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lunedì 25 marzo 2019

Matteo, Capitolo 22, Versetti 1-14


E rispondendo Gesù parlò ancora in parabole dicendo loro: Il regno dei cieli è simile a un uomo re che fece le nozze per suo figlio e mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, e non volevano venire. Di nuovo mandò altri servi dicendo: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma essi non se ne curarono e se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; gli altri invece presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Il re, udito ciò, si adirò, e inviate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Allora disse ai suoi servi: Le nozze sono pronte, ma coloro che erano stati invitati non ne furono degni; Andate dunque all’uscita delle strade e chiunque troverete chiamatelo alle nozze. E usciti i suoi servi nelle strade, raccolsero tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi, e le nozze furono ripiene di commensali. Entrò poi il re, per vedere i convitati, e lì vide un uomo non vestito con la veste nuziale e gli disse: Amico, come sei entrato qui non avendo la veste nuziale? Ma quello ammutolì. Allora il re disse ai suoi ministri: Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre esteriori; lì sarà pianto e stridore di denti. Molti infatti sono i chiamati, ma pochi gli eletti.

Agostino: Unicamente Matteo riferisce questa parabola; Luca ne riferisce un’altra simile, però non è questa, come indica l’ordine stesso.

Origene: Il regno dei cieli è simile, secondo colui che li regna, a un uomo re, e, secondo colui con il quale regna, al figlio del re. Secondo quello che c’è nello stato del re è simile ai servi e ai convitati alle nozze, tra i quali si trova anche l’esercito del re. Si dice a un uomo re perché come uomo parli agli uomini e governi coloro che non vogliono essere governati da Dio; però il regno dei cieli cesserà di essere simile a un uomo quando, cessando lo zelo, la disputa e le altre passioni e peccati, avremo lasciato di camminare come uomini e lo vedremo tale quale è, mentre ora lo vediamo non quale è, ma quale ha voluto farsi per noi.

Gregorio: Il Padre fece le nozze al suo proprio Figlio quando unì questi con l’umanità nel grembo della Vergine. Ma dato che il matrimonio non può verificarsi se non fra due persone, non dobbiamo pensare che la persona del Salvatore consti di due persone unite. Diciamo dunque che consta ed è formata dalle due nature, però in nessun modo possiamo dire che sia un composto di due persone. Meglio può dirsi che questo padre re fece le nozze a suo figlio re associandogli la santa Chiesa per mezzo del mistero dell’incarnazione. Il talamo di questo sposo è il grembo della Vergine Maria. Crisostomo: Oppure diversamente. Quando si verificherà la risurrezione dei santi, l’uomo riceverà la vera vita, che è Gesù Cristo, poiché costui assorbirà nella sua immortalità la mortalità dell’uomo. Ora riceviamo lo Spirito Santo come in caparra della futura unione, però dopo riceveremo lo stesso Gesù Cristo in tutta la sua pienezza.

Origene: Si può dire che i servi inviati in primo luogo per invitare i commensali alle nozze sono i Profeti, che invitano il popolo, per mezzo delle loro profezie, alla gioia per l’unione della Chiesa con Gesù Cristo. E quelli che non vollero venire pur essendo stati invitati per primi sono coloro che non vollero udire le parole dei Profeti. Gli altri invece, che furono inviati in secondo luogo, sono un’altra serie di Profeti. Ilario: Oppure i servi che furono mandati per primi a chiamare gli invitati sono gli Apostoli, mentre coloro che furono invitati prima erano il popolo di Israele, che fu chiamato per mezzo della legge alla gloria eterna. Era dunque proprio degli Apostoli insistere con coloro che i Profeti avevano invitato in antecedenza, e coloro che furono invitati in seguito in condizione di maestri sono gli uomini apostolici che succedettero a quelli.

Girolamo: Il banchetto preparato, e i buoi e gli animali ingrassati uccisi rappresentano in senso metaforico le ricchezze del re, affinché per mezzo delle cose materiali si venga a conoscenza delle cose spirituali. In più la magnificenza dei dogmi e la dottrina del Signore possono venire conosciute in maniera evidente nella pienezza della legge.

Gregorio: Si deve notare che nel primo invito non si parla per nulla di buoi e di animali ingrassati; però nel secondo invito si dice che già i buoi e gli animali ingrassati sono stati uccisi. Infatti Dio onnipotente, quando non vogliamo udire la sua parola divina, cita esempi perché tutto ciò che consideriamo come impossibile ci sembri più facile da superare, dal momento che sappiamo che altri hanno percorso la stessa strada. 

Gregorio: Colui che attende al lavoro terreno o si dedica alle faccende del mondo, trascura di pensare al ministero dell’incarnazione del Signore e di vivere secondo il suo spirito, si incammina verso il campo o verso gli affari, ricusando di venire alle nozze del re. E altre volte, ciò che è ancora peggiore, alcuni, chiamati alla grazia, non solo la disprezzano, ma anche la perseguitano. Per cui si aggiunge: gli altri invece presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Crisostomo: Con l’occupazione del campo si intende la gente del popolo dei Giudei, che il diletto del mondo separò da cristo; con l’occupazione degli affari si intendono i sacerdoti e gli altri ministri del tempio, i quali, vivendo al servizio della legge e del tempio a causa dell’affanno del guadagno, furono separati dalla fede a causa dell’avarizia. Non disse, di questi, che avevano operato maliziosamente, ma che non se ne curarono. Coloro che crocifissero Gesù Cristo per odio o per invidia furono coloro che operano male; coloro che, impediti dagli affari, non credettero sono coloro che non se ne curarono, benché non fossero malvagi. Il Signore non dice niente riguardo alla sua morte, poiché già ne aveva parlato sufficientemente nella parabola precedente. Però fa conoscere la morte dei suoi discepoli, che i Giudei uccisero dopo che il Signore salì al cielo, lapidando Stefano e decapitando Giacomo di Alfeo. Per tutto ciò Gerusalemme fu distrutta dai Romani; e si deve avvertire che si parla dell’ira di Dio non in senso proprio, ma in senso traslato. Si dice, allora, che si adira quando castiga, e per questo motivo si dice che il re, udito ciò, si adirò.

Crisostomo: Sono strade tutte le occupazioni umane, come la filosofia, la milizia e simili. Disse dunque: Andate all’uscita delle strade per chiamare alla fede tutti gli uomini, qualunque sia la loro condizione. Ancora, come la castità è il cammino che porta a Dio, così la fornicazione è il cammino che porta al demonio. E questo stesso deve dirsi delle altre virtù e degli altri vizi. Comanda pertanto che invitino gli uomini di qualsiasi classe e di qualsiasi condizione affinché credano.

Segue: e le nozze furono ripiene di commensali. Origene: Le nozze, cioè di Gesù Cristo e della Chiesa, si riempirono poiché furono portati a Dio coloro che furono incontrati dagli Apostoli, e si accostarono per mangiare nelle nozze. Però, dato che fu conveniente chiamare i buoni e i cattivi, non perché i cattivi continuassero a essere cattivi, ma perché lasciassero i vestiti non propri delle nozze e vestissero l’abito nuziale, cioè le viscere di misericordia e di benignità …, per questo dopo entrò il re per vedere coloro che erano seduti prima che si presentasse loro il cibo, per trattenere e dare regali a coloro che avevano i vestiti nuziali, e per comandare coloro che li avevano. Per questo segue: Entrò il re per vedere i convitati. 

Gregorio: Che cosa dobbiamo intendere per vestito di nozze se non la carità? Poiché il Signore la ebbe in sé quando venne a celebrare le sue nozze con la Chiesa. Entra dunque alle nozze senza vestito nuziale colui che crede nella Chiesa, però non ha la carità. Agostino: Si azzarda a venire alle nozze senza il vestito nuziale colui che cerca lì la gloria, non quella dello sposo, ma la propria. Ilario: Vestito di nozze è anche la grazia dello Spirito Santo, e il candore dell’abito celestiale che, una volta ricevuto con la confessione della fede, va conservato pulito e integro fino al raggiungimento del regno dei cieli. Girolamo: Il vestito nuziale sono anche la legge di Dio e le opere che si praticano in virtù della legge e del Vangelo, e che costituiscono l’abito dell’uomo nuovo; quello che, se in un cristiano mancherà nel giorno del giudizio, comporterà l’immediato castigo; per cui segue: e gli disse: Amico, come sei entrato qui non avendo la veste nuziale? Lo chiama amico poiché era stato invitato alle nozze: in realtà era amico per la fede; però riprende il suo azzardo poiché è entrato alle nozze imbruttendole con il suo vestito sporco.

Gregorio: Sono legati e alle mani in virtù del potere di quella sentenza coloro che poco prima erano stati legati dalle cattive azioni. Non avevano migliorato la propria vita, però ora sono legati per castigo coloro che la colpa teneva impediti perché non operassero bene. Agostino: L’intreccio dei cattivi desideri e delle cattive intenzioni costituisce un laccio in cui è legato colui che opera in tal modo da meritare di essere gettato nelle tenebre esteriori. Gregorio: Chiamiamo tenebre interiori la cecità dell’anima, e tenebre esteriori la notte eterna della condanna.

Crisostomo: Quante volte Dio tenta la sua Chiesa, entra in essa per vedere coloro che sono riuniti, e se trova qualcuno che non ha l’abito nuziale gli domanda: perché ti sei fatto cristiano se hai trascurato queste azioni? Questo tale Gesù Cristo lo consegna ai suoi ministri, cioè ad alcuni maestri di seduzione, i quali legano le sue mani, cioè le sue azioni, e i suoi piedi, cioè le aspirazioni della sua anima, e lo gettarono nelle tenebre, cioè negli errori o dei Gentili o dei Giudei o degli eretici; in primo luogo infatti sono più vicine le tenebre dei Gentili, che disprezzano la verità che non udirono; poi quelle esteriori dei Giudei che videro ma non credettero, e specialmente quelle esteriori degli eretici, che udirono e appresero.


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