Lo stemma di Papa Leone XIV si compone di uno scudo diviso in due settori, ciascuno portatore di un messaggio profondo.
Nel lato sinistro, su uno sfondo azzurro, campeggia un giglio bianco stilizzato, simbolo tradizionale di purezza e innocenza.
Questo
fiore, frequentemente associato alla Vergine Maria, richiama con
immediatezza la dimensione mariana della spiritualità del Papa.
Non
si tratta di un richiamo puramente devozionale, ma di un’indicazione
precisa della centralità che Maria occupa nel cammino della Chiesa:
modello di ascolto, di umiltà e di dono totale a Dio.
Nel
lato destro dello scudo, su campo bianco, è raffigurato il Sacro Cuore
di Gesù, trafitto da una freccia e adagiato su un libro chiuso.
Questa
immagine, intensa e carica di significati, rimanda al mistero del
sacrificio redentivo di Cristo, cuore trafitto per amore dell’umanità,
ma anche alla Parola di Dio, rappresentata dal libro chiuso.
Quel
libro non aperto suggerisce che la verità divina è talvolta velata, da
accogliere con fede anche quando non è pienamente svelata.
È
un invito alla fiducia e all’abbandono, alla perseveranza nella ricerca
del senso profondo della Scrittura, anche nei momenti di oscurità.
Il
motto scelto da Papa Leone XIV, “In Illo uno unum” – tratto da un
commento di Sant’Agostino al Salmo 127 – sintetizza il cuore del suo
messaggio:
“In Colui che è Uno, siamo uno solo”.
In
queste parole si riflette un ideale di Chiesa unita, pur nelle
differenze e nelle tensioni che inevitabilmente la attraversano.
È
un’espressione di comunione fondata non sull’uniformità, ma
sull’incontro nell’amore di Cristo, che rende possibile la fraternità e
la riconciliazione anche nei contesti più complessi.
Non
a caso, nel suo saluto alla Chiesa e al mondo, Papa Leone XIV ha
parlato proprio di questo: di una Chiesa ponte, chiamata a superare le
divisioni, a farsi spazio di incontro, di ascolto e di misericordia.
In
definitiva, attraverso il suo stemma e il motto, il nuovo Pontefice
propone una visione di Chiesa missionaria, mariana e profondamente
radicata nell’amore di Cristo.
Una Chiesa pronta a
soffrire e a impegnarsi interamente nel servizio del popolo di Dio, con
la consapevolezza che è solo nell’unità con il Signore che ogni
diversità può trovare armonia.
venerdì 31 ottobre 2025
Lo Stemma di Papa Leone XIV
giovedì 30 ottobre 2025
Pater Noster Cantato da Papa Benedetto XVI
☩
Pater noster, qui es
in cœlis,
Sanctificetur nomen tuum,
Adveniat Regnum tuum,
Fiat voluntas tua sicut in cœlo et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie
Et dimitte nobis debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris
Et ne nos inducas in tentationem,
Sed libera nos a malo.
Amen.
mercoledì 29 ottobre 2025
Lista Conferenze
Cardinale Giacomo Biffi - Il Senso della Vita
Gianna Jessen: Una Ragazza Sopravvissuta all'Aborto
Il Grande Risveglio
Il Mistero di Fatima e la Visione dell'Inferno
La Bella Addormentata. Perché dopo il Vaticano II la Chiesa è Entrata in Crisi. Perché si Risveglierà
La Cabala Ebraica contro la Chiesa di Cristo: Storia Segreta della Psicanalisi
La Madonna nel Pensiero del Beato Giovanni Duns Scoto
Le Virtù Cardinali nell'Insegnamento di San Tommaso d'Aquino
Mons. Hauke - Apocatastasi nella Chiesa Antica
Pio V. La Santità di un Papa
Quaerere Deum. Lo storico discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins di Parigi
Spiego "Tomismo per Tutti"
Qual è la Vera Chiesa?
In Aggiornamento....
Video Conferenza - Spiego "Tomismo per Tutti"
"Presentazione del libro di Roberto Marchesini "Tomismo per tutti. Breve e semplice corso sulla filosofia di san Tommaso", Sugarco Edizioni, Milano 2025.
martedì 28 ottobre 2025
Marco, Capitolo 12, Versetti 35-37
E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? E molta folla lo ascoltava volentieri.
Teofilatto: Poiché Cristo sta per affrontare la passione, corregge un'opinione falsa dei Giudei, i quali dicevano che Cristo era figlio di Davide, non il suo Signore; per cui si dice: E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio. Girolamo: Ciò parla apertamente di sé, affinché siano inescusabili; segue infatti: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide?
Teofilatto: Cristo mostra che egli è il Signore attraverso le parole di Davide; infatti segue: Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra; come se dicesse: non mi potete dire che Davide ha detto ha detto questo senza la grazia dello Spirito Santo, ma nello Spirito Santo lo chiama Signore. È che sia Signore lo mostra aggiungendo: Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Erano infatti i suoi nemici che Dio avrebbe posto a sgabello dei piedi di Cristo. Che sia Dio il Padre che sottomette a Cristo i suoi nemici, non prova in alcun modo che Dio Figlio sia a lui inferiore per natura: ciò esprime l'unità di natura che li fa agire l'uno nell'altro. Il Figlio non sottomette forse al Padre i suoi nemici, lui che lo glorifica sulla terra?
Glossa: Così dunque il Signore, mediante le cose premesse, conclude una questione dubbia: infatti dalle premesse parole di Davide si ha che Cristo è Signore di Davide; invece dalle parole degli Scribi si ha che egli è suo Figlio; e questo è ciò che si aggiunge: Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? Beda: La domanda di Gesù ci è giovata fino a oggi contro i Giudei: questi infatti, che confessano che Cristo deve venire, asseriscono che è un semplice e santo uomo del genere di Davide. Interroghiamoli dunque, loro che sono stati istruiti dal Signore: se è un semplice uomo e soltanto figlio di Davide, come Davide lo chiama suo Signore nello Spirito Santo? Ora, essi non sono ripresi perché dicono che è figlio di Davide, ma perché non credono che è Figlio di Dio.
lunedì 27 ottobre 2025
Film - Una Notte con il Re (2006)
Persia 538 a.C. Ester, una ragazza ebrea, fu presa in sposa dal re
di Persia e divenne regina. In quel tempo il primo ministro persiano,
Aman, per rivalità contro un funzionario ebreo, aveva organizzato una
persecuzione antiebraica. Ester riuscì a ottenere dal re che gli Ebrei
potessero resistere con le armi. La data del loro sterminio era stata
fissata da Aman estraendola a sorte. Ma, per merito di Ester, la
situazione si capovolse.
ANNO 2006
PAESE
REGIA Michael O. Sajbel
ATTORI Gabriella Cristiani, J. A. C. Redford,
John Noble, John Rhys-Davies, Luke Goss, Mark Andrew Olsen, Michelle
Summers, Omar Sharif, Peter O'Toole, Stephan Blinn, Steven Bernstein,
Tiffany Dupont, Tommy TenneyGabriella Cristiani, J. A. C. Redford,
John Noble, John Rhys-Davies, Luke Goss, Mark Andrew Olsen, Michelle
Summers, Omar Sharif, Peter O'Toole, Stephan Blinn, Steven Bernstein,
Tiffany Dupont, Tommy Tenney
domenica 26 ottobre 2025
Marco, Capitolo 12, Versetti 28-34
Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò quale fosse il primo di tutti i comandamenti. Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento. E il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi. Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Girolamo: Perché il dubbio su questa questione, dubbio comune a tutti i periti della legge, se non poiché dei comandamenti diversi sono ordinati nell'Esodo, nel Levitico e nel Deuteronomio? È per questo che risponde, non un solo comandamento, ma per due. Questi due comandamenti sono come le due mammelle sul petto della sposa che devono nutrire la nostra infanzia; per cui si aggiunge: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore. Egli chiama questo comandamento il primo di tutti; vale a dire che noi dobbiamo porre nel fondo del nostro cuore, come fondamento unico della pietà, la conoscenza e la confessione dell'unità divina accompagnata dalle buone opere, che trovano la loro perfezione nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo; per cui aggiunge: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento.
Teofilatto: Considera in che modo ha enumerato tutte le facoltà dell'anima. C'è infatti la facoltà dell'anima animale, che esprime dicendo «con tutta la tua anima», alla quale appartengono l'ira e il desiderio; ed egli vuole che li consacriamo nell'amore divino. C'è anche un'altra facoltà che è detta naturale, alla quale appartengono le nutritiva e l'accrescitiva; e anche questa va data tutta al Signore; per cui si dice con tutto il cuore. C'è anche un'altra facoltà razionale, che chiama mente, e anche questa va data tutta a Dio. Glossa: Ciò che poi aggiunge: e con tutta la tua forza, si può riferire alle facoltà corporali.
Segue: Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Teofilatto: Ci dice che il secondo è simile al primo perché questi due comandamenti si rapportano l'uno all'altro e si possono convertire reciprocamente: infatti chi ama Dio ama anche ciò che Dio ha fatto. Ora, la sua produzione principale è l'uomo, per cui chi ama Dio deve amare tutti gli uomini. Reciprocamente colui che ama il prossimo, che così spesso è un oggetto di scandalo per lui, deve amare a più forte ragione Dio, dal quale non riceve che benefici.
Segue: Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità. Beda: Mostra, dicendo: Vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici, che fra gli Scribi e i Farisei era stata discussa una grave questione, ossia quale fosse il comandamento primo e massimo della legge divina; gli uni dicevano che era l'offerta delle ostie e dei sacrifici, mentre gli altri preferivano le opere della fede e della carità, appoggiandosi sul fatto che i patriarchi, che avevano preceduto la legge, erano piaciuti a Dio per la sola fede che opera attraverso la carità. Questo Scriba dichiara che questa ultima opinione è la sua.




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