E mentre mangiavano, Gesù prese il pane e benedicendo lo spezzò e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. E prendendo il calice, rendendo grazie lo diede loro e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà sparso per molti. In verità vi dico che io non berrò di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio.
Beda: Terminate le cerimonie della Pasqua, Gesù passa alla nuova, cioè sostituisce alla carne e al sangue dell'agnello il sacramento del suo corpo e del suo sangue. Per cui si dice: E mentre mangiavano, Gesù prese il pane, per mostrare che egli era colui al quale il Signore giurò (Sal 109,4): «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedeck».
Beda: Spezza egli stesso il pane che porge ai discepoli, per mostrare che la frazione del pane era l'effetto di un piano che aveva tracciato spontaneamente lui stesso. Egli benedice il pane per mostrare che questa natura umana che egli aveva preso per soffrire egli l'aveva riempita di una virtù divina congiuntamente con il Padre e lo Spirito Santo. Con la benedizione e la frazione del pane egli fece vedere che si era degnato di sottrarre alla morte l'umanità che aveva preso, per far risplendere la potenza di immortalità che era innata in lui e per insegnare che egli avrebbe risuscitato rapidamente questa umanità.
Segue: e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Teofilatto: Ciò che io vi do in questo momento e ciò che voi riceverete in questo momento. Il pane non è soltanto la figura del corpo di Cristo: esso è mutato realmente nel corpo di Cristo, dato che il Signore ha detto altrove (Gv 6,51): «I pane che io vi darò è la mia carne». Tuttavia, a causa della nostra debolezza, la carne di Cristo non è visibile a noi. Il pane e il vino sono dei nutrimenti fatti a nostro uso, e se noi vedessimo la carne e il sangue non sopporteremo di nutrircene. È per questo che il Signore, accondiscendendo alla nostra debolezza, conserva le apparenze del pane e del vino, ma cambiando il pane e il vino nella realtà della sua carne e del suo sangue.
Crisostomo: E ancora oggi Cristo è qui, e consacra la mensa che ha adornato. E non è l'uomo che cambia queste offerte nel corpo e nel sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è morto per noi. Le parole escono dalla bocca del sacerdote, ma la potenza e la grazia della consacrazione vengono da Dio. È questa parola, «Questo è il mio corpo», che conserva le offerte; e come la parola che dice: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra» (Gen 1,22) non è stata detta che una volta eppure ottiene il suo effetto in tutti i tempi per la generazione di tutti gli esseri, attraverso la mediazione della natura, così quest'altra parola, pronunciata una volta sola, dà la sua forza al sacrificio di tutti gli altari della Chiesa fino a oggi (cosa che si perpetuerà fino alla venuta di Cristo).
Gregorio: Quando si avvicina alla sua passione, noi lo vediamo rendere grazie dopo aver ricevuto il pane. Rende dunque grazie colui che riceve i flagelli dovuti all'iniquità degli altri; e colui la cui vita non presentava nulla che potesse attirare la punizione elevava la sua voce con umiltà nella sua passione per benedire. Sopportando con uguaglianza d'animo le pene dovute alle colpe di altri, egli ci insegna come dobbiamo comportarci nell'espiazione dei nostri peccati personali. Rendendo grazie nella sua passione, lui, l'eguale al Padre, ci mostra ciò che deve fare il servitore quando dio gli manda la correzione.
Beda: Come noi dobbiamo restare in Cristo e Cristo in noi, il vino del calice del Signore è mescolato con acqua; le acque infatti, secondo la testimonianza di Giovanni, sono i popoli. Non è permesso a nessuno di offrire l'acqua sola o il vino solo, affinché la sua offerta non sia una figura della separazione del capo dalle membra, oppure non esprima che Cristo ha potuto soffrire senza amore per la nostra redenzione, o che noi possiamo essere salvati e meritare di essere offerti a Dio senza unirci alla sua passione.
Girolamo: Giuda bevve, ma la sua sete non fu appagata; la sua sete del fuoco eterno non fu colmata poiché egli aveva partecipato indegnamente ai misteri di Cristo. Vi sono infatti nella Chiesa coloro che il sacrificio non monda, ma un pensiero insipiente conduce alle colpe, essi che si sono mescolati ai fetori fangosi della crudeltà. Crisostomo: Non vi sia dunque nessun Giuda alla tavola del Signore: questo sacrificio è un nutrimento spirituale. Ora, questo nutrimento spirituale è come quello corporale, che non fa che rendere più malato lo stomaco che esso ha trovato imbarazzato di umori contrari: se esso trova un'anima sporca di malvagità, la perde più per il vizio di chi la riceve che per la propria natura. Sia dunque pura la mente in tutti, puro il pensiero, poiché anche il sacrificio è puro.
Segue: In verità vi dico che io non berrò di questo frutto della vite fino a quel giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio. Teofilatto: È come se dicesse: non berrò del vino fino alla risurrezione; chiama infatti regno la risurrezione, come se allora regnasse contro la morte. Ma dopo la risurrezione egli bevve e mangiò con i Discepoli, provando loro così che egli era lo stesso che aveva sofferto. Il vino che egli bevve allora era nuovo, poiché agli lo bevve in modo tutto nuovo e differente, non avendo più un corpo passibile, avente bisogno di nutrimento, ma un corpo immortale e corruttibile. Ecco la spiegazione di questo passo. La vite è il Signore, il frutto della vite sono i misteri e le intelligenze occulte che dà colui che insegna la scienza all'uomo. Nel regno di Dio, vale a dire nel secolo futuro, egli berrà con i suoi discepoli i misteri e la saggezza, rivelandoci e insegnandoci delle cose nuove che ora tiene nascoste.


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