
E giunsero a un podere
chiamato Getsèmani. E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché
prego. E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò ad aver
paura e ad angosciarsi. E disse loro: La mia anima è triste fino
alla morte: rimanete qui e vegliate. Ed essendo avanzato un poco,
cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui
quell'ora, e disse: «Abba, Padre, tutto è possibile a te, allontana
da me questo calice, ma non come voglio io, bensì come vuoi tu. E
venne e li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non
hai potuto vegliare un'ora? Vegliate e pregate per non entrare in
tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. E
allontanatosi di nuovo, pregò dicendo le stesse parole. E ritornato
una seconda volta li trovò addormentati. Infatti i loro occhi erano
appesantiti e non sapevano che cosa rispondere a lui. E venne una
terza volta e disse loro: Dormite ormai e riposatevi. Basta, è
giunta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani
dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, chi mi tradisce è vicino.
Beda: Ancora
oggi ci viene mostrato questo luogo nel quale il signore pregò, alla
base del monte Oliveto. Ora, la parola Getsemani vuol dire valle
feconda o valle della fecondità. Il Signore, pregando sulla
montagna, ci insegna a non fare oggetto di preghiera se non le realtà
sublimi; e pregando nella valle della fecondità ci insegna a
custodire sempre nella preghiera l'umiltà e l'amore profondo
dell'anima; egli stesso è morto per noi discendendo nella valle
dell'umiltà e seguendo gli slanci della sua feconda carità.
Segue:
E disse ai suoi
discepoli: sedete qui, finché prego. Girolamo:
Cominciano a separarsi da lui
nella preghiera coloro che si separano da lui nella sua passione;
egli prega, ed essi dormono accasciati sotto il peso del loro cuore.
Teofilatto:
Era suo costume ritirarsi tutto solo per pregare, per insegnarci a
cercare nella preghiera il silenzio e la solitudine.
Segue:
E prese con sé Pietro,
Giacomo e Giovanni. Teofilatto:
Egli
non prende con
sé i tre discepoli che aveva preso sul monte Tabor, per rendere
testimoni della sua tristezza coloro che aveva resi testimoni della
sua gloria, e affinché di fronte alla sua tristezza comprendessero
la verità della sua umanità. Per cui segue: e
cominciò ad aver paura e ad angosciarsi.
Poiché
aveva preso tutta l'umanità, aveva preso tutte le impressioni
naturali all'uomo, e per conseguenza la tristezza, l'angoscia, la
paura naturale di fronte alla morte; poiché è naturale che l'uomo
vada alla sua morte suo malgrado, ed è per questo che egli disse
loro: La mia anima
è triste fino alla morte.
Beda:
Come un Dio che si è collocato nell'infermità della carne, egli ci
mostra la fragilità della sua natura, per togliere ogni motivo a
coloro che rifiutano il mistero della sua incarnazione. Avendo
ricevuto un corpo, egli doveva provare tutto ciò che era naturale a
questo corpo: la fame, la sete, le angosce, la tristezza. Ma la
divinità non deve provare mutamento per tali modificazioni.
Segue:
rimanete qui e
vegliate. Beda:
Il
sonno che egli vuole impedire in loro non è il sonno ordinario,
poiché non era il momento, avvicinandosi il combattimento, ma
l'appesantimento dello spirito e il sonno dell'incredulità.
Scostandosi un poco si prosterna con la faccia a terra, rendendo
evidente l'umiliazione della sua anima con questa prostrazione del
suo corpo. Per cui segue: Ed
essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era
possibile, passasse da lui quell'ora. Agostino:
Egli
non dice «Se puoi farlo», ma «Se
è possibile»,
poiché Dio può fare ciò che vuole, e la maniera di esprimersi di
Gesù si riconduce a questa: «Se lo vuoi». Affinché non si possa
credere che esprimendosi così egli abbia negato una parte della
potenza di suo Padre, egli mostra che queste parole, Se
è possibile,
devono intendersi della volontà di suo Padre, e non della sua
impotenza. Egli aggiunge: Abba,
Padre, tutto è possibile a te.
Marco non si è accontentato d riportare la parola «Padre»,
ma ha aggiunto la parola «Abba»,
che è una parola ebraica che significa «padre», e senza dubbio
questo evangelista ha riportato queste due parole aventi lo stesso
senso poiché egli voleva mostrare che egli stava per soffrire questa
passione di tristezza come rappresentante del corpo mistico che è la
Chiesa, edificio di cui egli è la pietra angolare che riunisce
insieme i due popoli, quello dei Gentili, che pronuncia la parola
«Padre»,
e quello degli ebrei, che dice «Abba».