Abbi compassione, mio Dio, e dà forza al povero
ragazzo che, in collegio, è odiato dai suoi compagni perché confessa il
tuo nome e rifiuta di profanare l'innocenza delle proprie labbra con
parole impure. L'odio, sì. Forse non l'odio nella forma di un'invettiva
grossolana e feroce, ma nella forma terribile dello scherno,
dell'isolamento, del disprezzo. Dà forza, mio Dio, allo studente che
esita a proclamare il tuo nome in piena classe, di fronte a un
professore empio e ai compagni che lo deridono. Dà forza, mio Dio, alla
ragazza che deve proclamare il tuo nome rifiutando di vestire gli abiti
imposti dalla moda, perché per la loro stravaganza o la loro immoralità
non si accordano con la dignità di una cattolica autentica. Dà forza,
mio Dio, all'intellettuale che vede chiudersi davanti a se le porte
della notorietà e della gloria perché predica la tua dottrina e confessa
il tuo nome. Dà forza, mio Dio, all'apostolo che subisce l'aggressione
impietosa degli avversari della tua Chiesa, e l'ostilità mille volte più
penosa di molti che sono figli della luce, solo perché non consente
alle diluizioni, alle mutilazioni, alle unilateralità con cui i
"prudenti" comprano la tolleranza del mondo per il loro apostolato.
Mio
Dio, come sono sapienti i tuoi nemici! Sentono che nel linguaggio di
questi prudenti si dice fra le righe che non odi né il male, né
l'errore, né le tenebre. E allora applaudono i prudenti secondo la
carne, come ti avrebbero applaudito a Gerusalemme, invece di ucciderti,
se ti fossi rivolto a quelli del Sinedrio con lo stesso linguaggio.









