perdere ma salvare, e voleva calpestare la superbia umana sin dall’inizio; e fa ciò non solo da uomo, ma da uomo povero; scelse inoltre una madre povera, che è priva persino delle cose su cui deporre l’infante.

mercoledì 12 aprile 2017

Gregorio di Nissa (santo) (335-394)

Dottore e Padre della Chiesa. Era fratello di San Basilio Magno e fu vescovo di Nissa. Filosofo, teologo e mistico ebbe un ruolo notevole nel Concilio di Costantinopoli (381), a fianco di Gregorio Nazianzeno. San Tommaso gli attribuisce un trattato: De natura hominis, molto apprezzato nel medioevo, ma composto in realtà da Nemesio, vescovo di Emessa, intorno al 400.

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