venerdì 26 luglio 2019

San Tommaso d'Aquino - Preghiera alla Madonna



Beatissima e dolcissima Vergine Maria, madre di Dio, tutta piena di bontà, figlia del Re dei cieli, signora degli Angeli e madre dei credenti: oggi e per tutti i giorni della mia vita ripongo nelle tue mani pietose il mio corpo e la mia anima, e tutti i miei atti: pensieri, volontà, desideri, parole e opere, tutta la mia vita e la mia morte, affinché, per tua intercessione, siano ordinati al bene, conforme alla volontà del tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo; e tu, Signora mia santissima, sii per me aiuto e conforto contro le insidie e le astuzie dell’antico avversario e di tutti i nemici della mia anima.
Dal tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, degnati di ottenermi la grazia con cui possa resistere alle tentazioni del mondo, della carne e del demonio, e mantenere sempre fermo il proposito di non più peccare, e di perseverare invece nel servizio tuo e del tuo diletto Figlio.
Ti supplico pure, Signora mia santissima, di impetrarmi una vera obbedienza e una vera umiltà di cuore, perché mi riconosco misero e fragile peccatore, incapace non solo di compiere qualsiasi opera buona, ma anche di resistere alle ricorrenti tentazioni, senza la grazia e l’aiuto del mio Creatore e le tue sante preghiere.
Ottienimi, Signora mia dolcissima, una costante castità di mente e di cuore, perché possa con cuore puro e corpo casto servire al tuo Figlio e a te, nel tuo diletto Ordine.
Ottienimi da Lui una volontaria povertà con pazienza e tranquillità di spirito perché possa sostenere gli impegni del mio stato, e lavorare per la salvezza mia e del mio prossimo.
Ottienimi ancora, Signora dolcissima, una verace carità, perché ami con tutto il cuore il tuo sacratissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo; e te, dopo di Lui, sopra ogni altra creatura; e il prossimo in Dio e per Dio, sì da godere del suo bene, soffrire del suo male, non disprezzare né giudicare temerariamente alcuno, né preferirmi ad alcuno nel segreto del mio cuore.
Fa’ ancora, Regina del cielo, che custodisca sempre nel mio cuore l’amore e il timore del tuo dolcissimo Figlio; che di continuo renda grazie per i tanti benefici concessimi non per mio merito, ma per sua bontà; che faccia una confessione pura e sincera e una vera penitenza dei miei peccati, per meritare la sua misericordia e la sua grazia.
Infine, ti prego perché al termine della mia vita, tu che sei madre impareggiabile, porta del cielo e avvocata dei peccatori, non permetta che io, indegno tuo servo, possa deviare dalla fede cattolica; ma soccorrimi con la tua grande bontà e misericordia, difendimi dagli spiriti del male e infondimi speranza nella gloriosa Passione del tuo Figlio benedetto; ottienimi anche con la tua intercessione il perdono dei miei peccati e, concedendomi di spirare nel tuo e nel suo amore, dirigimi sulla via della salvezza e della gloria eterna. Amen. Per ottenere la contemplazione invoco te, Dio di ogni consolazione, che non vedi nulla in noi tranne i tuoi doni, affinché ti degni di elargirmi, dopo il termine di questa vita, la conoscenza della verità prima e il godimento della maestà divina.

martedì 23 luglio 2019

Pdf. Santa Brigida di Svezia - Le Orazioni

Santa Brigida nutriva il desiderio di venire a conoscenza di quanti colpi di frusta e percosse ricevette nostro Signore, Gesù Cristo, durante la Sua Dolorosa e Cruenta Passione.
 
Le apparve, allora, Gesù, che le disse: “Figlia mia, ho ricevuto sul Mio Corpo ben 5480 colpi! Se tu vorrai onorarli, dirai, ogni giorno, per la durata di un Anno, 15 Padre Nostro e 15 Ave Maria, insieme alle seguenti Orazioni, che Io ti do. Trascorso un anno, tu avrai onorato ognuna delle Mie Piaghe.”
 
Quindi, Gesù, per intercessione di Santa Brigida di Svezia, ha voluto fare dono di queste Promesse a tutti coloro che reciteranno queste sue Orazioni, tutti i giorni, per la durata di un anno, come Lui ha desiderato…

domenica 21 luglio 2019

Matteo, Capitolo 22, Versetti 41-46


Radunati poi i Farisei, Gesù li interrogò dicendo: Che ne vi pare di Cristo? Di chi è figlio? Gli dicono: Di Davide. Dice loro: Perché dunque Davide nello spirito lo chiama Signore, dicendo: «Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi»? Se dunque Davide lo chiama Signore, in che modo è suo figlio? E nessuno poteva rispondergli parola, e nessuno osò da quel giorno interrogarlo ulteriormente.

Crisostomo: I Giudei, credendo che Gesù fosse unicamente uomo, non l’avrebbero tentato se avessero conosciuto che era figlio di Dio. Volendo dunque Cristo manifestare che conosceva le contorte intenzioni dei Giudei e che era Dio, non voleva dire chiaramente la verità per evitare che, intendendolo i Giudei come bestemmia, si infuriassero di più, né tacere in modo assoluto perché era venuto a insegnare la verità. Per questo li interrogò in maniera tale che la stessa domanda manifestasse loro chi egli era; per cui si dice: Radunati poi i Farisei, Gesù li interrogò dicendo: Che ne vi pare di Cristo? Di chi è figlio?

Crisostomo: Prima aveva interrogato i suoi discepoli per sapere che cosa dicevano altri del Cristo, e poi li interrogò su chi era secondo ciò che essi dicevano. Però questi non li interrogò nella stessa maniera, poiché sicuramente lo avrebbero chiamato seduttore e malvagio. Essi consideravano che Cristo era un uomo puro; per cui dissero che era figlio di Davide, e questo è ciò che segue: Gli dicono: Di Davide. Il Salvatore riprendendo ciò cita il Profeta, testimonia il suo dominio e la proprietà della filiazione, e che a lui corrisponde lo stesso onore che al Padre. Per questo aggiunge: Perché dunque Davide nello spirito lo chiama Signore, dicendo: «Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché non pongaGirolamo: Questa testimonianza è stata presa dal Salmo 109,1. Dunque è chiamato Signore di Davide non per essere nato da lui, ma perché nato dal Padre, prevenendo suo padre secondo la carne. Lo chiama poi suo Signore non per errore di dubbio, né per sua propria volontà, ma perché così detta lo Spirito Santo.

Remigio: Quando dice: Siedi alla mia destra, non si intende che Dio abbia un corpo con una destra e una sinistra, ma che stare seduto alla destra di Dio è come avere un onore pari a quello.

mercoledì 17 luglio 2019

Film - Padre Pio (1990)


Nel 1999, in occasione della beatificazione di Padre Pio, una anziana donna di nome Emilia si presenta al cospetto di un alto prelato della Santa Sede. È l’ultima testimone delle opere del frate di Pietralcina. La donna inizia il suo racconto partendo dal 1918, data in cui conobbe il frate e procede fino agli anni della seconda guerra mondiale. Emilia racconta la fede senza compromessi del sacerdote, la sua esistenza vissuta vicino ai poveri e al Signore, il suo lavoro instancabile, e ripercorre la sua sofferenza per le stigmate e il suo desiderio di realizzare un ospedale ipertecnologico, anche di fronte a mille difficoltà e a un terremoto.


Anno 
1990

Paese



Regia Carlo Carlei

Attori Sergio Castellitto, Jürgen Prochnow, Lorenza Indovina, Flavio Insinna, Tosca D’Aquino, Roberto Chevalier, Gianni Bonagura, Pierfrancesco Favino, Pietro Biondi, Andrea Buscemi, Raffaele Castria, Mario Erpichini, Elio Germano, Adolfo Lastretti, Camillo Milli, Anita Zagaria, Franco Trevisi, Loris Pazienza, Rosa Pianeta, Davide Quatraro

martedì 16 luglio 2019

Scoperta una Nuova Fonte Battesimale nella Chiesa della Natività a Betlemme

Forse di epoca bizantina, era nascosta in quella ottagonale già nota.

Un gioiello "splendido e di fattura squisita". Così Gianmarco Piacenti, capo dell'omonima azienda italiana che dirige i lavori di restauro della Chiesa della Natività a Betlemme in Cisgiordania, definisce la scoperta resa nota oggi da Ziad al-Bandak, capo del Comitato presidenziale palestinese che sovrintende al recupero della Basilica. 
 
Si tratta di una nuova fonte battesimale circolare, probabilmente bizantina, poi traslata in epoca crociata, rinvenuta - spiega Bandak alla Wafa - durante i lavori in corso nella parte sud della Basilica. Era nascosta, aggiunge, "nella fonte battesimale ottagonale esistente, fatta di pietra simile a quelle delle colonne". Esperti internazionali stanno arrivando per una migliore datazione del reperto. 
 
"Lo staff archeologico attualmente all'opera nella Chiesa - racconta Piacenti - sta analizzando tutti gli strati tra le due fonti battesimali per aiutare nella datazione dei reperti". La nuova scoperta è "un ulteriore tassello nella ricostruzione della storia della Basilica e della sua tradizione cristiana". Per Piacenti si tratta di "un ritrovamento importante e di grande bellezza che indica un oggetto realizzato per committenti importanti. La sua scoperta arricchisce la Basilica più antica della Terra Santa". Piacenti ha poi spiegato che la nuova fonte battesimale "è venuta alla luce nei giorni scorsi quando il team attualmente al lavoro sui restauri stava facendo come elemento preparatorio la stratigrafia archeologica degli strati che occludono l'interno del pozzo". Toccherà ora allo storico medievista Michele Bacci, italiano dell'Università di Friburgo datare con precisione l'oggetto ritrovato.
 
Per Piacenti "la nuova fonte battesimale si aggiunge nella sua importanza ai gioielli trovati nel corso del restauro. Tra questi, l'Angelo in mosaico nelle pareti della Navata centrale, i brani inediti di mosaico costantiniano e le due lanterne del sesto secolo trovate durante gli scavi per riportare alla luce i mosaici pavimentali".

lunedì 15 luglio 2019

Pdf. San Bonaventura - Itinerario della Mente a Dio

Bonaventura da Bagnoregio è stato un cardinale, filosofo e teologo italiano. Denominato Doctor Seraphicus, insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d'Aquino. Vescovo e cardinale, dopo la morte venne canonizzato da papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da papa Sisto V nel 1588.

Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell'ordine francescano, riesce a proporre, nell'"Itinerarium mentis in Deum", una riflessione filosofica profondamente animata dall'insegnamento che Francesco d'Assisi aveva saputo diffondere pochi decenni prima e, nello stesso tempo, capace di misurarsi con le altre grandi costruzioni dottrinali dei pensatori a lui contemporanei, come Tommaso d'Aquino. In poche pagine, uno dei massimi pensatori del XIII secolo sintetizza la propria visione del mondo e del cammino che la conoscenza umana deve percorrere, per elevarsi a Dio. L'andamento ascetico del trattato e il punto d'arrivo rappresentato dall'estasi mistica non impediscono all'autore di sviluppare un'attenta e minuziosa analisi sui meccanismi della conoscenza umana, che fa di quest'opera uno dei capolavori della letteratura filosofica medievale. Su questo aspetto insistono in modo particolare i curatori, accompagnando il lettore a cogliere una concezione profondamente dinamica della realtà naturale e umana, in costante tensione verso la realizzazione di una sempre più perfetta somiglianza con le relazioni e il dinamismo interni a un Dio concepito come trinità.

Matteo, Capitolo 22, Versetti 34-40


I farisei, udendo che aveva messo a tacere i sadducei, si radunarono, e uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per tentarlo: Maestro, qual è il più grande comandamento nella legge? Gli disse Gesù: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Questo è il più grande comandamento. Il secondo poi è simile a questo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti.

Girolamo: Poiché in precedenza i farisei erano stati confutati nella presentazione della moneta, e videro la disfatta dei loro avversari, dovevano con questo essere decisi a non insistere con le insidie; ma per la malevolenza e il livore nutrono l’impudenza, per cui si dice: I farisei, udendo che aveva messo a tacere i sadducei, si radunarono. Crisostomo: Senza dubbio i Farisei si misero d’accordo per mezzo del numero non potendo vincere per mezzo di ragionamenti. Però, appoggiandosi al numero, confessano che non si possono appoggiare alla verità. Dunque dicevano fra sé che parli uno solo per noi, e noi parliamo per mezzo di lui; così che, se vincerà, appariremo come se avessimo vinto tutti, mentre se sarà confuso lo sarà egli solo; per cui segue: e uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per tentarlo.

Gli disse Gesù: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Crisostomo: Amerai, dice, non: temerai, poiché amare è di più di temere, e temere è proprio dei servi, mentre amare è proprio dei figli. Il timore procede dalla necessità, l’amore dalla libertà. Colui che serve Dio per timore evita il castigo in verità, però non ha la grazia della santità, dato che, obbligato, pratica il bene per paura. Dio dunque non vuole essere servito dall’uomo in maniera servile e come un padrone, ma essere amato come un padre, dato che ha concesso agli uomini lo spirito di adozione. E amare Dio con tutto il cuore è tanto come non avere il proprio cuore inclinato all’amore di qualche cosa, ma all’amore di Dio. Amare Dio con tutta l’anima è avere come conoscimento certissimo della verità e stare fermi nella fede. Pertanto una cosa è l’amore del cuore, un’altra l’amore dell’anima. L’amore del cuore è carnale in un certo senso, così da amare Dio anche con la carne; e non possiamo fare ciò senza astenerci dalle cose terrene. Pertanto l’amore del cuore si sente nel cuore, ma l’amore dell’anima non lo si sente, ma lo si comprende, poiché consiste nel giudizio dell’anima. Colui che crede che tutto il bene sta in Dio e nulla di buono c’è fuori di lui, questi lo ama con tutta la sua anima. Amare Dio con tutta la mente è come consacrargli tutti i propri sentimenti; colui il cui intendimento serve Dio, la cui sapienza si fissa in Dio, la cui intelligenza si occupa delle cose di Dio, e la cui memoria ricorda le cose buone, può dirsi che ama Dio con tutta la sua mente.

Agostino: Oppure diversamente. Ci si domanda che si ami Dio con tutto il cuore, cioè con tutti i tuoi pensieri; con tutta l’anima, cioè con tutta la tua vita; con tutta la tua mente perché consacri tutto il tuo intendimento a colui dal quale hai ricevuto tutte queste cose. Non rimane parte alcuna della nostra vita che debba stare oziosa e che voglia godere di altre cose. Pertanto, qualsiasi altra cosa che vogliamo amare sia diretta al punto che deve fissarsi tutta la forza del nostro amore. Un uomo è molto buono quando si inclina con tutte le sue forze al bene immutabile.
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