A “Un Santo per Amico”, la storia di Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele.
Disegni e animazioni di Ugo
d’Orazio.
https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=3191&season_id=81
A “Un Santo per Amico”, la storia di Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele.
Disegni e animazioni di Ugo
d’Orazio.
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E giunsero a un podere chiamato Getsèmani. E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. E disse loro: La mia anima è triste fino alla morte: rimanete qui e vegliate. Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora, e disse: «Abba, Padre, tutto è possibile a te, allontana da me questo calice, ma non come voglio io, bensì come vuoi tu. E venne e li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non hai potuto vegliare un'ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. E allontanatosi di nuovo, pregò dicendo le stesse parole. E ritornato una seconda volta li trovò addormentati. Infatti i loro occhi erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondere a lui. E venne una terza volta e disse loro: Dormite ormai e riposatevi. Basta, è giunta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, chi mi tradisce è vicino.
Beda: Ancora oggi ci viene mostrato questo luogo nel quale il signore pregò, alla base del monte Oliveto. Ora, la parola Getsemani vuol dire valle feconda o valle della fecondità. Il Signore, pregando sulla montagna, ci insegna a non fare oggetto di preghiera se non le realtà sublimi; e pregando nella valle della fecondità ci insegna a custodire sempre nella preghiera l'umiltà e l'amore profondo dell'anima; egli stesso è morto per noi discendendo nella valle dell'umiltà e seguendo gli slanci della sua feconda carità.
Segue: E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. Girolamo: Cominciano a separarsi da lui nella preghiera coloro che si separano da lui nella sua passione; egli prega, ed essi dormono accasciati sotto il peso del loro cuore. Teofilatto: Era suo costume ritirarsi tutto solo per pregare, per insegnarci a cercare nella preghiera il silenzio e la solitudine.
Segue: E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Teofilatto: Egli non prende con sé i tre discepoli che aveva preso sul monte Tabor, per rendere testimoni della sua tristezza coloro che aveva resi testimoni della sua gloria, e affinché di fronte alla sua tristezza comprendessero la verità della sua umanità. Per cui segue: e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. Poiché aveva preso tutta l'umanità, aveva preso tutte le impressioni naturali all'uomo, e per conseguenza la tristezza, l'angoscia, la paura naturale di fronte alla morte; poiché è naturale che l'uomo vada alla sua morte suo malgrado, ed è per questo che egli disse loro: La mia anima è triste fino alla morte.
Beda: Come un Dio che si è collocato nell'infermità della carne, egli ci mostra la fragilità della sua natura, per togliere ogni motivo a coloro che rifiutano il mistero della sua incarnazione. Avendo ricevuto un corpo, egli doveva provare tutto ciò che era naturale a questo corpo: la fame, la sete, le angosce, la tristezza. Ma la divinità non deve provare mutamento per tali modificazioni.
Segue: rimanete qui e vegliate. Beda: Il sonno che egli vuole impedire in loro non è il sonno ordinario, poiché non era il momento, avvicinandosi il combattimento, ma l'appesantimento dello spirito e il sonno dell'incredulità. Scostandosi un poco si prosterna con la faccia a terra, rendendo evidente l'umiliazione della sua anima con questa prostrazione del suo corpo. Per cui segue: Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora. Agostino: Egli non dice «Se puoi farlo», ma «Se è possibile», poiché Dio può fare ciò che vuole, e la maniera di esprimersi di Gesù si riconduce a questa: «Se lo vuoi». Affinché non si possa credere che esprimendosi così egli abbia negato una parte della potenza di suo Padre, egli mostra che queste parole, Se è possibile, devono intendersi della volontà di suo Padre, e non della sua impotenza. Egli aggiunge: Abba, Padre, tutto è possibile a te. Marco non si è accontentato d riportare la parola «Padre», ma ha aggiunto la parola «Abba», che è una parola ebraica che significa «padre», e senza dubbio questo evangelista ha riportato queste due parole aventi lo stesso senso poiché egli voleva mostrare che egli stava per soffrire questa passione di tristezza come rappresentante del corpo mistico che è la Chiesa, edificio di cui egli è la pietra angolare che riunisce insieme i due popoli, quello dei Gentili, che pronuncia la parola «Padre», e quello degli ebrei, che dice «Abba».
Da alcune «Lettere e
conferenze spirituali» di san Vincenzo de` Paoli, sacerdote
(Cfr.
lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris
1922-1925, passim)
☩
Non dobbiamo regolare il
nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente
in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo
piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto
essere povero, ed essere rappresentato dai poveri. Nella sua passione
non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai
gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si
qualifica l'evangelizzazione dei poveri: «Mi ha mandato per
annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18).
Dobbiamo
entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i
poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli.
Egli stesso volle
nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i
poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il
male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona
divina. Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i
poveri. In realtà quando si ama molto qualcuno, si porta affetto ai
suoi amici e ai suoi servitori. Così abbiamo ragione di sperare che,
per amore di essi, Dio amerà anche noi.
Quando andiamo a
visitarli, cerchiamo di capirli per soffrire con loro, e di metterci
nella disposizione interiore dell'Apostolo che diceva: «Mi sono
fatto tutto a tutti» (1 Cor 9, 22). Sforziamoci perciò di diventare
sensibili alle sofferenze e alle miserie del prossimo. Preghiamo Dio,
per questo, che ci doni lo spirito di misericordia e di amore, che ce
ne riempia e che ce lo conservi.
Il servizio dei poveri deve
essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora
dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un
povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la vostra azione,
unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e
credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato
l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio,
ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per
assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La
carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad
essa. E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.
Tutti
quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della
morte. Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più
abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni.
La Chiesa il 26 settembre ricorda i Santi Cosma e Damiano. Storia, devozione e festeggiamenti in onore dei Santi Medici.
A “Un Santo per
Amico”, la storia di San Pio da Pietrelcina.
Disegni e animazioni
di Ugo d’Orazio.
https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=4207&season_id=81
A Un Santo per Amico La storia di San Matteo, l'apostolo ed evangelista che, prima di essere chiamato da Gesù, era un esattore delle tasse viene illustrata e animata da Ugo d’Orazio.
https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=25434&season_id=81