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domenica 7 giugno 2020

Matteo, Capitolo 26, Versetti 6-13


Essendo Gesù in Betania, a casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna avente un alabastro di unguento prezioso, e lo sparse sopra il capo di lui mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si indignarono dicendo: Perché questo spreco? Si poteva infatti venderlo a caro prezzo e darlo ai poveri. Ma Gesù accortosi disse loro: Perché molestate questa donna? Infatti ha compiuto un'opera buona verso di me: poiché i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avrete me. Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura; in verità vi dico: ovunque sarà predicato questo vangelo in tutto il mondo, si dirà anche ciò che essa ha fatto, in memoria di lei.

Glossa [Anselmo]: Dopo aver parlato della deliberazione che i principi presero per uccidere Cristo, l'Evangelista passa a riferirci il suo compimento, spiegandoci il modo in cui Guida convenne con i Giudei per consegnare Cristo. Però prima fa procedere la causa del tradimento. Giuda infatti si era lamentato poiché l'unguento che la donna aveva sparso sul capo di Cristo non era stato venduto, così che potesse trafugare qualcosa del prezzo, quindi volle ricompensare questo danno con il tradimento del Maestro.

Girolamo: Non perché fosse ancora lebbroso, ma perché prima lo era stato, ed era stato guarito poi dal Signore; gli rimaneva ancora il primo titolo di lebbroso affinché si ricordasse la virtù di colui che lo aveva guarito.

Rabano: Questo alabastro è una specie di marmo bianco dipinto di vari colori, che suole essere destinato a vasi di profumi, poiché si dice che li conserva senza corruzione.

Crisostomo: Non senza ragione l'Evangelista ricordò la lebbra di Simone, per manifestare in che cosa fondò la sua fiducia questa donna per avvicinarsi a Cristo. La lebbra è un male impuro, e questa donna, vedendo che Gesù aveva curato quell’uomo, nella cui casa stava, prese confidenza per credere che facilmente avrebbe pulito l'immondezza della sua anima. E così come altre donne si erano avvicinate a Gesù per la cura del corpo, ella sola si avvicina a Cristo per onorarlo e per curare la sua anima, non avendo nel suo corpo alcuna infermità. Per questo motivo è degna della massima ammirazione.

Agostino: Si può intendere che anche gli altri discepoli o pensarono questo o lo dissero, oppure che si persuasero al dire di Giuda, e che Matteo e Marco espressero anche la volontà di tutti; ma solo Giuda lo disse perché era ladro, gli altri invece per la preoccupazione dei poveri; ora, Giovanni volle ricordare ciò soltanto di lui, per far notare con questo fatto la sua inclinazione a rubare. 

domenica 21 luglio 2019

Matteo, Capitolo 22, Versetti 41-46


Radunati poi i Farisei, Gesù li interrogò dicendo: Che ne vi pare di Cristo? Di chi è figlio? Gli dicono: Di Davide. Dice loro: Perché dunque Davide nello spirito lo chiama Signore, dicendo: «Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi»? Se dunque Davide lo chiama Signore, in che modo è suo figlio? E nessuno poteva rispondergli parola, e nessuno osò da quel giorno interrogarlo ulteriormente.

Crisostomo: I Giudei, credendo che Gesù fosse unicamente uomo, non l’avrebbero tentato se avessero conosciuto che era figlio di Dio. Volendo dunque Cristo manifestare che conosceva le contorte intenzioni dei Giudei e che era Dio, non voleva dire chiaramente la verità per evitare che, intendendolo i Giudei come bestemmia, si infuriassero di più, né tacere in modo assoluto perché era venuto a insegnare la verità. Per questo li interrogò in maniera tale che la stessa domanda manifestasse loro chi egli era; per cui si dice: Radunati poi i Farisei, Gesù li interrogò dicendo: Che ne vi pare di Cristo? Di chi è figlio?

Crisostomo: Prima aveva interrogato i suoi discepoli per sapere che cosa dicevano altri del Cristo, e poi li interrogò su chi era secondo ciò che essi dicevano. Però questi non li interrogò nella stessa maniera, poiché sicuramente lo avrebbero chiamato seduttore e malvagio. Essi consideravano che Cristo era un uomo puro; per cui dissero che era figlio di Davide, e questo è ciò che segue: Gli dicono: Di Davide. Il Salvatore riprendendo ciò cita il Profeta, testimonia il suo dominio e la proprietà della filiazione, e che a lui corrisponde lo stesso onore che al Padre. Per questo aggiunge: Perché dunque Davide nello spirito lo chiama Signore, dicendo: «Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non ponga… Girolamo: Questa testimonianza è stata presa dal Salmo 109,1. Dunque è chiamato Signore di Davide non per essere nato da lui, ma perché nato dal Padre, prevenendo suo padre secondo la carne. Lo chiama poi suo Signore non per errore di dubbio, né per sua propria volontà, ma perché così detta lo Spirito Santo.

Remigio: Quando dice: Siedi alla mia destra, non si intende che Dio abbia un corpo con una destra e una sinistra, ma che stare seduto alla destra di Dio è come avere un onore pari a quello.

mercoledì 13 febbraio 2019

Matteo, Capitolo 21, Versetti 1-9


Ed essendosi avvicinati a Gerusalemme e giunti a Bètfage al monte degli Ulivi, allora Gesù mandò due discepoli dicendo loro: andate nel villaggio che è di fronte a voi e subito troverete un'asina legata e con essa un puledro: scioglieteli e conduceteli a me. E se qualcuno vi dirà qualcosa dite che il Signore ne ha bisogno e subito li lascerà andare. Tutto ciò avvenne affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta con le parole: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te, mansueto, sedendo sopra un'asina e un puledro figlio di bestia da soma». I discepoli andando fecero come disse loro il Signore e condussero l'asina e il puledro e imposero sopra di essi i suoi vestiti e lo fecero sedere sopra. Una grande folla distese i suoi vestiti lungo la via, altri invece tagliavano rami dagli alberi e li deponevano sulla strada. Le folle che lo precedevano e che lo seguivano gridavano dicendo: Osanna al figlio di Davide: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, osanna nell’alto dei cieli».

Remigio: L’Evangelista sopra ha riferito che Gesù usci dalla Galilea e cominciò a salire Gerusalemme. Quindi, dopo aver riferito ciò che era successo nel cammino, volendo continuare la sua narrazione dice: Ed essendosi avvicinati a Gerusalemme e giunti a Bètfage. Betfage era un luogo proprio dei sacerdoti, collocato alle falde del monte degli Ulivi e distante un miglio da Gerusalemme. I sacerdoti che servivano nel tempio per la durata di un certo numero di giorni, una volta terminate le funzioni del loro ministero erano ospitati in quel posto. E nello stesso modo quelli che cominciavano a esercitarlo vivevano anch’essi lì, poiché era comandato nella legge che nessuno camminasse per più di mille passi nel giorno di sabato.

Segue: Allora Gesù mandò due discepoli. Crisostomo: Non disse ai suoi discepoli: dite: il tuo Signore necessita di queste cose, e neanche: il vostro Signore, affinché comprendano che egli unicamente è Signore, non solo degli animali, ma anche di tutti gli uomini, poiché persino i peccatori per natura sono suoi, pur essendo del demonio per volontà propria.

E subito li lascerà andare. Glossa [Anselmo]: Il padrone di quei giumenti li libererà in seguito per dedicarli al servizio del Signore. A questo fatto si aggiunge la testimonianza del Profeta, in modo che si veda che il Signore compì tutto ciò che stava scritto di lui. Però gli Scribi e i Farisei, accecati dall’invidia, non vollero intendere ciò che essi stessi leggevano; e perciò segue: Tutto ciò avvenne affinché si adempisse ciò che fu detto dal Profeta, cioè Zaccaria.

Rabano: Figlia di Sion, secondo la storia, è la citta di Gerusalemme, che è collocata sul monte Sion; e in senso spirituale è la Chiesa dei fedeli, che appartiene alla Gerusalemme superna.

I discepoli andando fecero come disse loro il Signore e condussero l'asina e il puledro. Agostino: Gli altri Evangelisti tacciono dell’asina. Ma il lettore non dovrebbe turbarsi se Matteo avesse taciuto del puledro come quelli tacquero dell’asina. Ma il lettore non dovrebbe turbarsi se Matteo avesse taciuto del puledro come quelli tacquero dell’asina. Molto meno deve turbare il fatto che uno solo parli dell’asina, della quale non si occupano gli altri, e tuttavia non manchi di menzionare il puledro di cui parlano gli altri Evangelisti. Infatti non c’è contraddizione quando si può intendere che si verificò l’una e l’altra cosa, e neanche ci sarebbe se uno ricordasse una cosa e uno un’altra; quanto meno c’è quando uno dice una cosa e un altro entrambe.

martedì 4 dicembre 2018

Matteo, Capitolo 18, Versetti 10-14


Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli: vi dico infatti che i loro angeli nei cieli vedono sempre il volto del Padre mio che è nei cieli. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a salvare ciò che era perduto. Che ve ne pare? Se uno ha cento pecore e una di esse si perde, forse che non lascia le novantanove sui monti e va a cercare quella che si è perduta? E se gli accade di trovarla, in verità vi dico che si rallegrerà per essa più che per le novantanove che non si erano perdute. Così non c’è volontà davanti il Padre vostro che è nei cieli che si perisca uno di questi piccoli.

Girolamo: Il Signore aveva detto sopra che dovevano essere amputati il piede, la mano e l’occhio, ogni parentela e ogni costume che potesse dare luogo a scandalo. Ora rende soave la durezza di questa massima dicendo: Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, come se dicesse: non disprezzateli per quanto sta in voi, ma dopo la vostra salvezza cercate anche la loro salute. Se però li vedrete continuare nel peccato, meglio è che vi salviate voi piuttosto che vi perdiate con la moltitudine.

Origene: Sono piccoli coloro che da poco tempo sono nati in Cristo, oppure quelli che non progrediscono come se fossero appena nati. Il Signore non ebbe necessità di comandare che non si disprezzassero i fedeli più perfetti, ma i piccoli, come aveva già comandato prima (v. 6): <<Se qualcuno scandalizzerà uno di questi piccoli>>. Uno forse dirà: qui chiama piccolo il perfetto, secondo quanto dice altrove (Lc 9, 48): <<Chi sarà il minimo tra voi sarà il più grande>>.

Origene: Alcuni affermano che Dio dà agli uomini un Angelo custode, poiché sono venuti a essere, per mezzo dell’acqua rigeneratrice, bambini in Cristo, aggiungendo che non è possibile che un Angelo santo presieda agli increduli e agli erranti, ma nel tempo dell’incredulità e dei peccati l’uomo sta sotto gli angeli di Satana. Altri invece vogliono che, dal momento in cui nasce uno di coloro che sono predestinati da Dio, riceva il suo Angelo custode.

martedì 13 novembre 2018

Matteo, Capitolo 17, Versetti 19-21


Allora i discepoli si accostarono a Gesù in disparte e dissero: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? Disse loro Gesù: Per la vostra mancanza di fede. In verità vi dico: se avrete fede pari quanto un granello di senapa direte a questo monte: Spostati da qui a là, e si sposterà; e nulla vi sarà impossibile. Ma questo genere di demoni non viene scacciato se non con la preghiera e il digiuno.

Crisostomo: I discepoli avevano ricevuto il potere sopra gli spiriti immondi; e poiché non avevano potuto guarire l’indemoniato presentato loro, sembra che venissero a dubitare di aver perso la grazia che era stata loro concessa; quindi dice: Allora i discepoli si accostarono a Gesù in disparte e dissero: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? Lo interrogarono a parte non per vergogna, ma perché si trattava di una cosa ineffabile e grande.
Segue: Per la vostra mancanza di fede.

Girolamo: Questo è ciò che dice il Signore in un altro luogo (Gv 15, 16): <<Qualunque cosa chiederete nel mio nome, credendo la otterrete>>. Quindi tutte le volte che non riceviamo, non è per l’impotenza di chi dà, ma per colpa di chi chiede.

Origene: Si compara la fede con il grano di senapa poiché è disprezzata dagli uomini che sogliono guardarla come cosa vile e di scarsa importanza. E quando questo seme ha raggiunto un’anima buona quale terra, diventa un albero grande. Però fra tutti i mali l’infermità del lunatico è tanto grande e tanto difficile da curare che è paragonata a una montagna, e non può essere estirpata se non dalla fede integra di chi vuole risanare sofferenze di questo genere.

lunedì 17 settembre 2018

Matteo, Capitolo 15, Versetti 32-38


Gesù, poi, convocati i suoi discepoli disse: Ho pietà della folla, poiché già da tre giorni perseverano con me e non hanno da mangiare e non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per la via. E gli dicono i discepoli: Dove troveremo nel deserto tanti pani da saziare una folla così grande? Disse loro Gesù: Quanti pani avete? Dissero: Sette, e pochi pesciolini. E comandò alla folla di sedersi per terra e prendendo i sette pani e i pesci e rendendo grazie li spezzò e li diede ai suoi discepoli, e i discepoli li diedero al popolo e mangiarono tutti e furono saziati. E dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. Quelli che mangiarono erano quattromila uomini oltre ai bambini e alle donne.

Girolamo: Prima Cristo aveva eliminato le debolezze dei malati, poi invece offre il cibo ai guariti. Riunisce anche i suoi discepoli e parla di che cosa sta per fare; per cui si dice: Gesù, poi, convocati i suoi discepoli disse: Ho pietà della folla. Fa questo per dare un esempio ai maestri della necessità che hanno di comunicare ai loro inferiori e discepoli tutti i loro progetti; oppure affinché, mediante questa conversazione, i discepoli comprendano la grandezza del segno che sta per fare.

Crisostomo: Infatti le folle, essendo venute per la guarigione, non osavano chiedere del pane; per questo egli stesso, amante degli uomini e prendendosi cura di tutti, dà anche a chi non chiede: per cui dice: Ho pietà della folla. Affinché poi non si dica che venendo avevano portato con sé le provviste, dice: poiché già da tre giorni perseverano con me e non hanno da mangiare. Sebbene infatti, quando vennero, avessero il cibo, tuttavia era già stato consumato tutto; e per questo fece ciò non il primo o il secondo giorno, ma il terzo, quando tutto era stato consumato: affinché essendo stati prima costituiti in necessità, ricevessero ciò che accadeva con un grande desiderio. 

Remigio [Rabano]: In questa lezione del Vangelo bisogna considerare due cose: la divinità e l’umanità di Cristo; l’umanità nella compassione che ebbe delle turbe, cosa che è propria del sentimento della fragilità umana, e la divinità nella moltiplicazione dei pani e nella alimentazione delle folle. Questo passo distrugge completamente l’errore di Eutiche, il quale non ammetteva in Cristo altro che una sola natura.

venerdì 14 settembre 2018

Matteo, Capitolo 15, Versetti 29-31


Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea, e salito sul monte sedeva là.  E si avvicinarono a lui molte folle, recando con sé muti, zoppi, deboli e molti altri, e li deposero ai suoi piedi ed egli li guarì; in modo che le folle si stupivano vedendo i muti che parlavano, gli zoppi che camminavano, i ciechi che vedevano, e magnificavano il Dio di Israele.

Remigio [Rabano]: Questo mare viene chiamato con diversi nomi; è detto infatti mare di Galilea a motivo della Galilea adiacente, e mare di Tiberiade per la città di Tiberiade.

Crisostomo: In due cose le folle dimostravano la loro fede: nel salire alla montagna e nella persuasione che avevano di non aver bisogno, per essere curati, di altro che di gettarsi ai piedi del Signore. Non si accontentano di toccare gli orli del suo vestito, ma danno prova di una fede più elevata, per cui si dice: e li deposero ai suoi piedi. E certamente impiegò qualche tempo a curare la figlia della donna per mostrare la virtù di questa donna; questi invece li curò subito non perché erano migliori, ma per chiudere la bocca dei Giudei increduli; per cui segue: e li guarì tutti. Ma la moltitudine di coloro che venivano guariti, e la facilità della guarigione li riempivano di stupore, per cui segue: in modo in modo che le folle si stupivano vedendo i muti che parlavano.

Rabano [Anselmo]: In senso mistico, Il Signore viene in Giudea dopo aver curato la figlia della donna di Cananea, il che è figura della conversione dei gentili, poiché <<tutto il popolo di Israele raggiungerà la sua salvezza dopo che la maggior parte dei Gentili sarà entrata nella Chiesa>> (Rm 11, 25-26).

giovedì 13 settembre 2018

Matteo, Capitolo 15, Versetti 21-28


E uscito di là, Gesù si recò dalle parti di Tiro e Sidone. Ed ecco, una donna Cananea uscita da quei confini gridò a lui dicendo: Pietà di me, Signore, figlio di Davide; mia figlia è crudelmente tormentata dal demonio. Ma egli non le disse neppure una parola. E i suoi discepoli, avvicinandosi, lo pregavano dicendo: Congedala, poiché ci grida dietro. Ma egli rispondendo disse: Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele. Ma quella venne e lo adorò dicendo: Signore, aiutami. Egli rispondendo disse: Non è bene prendere il pane dei figli e darlo ai cani. Ma ella disse: E' vero, Signore, ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni. Allora Gesù rispondendo le disse: O donna, grande è la tua fede, avvenga di te come vuoi. E da quell'ora la sua figlia fu guarita.

Remigio [Rabano]: Tiro e Sidone erano due città abitate dai Gentili, poiché Tito era la metropoli dei Cananei e Sidone il termine, guardando a settentrione, degli stessi Cananei.

Crisostomo: L’Evangelista la chiama Cananea in modo da far vedere l’influsso che su di essa esercitava la presenza di Cristo. I Cananei, che erano stati espulsi perché non pervertissero i Giudei, si mostrarono in questa occasione più saggi dei Giudei, uscendo fuori dai loro territori e avvicinandosi a Gesù. Ma questa donna, dopo che si fu avvicinata a Cristo, non gli chiese altro che misericordia.

Glossa [Anselmo]: Qui viene sottolineata la grande fede della Cananea: crede nella divinità di Cristo, quando lo chiama Signore, e nella sua umanità quando gli dice: Figlio di Davide. Ella non chiede nulla in nome dei suoi meriti; invoca solo la misericordia di Dio dicendo: Pietà. E non dice: abbi pietà di mia figlia, ma: Abbi pietà di me, poiché il dolore della figlia è il dolore della madre; e in modo da muoverlo a compassione, gli racconta tutto il suo dolore.

giovedì 30 agosto 2018

Matteo, Capitolo 15, Versetti 1-6


Allora gli si avvicinarono da Gerusalemme gli scribi e i farisei dicendo: Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Infatti non si lavano le mani quando mangiano il pane. Ma egli rispondendo disse loro: Perché anche voi trasgredite il comandamento di Dio per la vostra tradizione? Infatti Dio ha detto: Onora il padre e la madre e chi avrà maledetto il padre o la madre morirà. Voi Invece dite: Chiunque dirà al padre o alla madre: Qualunque dono è da me ti giovi, non onorerà suo padre o sua madre e renderà vano il comandamento di Dio per la vostra tradizione.

Crisostomo: L’Evangelista indica qui il tempo per manifestare l’indicibile perversità di essi, superiore a quella di ogni uomo. Essi giungono al Signore quando vedono i molti miracoli che opera, e i molti infermi che guariscono solo toccando l’orlo del suo vestito. E quando dice che gli Scribi e i Farisei vennero da Gerusalemme, non dobbiamo dimenticare che essi erano disseminati in tutte le tribù, e che i peggiori di tutti erano quelli che abitavano nella metropoli, per il fatto che godevano di maggiori onori ed erano allo stesso tempo più superbi.

Crisostomo: Guardate come sono presi dalla loro stessa domanda: infatti non dicono: perché trasgrediscono la legge di Mosè?, ma la tradizione degli antichi; per cui si vede chiaramente che i sacerdoti introducevano molte novità nonostante che Mosè avesse detto (Dt 4, 2): <<Non aggiungerete nulla alla parola che oggi vi propongo, e non sottrarrete nulla sa essa>>; e quando conveniva loro rimanere esenti dalle osservanze, si legavano con altre nuove, per timore che qualcuno usurpasse loro il potere supremo, volendo essere più temibili, come se fossero essi stessi i legislatori.

Beda: Prendendo carnalmente le parole dei Profeti, riferiscono solo al lavaggio del corpo le parole (Is 1, 16): <<Lavatevi, e sarete mondi>>; e cosi stabilirono che non si poteva mangiare senza essersi lavate le mani.

venerdì 11 maggio 2018

Matteo, Capitolo 13, Versetti 34-35


Tutte queste cose Gesù le disse alla folla in parabole, e senza parabole non parlava loro; affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta che disse: <<Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla creazione del mondo>>.

Remigio: La parola greca <<parabola>> viene tradotta in latino con <<similitudine>>, mediante la quale si dimostra la verità. Mostra infatti nella stessa similitudine certe figure di parole, e immagini della verità.

Girolamo: Però parlava in parabole non ai discepoli, ma alle folle; e fino a oggi le folle ascoltano attraverso le parabole.

Crisostomo: Anche se infatti in molte occasioni parlò alle folle senza parabole, però non in quella circostanza.

Agostino: Oppure ciò viene detto non perché il Signore non abbia parlato mai in termini propri, ma perché non c’è discorso suo in cui non abbia espresso qualcosa in parabole, anche se ha detto qualcosa in forma propria, in modo che complessivamente il suo discorso intero non è altro che un tessuto di parabole, e non se ne trova uno solo in cui il Signore parla di una cosa e non passa a un’altra fino a che non l’ha svolta completamente. Qualche volta effettivamente un Evangelista presenta in un solo discorso quello che un altro riferisce come accaduto in distinte circostanze, seguendo in questa relazione non l’ordine reale dell’accadimento, ma dei suoi ricordi.

lunedì 23 aprile 2018

Matteo, Capitolo 13, Versetti 18-23


Ascoltate dunque la parabola del seminatore. Chiunque ode la parola del regno e non intende, viene il maligno e rapisce ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello invece che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ode la parola e subito l'accoglie con gioia; ma non ha in sé radice ed è incostante, cosi che appena giunge una persecuzione o tribolazione a causa della parola egli subito ne resta scandalizzato. Quello che è seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. Quello invece che è stato seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende, e produce frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta.

Glossa [Anselmo]: Spiegando la parabola, aggiunge: Chiunque ode la parola del regno, cioè la mia predicazione che serve a raggiungere il regno dei cieli, e non intende. E non la intende nel senso che viene il maligno, cioè il diavolo, e rapisce ciò che è stato seminato nel suo cuore. Chiunque, dico, è tale, è colui in cui fu seminato lungo la strada. Bisogna però notare che parola <<seminare>> viene presa in distinti significati. SI dice che una semente è seminata e che un campo è seminato: e qui troviamo entrambe le cose. Dove dice infatti: rapisce ciò che è stato seminato, bisogna riferirsi al seme; dove dice invece: fu seminato lungo la strada, ci si deve rifinire non al seme, ma al luogo del seme, cioè all’uomo, che è come un campo seminato del seme della parola divina.

Remigio: Con queste parole, poi, il Signore spiega che cos’è il seme, cioè la parola del regno, ossia l’insegnamento evangelico. Vi sono infatti alcuni che ricevono la parola di Dio senza alcuna devozione del cuore, e quindi il seme della parola di Dio che viene seminato nei loro cuori viene strappato dai demoni, come se fosse una semente seminata su un campo battuto.
Segue: Quello invece che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ode la parola, … Infatti il seme, cioè la parola di Dio, che viene seminato in un terreno sassoso, cioè in un cuore duro e indomito, non può portare frutto, poiché è grande la sua durezza e nullo il desiderio delle cose celesti; per cui per l’eccessiva durezza non ha in sé radice.

Girolamo: Considera poi l’espressione: subito ne resta scandalizzato; vi è infatti una grande distanza fra colui che dopo molte tribolazioni e pene è spinto a negare Cristo e colui che alla prima persecuzione subito si scandalizza e cade; e di ciò qui si parla.

lunedì 23 gennaio 2017

Matteo, Capitolo 4, Versetti 12-16



Avendo udito Gesù che Giovanni era stato consegnato, si ritirò in Galilea e, lasciata la città di Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao marittima, nel territorio di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse ciò che fu detto per mezzo del profeta Isaia: << Terra di Zabulon e terra di Neftali, via del mare al di là del Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che sedeva nelle tenebre vide una grande luce, e per quelli che sedevano nella regione dell’ombra della morte una luce si è levata >>.

Crisostomo: […] si ritirò in Galilea, evidentemente dalla Giudea, per riservare la sua passione al tempo opportuno, e poi per darci l’esempio di fuggire il pericolo. Infatti non è accusabile non esporsi al pericolo, ma, cadendoci non resistere virilmente. Si allontana poi dalla Giudea, mitigando l’ostilità giudaica, e insieme compiendo la profezia e cercando di pescare i [futuri] maestri della terra che abitavano in Galilea. Considera poi come l’andare verso le genti prese l’occasione dai Giudei: infatti, avendo imprigionato il precursore, inducono Gesù a passare alla Galilea delle Genti.

Remigio: Lascia una città, cioè Nazaret, per illuminarne un maggior numero con la predicazione e i miracoli; e in ciò lascia un esempio ai predicatori, affinché si impegnino a predicare in quel tempo e in quei luoghi dove possono giovare a molti.

Rabano [Anselmo]: In senso allegorico Giovanni è la voce che precede il Verbo, con gli altri Profeti. Ma dopo che il Profeta cessò e fu legato, venne il Verbo compiendo ciò che aveva predicato la voce, ossia il Profeta. Nazaret si interpreta fiore, Cafarnao città bellissima. Lascio quindi il fiore delle figure, da cui veniva significato il frutto del Vangelo, e venne nella Chiesa, che è bella per le virtù di Cristo […].

lunedì 9 gennaio 2017

Anselmo di Laon (1050 ca. - 1117)


Filosofo, esageta e teologo, discepolo di Sant'Anselmo di Aosta nell'abbazia di Bec in Normandia. Fondò a Laon una celebre scuola di teologia, frequentata da Guglielmo di Champeaux e da Abelardo. E' ritenuto l'autore della Glossa interlinearis e, oggi, anche l'ispiratore della Glossa ordinaria.








martedì 8 novembre 2016

Matteo, Capitolo 1, Versetto 2


Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli.

Agostino: L’Evangelista Matteo mostra che ha intrapreso a narrare la generazione di Cristo secondo la carne, poiché inizia con la genealogia di Cristo. Luca invece, presentandolo piuttosto come sacerdote nell’espiazione dei peccati, narra le generazioni di Cristo non dall’inizio del suo Vangelo, ma dal battesimo, dove Giovanni diede testimonianza dicendo (Gv 1,29): <<Ecco colui che toglie i peccati dal mondo>>. Anche nelle generazioni di Matteo viene indicato che Cristo Signore ha preso i nostri peccati, ma nelle generazioni di Luca si indica l’abolizione dei nostri peccati da parte di lui: per questo Matteo descrive le generazioni di Cristo discendendo, Luca invece ascendendo. Ora Matteo, che descrive la generazione umana di Cristo discendendo, ricorda le generazioni a partire da Abramo.

Anselmo: Ora, nei singoli Padri bisogna notare non solo la storia, ma anche l’allegoria e la moralità: l’allegoria in quanto ciascuno dei Padri prefigura Cristo; la moralità si nota nel fatto che da ciascuno dei Padri si forma in noi una qualche virtù per il significato dei nomi o per l’esempio. Abramo dunque in molti luoghi porta la figura di Cristo, e inoltre nel nome: Abramo infatti viene interpretato come padre di molte genti, e Cristo è il padre di molti fedeli. Abramo poi uscì dalla sua famiglia e dimorò in terra straniera; e Cristo, lasciato il popolo giudaico, uscì verso le genti mediante i suoi predicatori.

Crisostomo [Agostino]: Dunque l’evangelista Matteo, volendo imprimere nella memoria la generazione della carne del Signore mediante la serie degli ascendenti, iniziando dal Padre Abramo dice: Abramo generò Isacco. Perché no ha detto: Ismaele, che ha generato per primo? Segue: Isacco generò Giacobbe. Perché non ha detto: Esaù, che fu il suo primogenito? Perché attraverso di essi non sarebbe potuto giungere a Davide. 

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