mercoledì 13 marzo 2019

Pdf - Biografia Integrale della Veggente di Fatima


Lucia Rosa dos Santos nacque ad Aljustrel (parrocchia di Fatima) il 28 marzo 1907. A lei e ai cugini, Francesco e Giacinta Marto, apparve per tre volte un angelo (1916) e per sei volte la Vergine Maria (1917), che chiedeva preghiera e penitenza in riparazione e per la conversione dei peccatori. Visse come missione specifica quella di diffondere la devozione al Cuore Immacolato di Maria, centro del messaggio di Fatima.  In forza di tale missione, le apparve altre volte la Madonna e fu destinataria di grazie mistiche che la aiutarono a percorrere fedelmente il suo cammino. Dopo un’esperienza nella Congregazione di Santa Dorotea, in Spagna, per vivere in maggiore raccoglimento, in   risposta   al messaggio di Maria, entrò nel 1948 nel Carmelo di Coimbra, dove si dedicò più profondamente alla preghiera e al sacrificio. La Vergine venne a chiamarla il 13 febbraio 2005. Dal 19 febbraio 2006 il suo corpo riposa nella Basilica di Nostra Signora del Rosario, a Fatima.

martedì 12 marzo 2019

Catechesi del Papa Benedetto XVI su San Gregorio Magno

Profilo biografico di San Gregorio Magno Papa

Dall'Udienza Generale del 4 giugno 2008 di Papa Benedetto XVI

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Fu uno dei più grandi Padri nella storia della Chiesa, uno dei quattro dottori dell’Occidente: Papa san Gregorio, che fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e che meritò dalla tradizione il titolo di Magnus/Grande. Gregorio fu veramente un grande Papa e un grande Dottore della Chiesa! Nacque a Roma, intorno al 540, da una ricca famiglia patrizia della gens Anicia, che si distingueva non solo per la nobiltà del sangue, ma anche per l’attaccamento alla fede cristiana e per i servizi resi alla Sede Apostolica. Da tale famiglia erano usciti due Papi: Felice III (483-492), trisavolo di Gregorio, e Agapito (535-536). La casa in cui Gregorio crebbe sorgeva sul Clivus Scauri, circondata da solenni edifici che testimoniavano la grandezza della Roma antica e la forza spirituale del cristianesimo. Ad ispirargli alti sentimenti cristiani vi erano poi gli esempi dei genitori Gordiano e Silvia, ambedue venerati come santi, e quelli delle due zie paterne, Emiliana e Tarsilia, vissute nella propria casa quali vergini consacrate in un cammino condiviso di preghiera e di ascesi.

Gregorio entrò presto nella carriera amministrativa, che aveva seguito anche il padre, e nel 572 ne raggiunse il culmine, divenendo prefetto della città. Questa mansione, complicata dalla tristezza dei tempi, gli consentì di applicarsi su vasto raggio ad ogni genere di problemi amministrativi, traendone lumi per i futuri compiti. In particolare, gli rimase un profondo senso dell’ordine e della disciplina: divenuto Papa, suggerirà ai Vescovi di prendere a modello nella gestione degli affari ecclesiastici la diligenza e il rispetto delle leggi propri dei funzionari civili. Questa vita tuttavia non lo doveva soddisfare se, non molto dopo, decise di lasciare ogni carica civile, per ritirarsi nella sua casa ed iniziare la vita di monaco, trasformando la casa di famiglia nel monastero di Sant’Andrea al Celio. Di questo periodo di vita monastica, vita di dialogo permanente con il Signore nell’ascolto della sua parola, gli resterà una perenne nostalgia che sempre di nuovo e sempre di più appare nelle sue omelie: in mezzo agli assilli delle preoccupazioni pastorali, lo ricorderà più volte nei suoi scritti come un tempo felice di raccoglimento in Dio, di dedizione alla preghiera, di serena immersione nello studio. Poté così acquisire quella profonda conoscenza della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa di cui si servì poi nelle sue opere. 

lunedì 11 marzo 2019

Matteo, Capitolo 21, Versetti 33-44


Udite un'altra parabola: C'era un padrone, che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, la affidò a dei vignaioli e se ne andò. Essendosi avvicinato il tempo dei frutti mandò i suoi servi ai vignaioli a ritirare i frutti. E i vignaioli, presi i suoi servi, uno lo bastonarono, uno lo uccisero, un altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, e fecero loro la stessa cosa. Da ultimo mandò loro suo figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio. Ma i vignaioli vedendo il figlio dissero tra di loro: Questi è l'erede, venite, uccidiamolo e avremo la sua l'eredità. E presolo lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaioli? Gli dicono: Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo. Dice loro Gesù: Non avete mai letto nelle Scritture: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Per questo vi dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. E chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato, e se essa cadrà su qualcuno, lo stritolerà.

Origene: Il padrone è Dio, che è chiamato uomo in qualche parabola, come un padre parla col suo figlio piccolo infantilmente, in modo che lo possa intendere e lo istruisca. Crisostomo: Si chiama uomo per il nome e non per la natura, per somiglianza e non per verità, poiché, sapendo il Figlio che per chiamarsi con un nome umano aveva da essere bestemmiato come uomo puro, chiamò uomo anche Dio Padre invisibile, che, pur essendo signore degli Angeli e degli uomini per natura, è suo Padre per Grazia.

Crisostomo: […] Come il colono che compie il suo dovere non sarà gradito al suo padrone se non gli consegna le rendite della vigna, così il sacerdote non è gradito al Signore tanto per la sua santità quanto per il suo insegnamento al popolo di Dio attraverso la pratica della virtù. Infatti la sua santità è unica, e quella del popolo è molteplice.

Origene: […] Nel Vangelo, forse, si intende per vigna il regno di Dio, cioè la dottrina che si trova nelle Sacre Scritture, e la via irreprensibile degli uomini è il frutto di questa vigna. La lettera della Scrittura è posta come steccato attorno alla vigna, perché coloro che sono fuori non vedano i frutti che sono nascosti in essa. La profondità della parola divina è il timo della vigna, nel quale coloro che appresero la parola di Dio spargono il proprio sapere come frutti. E la torre edificata è la parola che parla dello stesso Dio e delle misericordie di Gesù Cristo. Offrì questa vigna ai suoi coloni, cioè coloro che vissero prima di noi, tanto sacerdoti come secolari; e se ne andò lontano per dare ai coloni occasione di lavorare. Si avvicina il tempo dei frutti, tanto per ognuno in particolare quanto per tutto il popolo in generale. Il primo tempo della vita è l’infanzia, e allora niente produce la vigna, se non avendo in sé la forza vitale; quando comincia a poter parlare è il tempo della generazione. Tutto ciò che progredisce nell’anima del bambino progredisce anche nella vigna, cioè la parola di Dio; e, dopo che è cresciuta, la vigna produce il maturo frutto della carità, della gioia e della pace e di altre cose per il suo modo di fare. E per il popolo che ricevette la legge per mezzo di Mosè si avvicina il tempo in cui qualche volta dà frutto.

Crisostomo: Chiama servi i profeti, che quali sacerdoti del Signore offrono i frutti del popolo, e fanno ostentazione della sua obbedienza per mezzo delle opere. Questi non solo furono cattivi per il fatto di non dare frutto, ma indignandosi contro coloro che vennero a chiederlo macchiarono le proprie mani con il loro sangue. Per questo segue: Ma i vignaioli, presi i suoi servi, uno lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

giovedì 7 marzo 2019

7 Marzo, San Tommaso d'Aquino

E' oggi, 7 marzo, la data precisa della commemorazione liturgica di san Tommaso. E' stata anticipata al 28 gennaio in quanto, come anche per gli altri dottori della Chiesa, si è stabilito di celebrarla fuori dal tempo di Quaresima.

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Orémus.

Deus, qui Ecclésiam tuam beáti Thomæ Confessóris tui mira eruditióne claríficas, et sancta operatióne fecúndas: da nobis, quǽsumus; et quæ dócuit, intelléctu conspícere, et quæ egit, imitatióne complére.

Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.

Amen.

mercoledì 6 marzo 2019

San Pio X - La Quaresima



35 D. Che è la Quaresima?
R.  La Quaresima è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione apostolica.

36 D. Per qual fine è istituita la Quaresima?
R. La Quaresima è istituita:

1.per farci conoscere l'obbligo che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui, secondo i santi Padri la Quaresima è la figura;
2.per imitare in qualche maniera il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto;
3.per prepararci coi mezzo della penitenza a celebrare santamente la Pasqua.

37 D. Perché il primo giorno di Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
R.  Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno delle Ceneri, perché la Chiesa mette in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.

38 D. Perché la Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
R.  La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de' nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.

39 D. Con quale disposizione dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
R. Noi dobbiamo ricevere le sacre ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la Quaresima nelle opere di penitenza.

40 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
R. Per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose:

Se il «Discepolo Amato» è Giovanni perché Gesù Affida la Chiesa a Pietro?

Cosa sappiamo dai Vangeli del «discepolo prediletto» da Gesù? E perché non affidò a lui la futura Chiesa? Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.
  
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Abbiamo la testimonianza nel Vangelo di una speciale predilezione per uno dei suoi discepoli, quello che la voce narrante dello stesso Vangelo chiama più volte «il discepolo che Gesù amava». A riguardo occorre dire alcune cose.

Innanzitutto il «discepolo amato» rimane anonimo lungo tutto il racconto. La sua identificazione con l’Apostolo Giovanni è sicuramente la più probabile e accreditata, ma è interessante che il Quarto Evangelo lo lasci nell’anonimato. Vedremo il suo significato.

Inoltre per il Vangelo di Giovanni la vicenda di questo speciale discepolo è racchiusa negli eventi della passione, morte e risurrezione di Gesù. Durante l’ultima cena egli è appoggiato al petto di Gesù (13,23-26), in una posizione di intima familiarità  - simile a quella di Gesù col Padre che è detto essere «nel seno del Padre» all’inizio dello stesso vangelo 1,18 - ed è a lui che Gesù rivela l’identità di colui che lo avrebbe presto tradito.

Lo ritroviamo con lo stesso appellativo ai piedi della croce al momento della morte di Gesù - e si suppone l’unico dei discepoli dato che tutti gli altri «lo abbandonarono e fuggirono» (Mt 26,56; Mc 14,50). A lui Gesù affida la Madre e al contempo viene lui stesso affidato alla Madre (19,26-27). In seguito, al mattino di Pasqua assieme a Pietro il «discepolo che Gesù amava» corre al sepolcro a verificare l’annuncio ricevuto da Maria Maddalena, e entrato «vide e credette» (20,2-8). E ancora, sul lago di Tiberiade, quando Gesù appare nel primo mattino sulla riva ai discepoli che erano usciti in barca a pescare è il «discepolo che Gesù amava» che si accorge per primo che quell’uomo sulla riva «è il Signore» indicandolo a tutti gli altri (21,7).

L’ultima menzione del discepolo amato è curiosa. Vale la pena leggerla per intero perché interessa la domanda del nostro lettore: Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?» (21,20-23). Pietro aveva appena ricevuto solennemente l’incarico di pascere il gregge di Gesù (Gv 21,15.16.17) ma sembra preoccupato - impropriamente - della sorte del discepolo amato. Gesù usa parole misteriose per indicare il tipo di rapporto di quel discepolo con Lui e il suo destino, invitando Pietro semplicemente a «seguire».
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