Lucia Rosa dos Santos nacque ad
Aljustrel (parrocchia di Fatima) il 28 marzo 1907. A lei e ai cugini, Francesco
e Giacinta Marto, apparve per tre volte un angelo (1916) e per sei volte la
Vergine Maria (1917), che chiedeva preghiera e penitenza in riparazione e per la
conversione dei peccatori. Visse come missione specifica quella di diffondere la
devozione al Cuore Immacolato di Maria, centro del messaggio di Fatima. In forza di tale missione, le apparve altre volte
la Madonna e fu destinataria di grazie mistiche che la aiutarono a percorrere
fedelmente il suo cammino. Dopo un’esperienza nella Congregazione di Santa
Dorotea, in Spagna, per vivere in maggiore raccoglimento, in risposta
al messaggio di Maria, entrò nel 1948 nel Carmelo di Coimbra, dove si
dedicò più profondamente alla preghiera e al sacrificio. La Vergine venne a chiamarla
il 13 febbraio 2005. Dal 19 febbraio 2006 il suo corpo riposa nella Basilica di
Nostra Signora del Rosario, a Fatima.
mercoledì 13 marzo 2019
martedì 12 marzo 2019
Catechesi del Papa Benedetto XVI su San Gregorio Magno
Profilo biografico di San Gregorio Magno Papa
Dall'Udienza Generale del 4 giugno 2008 di Papa Benedetto
XVI
☩︎
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Fu uno dei più grandi Padri nella storia della Chiesa, uno
dei quattro dottori dell’Occidente: Papa san Gregorio, che fu Vescovo di Roma
tra il 590 e il 604, e che meritò dalla tradizione il titolo di Magnus/Grande.
Gregorio fu veramente un grande Papa e un grande Dottore della Chiesa! Nacque a
Roma, intorno al 540, da una ricca famiglia patrizia della gens Anicia, che si
distingueva non solo per la nobiltà del sangue, ma anche per l’attaccamento
alla fede cristiana e per i servizi resi alla Sede Apostolica. Da tale famiglia
erano usciti due Papi: Felice III (483-492), trisavolo di Gregorio, e Agapito
(535-536). La casa in cui Gregorio crebbe sorgeva sul Clivus Scauri, circondata
da solenni edifici che testimoniavano la grandezza della Roma antica e la forza
spirituale del cristianesimo. Ad ispirargli alti sentimenti cristiani vi erano
poi gli esempi dei genitori Gordiano e Silvia, ambedue venerati come santi, e
quelli delle due zie paterne, Emiliana e Tarsilia, vissute nella propria casa
quali vergini consacrate in un cammino condiviso di preghiera e di ascesi.
Gregorio entrò presto nella carriera amministrativa, che
aveva seguito anche il padre, e nel 572 ne raggiunse il culmine, divenendo
prefetto della città. Questa mansione, complicata dalla tristezza dei tempi,
gli consentì di applicarsi su vasto raggio ad ogni genere di problemi
amministrativi, traendone lumi per i futuri compiti. In particolare, gli rimase
un profondo senso dell’ordine e della disciplina: divenuto Papa, suggerirà ai
Vescovi di prendere a modello nella gestione degli affari ecclesiastici la
diligenza e il rispetto delle leggi propri dei funzionari civili. Questa vita
tuttavia non lo doveva soddisfare se, non molto dopo, decise di lasciare ogni
carica civile, per ritirarsi nella sua casa ed iniziare la vita di monaco,
trasformando la casa di famiglia nel monastero di Sant’Andrea al Celio. Di
questo periodo di vita monastica, vita di dialogo permanente con il Signore
nell’ascolto della sua parola, gli resterà una perenne nostalgia che sempre di
nuovo e sempre di più appare nelle sue omelie: in mezzo agli assilli delle
preoccupazioni pastorali, lo ricorderà più volte nei suoi scritti come un tempo
felice di raccoglimento in Dio, di dedizione alla preghiera, di serena
immersione nello studio. Poté così acquisire quella profonda conoscenza della
Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa di cui si servì poi nelle sue opere.
lunedì 11 marzo 2019
Matteo, Capitolo 21, Versetti 33-44
Udite un'altra parabola: C'era un padrone, che piantò una vigna e la
circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, la affidò a
dei vignaioli e se ne andò. Essendosi avvicinato il tempo dei frutti mandò i
suoi servi ai vignaioli a ritirare i frutti. E i vignaioli, presi i suoi servi,
uno lo bastonarono, uno lo uccisero, un altro lo lapidarono. Di nuovo mandò
altri servi più numerosi dei primi, e fecero loro la stessa cosa. Da ultimo
mandò loro suo figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio. Ma i vignaioli
vedendo il figlio dissero tra di loro: Questi è l'erede, venite, uccidiamolo e
avremo la sua l'eredità. E presolo lo gettarono fuori della vigna e lo
uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaioli?
Gli dicono: Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri
vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo. Dice loro Gesù: Non avete
mai letto nelle Scritture: «La
pietra che i costruttori hanno scartato è diventata testata d'angolo; dal
Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Per questo vi
dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà
fruttificare. E chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato, e se essa cadrà
su qualcuno, lo stritolerà.
Origene: Il padrone è Dio, che è chiamato uomo in qualche
parabola, come un padre parla col suo figlio piccolo infantilmente, in modo che
lo possa intendere e lo istruisca. Crisostomo:
Si chiama uomo per il nome e non per la natura, per somiglianza e non per
verità, poiché, sapendo il Figlio che per chiamarsi con un nome umano aveva da
essere bestemmiato come uomo puro, chiamò uomo anche Dio Padre invisibile, che,
pur essendo signore degli Angeli e degli uomini per natura, è suo Padre per
Grazia.
Crisostomo: […] Come il colono che compie il suo dovere non
sarà gradito al suo padrone se non gli consegna le rendite della vigna, così il
sacerdote non è gradito al Signore tanto per la sua santità quanto per il suo
insegnamento al popolo di Dio attraverso la pratica della virtù. Infatti la sua
santità è unica, e quella del popolo è molteplice.
Origene: […] Nel Vangelo, forse, si intende per vigna il
regno di Dio, cioè la dottrina che si trova nelle Sacre Scritture, e la via
irreprensibile degli uomini è il frutto di questa vigna. La lettera della
Scrittura è posta come steccato attorno alla vigna, perché coloro che sono
fuori non vedano i frutti che sono nascosti in essa. La profondità della parola
divina è il timo della vigna, nel quale coloro che appresero la parola di Dio
spargono il proprio sapere come frutti. E la torre edificata è la parola che
parla dello stesso Dio e delle misericordie di Gesù Cristo. Offrì questa vigna
ai suoi coloni, cioè coloro che vissero prima di noi, tanto sacerdoti come
secolari; e se ne andò lontano per dare ai coloni occasione di lavorare. Si
avvicina il tempo dei frutti, tanto per ognuno in particolare quanto per tutto il
popolo in generale. Il primo tempo della vita è l’infanzia, e allora niente
produce la vigna, se non avendo in sé la forza vitale; quando comincia a poter
parlare è il tempo della generazione. Tutto ciò che progredisce nell’anima del
bambino progredisce anche nella vigna, cioè la parola di Dio; e, dopo che è
cresciuta, la vigna produce il maturo frutto della carità, della gioia e della
pace e di altre cose per il suo modo di fare. E per il popolo che ricevette la
legge per mezzo di Mosè si avvicina il tempo in cui qualche volta dà frutto.
Crisostomo: Chiama servi i profeti, che quali sacerdoti del
Signore offrono i frutti del popolo, e fanno ostentazione della sua obbedienza
per mezzo delle opere. Questi non solo furono cattivi per il fatto di non dare
frutto, ma indignandosi contro coloro che vennero a chiederlo macchiarono le
proprie mani con il loro sangue. Per questo segue: Ma i vignaioli, presi i suoi
servi, uno lo uccisero, l’altro lo lapidarono.
giovedì 7 marzo 2019
7 Marzo, San Tommaso d'Aquino
E' oggi, 7 marzo, la data precisa della commemorazione liturgica di
san Tommaso. E' stata anticipata al 28 gennaio in quanto, come anche per
gli altri dottori della Chiesa, si è stabilito di celebrarla fuori dal
tempo di Quaresima.
☩︎
Orémus.
Deus, qui Ecclésiam tuam beáti
Thomæ Confessóris tui mira eruditióne claríficas, et sancta operatióne
fecúndas: da nobis, quǽsumus; et quæ dócuit, intelléctu conspícere, et
quæ egit, imitatióne complére.
Per
Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat
in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum.
Amen.
Amen.
mercoledì 6 marzo 2019
San Pio X - La Quaresima
35 D. Che è la Quaresima?
R. La Quaresima
è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione
apostolica.
36 D. Per qual fine è istituita
la Quaresima?
R. La Quaresima è istituita:
1.per farci conoscere l'obbligo
che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui,
secondo i santi Padri la Quaresima è la figura;
2.per imitare in qualche maniera
il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto;
3.per prepararci coi mezzo della
penitenza a celebrare santamente la Pasqua.
37 D. Perché il primo giorno di
Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
R. Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno
delle Ceneri, perché la Chiesa mette
in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.
38 D. Perché la Chiesa nel
principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
R. La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre
le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e
colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de'
nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.
39 D. Con quale disposizione
dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
R. Noi dobbiamo ricevere le sacre
ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la
Quaresima nelle opere di penitenza.
40 D. Che cosa dobbiamo noi fare
per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
R. Per passar bene la Quaresima
secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose:
Se il «Discepolo Amato» è Giovanni perché Gesù Affida la Chiesa a Pietro?
Cosa sappiamo dai Vangeli del «discepolo prediletto» da Gesù? E perché
non affidò a lui la futura Chiesa? Risponde don Filippo Belli, docente
di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.
☩︎
Abbiamo la testimonianza nel Vangelo di una speciale predilezione per
uno dei suoi discepoli, quello che la voce narrante dello stesso
Vangelo chiama più volte «il discepolo che Gesù amava». A riguardo
occorre dire alcune cose.
Innanzitutto il «discepolo amato» rimane anonimo lungo tutto il racconto.
La sua identificazione con l’Apostolo Giovanni è sicuramente la più
probabile e accreditata, ma è interessante che il Quarto Evangelo lo
lasci nell’anonimato. Vedremo il suo significato.
Inoltre per
il Vangelo di Giovanni la vicenda di questo speciale discepolo è
racchiusa negli eventi della passione, morte e risurrezione di Gesù.
Durante l’ultima cena egli è appoggiato al petto di Gesù (13,23-26), in
una posizione di intima familiarità - simile a quella di Gesù col
Padre che è detto essere «nel seno del Padre» all’inizio dello stesso
vangelo 1,18 - ed è a lui che Gesù rivela l’identità di colui che lo
avrebbe presto tradito.
Lo ritroviamo con lo stesso appellativo ai piedi della croce al momento della morte di Gesù
- e si suppone l’unico dei discepoli dato che tutti gli altri «lo
abbandonarono e fuggirono» (Mt 26,56; Mc 14,50). A lui Gesù affida la
Madre e al contempo viene lui stesso affidato alla Madre (19,26-27). In
seguito, al mattino di Pasqua assieme a Pietro il «discepolo che Gesù
amava» corre al sepolcro a verificare l’annuncio ricevuto da Maria
Maddalena, e entrato «vide e credette» (20,2-8). E ancora, sul lago di
Tiberiade, quando Gesù appare nel primo mattino sulla riva ai discepoli
che erano usciti in barca a pescare è il «discepolo che Gesù amava» che
si accorge per primo che quell’uomo sulla riva «è il Signore»
indicandolo a tutti gli altri (21,7).
L’ultima menzione del discepolo amato è curiosa.
Vale la pena leggerla per intero perché interessa la domanda del nostro
lettore: Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù
amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva
domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo
vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose:
«Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu
seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo
non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto,
ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?»
(21,20-23). Pietro aveva appena ricevuto solennemente l’incarico di
pascere il gregge di Gesù (Gv 21,15.16.17) ma sembra preoccupato -
impropriamente - della sorte del discepolo amato. Gesù usa parole
misteriose per indicare il tipo di rapporto di quel discepolo con Lui e
il suo destino, invitando Pietro semplicemente a «seguire».
martedì 5 marzo 2019
Pdf di Teologia Cattolica
Cardinale Giuseppe Siri - Getsemani
Cardinale Malcolm Ranjith - Per una Teologia dell'Adorazione Eucaristica
Cornelio Fabro - L'Avventura della Teologia Progressista
Errori nell’Escatologia Contemporanea
Ludwig Ott - Compendio di Teologia Dogmatica
Padre Angel Peña - Al di là della Sofferenza
Padre Calmel O.P. - Teologia della Storia
Padre Julio Meinvielle - La Predica Missionaria in Karl Rahner
Perché non Possiamo Essere Atei
San Tommaso d'Aquino - Somma Teologica
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