mercoledì 21 agosto 2019

Audio. Udienza Generale del Papa Benedetto XVI su San Pio X (Mercoledì, 18 agosto 2010)



BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo

Mercoledì, 18 agosto 2010


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Cari fratelli e sorelle!

oggi vorrei soffermarmi sulla figura del mio Predecessore san Pio X, di cui sabato prossimo si celebra la memoria liturgica, sottolineandone alcuni tratti che possono essere utili anche per i Pastori e i fedeli della nostra epoca.

Giuseppe Sarto, così il suo nome, nato a Riese (Treviso) nel 1835 da famiglia contadina, dopo gli studi nel Seminario di Padova fu ordinato sacerdote a 23 anni. Dapprima fu vice parroco a Tombolo, quindi parroco a Salzano, poi canonico della cattedrale di Treviso con l’incarico di cancelliere vescovile e direttore spirituale del Seminario diocesano. In questi anni di ricca e generosa esperienza pastorale, il futuro Pontefice mostrò quel profondo amore a Cristo e alla Chiesa, quell’umiltà e semplicità e quella grande carità verso i più bisognosi, che furono caratteristiche di tutta la sua vita. Nel 1884 fu nominato Vescovo di Mantova e nel 1893 Patriarca di Venezia. Il 4 agosto 1903, venne eletto Papa, ministero che accettò con esitazione, perché non si riteneva all’altezza di un compito così alto.

Il Pontificato di san Pio X ha lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa e fu caratterizzato da un notevole sforzo di riforma, sintetizzata nel motto Instaurare omnia in Christo, "Rinnovare tutte le cose in Cristo". I suoi interventi, infatti, coinvolsero i diversi ambiti ecclesiali. Fin dagli inizi si dedicò alla riorganizzazione della Curia Romana; poi diede avvio ai lavori per la redazione del Codice di Diritto Canonico, promulgato dal suo Successore Benedetto XV. Promosse, poi, la revisione degli studi e dell’"iter" di formazione dei futuri sacerdoti, fondando anche vari Seminari regionali, attrezzati con buone biblioteche e professori preparati. Un altro settore importante fu quello della formazione dottrinale del Popolo di Dio. Fin dagli anni in cui era parroco aveva redatto egli stesso un catechismo e durante l’Episcopato a Mantova aveva lavorato affinché si giungesse ad un catechismo unico, se non universale, almeno italiano. Da autentico pastore aveva compreso che la situazione dell’epoca, anche per il fenomeno dell’emigrazione, rendeva necessario un catechismo a cui ogni fedele potesse riferirsi indipendentemente dal luogo e dalle circostanze di vita. Da Pontefice approntò un testo di dottrina cristiana per la diocesi di Roma, che si diffuse poi in tutta Italia e nel mondo. Questo Catechismo chiamato "di Pio X" è stato per molti una guida sicura nell’apprendere le verità della fede per il linguaggio semplice, chiaro e preciso e per l’efficacia espositiva.

Notevole attenzione dedicò alla riforma della Liturgia, in particolare della musica sacra, per condurre i fedeli ad una più profonda vita di preghiera e ad una più piena partecipazione ai Sacramenti. Nel Motu Proprio Tra le sollecitudini (1903, primo anno del suo pontificato), egli afferma che il vero spirito cristiano ha la sua prima e ed indispensabile fonte nella partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa (cfr ASS 36 [1903], 531). Per questo raccomandò di accostarsi spesso ai Sacramenti, favorendo la frequenza quotidiana alla Santa Comunione, bene preparati, e anticipando opportunamente la Prima Comunione dei bambini verso i sette anni di età, "quando il fanciullo comincia a ragionare" (cfr S. Congr. de Sacramentis, Decretum Quam singulari: AAS 2 [1910], 582).

lunedì 19 agosto 2019

Pdf. San Giovanni Eudes - Il Cuore Ammirabile della Santissima Madre di Dio


Nato in Normandia a Ri, il 14 novembre 1601, muore a Caen, il 19 agosto del 1680. Divenuto un attivista e un devoto di Maria è ordinato sacerdote nel Collegio dei gesuiti di Caen. Da qui parte per assistere gli appestati nella regione di Argentan. In seguito si consacra alle missioni parrocchiali. Resosi conto di quanto sia importante la figura del sacerdote, riesce a far costruire un seminario, dando vita alla «Congregazione di Gesù e di Maria ». San Giovanni Eudes è il primo e più ardente apostolo del culto liturgico ai Sacri Cuori di Gesú e di Maria. Nel 1641 fonda due Congregazioni religiose, una maschile e una femminile, dedicate ai Sacri Cuori. Per lui, quindi, il culto del Sacro Cuore di Gesú è il culto della persona, in quanto esso è l'origine e la fonte della dignità e della santità della persona. Fonda poi rifugi per togliere le ragazze dalla strada e una Congregazione di Religiose per assisterle, l'ordine di «Nostra Signora della Carità del Rifugio». Scrive numerose opere, fra cui la più conosciuta e la più considerevole è «Il cuore ammirabile della Madre di Dio».


Indice

 Libro I

CHE COS'È IL CUORE DI MARIA

Libro II

PRIMO FONDAMENTO DELLA DEVOZIONE AL CUORE DI MARIA

Libro III

SECONDO FONDAMENTO DELLA DEVOZIONE AL CUORE DI MARIA

Libro IV

TERZO FONDAMENTO DELLA DEVOZIONE AL CUORE DI MARIA

Libro V

QUARTO FONDAMENTO DELLA DEVOZIONE AL CUORE DI MARIA

domenica 18 agosto 2019

Matteo, Capitolo 23, Versetti 5-12


In realtà tutte le loro opere le fanno per essere visti dagli uomini: allargano infatti i loro filatteri e allungano le frange. Amano i primi posti nelle cene e le prime cattedre nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze ed essere chiamati dagli uomini Rabbi. Ma non vogliate essere chiamati Rabbi: infatti uno solo è il vostro maestro, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno vostro padre sulla terra: infatti è uno solo è il Padre vostro che è nei cieli. E non fatevi chiamare maestri, poiché uno solo è il vostro Maestro: Cristo. Chi è il più grande fra voi sia vostro servo. Invece si esalterà sarà umiliato, e chi si umilierà sarà esaltato.

Crisostomo: In tutte le cose nasce qualcosa che le pregiudica: così è il verme nel tronco e la trama nel vestito. Per questo il demonio si sforza di corrompere il ministero dei sacerdoti che è stato stabilito per tormentare la santità, cosicché questo stesso bene, mentre è fatto per gli uomini, si converta in male. Togliamo questo male dal clero, e tutto sarà eliminato perfettamente; da qui si deduce che è difficile il pentimento dei sacerdoti che peccano. Però il Signore vuole manifestare in ciò la causa per la quale non potevano credere in Gesù Cristo, cioè poiché fanno tutto per essere visti dagli uomini. È impossibile dunque che creda in Gesù Cristo quando predica le cose del cielo, colui che desidera unicamente la gloria terrena degli uomini. Ho letto che alcuni interpretano questo passo in questo modo: sulla cattedra, cioè secondo l'onore e il grado in cui stette Mosè, furono istituiti indegnamente gli Scribi e i Farisei, che preannunciavano la dottrina che annunziava il Cristo che doveva venire; però essi non lo ricevevano quando era presente. Per questo esorta il popolo in modo che oda la legge che praticavano, cioè a credere in Gesù Cristo annunciato dalla legge, e non è imitare gli Scribi e i Farisei che erano increduli. E spiegò la causa per cui predicavano che Gesù Cristo doveva venire secondo la legge e non credevano in lui: perché facevano tutte le loro opere al fine di essere visti dagli uomini, cioè perché non predicavano che Gesù sarebbe venuto per desiderio della sua venuta, ma affinché come dottori della legge fossero visti dagli uomini.

Girolamo: Quando il Signore aveva dato i comandamenti della legge di Mosè, alla fine disse (Dt 6, 8): «Legherai ciò nella tua mano, e saranno sempre davanti ai tuoi occhi», e il senso è; i miei precetti siano nella tua mano, per essere adempiuti; siano davanti ai tuoi occhi perché giorno e notte tu possa meditare su di essi. I Farisei, interpretando ciò in senso sbagliato, scrivevano su pergamene il decalogo di Mosè, cioè i dieci precetti della legge, portandoli piegati e legati sopra la fronte, formando con essi una specie di corona, così che sempre lì tenessero davanti agli occhi. Mosè aveva ordinato anche (Nm 15, 38) che portassero nelle quattro punte dei loro mantelli i galloni di giacinto come distintivo del popolo di Israele, affinché come si distinguevano nei loro corpi dai Gentili per mezzo della circoncisione, che era un segno giudaico, così anche il vestito portasse qualche differenza. Però i maestri, come superstiziosi e desiderando captare verso di sé l'attenzione degli altri, e traendo guadagno da schiocche donne, facevano i loro galloni più grandi e pagavano in essi pungentissime spine, in modo che camminando e sedendo ogni tanto fossero punti, e da questo ammonimento venissero consacrati meglio al servizio di Dio. Chiamavano quelle pergamene del decalogo filatteri, cioè conservatorie, poiché tutti coloro che le tenevano lo facevano per proteggere se stessi. I Farisei non capivano che dovevano portare questi precetti nei loro cuori più che nei loro corpi. In altri rimanevano ridotti a essere armadi o casse che tengono libri, però che non conoscono Dio.

sabato 17 agosto 2019

La Bibbia e le Scoperte Moderne : la Verginità Perpetua di Maria Vendicata

Traduzione dal francese dell’articolo La Bible et les découvertes modernes (4) : la virginité perpétuelle de Marie vengée (fsspx.news, 5 agosto 2019). 

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Il vecchio attacco contro la perpetua verginità della Vergine Santissima è stato spazzato via dalla scoperta archeologica di una tomba ebraica in Egitto, a Tell el-Yahoudieh, collegata all’antica Leontopolis. La tomba presentava un’iscrizione in greco pubblicata nel 1922.

Per secoli, gli oppositori della perpetua verginità di Maria hanno abusato del testo di San Luca, capitolo 2, versetto 7: “Maria diede alla luce il suo primogenito”. Ripetono le parola di Luciano di Samosata (120-180 ca.), che peraltro non parlava di Cristo: “Se è il primo, non è solo; se è solo, non è il primo”.

I negatori della perpetua verginità confusi dai Padri della Chiesa

Elvidio (c.340 – c.390), teologo romano, considerato eretico da sant’Agostino, affermò che la Vergine Maria ebbe figli dopo il parto verginale, figli che avrebbe avuto da San Giuseppe. Ciò basandosi sul testo di San Luca [II, 7] e il termine “primogenito”. San Girolamo lo smentì brillantemente, dimostrando che, secondo l’uso biblico, il primogenito “non è solo colui che ha successori, ma anche colui che non ha predecessori”. In questo senso, “primogenito” non esclude “unico”.
San Girolamo non ebbe difficoltà a trovare molti esempi della sua affermazione. L’uso biblico non lascia spazio all’esitazione: “primogenito” è usato nella legge mosaica per designare questo bambino che ha tutti i privilegi inerenti alla qualità del primogenito e che impone ai suoi genitori tutti i doveri stabiliti dalla Legge, dal momento che è il primo nato, il maggiore, indipendentemente da qualsiasi nascita successiva.
I padri successivi ripetono questa spiegazione di San Girolamo. Così San Basilio spiega che quando l’evangelista chiama Gesù il primogenito figlio di Maria, “questo termine non implica una relazione con gli altri che sarebbero nati dopo di lui; ma è chiamato primogenito chi per primo apre il seno della madre. San Giovanni Damasceno: “Primogenito è colui che è nato per primo, sia che sia l’unico figlio o il maggiore degli altri fratelli”. Tutti i teologi e i commentatori cattolici rimarranno fedeli a questa interpretazione.

Gli attacchi dei protestanti, dei razionalisti e dei modernista

Tuttavia, anche se un certo numero di protestanti non si è discostato dalla tradizione e dalla ragione su questo punto, un numero maggiore di esegeti protestanti o razionalisti ha continuato a ripetere l’argomentazione di Elvidio. Così Frédéric Godet (1812-1900): “Il termine primogenito implica naturalmente che Maria abbia avuto altri figli dopo questo”. O Hermann Usener (1834-1905): “Gesù fu il primo frutto del matrimonio legale di Giuseppe e Maria; questo è detto con parole molto chiare in Luca II, 7: “E partorì suo figlio primogenito”; dice l’evangelista primogenito e non unico … Gesù è quindi riconosciuto come il maggiore dei figli e delle figlie di Giuseppe, che il Vangelo stesso menziona altrove”.
Purtroppo, teologi cattolici devono essere aggiunti a questo elenco, come John Paul Meier (nato nel 1942), sacerdote dell’arcidiocesi di New York e professore di esegesi alla Notre-Dame University (Indiana), nel primo volume della sua opera monumentale: Un Ebreo Marginale, Ripensare il Gesù storico. L’opera, dopo alcune formule precauzionali, conclude che l’opinione più probabile è che “i fratelli e le sorelle di Gesù erano veri fratelli e sorelle”. Nonostante il fatto che la perpetua verginità di Maria sia un dogma di fede cattolica!

Un epitaffio di origine ebraica

Ciò ha detto, torniamo all’epitaffio funerario. È datato al 5 avanti Cristo e compadisce di una defunta.
“Ecco la tomba di Arsinoe, o passante. Piangi, considerando quanto sia stata infelice, sfortunata, sopraffatta dal destino”. L’iscrizione passa fa parlare stessa morta: “Ancora piccola, rimasi orfana di mia madre […] Mio padre Phabeiti mi ha dato un marito. Ma fra i dolori della nascita del mio primogenito, il destino mi ha condotto alla fine della vita “.

Quindi, questo primogenito, la cui nascita è costata la vita di sua madre, è stato il primo e l’unico a rispondere al dilemma (falso) di Luciano. Il termine è qui usato in senso biblico, non c’è bisogno di discutere a lungo per capirlo. Pertanto, è pienamente dimostrato che San Luca ha potuto chiamare Gesù Cristo, il primogenito figlio di Maria, piuttosto che il suo unico figlio, sapendo benissimo che non solo il fatto, ma anche la possibilità dei successivi figli di Maria è esclusa.
Lo poté fare, sia usando il termine primogenito nel senso usato dagli ebrei del suo tempo, sia usando una fonte che conteneva la corrispondente parola ebraica o aramaica, e della traduzione dei Settanta – Versione greca dell’Antico Testamento del III secolo a.C. – di primogenito.
In ogni caso, l’uso di questo termine, in Lc II, 7, è altrettanto poco contrario alla credenza nella verginità perpetua di Maria come nell’epitaffio di Tell el-Yahoudieh, alla certezza assoluta che Arsinoe non avrebbe avuto altri figli

La verginità della Vergine Maria fu così vendicata dalle affermazioni dei non credenti pseudo-sapienti e umiliò la superba critica razionalista, la cui povertà intellettuale era un’offesa alla ragione.

martedì 13 agosto 2019

Film - Mater Dei (1950)

 
Il film Mater Dei, fu realizzato dalla San Paolo Film nel 1950 con la regia di Emilio Cordero (sacerdote paolino). Fu il primo lungometraggio di fiction girato a colori in Italia. Ma oltre al valore storico della pellicola, Mater Dei offre una interessante testimonianza della fede popolare del dopoguerra, fatta di tradizioni e di memoria. Narrando la vita della Madonna con un raffinato linguaggio neorealista, il film inserisce scene di vita devozionale degli anni ’50 e opere d’arte a tema mariano che risalgono alla tradizione dell’arte cristiana.

La pellicola è stata interamente restaurata con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia per consentire a studiosi e ricercatori, ma anche a un nuovo pubblico contemporaneo, la riscoperta, dopo mezzo secolo, di un'opera interessante e originale.

lunedì 12 agosto 2019

San Pio X - Festa dell'Assunzione di Maria Vergine


160 D. Che cosa celebra la Chiesa nella festa dell'Assunzione della santissima Vergine?
R.  Nella festa dell'Assunzione della santissima Vergine la Chiesa celebra la morte preziosa e la gloriosa Assunzione al Cielo di Maria Vergine.

161 D. Coll'anima di Maria Vergine fu assunto in cielo anche il corpo?
 R. È pia e comune credenza dei fedeli, che coll'anima di Maria Vergine sia stato assunto in cielo anche il corpo, benché ciò non sia definito, come di fede, dalla santa Chiesa.

162 D. Qual'è la gloria alla quale è stata esaltata Maria Vergine nel cielo?
R. Maria Vergine è stata esaltata sopra tutti i cori degli Angeli, e sopra tutti i Santi del paradiso, come regina del cielo e della terra.

163 D. Perché la Vergine è stata esaltata in cielo sopra tutte le creature?
R. La Vergine è stata esaltata in cielo sopra tutte le creature, perché è madre di Dio, ed è di tutte le creature la più umile e la più santa.

164 D. Che cosa dobbiamo noi fare nella solennità dell'Assunzione di Maria Vergine?
R. Nella solennità dell'Assunzione di Maria Vergine dobbiamo:
1.rallegrarci della sua gloriosa assunzione ed esaltazione;
2.venerarla come nostra signora e nostra avvocata presso il suo divin Figliuolo;
3.pregarla  ad  ottenerci  da  Dio  la  grazia  di  condurre  una  vita  santa,  e  di  prepararci  in  tal maniera alla morte, che meritiamo di essere da lei assistiti e protetti, e di aver parte nella sua gloria.

165 D. Come possiamo noi meritare la protezione di Maria santissima?
R. Noi possiamo meritare la protezione di Maria santissima con imitare le sue virtù, e specialmente la purità e l'umiltà.

166 D. Debbono anche i peccatori confidare nel patrocinio di Maria Vergine?
R. Anche i peccatori debbono confidare moltissimo nel patrocinio di Maria Vergine, perché ella è madre di misericordia e il rifugio dei peccatori per ottenere loro da Dio la grazia della conversione.



Dal Catechismo Maggiore di San Pio X. 


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