Da alcune «Lettere e
conferenze spirituali» di san Vincenzo de` Paoli, sacerdote
(Cfr.
lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris
1922-1925, passim)
☩
Non dobbiamo regolare il
nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente
in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo
piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto
essere povero, ed essere rappresentato dai poveri. Nella sua passione
non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai
gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si
qualifica l'evangelizzazione dei poveri: «Mi ha mandato per
annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18).
Dobbiamo
entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i
poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli.
Egli stesso volle
nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i
poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il
male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona
divina. Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i
poveri. In realtà quando si ama molto qualcuno, si porta affetto ai
suoi amici e ai suoi servitori. Così abbiamo ragione di sperare che,
per amore di essi, Dio amerà anche noi.
Quando andiamo a
visitarli, cerchiamo di capirli per soffrire con loro, e di metterci
nella disposizione interiore dell'Apostolo che diceva: «Mi sono
fatto tutto a tutti» (1 Cor 9, 22). Sforziamoci perciò di diventare
sensibili alle sofferenze e alle miserie del prossimo. Preghiamo Dio,
per questo, che ci doni lo spirito di misericordia e di amore, che ce
ne riempia e che ce lo conservi.
Il servizio dei poveri deve
essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora
dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un
povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la vostra azione,
unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e
credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato
l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio,
ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per
assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La
carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad
essa. E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.
Tutti
quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della
morte. Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più
abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni.







