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lunedì 5 gennaio 2026

Cardinale Giuseppe Siri - Epifania del Signore

Debbo avvertirvi che tutto il Vangelo, compreso pertanto quello dei Re Magi, è anche profezia, perché tutto quello che fu nella storia di Cristo Capo, tutto avverrà, nelle proporzioni adeguate, nella storia del Corpo mistico di Cristo, quello che siamo noi con tutti i nostri fratelli di prima, di ora e di poi.

Nel racconto dei Magi noi vediamo che Dio stesso chiama costoro, li chiama mostrando, per le loro particolari attenzioni astronomiche, un lume nuovo in cielo e con quello li guida. Ma Dio interviene molto di più con una mozione interna: non è tanto la stella che li ha portati - non credo sarebbe stata sufficiente -, ma è la mozione interna della Grazia di Dio che li ha portati a compiere un viaggio eroicamente lungo, penoso, fastidioso, con tutte le difficoltà della mancanza di ogni agio, che i luoghi attraversati potevano offrire ai Magi.

Ora, tutto questo è anche profezia, perché nella storia vorrei dire sono più quelli che alla fede chiama Dio stesso con la mozione interna della Grazia, che quelli che bene o male raccapezzano i missionari. La misericordia di Dio è infinita, e l’Incarnazione del Verbo ha per scopo mediato, non ultimo, quello della redenzione degli uomini, quello di portarli a Dio. Ma molto più è quello che agisce e conclude nel sotterraneo del mondo e della Chiesa che non quello che si vede... Dio fa cose che noi non conosciamo per salvare molti degli uomini.


(card. G. Siri, omelia per l’Epifania, 1986)

sabato 1 novembre 2025

Cardinale Giuseppe Siri - Tutti i Santi

(card. G. Siri, catechesi ai vespri, 1° novembre 1973) 

☩

La forza e la logica della solennità ci obbliga a guardare il Cielo, il Paradiso. È il momento opportuno per dire che la liturgia terrena si intreccia sempre con quella del Cielo. Non siamo un coro unico, sono due i cori della divina liturgia: quello della terra, povero, spesso smilzo, spesso afono, spesso impuro, e quello del Cielo, glorioso, senza ombre, senza prospettive di male. Però i due cori sono vicini e si intrecciano. Noi non vediamo con gli occhi della carne gli Angeli e i Santi di questa liturgia celesta ed eterna, alla quale un giorno, piacendo così a Dio, arriveremo anche noi. Ma questo intrecciarsi della lode divina c'è, ed è la nostra fede che ce lo deve rendere presente. È questione di fede; il dogma della Comunione di Santi non è meno certo del dogma della Incarnazione del Verbo. E la Comunione dei Santi intreccia continuamente le certezze del Cielo coi vacillamenti della terra a vantaggio di questi ultimi, perché a quelli che sono già in Cielo noi non possiamo dare altro che una gloria esterna e un aumento semmai della cosiddetta gloria accidentale; ma quello che hanno, hanno indipendente da noi. Tutte le volte che noi ci raccogliamo per pregare secondo la regola della Chiesa, ufficialmente, noi intrecciamo il nostro canto con quello che non vediamo. Sentirli vicini, saperli con certezza nostri interlocutori nel cantico a Dio, è questione di fede e, quando qualcuno questo non sente, farà bene interrogarsi sulla fermezza e la pienezza della propria fede. Ma è bello per noi sapere che i nostri umili cantici, la nostra liturgia si intreccia a quella del Cielo. Voi capite allora che essendo gli interlocutori che quest'altro coro superno, che non può essere toccato dalle vicende umane, deve metterci in posizione di fare davanti a Dio con l'ordine, la bellezza, la compostezza, la fede, la libertà dai complessi di inferiorità e di imbecillità, che ci sono nel mondo, deve fare di noi degli interlocutori meno indegni. È questo che dobbiamo sentire oggi, festa di tutti i Santi. 

venerdì 15 agosto 2025

Cardinale Giuseppe Siri - Assunzione di Maria

(card. G. Siri, omelia per l'Assunzione, Sestri Ponente, 1963)

☩

È ben noto a voi che la verità della Assunzione della Vergine ci porta all'ultimo momento della sua traiettoria terrena; ultimo momento che è diverso da quello di tutte le altre creature passate in questo mondo, perché Essa, vittoriosa della morte, nella unità dell'anima e del corpo, entra nella gloria eterna, Madre di Cristo e Regina di tutte le cose. La festa di oggi ci fa guardare all'ultimo momento.

Ed ecco un particolare che può sembrare strano: il Vangelo che è stato cantato invece riguarda il primo momento, non l'ultimo, riguarda cioè i primi giorni che seguono l’Annunciazione della Vergine. È una cosa strana che nella festa dell'ultimo momento si legga il Vangelo che riguarda il primo momento. Ci chiederemo il perché.

Vedete, perché nel giorno in cui si ricorda l'ultimo episodio della Vergine si legge questo brano che riguarda il principio? Perché a principio la sua strada era già segnata, ed il principio sta all'altezza della fine. La strada della Vergine è fra questi due punti, la sua strada.

Vi prego di dare uno sguardo alla sua strada, perché è qui dove caveremo qualcosa che sarà utile a noi. Credete voi che le sia stato tolto in questa strada di soffrire, di combattere? No, il dolore le era stato lasciato tutto; le dimensioni umane della sua via rimangono. Vedete, appena avuto l'annuncio di essere la Madre di Gesù, è andata a trovare Elisabetta: sono 150 chilometri. Badate, che li ha fatti a piedi: le dimensioni umane rimangono intatte! Lei non è mica stata ospite d'onore! É andata e ha fatto la serva, essa, la Madre di Dio! Come vedete, la dimensione umana resta. Ha fatto la serva per tre mesi! Sua cugina era vecchia e bisognava servirla. Lo ha fatto. Si è mossa essa.

Vedete, si è mossa poi sempre: tutti i Santuari di questo mondo che hanno avuto origine da una apparizione della Vergine sono la continuazione di questo. È essa che va a trovare i suoi figli, e il fatto che abbiamo letto questa mattina ha continuato a ripetersi dopo la sua Assunzione. Chissà quante altre volte si ripeterà ancora nella storia!

giovedì 12 marzo 2020

Pdf. Cardinale Giuseppe Siri - Getsemani


È più che mai necessario avere un'idea chiara, globale, ma al tempo stesso precisa e con sfumature, di quello che si può chiamare «il movimento teologico contemporaneo». Un riassunto oggettivo, concreto e accurato, che esprima la realtà profonda, è tuttavia molto difficile, malgrado i numerosissimi scritti consacrati ormai da parecchi anni a questo soggetto. 
 
D'altra parte, quasi nessuna analisi e nessuna sintesi potrebbe pretendere un'oggettività pura, perché spessissimo esiste una generale opzione interiore di ordine spirituale, morale o socio-storica che avvolge tutti i giudizi e gli stessi criteri. Come esempio ci si può riferire ad uno degli ultimi esposti di sintesi sulla teologia contemporanea, «Bilancio della Teologia del XX secolo» (1); è chiaro che gran parte di questo lavoro è condotto sulla falsariga di Karl Rahner (2). 
 
Una sintesi oggettiva non dipende neanche dall’estensione dell'informazione bibliografica. Questa, in generale, può essere utile, ma non sempre aiuta gli spiriti a penetrare la realtà dei movimenti del pensiero e della vita. A volte, avviene proprio il contrario: affascinati dal continuo sforzo di informazione esteriore, si perde il filo conduttore interiore, cioè si perdono i riferimenti capitali permanenti che debbono determinare, più di ogni altra cosa, il criterio attraverso cui si debbono vedere e giudicare i fatti, le idee e le cose. 
 
Tutto il problema dell'oggettività pura consiste nel cogliere i riferimenti fondamentali dati dalla Rivelazione e dalla logica sacra. Se non c'è un riferimento fondamentale percettibile e definibile, apportato nell'intelligenza e nella esperienza umana dalla Rivelazione, se non c'è una logica, che esprima nell'uomo l'ordine eterno della Creazione, che sia dunque sacra, ogni problema di oggettività è annullato, ed ogni tentativo di conoscenza è vano. 
 
Perciò al di là o anche in seno alle differenti nozioni di pluralismo concernenti la conoscenza, il linguaggio o le cose, pluralismo accettabile o rigettato, c'è una necessità semplice e assoluta, non soltanto di ricerca dei riferimenti fondamentali, ma di percezione in modo veridico dei riferimenti fondamentali imposti dalla Rivelazione. E quando la volontà è libera da ogni influenza che non sia l'amore incondizionato della verità, la logica sacra è vivente e dominatrice nell'intelletto. È facile capire come queste considerazioni possano far parte di un fondamento essenziale di metodo.
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