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mercoledì 10 gennaio 2024

Catechesi di Papa Benedetto XVI su San Basilio Magno

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 4 luglio 2007

☩ 

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

oggi vogliamo ricordare uno dei grandi Padri della Chiesa, san Basilio, definito dai testi liturgici bizantini un «luminare della Chiesa». Fu un grande Vescovo del IV secolo, a cui guarda con ammirazione tanto la Chiesa d’Oriente quanto quella d’Occidente per la santità della vita, per l’eccellenza della dottrina e per la sintesi armonica di doti speculative e pratiche. Egli nacque attorno al 330 in una famiglia di santi, «vera Chiesa domestica», che viveva in un clima di profonda fede. Compì gli studi presso i migliori maestri di Atene e di Costantinopoli. Insoddisfatto dei suoi successi mondani, e accortosi di aver sciupato molto tempo nelle vanità, egli stesso confessa: «Un giorno, come svegliandomi da un sonno profondo, mi rivolsi alla mirabile luce della verità del Vangelo..., e piansi sulla mia miserabile vita» (cfr Ep. 223,2). Attirato da Cristo, cominciò a guardare verso di Lui e ad ascoltare Lui solo (cfr Regole morali 80,1). Con determinazione si dedicò alla vita monastica nella preghiera, nella meditazione delle Sacre Scritture e degli scritti dei Padri della Chiesa, e nell’esercizio della carità (cfr Epp. 2 e 22), seguendo anche l’esempio della sorella, santa Macrina, che già viveva nell’ascetismo monacale. Fu poi ordinato sacerdote e infine, nel 370, Vescovo di Cesarea di Cappadocia, nell’attuale Turchia.

sabato 2 gennaio 2021

San Basilio Magno - I Quaranta Martiri di Sebaste

 

Proemio

l. Quale sazietà può mai generare la (celebrazione annuale della) memoria dei martiri in chi sia devoto di essi, dal momento che l'onore verso i buoni "con-servi" è dimostrazione di amore al comune Signore? Ci si aspetta infatti che colui che manifestamente approva gli uomini valorosi non mancherà di imitarli in circostanze similari. Anche tu proclama con convinzione beato colui che ha affrontato il martirio, affinché tu pure divenga martire della volontà e ti renda degno delle medesime ricompense pur senza (essere sottoposto alla) persecuzione, al fuoco, ai flagelli.

Non uno solo è proposto alla nostra ammirazione devota, neppure due e nemmeno fino a dieci soltanto giunge il numero di coloro che proclamiamo beati, ma addirittura quaranta uomini sono coloro che dimostrarono di avere quasi un’anima sola in corpi diversi, di respirare all'unisono e in perfetta concordia di fede, unica anche la forza di sopportazione nei tormenti e la costanza a difesa della verità. Reciprocamente si somigliavano tutti: uguali nell'intendimento, uguali nella lotta; per questo furono ritenuti degni anche di uguali corone di gloria. Or dunque quale discorso potrebbe mai giungere a lodarli degnamente? Neppure quaranta lingue basterebbero a decantarne il valore. Tuttavia se anche uno solo fosse l'oggetto della nostra ammirata celebrazione, sarebbe sufficiente a soverchiare la forza delle nostre parole; figuriamoci una tale moltitudine, una falange di soldati, una guarnigione inespugnabile, invincibile in battaglia così come inarrivabile nella lode!

sabato 4 gennaio 2020

San Basilio Magno - Discorso ai Giovani


*In fondo al discorso ho pubblicato il link per scaricare il pdf.


I
Molte sono le ragioni, ragazzi miei, che mi spingono a darvi quei consigli che giudico i migliori e  che  credo  possano  esservi  utili,  nel  caso  li  seguiate. Infatti l’essere arrivato a questa età, l’aver affrontato ormai molte prove e l’aver preso parte abbastanza alle alterne vicende della sorte che tutto insegna, mi hanno reso tanto esperto delle cose umane da poter mostrare la via più sicura a chi da poco si è incamminato lungo il sentiero della vita. Per grado di parentela io vengo subito dopo i vostri genitori, così che non nutro per voi meno affetto di loro. D’altra parte, se non interpreto male i vostri sentimenti, credo che neanche voi, guardando me, sentiate la mancanza dei vostri genitori. Se dunque farete tesoro delle mie parole, sarete al secondo posto della graduatoria di merito stilata da  Esiodo;  altrimenti,  senza  che  sia  io  a  dovervi  dire  qualcosa  di  spiacevole,  basterà  che  vi ricordiate  dei  suoi versi:  «Ottimo  è  colui  che  da  se  stesso  vede  ciò  di  cui  ha  bisogno;  buono  chi segue ciò che gli viene mostrato da altri; ma chi non è capace né dell’una né dell’altra cosa, è del tutto inetto».

Non meravigliatevi poi se a voi, che pur frequentate ogni giorno la scuola e avete familiarità con i  più  illustri  degli  antichi  scrittori  grazie  alle  opere  che  ci  hanno  lasciato,  io  dico  d’averci personalmente  trovato  qualche  cosa  di  davvero  utile.  Io  vengo  a  consigliarvi  appunto  questo:  non bisogna che voi, affidando a questi personaggi una volta per tutte il timone della vostra intelligenza, come  si  fa  con  una  nave,  li  seguiate  dovunque  vi  portino,  ma,  accogliendo  quanto  hanno  di  utile, sappiate  anche  ciò  che  bisogna  lasciai  perdere.  Comincerò  dunque  a  spiegarvi  quali  siano  queste cose e con quali parametri debbano essere valutate.

II

Noi, ragazzi miei, crediamo che la vita dell’uomo in questo mondo non abbia un valore assoluto, né consideriamo o definiamo vero bene ciò che circoscrive la sua utilità entro i limiti di questa vita. Perciò  non  riteniamo  degna  di  essere  desiderata  né  la  nobiltà  di  nascita  né  la  forza  fisica  o  la bellezza o la statura del corpo, né gli onori del mondo né il potere e nemmeno ciò che si potrebbe dire  grande  tra  le  cose  umane.  E  neppure  invidiamo  quelli  che  posseggono  tali  beni,  ma  ci spingiamo ben oltre con la speranza e facciamo tutto nella prospettiva di un’altra vita.
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