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giovedì 8 ottobre 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 43-52

E mentre ancora parlava venne Giuda Iscariota, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, da parte dei sommi sacerdoti e degli scribi e degli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno dicendo: Quello che bacerò è lui, prendetelo e conducetelo cautamente. Ed essendo venuto, subito accostatosi a lui disse: Ti saluto, Rabbì, e lo baciò. Così quelli gli misero le mani addosso e lo trattennero. Ma uno dei astanti, tratta la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli amputò un orecchio. E Gesù rispondendo disse loro: Come contro un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi? Ogni giorno ero presso di voi nel tempio insegnando, e non mi avete preso; ma affinché si compissero le Scritture. Allora i suoi discepoli, lasciandolo, fuggirono tutti. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, senza altri indumenti e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

E mentre ancora parlava venne Giuda Iscariota, uno dei Dodici. Teofilatto: Ciò non viene detto inutilmente, ma per la maggiore deplorazione del traditore: poiché, pur essendo uno dei primi discepoli, si era lasciato andare al furore contro il Signore.

Beda: Giuda aveva conservato ancora qualcosa del rispetto del discepolo, non consegnando apertamente il suo maestro, ma prendeva il bacio come segno; per cui segue: II traditore aveva dato loro un segno dicendo: Quello che bacerò è lui, prendetelo e conducetelo cautamente. Teofilatto: Vedete la sua follia di credere di poter ingannare Cristo con il bacio e di farsi così passare come suo amico. Se eri amico, o Giuda, perché ti sei accostato con i nemici? Ogni cuore malvagio congettura male.

Segue: Ed essendo venuto, subito accostatosi a lui disse: Ti saluto, Rabbì, e lo baciò. Girolamo: Giuda dà il segno del bacio con il veleno dell'inganno: così Caino offrì un sacrificio subdolo e riprovato. Beda: Egli lo chiama maestro con un animo di invidia e con l'ardimento di uno scellerato, e dà un bacio a colui che tradisce. Il Signore riceve il bacio del traditore non per insegnarci a simulare, ma per non far sembrare che fuggisse di fronte al tradimento. Nello stesso tempo compiva questa parola (Sal 119,7): «Con quelli che odiano la pace ero pacifico».

Segue: Ma uno dei astanti, tratta la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli amputò un orecchio. Beda: È Pietro che lo fece; egli è nominato da Giovanni. Egli lo fece con lo stesso ardore che portava in tutte le cose. Egli sapeva come Finees, punendo i sacrilegi, avesse ricevuto la ricompensa dovuta alla giustizia ed era stato rivestito dal sacerdozio eterno: Teofilatto: Marco tace il nome del suo maestro perché non sembrasse che ne faceva l'elogio. Facendo questo, Pietro fa intravedere che i Giudei erano disobbedienti e increduli, e che non rispettavano le Scritture. Poiché, se avessero avuto l'orecchio della fede e dell'obbedienza alle Scritture, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria. È al servo del sommo sacerdote che egli taglia l'orecchio, poiché erano i principi dei sacerdoti i primi a violare le Scritture, come se non l'avessero mai udite.

lunedì 28 settembre 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 32-42

E giunsero a un podere chiamato Getsèmani. E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. E disse loro: La mia anima è triste fino alla morte: rimanete qui e vegliate. Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora, e disse: «Abba, Padre, tutto è possibile a te, allontana da me questo calice, ma non come voglio io, bensì come vuoi tu. E venne e li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non hai potuto vegliare un'ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. E allontanatosi di nuovo, pregò dicendo le stesse parole. E ritornato una seconda volta li trovò addormentati. Infatti i loro occhi erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondere a lui. E venne una terza volta e disse loro: Dormite ormai e riposatevi. Basta, è giunta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, chi mi tradisce è vicino.

Beda: Ancora oggi ci viene mostrato questo luogo nel quale il signore pregò, alla base del monte Oliveto. Ora, la parola Getsemani vuol dire valle feconda o valle della fecondità. Il Signore, pregando sulla montagna, ci insegna a non fare oggetto di preghiera se non le realtà sublimi; e pregando nella valle della fecondità ci insegna a custodire sempre nella preghiera l'umiltà e l'amore profondo dell'anima; egli stesso è morto per noi discendendo nella valle dell'umiltà e seguendo gli slanci della sua feconda carità.

Segue: E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. Girolamo: Cominciano a separarsi da lui nella preghiera coloro che si separano da lui nella sua passione; egli prega, ed essi dormono accasciati sotto il peso del loro cuore. Teofilatto: Era suo costume ritirarsi tutto solo per pregare, per insegnarci a cercare nella preghiera il silenzio e la solitudine.

Segue: E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Teofilatto: Egli non prende con sé i tre discepoli che aveva preso sul monte Tabor, per rendere testimoni della sua tristezza coloro che aveva resi testimoni della sua gloria, e affinché di fronte alla sua tristezza comprendessero la verità della sua umanità. Per cui segue: e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. Poiché aveva preso tutta l'umanità, aveva preso tutte le impressioni naturali all'uomo, e per conseguenza la tristezza, l'angoscia, la paura naturale di fronte alla morte; poiché è naturale che l'uomo vada alla sua morte suo malgrado, ed è per questo che egli disse loro: La mia anima è triste fino alla morte.

Beda: Come un Dio che si è collocato nell'infermità della carne, egli ci mostra la fragilità della sua natura, per togliere ogni motivo a coloro che rifiutano il mistero della sua incarnazione. Avendo ricevuto un corpo, egli doveva provare tutto ciò che era naturale a questo corpo: la fame, la sete, le angosce, la tristezza. Ma la divinità non deve provare mutamento per tali modificazioni.

Segue: rimanete qui e vegliate. Beda: Il sonno che egli vuole impedire in loro non è il sonno ordinario, poiché non era il momento, avvicinandosi il combattimento, ma l'appesantimento dello spirito e il sonno dell'incredulità. Scostandosi un poco si prosterna con la faccia a terra, rendendo evidente l'umiliazione della sua anima con questa prostrazione del suo corpo. Per cui segue: Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora. Agostino: Egli non dice «Se puoi farlo», ma «Se è possibile», poiché Dio può fare ciò che vuole, e la maniera di esprimersi di Gesù si riconduce a questa: «Se lo vuoi». Affinché non si possa credere che esprimendosi così egli abbia negato una parte della potenza di suo Padre, egli mostra che queste parole, Se è possibile, devono intendersi della volontà di suo Padre, e non della sua impotenza. Egli aggiunge: Abba, Padre, tutto è possibile a te. Marco non si è accontentato d riportare la parola «Padre», ma ha aggiunto la parola «Abba», che è una parola ebraica che significa «padre», e senza dubbio questo evangelista ha riportato queste due parole aventi lo stesso senso poiché egli voleva mostrare che egli stava per soffrire questa passione di tristezza come rappresentante del corpo mistico che è la Chiesa, edificio di cui egli è la pietra angolare che riunisce insieme i due popoli, quello dei Gentili, che pronuncia la parola «Padre», e quello degli ebrei, che dice «Abba».

domenica 23 agosto 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 26-31

E detto l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. E disse loro Gesù: Tutti vi scandalizzerete di me in questa notte, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma dopo che sarò risorto vi precederò in Galilea. Pietro gli disse: Anche se tutti si saranno scandalizzati di te, io non lo sarò. E Gesù gli disse: In verità ti dico che oggi, in questa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, tre volte mi rinnegherai. Ma egli diceva ancora di più: Anche se dovrò morire con te, non ti rinnegherò. E similmente dicevano anche tutti gli altri.

Teofilatto: Cantando l'inno di azione di grazie, nel momento in cui sta per essere tradito, egli ci mostra che gli era dolce morire per noi, e ci insegna a non rattristarci, ma a rendere grazie a Dio quando quando crediamo nella sofferenza per la salvezza degli altri, poiché egli nella nostra tribolazione opera la salvezza degli altri. Beda: Noi possiamo anche vedere, in questo cantico di azione di grazie, che egli, come riferisce Giovanni, rendeva grazie a suo Padre e pregava levando gli occhi per se stesso e per i suoi discepoli, e per tutti quelli che dovevano credere nel suo nome.

Beda: In senso mistico è assai notevole che il Salvatore conduca i suoi discepoli sul monte degli Ulivi, dopo averli fatti partecipare ai suoi misteri; ed è per insegnarci a servirci della sua partecipazione ai sacramenti per elevarci alle virtù e ai doni dello Spirito Santo più sublimi; è per questa virtù e per questo doni che i nostri cuori sono consacrati dall'unzione divina. Girolamo: È sullo stesso monte degli Ulivi, dove è stato fatto prigioniero, che Gesù si eleva al cielo, e ciò per insegnarci che noi saliamo al cielo dal mezzo delle nostre preghiere, delle nostre veglie, delle nostre prove, quando non le respingiamo.

Beda: Il Signore predice ai suoi discepoli la debolezza di cui stanno per essere vittime affinché, giungendo tale debolezza, essi no disperino della salvezza, ma siano liberi per il pentimento, per cui segue: E disse loro Gesù: Tutti vi scandalizzerete di me in questa notte. Teofilatto: Il Signore permise che cadessero perché non confidassero in se stessi, e per non sembrare di far loro questa predizione su una semplice apparenza introdusse questa testimonianza del Profeta Zaccaria: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Teofilatto: Il Padre dice: «Percuoterò il pastore» probabilmente perché lo lascia percuotere. I discepoli sono chiamati pecore a causa della loro innocenza e dell'assenza in loro di malizia. Il Signore aggiunge la consolazione con queste parole: Ma dopo che sarò risorto vi precederò in Galilea.

domenica 16 agosto 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 22-25

E mentre mangiavano, Gesù prese il pane e benedicendo lo spezzò e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. E prendendo il calice, rendendo grazie lo diede loro e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà sparso per molti. In verità vi dico che io non berrò di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio.

Beda: Terminate le cerimonie della Pasqua, Gesù passa alla nuova, cioè sostituisce alla carne e al sangue dell'agnello il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Per cui si dice: E mentre mangiavano, Gesù prese il pane, per mostrare che egli era colui al quale il Signore giurò (Sal 109,4): «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedeck».

Beda: Spezza egli stesso il pane che porge ai discepoli, per mostrare che la frazione del pane era l'effetto di un piano che aveva tracciato spontaneamente lui stesso. Egli benedice il pane per mostrare che questa natura umana che egli aveva preso per soffrire egli l'aveva riempita di una virtù divina congiuntamente con il Padre e lo Spirito Santo. Con la benedizione e la frazione del pane egli fece vedere che si era degnato di sottrarre alla morte l'umanità che aveva preso, per far risplendere la potenza di immortalità che era innata in lui e per insegnare che egli avrebbe risuscitato rapidamente questa umanità.

Segue: e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Teofilatto: Ciò che io vi do in questo momento e ciò che voi riceverete in questo momento. Il pane non è soltanto la figura del corpo di Cristo: esso è mutato realmente nel corpo di Cristo, dato che il Signore ha detto altrove (Gv 6,51): «I pane che io vi darò è la mia carne». Tuttavia, a causa della nostra debolezza, la carne di Cristo non è visibile a noi. Il pane e il vino sono dei nutrimenti fatti a nostro uso, e se noi vedessimo la carne e il sangue non sopporteremo di nutrircene. È per questo che il Signore, accondiscendendo alla nostra debolezza, conserva le apparenze del pane e del vino, ma cambiando il pane e il vino nella realtà della sua carne e del suo sangue.

Crisostomo: E ancora oggi Cristo è qui, e consacra la mensa che ha adornato. E non è l'uomo che cambia queste offerte nel corpo e nel sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è morto per noi. Le parole escono dalla bocca del sacerdote, ma la potenza e la grazia della consacrazione vengono da Dio. È questa parola, «Questo è il mio corpo», che conserva le offerte; e come la parola che dice: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra» (Gen 1,22) non è stata detta che una volta eppure ottiene il suo effetto in tutti i tempi per la generazione di tutti gli esseri, attraverso la mediazione della natura, così quest'altra parola, pronunciata una volta sola, dà la sua forza al sacrificio di tutti gli altari della Chiesa fino a oggi (cosa che si perpetuerà fino alla venuta di Cristo).

domenica 26 luglio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 17-21

Venuta la sera, venne con i Dodici, e stando a tavola e mangiando Gesù disse: In verità vi dico che uno di voi che mangia con me mi tradirà. Essi cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno per uno: Sono forse io? Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. E il Figlio dell'uomo se ne va, come è stato scritto di lui: ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Era meglio per lui che non fosse mai nato.

Beda: Il Signore, che aveva predetto la sua passione, predice anche il suo tradimento, dando spazio alla penitenza, affinché, venendo a intendere che i suoi pensieri erano conosciuti, egli si pentisse di ciò che aveva fatto.

Crisostomo: Risulta chiaro che, al fine di non renderlo più impudente ancora, egli non lo annunciava a tutti, e neppure taceva completamente, affinché non compisse più audacemente il tradimento sapendosi totalmente sconosciuto.

Teofilatto: I Discepoli furono rattristati a causa della parola del Signore, perché, pur sentendosi estranei a questa colpevole intenzione, credevano tuttavia più a colui che conosce i cuori di tutti di quanto non credessero a se stessi.

Segue: Egli disse loro: Uno dei Dodici, che intinge con me la mano nel piatto. Beda: Cioè Giuda, il quale, mentre gli altri rattristati ritraggono le mani, mette col Maestro la mano nel catino. E poiché prima aveva detto: uno di voi mi tradirà, e il traditore persevera nel male, lo rimprovera più manifestamente; tuttavia non indica il nome proprio. Girolamo: Dice però: Uno dei Dodici, come se fosse separato da essi. È così che il lupo separa dalle altre la pecora che vuole prendere, e questa pecora, uscita dal mezzo delle altre, si presenta da sola ai suoi denti. Giuda, che un primo e un secondo avvertimento non hanno potuto ritrarre dal sentiero del tradimento, intende l'enunciato della sua pene, affinché sia vinto dalla prospettiva del castigo, lui che non lo era stato per la vergogna del suo crimine.

Beda: Ancora oggi risente di questa maledizione quell'uomo che da malvagio si accosta alla mensa del Signore. Infatti costui, sull'esempio di Giuda, tradisce il Figlio dell'uomo non certo davanti ai Giudei peccatori, ma tuttavia ai peccatori suoi membri.

Segue: Era meglio per lui che non fosse mai nato. Girolamo: Cioè era meglio che egli restasse nascosto nelle tenebre del seno materno, poiché è meglio non esistere che esistere per i tormenti.

domenica 3 maggio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 12-16

Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, gli dicono i suoi discepoli: Dove vuoi che andiamo e prepariamo perché tu possa mangiare la Pasqua? E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città e troverete un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo e dovunque entrerà dite al padrone di casa che il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi. I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.

Beda: Il giorno degli azzimi era il quattordicesimo giorno del mese. Alla sera di questo giorno si celebrava la Pasqua: cioè si uccideva l'agnello dopo aver gettato via il lievito. È ciò che l'Apostolo spiega in questo modo (1 Cor 5,7): «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato». Sebbene non fosse stato che l'indomani, al quindicesimo giorno della luna, che egli fu crocifisso, fu tuttavia alla sera di quel giorno, nel momento in cui si immolava l'agnello, che egli consacrò l'inizio della sua passione e della sua immolazione dando ai suoi discepoli, per consacrarlo dopo di lui, il suo corpo e il suo sangue, e i Giudei si impadronirono di lui e lo legarono.

Girolamo: Dicono poi Dove vuoi che andiamo? perché dirigiamo i nostri passi con la volontà di Dio. Il Signore indica presso chi vuole mangiare la Pasqua e, secondo il suo modo ordinario, come abbiamo notato sopra, invia due discepoli insieme: E manda due dei suoi discepoli e dice loro: Andate in città. Teofilatto: Egli invia due dei suoi discepoli. Secondo la testimonianza di Luca sono Pietro e Giovanni. Egli li invia a un uomo sconosciuto per insegnare loro che egli poteva non soffrire se voleva. Infatti chi muove la mente di uno sconosciuto perché li riceva, che cosa non potrebbe fare degli altri? Ora, egli dà un segno per riconoscere la casa, quando dice loro: troverete un uomo che porta una brocca d'acqua. Agostino: Marco chiama questo vaso «lagena» e Luca «anphora». Il primo termine designa la specie di vaso che porta quest'uomo, e il secondo la sua forma: in entrambi i casi c'è la verità.

Beda: La prova che la sua divinità era presente in lui è che, al momento in cui si tratteneva con i suoi discepoli, egli vedeva ciò che accadeva altrove; per cui segue: I discepoli andarono e vennero nella città e trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Crisostomo: Attendevano non la nostra, ma quella dei Giudei. Infatti la nostra non soltanto l'ha istituita il Signore, ma è divenuto egli stesso questa Pasqua. Ma perché l'ha celebrata? Perché, «venuto sotto la legge, egli doveva salvare quelli che erano sotto la legge» (Gal 4,5), e fare così cessare la legge. Egli stesso la compì, e compiendola la fece cessare, affinché nessuno potesse dire che egli non poteva compierla per ciò che essa aveva di arduo e difficile.

domenica 19 aprile 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 10-11

Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.

Beda: L'infelice Giuda vuole compensare con il prezzo di vendita del suo maestro la perdita che egli giudica aver causato con quel profumo sparso.

Girolamo: Era numericamente uno dei Dodici ma non lo era per il suo merito; lo era esteriormente, ma non nello spirito. Andò dai principi dei sacerdoti quando uscì, e Satana entrò in lui: ogni animale si congiunge al suo simile.

Beda: La parola poi: si recò, mostra che non era stato in nessun modo chiamato dai principi, né trascinato da qualche necessità, ma che egli aveva formulato questo disegno per una libera scelta della sua anima criminale.

Teofilatto: E' detto: consegnare loro Gesù, cioè per indicare loro in quale momento potevano incontrarlo tutto solo; poiché, a causa della folla, temevano di irrompere su di lui quando insegnava.

Girolamo: Promette di consegnarlo loro come il diavolo suo maestro aveva detto in precedenza (Lc 4,6): «Ti darò tutto il potere».

Crisostomo: O follia, o piuttosto cupidigia del traditore! Poiché la cupidigia ha generato tutti i mali. È la cupidigia che trattiene le anime prigioniere, che le stringe con ogni specie di legami, che impone l'oblio dei mali e fa apparire l'alienazione dell'anima. Prigioniero di questa folle cupidigia. Giuda dimentica la sua vita comune con il Salvatore, quella tavola che li aveva riuniti, la sua autorità di maestro, i suoi consigli, le sue sante persuasioni.

Beda: Vi sono ancora oggi molti che, pieni di orrore per il crimine di Giuda che tradisce il suo Maestro per danaro, giustificano questo crimine orribile e detestabile; tuttavia non cercano in nessun modo di evitarlo, disprezzano per dei doni i diritti della verità e della carità, diritti che non sono altro che Dio stesso.

domenica 29 marzo 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 3-9

Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo pistico di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri! Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, ma non sempre avrete me. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, anticipando l'unzione del mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto.

Beda: Dice di Simone il lebbroso non perché fosse lebbroso in quel tempo, ma perché lebbroso prime, fu poi mondato dal Salvatore, rimanendo il nome di prima affinché apparisse la virtù del curatore.

Beda: L'alabastro è una specie di marmo bianco, venato di differenti sfumature, che si suole usare ordinatamente per farne dei vasi per contenere profumi, a motivo della proprietà che si riconosce ad essi di mantenerli incorruttibili. In nardo è un arbusto aromatico di una radice, si dice, molto grassa e sviluppata, ma di una ramo piccolo e fragile. Pur essendo grasso, questo arbusto ha un profumo come il cipresso; di un gusto aspro, con una foglia piccola e spessa, e il suo ramo termina in una spina. Coloro che compongono i profumi trovano dunque nel nardo due cose da celebrare, le foglie e le spighe; ed è di questo nardo che parla Marco dicendo: olio di nardo pistico di gran valore; in quanto cioè quell'unguento che Maria portò al Signore non era solo fatto della radice del nardo, ma anche dalle sue foglie e dalle sue spighe, e presentava di conseguenza più proprietà e più profumi riuniti insieme, cosa che lo rendeva molto più prezioso.

Girolamo: In senso mistico, Simone è la figura innanzitutto dell'anima infedele e poi dell'anima fedele; e questa donna col suo vaso, della fede della Chiesa che dice (Ct 1,11): «Il mio nardo ha dato il suo profumo». Il nardo è detto un nardo fedele, vale a dire pistico e prezioso; la casa che è stata riempita di quell'odore di questo profumo è il cielo e la terra. Il vaso che è stato rotto è il desiderio carnale che si rompe contro questa testa che rende tutto il corpo perfettamente unito, al momento in cui il capo dei cristiani si siede, ossia si umilia perché questa peccatrice credente possa toccarlo. Ella si eleva dai piedi alla testa, e discende mediante la fede dalla testa ai piedi, cioè va da Cristo alle sue membra.

domenica 1 febbraio 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 1-2

Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni, e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano in che modo prenderlo con l'inganno e ucciderlo. Dicevano però: non nel giorno della festa, perché non ne venga forse un tumulto nel popolo.

Girolamo: Ora aspergiamo il nostro libro col sangue, come anche le porte della casa, e circondiamo con una corda scarlatta la casa dove preghiamo, e prendiamo nella nostra mano del filo scarlatto per legare Zara affinché possiamo narrare la vacca rossa uccisa nella valle. Sul punto di narrare l'uccisione di Cristo l'Evangelista premette: Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni.

Beda: La Pasqua, che in ebraico si dice «Phase», non deriva dalla passione, come molti pensano, ma dal passaggio, in quanto lo sterminatore, vedendo il sangue sulla porta degli Israeliti, passava oltre e non li percuoteva. Oppure lo stesso Signore, prestando aiuto al suo popolo, passava sopra. Girolamo: Oppure «Phase» significava passaggio, e Pasqua immolazione. Nell'immolazione dell'agnello e nel passaggio del popolo attraverso il mare o l'Egitto viene prefigurata la passione di Cristo e la redenzione del popolo dall'inferno, quando ci visita dopo due giorni, cioè con la luna piena dell'età matura di Cristo, affinché, senza conservare nulla in noi di tenebroso, mangiamo in una casa sola, la Chiesa cattolica, la cena dell'Agnello immacolato che ha portato i peccati del mondo, dopo aver preso la calzatura della carità e le armi della virtù.

Beda: C'era questa differenza tra la festa di Pasqua e quella degli Azzimi, che la festa di Pasqua non durava che un giorno, il quattordicesimo della luna del primo mese: è in questo giorno che si immolava l'agnello pasquale. La festa degli Azzimi, commemorazione dell'uscita dall'Egitto, al quindicesimo giorno della luna, succedeva immediatamente a quella di Pasqua, e, siccome durava sette giorni, andava fino al ventunesimo giorno del primo mese fino alla sera. Gli Evangelisti hanno l'abitudine di porre viceversa la Pasqua per la festa degli azzimi, e reciprocamente. È così che Marco dice: Era la Pasqua e gli azzimi dopo due giorni. E la ragione è che era comandato di non servire che dei pani azzimi, il giorno di Pasqua. E noi dobbiamo celebrare una Pasqua perpetua sforzandoci di passare da questo mondo all'altro.

domenica 21 dicembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 28-31

Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Teofilatto: Come se dicesse: come non appena il fico mette le foglie è subito estate, così, subito dopo le persecuzioni causate dall'Anticristo, e senza alcun intermediario, sarà l'avvento di Cristo: per i giusti sarà l'estate nascente dall'inverno, e per i peccatori l'inverno dopo l'estate. Agostino: Oppure diversamente. Tutto ciò che o tre Evangelisti hanno raccontato dell'avvento del Signore, accuratamente discusso e riportato, sembra appartenere a quella venuta che egli realizza tutti i giorni nel suo corpo, che è la Chiesa; eccetto quei luoghi dove questa venuta ultima è presentata come prossima. È questa venuta ultima che è espressa da san Matteo senza alcuna oscurità in questi termini (25,31): «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua maestà». Che cosa significa infatti: quando vedrete accadere queste cose se non tutte le circostanti di cui ha parlato sopra, e fra le quali si trova anche quest'ultima: «E allora si vedrà il Figlio dell'uomo venire sulle nubi»? Non sarà ancora la fine immediata, ma essa non sarà lontana. Bisogna dire che non tutto ciò che precede, ma qualche particolare soltanto va inteso di questo avvertimento ultimo, eccetto tuttavia questo: E allora si vedrà il Figlio dell'uomo venire, poiché questo non solo sarà un segno precursore della fine del mondo, ma sarà questa fine stessa. Ma Matteo non lascia dubitare che non si debbano intendere tutte le circostanze della fine del mondo, quando dice (24,23): «Quando vedrete accadere tutte queste cose, sappiate che egli è alle porte». Ciò che precede deve essere inteso in questo senso: egli invierà i suoi Angeli dai quattro angoli della terra, vale a dire che radunerà i suoi eletti da ogni parte della terra. È questo momento che, preso in tutta la sua estensione, forma l'ultimo momento del mondo, quando il Salvatore verrà nelle sua membra come nelle nubi.

domenica 14 dicembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 21-27

Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, ecco è là, non ci credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti tali da ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto. Ma in quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore, e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. E allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.

Agostino: Satana sarà sciolto dalle catene e spiegherà tutta la sua sua potenza in modo meraviglioso, e tuttavia menzognero. Si è soliti domandare perché questi prodigi sono chiamati dall'Apostolo prodigi menzogneri: se è perché non saranno che delle apparenze, e gli uomini vedranno dei prodigi che in realtà non vedono realmente, o se è perché, essendo dei veri prodigi, essi inganneranno gli uomini, che saranno persuasi che Dio solo può farli, non potendo comprendere questo potere di Satana che in quel momento, per la permissione divina, sarà più grande di quanto sia mai stato. Checché ne sia, non saranno sedotti se non quelli che lo avranno meritato.

Gregorio: Perché ciò che Dio conosce con una prescienza certa ci è presentato con una forma dubitativa con queste parole: se fosse possibile? Delle due è vera una sola cosa: se sono eletti, non può accadere; ma se non può accadere, non sono eletti. Questo dubbio della parola del Signore ci mostra scossa l'anima degli eletti. Tuttavia, poiché li vede persistenti nella fede e nelle buone opere, li chiama «eletti», ma malgrado la loro elezione nella perseveranza, essi saranno tentati dai predicatori dell'Anticristo che li vuole far cadere.

Segue: Ma in quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore, e gli astri si metteranno a cadere dal cielo. Beda: Le stelle, infatti nel giorno del giudizio sembreranno oscure, non per la diminuzione della loro luce, ma per il sopraggiungere della vera luce, cioè del sommo giudice; sebbene nulla impedisca di pensare che il sole e la luna, con le altre stelle, saranno veramente private della loro luce per un certo tempo, come accadde per il sole nella passione del Signore. Del resto, compiuto il giorno del giudizio, quando ci saranno il cielo nuovo e la terra nuove, avverrà quello che dice Isaia (30,26): «La luce della luna sarà come la luce del sole, e la luce del sole sette volte di più».

Segue: e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Teofilatto: Cioè le virtù angeliche si stupiranno, vedendo accadere cose così grandi e il giudizio dei loro conservi. Beda: Perché stupirsi se gli uomini tremano nel momento in cui le stesse potenze celesti sono scosse? Perché mi parlate dell'agitazione dei fogli di carta quando le colonne stesse tremano? Che cosa mi fa questo arbusto del deserto quando vedo il tremare di questo cedro del paradiso.

sabato 6 dicembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 14-20

Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge intenda, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sul tetto non scenda in casa e non entri a prendere qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ciò non accada d'inverno. Vi saranno infatti in quei giorni tribolazioni tali quali non ci furono stata dall'inizio della creazione fatta da Dio fino ad oggi, né vi saranno. Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.

Beda: Quando noi cerchiamo la verità ultima delle cose, troviamo che ciò è stato detto in un senso mistico. Secondo il modo ordinario delle Scritture, ogni idolo è chiamato «abominazione». Nel senso più semplice, si può riferire all'Anticristo, o all'immagine di Cesare, che Pilato pose sul tempio, o alla statua di Adriano, che rimase per molto tempo nel medesimo luogo. È detto che l'abominazione fu piazzata nella desolazione poiché queste statue furono piazzate nel tempio desolato e deserto.

Segue: allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti. Beda: Ciò si compì alla lettera, poiché, avvicinandosi la guerra romana e lo sterminio del popolo giudaico, i cristiani della Giudea, avvertiti da un oracolo, si ritirarono provvisoriamente al di là del Giordano, nella città di Pelle, sotto la protezione di Agrippa, che era restato re della frazione del popolo giudaico che aveva voluto restare sottomesso ai Romani. Teofilatto: E' con ragione è detto: quelli che si trovano nella Giudea, poiché gli Apostoli non erano più in Giudea, ma erano stati dispersi, prima del combattimento, lontano da Gerusalemme. Glossa: O, piuttosto, uscirono condotti dallo Spirito Santo.

Segue: Vi saranno infatti in quei giorni tribolazioni tali quali non ci furono stata dall'inizio della creazione fatta da Dio fino ad oggi, né vi saranno. Agostino: Giuseppe, che ha scritto la storia della Giudea, ci narra, di questa catastrofe, delle cose se sembrano appena credibili, e non è senza ragione che vi è aggiunto che una tale tribolazione non c'è mai stata dall'inizio del mondo e giammai vi sarà. Sebbene, e ciò è probabile, quella che esisterà nel tempo dell'Anticristo dovrà essere tale o più grande, tuttavia, quanto al popolo giudeo in particolare, si può dire che non ce ne sarà mai una simile. Se infatti essi per primi e principalmente riceveranno l'Anticristo, sarà quel popolo a fare la tribolazione, piuttosto che subirla.

Beda: Il solo rifugio contro così grandi mali è che Dio, il quale dà la forza di sopportarli, abbrevia nello stesso tempo la potenza dei persecutori, per cui segue: Se il Signore non abbreviasse quei giorni. Teofilatto: Cioè: se la guerra dei romani non fosse stata breve, nessuno si sarebbe salvato; cioè nessun Giudeo sarebbe sfuggito; a motivo degli eletti che si è scelto, cioè per i Giudei credenti, o che avrebbero creduto in seguito, ha abbreviato quei giorni; cioè molti fra i Giudei, dopo la desolazione della città, avrebbero creduto; in vista di ciò non permise che la loro stirpe venisse totalmente distrutta.

sabato 22 novembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 9-13

Ma voi badate a voi stessi. Vi consegneranno ai concili, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell'ora vi sarà dato: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli insorgeranno contro i genitori e li metteranno a morte. Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

Beda: Il Signore mostra, con tutto ciò che segue, il perché di questo diluvio di mali sulla Giudea e su Gerusalemme: Ma voi badate a voi stessi. Vi consegneranno ai concili, sarete percossi nelle sinagoghe. Fu la più grande causa della rovina di Gerusalemme il fatto che, dopo aver ucciso il Salvatore, essa perseguitò con la crudeltà più empia gli araldi della fede e del nome di Gesù.

Teofilatto: Egli presenta loro la tavola delle loro tribolazioni e delle loro sofferenze affinché essi abbiano, alla venuta di queste prove, la consolazione di pensare a ciò che esse hanno in comune con le sue. Segue: comparirete davanti a governatori e re a causa mia, per render testimonianza davanti a loro. Questo governatori e re furono, ad esempio, Agrippa, Nerone ed Erode. E aggiungendo: comparirete davanti a governatori e re a causa mia, diede loro non poca consolazione, in quanto ciò avrebbero patito per lui. Quando poi dice: per render testimonianza davanti a loro va inteso: a loro pregiudizio, in modo cioè che siano inescusabili per non essere stati condotti alla verità da parte degli Apostoli. Infine, affinché non possano pensare che questi pericoli e queste tribolazioni debbano impedire gli effetti della predicazione, aggiunge: Ma prima è necessario che il vangelo sia proclamato a tutte le genti.

Segue: E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, ma dite ciò che in quell'ora. Beda: Quando infatti siamo condotti per Cristo davanti ai giudici, dobbiamo offrire soltanto la nostra volontà per Cristo. Del resto lo stesso Cristo che abita in noi parla, e nel rispondere sarà data la grazia dello Spirito Santo; per cui segue: poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo.

domenica 16 novembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 3-8

Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi? E rispondendo Gesù cominciò a dire loro: Guardate che nessuno v'inganni! Molti verranno in mio nome dicendo: Sono io, e inganneranno molti. E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi: bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine. Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Questo sarà il principio dei dolori.

Agostino: Il Signore rispose ai discepoli che lo interrogavano indicando lo sviluppo degli eventi che dovevano accadere dopo di lui, sia quelli della rovina di Gerusalemme, riguardo alla quale gli erano state fatte tutte queste domande, sia quelli della sua venuta mediante la Chiesa, nella quale non cessa di venire sino alla fine; venendo infatti fra i suoi è riconosciuto, mentre nascono quotidianamente le sue membra; sia quelli della sua venuta finale, quando apparirà per giudicare i vivi e i morti.

Segue: E rispondendo Gesù cominciò a dire loro: Guardate che nessuno v'inganni! Molti verranno in mio nome dicendo: Sono io. Beda: Molti, infatti, essendo vicino l'eccidio di Gerusalemme, sorsero dicendo di essere il Cristo e che il tempo della libertà si stava già avvicinando, infatti si levarono molti eretici nella Chiesa, anche negli stessi tempi apostolici; e vennero anche molti Anticristi in nome di Cristo, di cui il primo fu Simon Mago il quale, come è detto negli Atti degli Apostoli (8,10), era ascoltato in Samaria dicendo:«Questa è la virtù di Dio che è chiamata grande»; per cui subito si aggiunge: e inganneranno molti. Dopo la passione del Signore e dal momento in cui lo rigettarono preferendogli un brigante, le guerre e i dissensi interni non cessarono presso i Giudei. È per questo che segue: E quando sentirete parlare di guerre, non allarmatevi. Egli previene con queste parole gli Apostoli perché non si lascino spaventare da questi primi rumori, né fuggano e si rifugino in un'altra contrada; poiché non sarà ancora la fine di Gerusalemme, ma dopo quarant'anni; e ciò è quanto si aggiunge: bisogna infatti che ciò avvenga, ma non sarà ancora la fine, cioè la desolazione della provincia e l'ultimo eccidio della città e del tempio.

Segue: Si leverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno. Teofilatto: Cioè i Romani contro i Giudei, il che Giuseppe Flavio dice che avvenne prima della distruzione di Gerusalemme. Poiché infatti il popolo dei Giudei non pagava il tributo, i Romani si adirarono. Ma poiché a quei tempi i costumi dei Romani si erano addolciti, essendo vincitori si accontentarono di portar via le spoglie. Gerusalemme non fu dunque ancora distrutta. Le parole seguenti mostrano Dio stesso che combatte contro i Giudei: vi saranno terremoti sulla terra e vi saranno carestie. Beda: E' certo che ciò fu compiuto alla lettera, al tempo della distruzione di Gerusalemme. Ma ciò può essere inteso in un senso più profondamente vero dagli eretici, che, combattendo fra loro, assicurarono la vittoria alla Chiesa; si separano dalla vera fede, regni combattono contro regni, come un cancro, e c'è fame prodotta dall'assenza della parola di Dio, e terremoti che si estendono dappertutto.

sabato 8 novembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 1-2

E uscendo dal tempio uno dei suoi discepoli gli disse: Maestro, guarda che pietre e che strutture. E rispondendo Gesù gli rispose: Vedi queste grandi costruzioni? Non resterà pietra su pietra, che non sia distrutta.

Beda: Come dopo la fondazione della Chiesa di Cristo la Giudea doveva ricevere il castigo per la sua perfidia, è con ragione che il Salvatore, dopo aver lodato nella persona di quella povera vedeva la devozione alla Chiesa, esce dal tempio e predice la sua rovina futura e il disprezzo riservato a queste mura, oggetto ancora dell'ammirazione generale.

Teofilatto: Poiché il Signore aveva spesso ripetuto le sue predizioni sulla rovina del tempio, i suoi discepoli si meravigliavano della distruzione di edifici così belli e così ammirevoli. Essi gli mostrano la bellezza del tempio, di cui egli ha denunciato non solo la distruzione, ma anche che non resterà pietra su pietra. E rispondendo Gesù gli rispose: Vedi queste grandi costruzioni? Non resterà pietra su pietra, che non sia distrutta. Ma si obbietterà forse, per mostrare che Cristo si è ingannato, che rimasero molti resti di questo tempio. Ma non è così. D'altronde, quand'anche fosse vero che è rimasto qualche avanzo, questi avanzi non dovranno sussistere fino all'ultima consumazione. Inoltre si racconta che Elio Adriano distrusse la città e il tempio dalle fondamenta, in modo da compiere questa profezia alla lettera.

Beda: Fu divinamente preordinato che quando la grazia della fede evangelica fosse stata sparsa in tutto l'universo, il tempio e il culto giudaico sarebbero scomparsi del tutto. Poiché sarebbe potuto capitare che dei cristiani la cui fede non è molto forte, credendo sussistere ciò che era stato stabilito diversamente da Dio, avrebbero potuto allontanarsi dalla purezza della fede cristina e cadere in un giudaismo grossolano.

Beda: dal momento in cui il Signore ha lasciato il tempio, tutti gli edifici della legge e tutte le armonie dei comandamenti sono scomparsi, dato che, non essendoci più il capo, le membra si combattono fra loro.

domenica 2 novembre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 41-44

E sedutosi di fronte al tesoro, guardava in che modo la folla gettava monete nel gazofilacio. E tanti ricchi ne gettavano molte. Venuta però una vedova povera, vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. E convocati i suoi discepoli disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti nel tesoro. Tutti infatti hanno messo quanto sovrabbondava loro; questa invece, nella sua povertà, ha messo tutto quello che aveva, tutto il suo nutrimento.

Beda: Gazofilacio, che deriva dal greco pluylaxe, che significa conservare, e dalla parola persiana gaza, che significa ricchezza, esprimeva il luogo dove si conservavano le ricchezze; e con questa parola si indicava anche l'arca dove si raccoglieva il danaro della folla necessario per l'uso del tempio, e il portico nel quale si conservava. Hai un esempio dei portici nel Vangelo (Gv 8,20): «Queste parole disse nel garofilacio, insegnando nel tempio». Hai anche un esempio dell'arca nel libro dei Re (IV, 12,9): «E il pontefice Ioiada portò un gazofilacio».

Segue: Venuta però una vedova povera, vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Beda: Nel calcolo si chiama quadrante la quarta parte di una cosa, o di un luogo, o di un tempo o di un pezzo di moneta. Probabilmente qui con questa parola si esprime la quarta parte di un siclo, o cinque oboli.

Segue: E convocati i suoi discepoli disse loro: In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti nel tesoro. Beda: Dio non guarda l'offerta, ma il peso dell'intenzione; egli non esamina quanto si offre, ma da quale somma lo si prende; per cui aggiunge: Tutti infatti hanno messo quanto sovrabbondava loro; questa invece, nella sua povertà, ha messo tutto quello che aveva, tutto il suo nutrimento.

Girolamo: In senso mistico i ricchi sono coloro che traggono dai tesori del loro cuore le cose nuove e le cose antiche, vale a dire, i segreti misteriosi e senza spiegazione certa della sapienza divina del Nuovo e dell'Antico Testamento. Che cosa è dunque questa povera donna se non io e tutti coloro che mi assomigliano, che mettono ciò che possono e non hanno che dei desideri per ciò che sono incapaci di spiegarvi? Poiché Dio non considera ciò che avete inteso, ma con quali disposizioni voi l'avete inteso. Ora, ciascuno di voi può portare il quadrante, che è un'intenzione ardente, chiamata quadrante poiché è accompagnata da tre cose: il pensiero, la parola e il fatto. Con queste parole: ella ha messo tutto il suo nutrimento, il Salvatore mostra che tutti i piaceri del corpo consistono nel nutrimento, ed è per questo che si dice altrove (Qo 6,7): «Tutto il lavoro dell'uomo è nella sua bocca».

sabato 1 novembre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 38-40

E diceva loro nel suo insegnamento: Guardatevi dagli scribi che vogliono camminare con lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze e sedere nelle prime cattedre nelle sinagoghe e avere i primi posti nelle cene: essi divorano le case delle vedove sotto il pretesto lunghe preghiere; essi riceveranno un giudizio più severo.

Beda: Bisogna notare che egli non proibisce i saluti nelle piazze e i primi posti nei banchetti a coloro ai quali questo ancora appartiene a causa della carica che occupano. Solo avverte di fuggire come perversi quelli che amano questi onori, sia che siano loro dovuti, sia che li usurpino, facendo cadere la sua accusa non sul fatto, ma sulla disposizione del cuore. Bisogne notare, tuttavia, che non è senza qualche errore che quelli che amano essere chiamati maestri della Sinagoga sulla cattedra di Mosè si mescolino ai dibattiti del foro. Ora, è per una duplice ragione che il Salvatore ci obbliga a stare in guardia da coloro che sono avidi di vanagloria; ed è innanzitutto affinché non siano trascinati dal loro esempio, pensando che ciò che essi fanno sia un bene, e in secondo luogo affinché non ci lasciamo andare nell'emulazione di costoro, cercando la nostra felicità nei beni di cui essi si rivestono all'esterno.

Teofilatto: Queste parole sono una raccomandazione speciale indirizzata agli Apostoli affinché non abbiano con gli Scribi alcun rapporto, ma imitino Cristo stesso; e indicando i maestri stessi nelle cose che vanno fatte nella vita, sottopone ad essi gli altri.

Beda: Non cercano solamente le lodi degli uomini, ma anche il denaro; per cui segue: essi divorano le case delle vedove sotto il pretesto lunghe preghiere. Vi sono alcuni che, simulando una giustizia esteriore, non esitano a ricevere denaro da coloro che hanno la coscienza turbata, e ad accettare di essere loro difensori nel giudizio futuro. Ed essendo ordinariamente le preghiere a venire in aiuto al povero che tende la mano, essi passano la notte in preghiera e ricevono per ciò il denaro del povero.

Teofilatto: Gli scribi accostandosi alle vedove che avevano perduto la protezione dei loro mariti, si presentavano ad esse per essere loro protettori sotto delle esteriorità ipocrite, simulando la preghiera e prendendo il modo del rispetto. È così che le ingannavano e divoravano anche le case dei ricchi. Segue: essi riceveranno un giudizio più severo, cioè di quello degli altri Giudei peccatori.

martedì 28 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 35-37

E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? E molta folla lo ascoltava volentieri.

Teofilatto: Poiché Cristo sta per affrontare la passione, corregge un'opinione falsa dei Giudei, i quali dicevano che Cristo era figlio di Davide, non il suo Signore; per cui si dice: E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio. Girolamo: Ciò parla apertamente di sé, affinché siano inescusabili; segue infatti: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide?

Teofilatto: Cristo mostra che egli è il Signore attraverso le parole di Davide; infatti segue: Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra; come se dicesse: non mi potete dire che Davide ha detto ha detto questo senza la grazia dello Spirito Santo, ma nello Spirito Santo lo chiama Signore. È che sia Signore lo mostra aggiungendo: Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Erano infatti i suoi nemici che Dio avrebbe posto a sgabello dei piedi di Cristo. Che sia Dio il Padre che sottomette a Cristo i suoi nemici, non prova in alcun modo che Dio Figlio sia a lui inferiore per natura: ciò esprime l'unità di natura che li fa agire l'uno nell'altro. Il Figlio non sottomette forse al Padre i suoi nemici, lui che lo glorifica sulla terra?

Glossa: Così dunque il Signore, mediante le cose premesse, conclude una questione dubbia: infatti dalle premesse parole di Davide si ha che Cristo è Signore di Davide; invece dalle parole degli Scribi si ha che egli è suo Figlio; e questo è ciò che si aggiunge: Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? Beda: La domanda di Gesù ci è giovata fino a oggi contro i Giudei: questi infatti, che confessano che Cristo deve venire, asseriscono che è un semplice e santo uomo del genere di Davide. Interroghiamoli dunque, loro che sono stati istruiti dal Signore: se è un semplice uomo e soltanto figlio di Davide, come Davide lo chiama suo Signore nello Spirito Santo? Ora, essi non sono ripresi perché dicono che è figlio di Davide, ma perché non credono che è Figlio di Dio.

domenica 26 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 28-34

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò quale fosse il primo di tutti i comandamenti. Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento. E il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi. Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Girolamo: Perché il dubbio su questa questione, dubbio comune a tutti i periti della legge, se non poiché dei comandamenti diversi sono ordinati nell'Esodo, nel Levitico e nel Deuteronomio? È per questo che risponde, non un solo comandamento, ma per due. Questi due comandamenti sono come le due mammelle sul petto della sposa che devono nutrire la nostra infanzia; per cui si aggiunge: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore. Egli chiama questo comandamento il primo di tutti; vale a dire che noi dobbiamo porre nel fondo del nostro cuore, come fondamento unico della pietà, la conoscenza e la confessione dell'unità divina accompagnata dalle buone opere, che trovano la loro perfezione nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo; per cui aggiunge: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento.

Teofilatto: Considera in che modo ha enumerato tutte le facoltà dell'anima. C'è infatti la facoltà dell'anima animale, che esprime dicendo «con tutta la tua anima», alla quale appartengono l'ira e il desiderio; ed egli vuole che li consacriamo nell'amore divino. C'è anche un'altra facoltà che è detta naturale, alla quale appartengono le nutritiva e l'accrescitiva; e anche questa va data tutta al Signore; per cui si dice con tutto il cuore. C'è anche un'altra facoltà razionale, che chiama mente, e anche questa va data tutta a Dio. Glossa: Ciò che poi aggiunge: e con tutta la tua forza, si può riferire alle facoltà corporali.

Segue: Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Teofilatto: Ci dice che il secondo è simile al primo perché questi due comandamenti si rapportano l'uno all'altro e si possono convertire reciprocamente: infatti chi ama Dio ama anche ciò che Dio ha fatto. Ora, la sua produzione principale è l'uomo, per cui chi ama Dio deve amare tutti gli uomini. Reciprocamente colui che ama il prossimo, che così spesso è un oggetto di scandalo per lui, deve amare a più forte ragione Dio, dal quale non riceve che benefici.

Segue: Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità. Beda: Mostra, dicendo: Vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici, che fra gli Scribi e i Farisei era stata discussa una grave questione, ossia quale fosse il comandamento primo e massimo della legge divina; gli uni dicevano che era l'offerta delle ostie e dei sacrifici, mentre gli altri preferivano le opere della fede e della carità, appoggiandosi sul fatto che i patriarchi, che avevano preceduto la legge, erano piaciuti a Dio per la sola fede che opera attraverso la carità. Questo Scriba dichiara che questa ultima opinione è la sua.

sabato 18 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 18-27

E vennero a lui dei Sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che «se muore il fratello di uno» e lascia la moglie «senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello». C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie. E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli di Dio nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe»? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore.

Teofilatto: I Sadducei formavano una setta eretica in Giudea, negando la risurrezione e l'esistenza degli Angeli e degli spiriti. Essi vanno da Gesù e si mettono a fargli un racconto pieno di ipocrisia per mostrare che la risurrezione non deve avere luogo. Per questo si aggiunge: e lo interrogarono dicendo: Maestro. Al fine di rendere la risurrezione più impossibile, essi danno sette mariti a una donna. Beda: Essi hanno forgiato questa favola per mostrare la follia di coloro che affermano la risurrezione dei corpi, ma non è impossibile che qualcosa di simile sia accaduto realmente in Giudea.

Segue: E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Teofilatto: È come se dicesse loro: Voi non comprendete qual è la risurrezione che la Scrittura annuncia così, poiché voi pensate che nella risurrezione i corpi saranno tali quali sono adesso, ma non sarà così. Così dunque ignorate la Scrittura, ma ignorate anche la virtù divina. Voi considerate infatti ciò come difficile e dite: come potranno delle membra dissolte dalla corruzione riunirsi, e ricongiungersi alle anime? Infatti per la potenza divina ciò è quasi nulla.

Segue: Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come Angeli di Dio nei cieli. Teofilatto: Come se dicesse: sarà una restaurazione divina e angelica della vita, in modo che noi non siamo più preda della corruzione, e rimaniamo nello stesso modo. È per questo che le nozze scompariranno; perché, se le nozze esistono sulla terra, è affinché la nostra specie, che tende incessantemente alla corruzione, sia immortale. Ma nell'altra vita noi saremo come Angeli, che sono senza successione nuziale e vivono sempre.

Teofilatto: Ma io vi dico: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe, come se dicesse il Dio dei viventi, per cui aggiunge: Non è un Dio dei morti ma dei viventi. Infatti non disse: Io fui, ma io sono, come se parlasse di esseri a lui coesistenti. Ma forse qualcuno dirà che Dio disse questo solo dell'Anima di Abramo, non del corpo. A ciò diciamo che Abramo comporta le due cose, cioè il corpo e l'anima, così che egli sia il Dio del corpo e il corpo viva presso Dio, cioè nell'ordinanza divina. Beda: Oppure, quando ha provato che le anime rimangono dopo la morte (né infatti poteva accadere che fosse il Dio di cose che non sussistono), conseguentemente si introduceva anche la risurrezione dei corpi, che hanno compiuto il bne e il male insieme cone le anime.

Girolamo: Quando poi dice il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, nominando Dio tre volte indica la Trinità. Quando poi dice Non è un Dio dei morti, ripetendo lo stesso, indica l'unità nella sostanza. Vivono poi coloro che rivendicano la porzione che avranno scelto, mentre sono morti coloro che hanno perso ciò che avevano rivendicato.

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