domenica 19 ottobre 2025

Canto Gregoriano. Salve Sancte Pater - Inno a San Paolo della Croce


Inno a San Paolo della Croce, Fondatore dei Missionari Passionisti.

☩

Salve Sancte Pater, 
columna
 et decus nostrum; 
tuum da filiis 
spiritum,
 da perseverantiam:
 libera nos a malis
 defende nos in
 proelio,
 voca nos in
 patriam.



sabato 18 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 18-27

E vennero a lui dei Sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che «se muore il fratello di uno» e lascia la moglie «senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello». C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie. E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli di Dio nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: «Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe»? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore.

Teofilatto: I Sadducei formavano una setta eretica in Giudea, negando la risurrezione e l'esistenza degli Angeli e degli spiriti. Essi vanno da Gesù e si mettono a fargli un racconto pieno di ipocrisia per mostrare che la risurrezione non deve avere luogo. Per questo si aggiunge: e lo interrogarono dicendo: Maestro. Al fine di rendere la risurrezione più impossibile, essi danno sette mariti a una donna. Beda: Essi hanno forgiato questa favola per mostrare la follia di coloro che affermano la risurrezione dei corpi, ma non è impossibile che qualcosa di simile sia accaduto realmente in Giudea.

Segue: E rispondendo Gesù disse loro: Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Teofilatto: È come se dicesse loro: Voi non comprendete qual è la risurrezione che la Scrittura annuncia così, poiché voi pensate che nella risurrezione i corpi saranno tali quali sono adesso, ma non sarà così. Così dunque ignorate la Scrittura, ma ignorate anche la virtù divina. Voi considerate infatti ciò come difficile e dite: come potranno delle membra dissolte dalla corruzione riunirsi, e ricongiungersi alle anime? Infatti per la potenza divina ciò è quasi nulla.

Segue: Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come Angeli di Dio nei cieli. Teofilatto: Come se dicesse: sarà una restaurazione divina e angelica della vita, in modo che noi non siamo più preda della corruzione, e rimaniamo nello stesso modo. È per questo che le nozze scompariranno; perché, se le nozze esistono sulla terra, è affinché la nostra specie, che tende incessantemente alla corruzione, sia immortale. Ma nell'altra vita noi saremo come Angeli, che sono senza successione nuziale e vivono sempre.

Teofilatto: Ma io vi dico: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe, come se dicesse il Dio dei viventi, per cui aggiunge: Non è un Dio dei morti ma dei viventi. Infatti non disse: Io fui, ma io sono, come se parlasse di esseri a lui coesistenti. Ma forse qualcuno dirà che Dio disse questo solo dell'Anima di Abramo, non del corpo. A ciò diciamo che Abramo comporta le due cose, cioè il corpo e l'anima, così che egli sia il Dio del corpo e il corpo viva presso Dio, cioè nell'ordinanza divina. Beda: Oppure, quando ha provato che le anime rimangono dopo la morte (né infatti poteva accadere che fosse il Dio di cose che non sussistono), conseguentemente si introduceva anche la risurrezione dei corpi, che hanno compiuto il bne e il male insieme cone le anime.

Girolamo: Quando poi dice il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, nominando Dio tre volte indica la Trinità. Quando poi dice Non è un Dio dei morti, ripetendo lo stesso, indica l'unità nella sostanza. Vivono poi coloro che rivendicano la porzione che avranno scelto, mentre sono morti coloro che hanno perso ciò che avevano rivendicato.

venerdì 17 ottobre 2025

Catechesi di Papa Benedetto XVI su Sant’Ignazio d’Antiochia

UDIENZA GENERALE 

Piazza San Pietro
Mercoledì, 14 marzo 2007
 
☩ 

Cari fratelli e sorelle,

nel nostro nuovo ciclo di catechesi appena iniziato stiamo passando in rassegna le principali personalità della Chiesa nascente. La scorsa settimana abbiamo parlato di Papa Clemente I, terzo Successore di san Pietro. Oggi parliamo di sant’Ignazio, che è stato il terzo Vescovo di Antiochia, dal 70 al 107, data del suo martirio. In quel tempo Roma, Alessandria e Antiochia erano le tre grandi metropoli dell’Impero romano. Il Concilio di Nicea parla di tre «primati»: ovviamente, quello di Roma, ma vi erano poi anche Alessandria e Antiochia che vantavano un loro «primato». Sant’Ignazio, come s’è detto, era Vescovo di Antiochia, che oggi si trova in Turchia. Qui, in Antiochia, come sappiamo dagli Atti degli Apostoli, sorse una comunità cristiana fiorente: primo Vescovo ne fu l’apostolo Pietro – così ci dice la tradizione –, e lì «per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani» (At 11,26). Eusebio di Cesarea, uno storico del IV secolo, dedica un intero capitolo della sua Storia Ecclesiastica alla vita e all’opera letteraria di Ignazio (3,36). «Dalla Siria», egli scrive, «Ignazio fu mandato a Roma per essere gettato in pasto alle belve, a causa della testimonianza da lui resa a Cristo. Compiendo il suo viaggio attraverso l’Asia, sotto la custodia severa delle guardie» [che lui chiama «dieci leopardi» nella sua Lettera ai Romani 5,1], «nelle singole città dove sostava, con prediche e ammonizioni, andava rinsaldando le Chiese; soprattutto esortava, col calore più vivo, di guardarsi dalle eresie, che allora cominciavano a pullulare, e raccomandava di non staccarsi dalla tradizione apostolica» (3,36,3-4). La prima tappa del viaggio di Ignazio verso il martirio fu la città di Smirne, dove era Vescovo san Policarpo, discepolo di san Giovanni. Qui Ignazio scrisse quattro lettere, rispettivamente alle Chiese di Efeso, di Magnesia, di Tralli e di Roma. «Partito da Smirne», prosegue Eusebio, «Ignazio venne a Troade, e di là spedì nuove lettere»: due alle Chiese di Filadelfia e di Smirne, e una al Vescovo Policarpo. Eusebio completa così l’elenco delle lettere, che sono giunte a noi come un prezioso tesoro. Leggendo questi testi si sente la freschezza della fede della generazione che ancora aveva conosciuto gli Apostoli. Si sente anche in queste lettere l’amore ardente di un Santo. Finalmente da Troade il martire giunse a Roma, dove, nell’Anfiteatro Flavio, venne dato in pasto alle bestie feroci.

giovedì 16 ottobre 2025

Santa Margherita Maria Alacoque - Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù

Io (nome e cognome), 

dono e consacro al Cuore adorabile di nostro Signore Gesù Cristo

 la mia persona e la mia vita, (la mia famiglia/il mio matrimonio), 

le mie azioni, pene e sofferenze, 

per non voler più servirmi d'alcuna parte del mio essere, 

che per onorarlo, amarlo e glorificarlo.

E' questa la mia volontà irrevocabile: 

essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, 

rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli.

Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, 

come custode della mia via, pegno della mia salvezza, 

rimedio della mia fragilità e incostanza,

 riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell'ora della mia morte. 

Sii, o Cuore di bontà, la mia giustificazione presso Dio, tuo Padre, 

e allontana da me la sua giusta indignazione. 

O Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in te, 

perché temo tutto dalla mia malizia e debolezza, 

ma spero tutto dalla tua bontà.
Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; 

il tuo puro amore s'imprima profondamente nel mio cuore, 

in modo che non ti possa più scordare o essere da te separato. 

Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te,

poiché voglio concretizzare tutta la mia felicità

e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo.

Amen.

mercoledì 15 ottobre 2025

Video. Santa Teresa d'Avila - Le Sette Stanze del Castello Interiore

La Istituzione Teresiana Italia per celebrare il 15 Ottobre festa di Santa Teresa d'Avila, vuole condividere questo video sulle sette stanze del Castello Interiore. Speriamo che vi aiuti a conoscere meglio a questa Santa maestra di preghiera. 

 

lunedì 13 ottobre 2025

San Teofilo di Antiochia - Dalla Creazione al Creatore

Teofilo di Antiochia, Ad Autolico, 1,5-7.

☩

Come l’anima dell’uomo non è visibile, sottraendosi alla vista umana, ma viene percepita osservando i movimenti del corpo, così neppure Dio può essere visto con gli occhi umani, ma lo si scorge e lo si comprende attraverso la sua provvidenza e le sue opere. Infatti, come colui il quale, vedendo in mare una nave equipaggiata procedere velocemente e approdare in porto, giudicherà senz’ombra di dubbio esservi un nocchiero a guidarla, similmente si comprende che Dio governa tutte le cose, sebbene non visto, incomprensibile com’è, dagli occhi della carne.

Se l’uomo non può fissare lo sguardo sul sole, che è una stella piccolissima, a causa della sua eccessiva luminosità; a maggior ragione, come potrà chi è mortale contemplare la gloria di Dio, che è indescrivibile? Come la melagrana, avvolta dalla buccia, contiene dentro di sé molte cellette e alveoli separati da membrane e innumerevoli granelli, così l’intera creazione è circondata dallo spirito di Dio che, a sua volta, insieme con la creazione è circondato dalla mano di Dio. E come il granello della melagrana, rinchiuso dentro, non può vedere ciò che si trova fuori della buccia, proprio perché sta dentro, così pure l’uomo, circondato con l’intera creazione dalla mano di Dio, non può vedere Dio.

Si crede all’esistenza di un re terreno, sebbene non tutti lo vedano, poiché lo si conosce attraverso le sue leggi, i suoi editti, la sua autorità, il suo esercito, i suoi ritratti. Per quale motivo, allora, non vorresti riconoscere Dio dalle sue opere e dal suo impero?

Considera, o uomo, le opere di Dio: l’avvicendarsi periodico delle stagioni, i mutamenti dell’atmosfera, la precisione del corso delle stelle, l’armonico alternarsi dei giorni e delle notti, dei mesi e degli anni; la ridente varietà dei semi, delle piante e dei frutti; le differenti specie di animali: quadrupedi, volatili, rettili, gli animali acquatici, sia fluviali che marini e l’istinto dato loro di generare e allevare la prole, non già per proprio vantaggio ma per essere a disposizione dell’uomo. Rifletti poi sulla provvidenza che Dio manifesta preparando ad ogni vivente il suo nutrimento e sull’ossequio che egli ha ordinato a tutti di presentare all’uomo, sullo scorrere di dolci sorgenti e di fiumi e sul dono opportuno delle rugiade, dei temporali, delle piogge. Contempla i diversi movimenti dei corpi celesti: Lucifero che sorge a oriente per annunciare l’arrivo dell’astro perfetto; la congiunzione della Pleiade con Orione; la costellazione di Arturo e l’itinerario degli altri astri descritti nel cielo circolare ai quali tutti la molteplice sapienza di Dio ha dato un nome.

Questi è quell’unico Dio che ha creato la luce dalle tenebre, che ha creato i recessi del vento (Sal 46; Gb 9,9), i serbatoi dell’abisso e i confini del mare, i ripostigli della neve e della grandine: che raduna le acque nei serbatoi dell’abisso e le tenebre nei loro nascondigli; che fa uscire dalle sue riserve la soave, amabile e giocondissima luce; che fa salire le nuvole dall'estremità della terra, moltiplica le folgori per far piovere (Sal 134,7), suscita il terrore con il tuono, preannuncia con la folgore il fragore del tuono affinché l’anima, improvvisamente turbata, non venga meno. Anzi, è Dio stesso a temperare la forza del fulmine che erompe dal cielo affinché non bruci la terra; infatti, se ad esso fosse lasciata intatta la sua violenza, la terra ne sarebbe arsa, e così pure il tuono sconvolgerebbe ciò che si trova su di essa.

domenica 12 ottobre 2025

Video - El Pilar, la Prima Apparizione di Maria

Anche durante la sua vita terrena, Maria è apparsa ai discepoli di Gesù: alcuni documenti storici sostengono che è apparsa in quella che oggi è la terra di Spagna per sostenere nelle difficoltà i primi cristiani.

Stiamo parlando dell'apparizione del Pilar, in Spagna. Secondo la tradizione avvalorata da documenti risalenti al XIII sec., un giorno l'apostolo Giacomo si trovava sulle rive del fiume che attraversa la città di Saragozza, l'Ebro, pieno di sconforto perché la gente non rispondeva alla predicazione del Vangelo.

Quando improvvisamente vide la Vergine, in piedi sopra una colonna di marmo. Maria cominciò subito a confortarlo chiedendogli che venisse costruito lì un tempio. La colonna sulla quale apparve allora Maria, secondo le fonti storiche, sarebbe la stessa sulla quale è posta oggi la sua immagine.

Questo avvenimento, sempre secondo le fonti storiche, accadde nell'anno 39 o 40, quando pare che Maria si trovasse in realtà a Efeso. A quel tempo il cristianesimo muoveva i suoi primi passi in Spagna.

L'apostolo Santiago e gli otto testimoni che assistettero al prodigio cominciarono a costruire una chiesa, su cui si erge oggi la basilica di Saragozza, e il cui nome era "Cesaraugusta".

Passarono i secoli, la Chiesa andò incontro agli scismi e la Spagna subì l'invasione araba, però il santuario del Pilar, ricostruito in più occasioni, rimase sempre il cuore dei cristiani spagnoli.

All'intercessione della Vergine del Pilar vengono attribuiti diversi miracoli. Uno dei più conosciuti e documentati è il "Miracolo di Calanda", secondo cui un mendicante di nome Miguel Pellicer, originario di Calanda, vide ricrescere la gamba che gli era stata amputata nell'ottobre del 1637.

L'origine del cristianesimo in Spagna, che in un primo momento sembrò non riscuotere grande successo, ha nella Vergine del Pilar e nell'apostolo Giacomo i suoi pionieri. Per questa ragione, i cattolici spagnoli considerano il loro paese la "terra di Maria". Saragozza e Compostela, il Pilar e l'apostolo Giacomo, costituiscono i due assi fondamentali attorno a cui ruota la spiritualità del popolo spagnolo. 

☩ 

PREGHIERA

"Oh Vergine del Pilar, Regina e Madre. La Spagna e tutte le nazioni ispaniche accolgono con gratitudine la Tua protezione costante e sperano di poter continuare a contare su di Te. Fa che possiamo ottenere da Tuo Figlio la forza nella fede, la sicurezza nella speranza e la perseveranza nell'amore". 


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