domenica 8 settembre 2019

Matteo, Capitolo 23, Versetti 16-22

Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma chi giura per l'oro del tempio, deve! Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l'oro o il tempio che santifica l'oro? E se si giura per l'altare non vale, ma chi giura per il dono che è sopra di esso, deve. Ciechi; che cosa infatti è più grande, il dono o l'altare che santifica il dono? Chi dunque giura per l'altare, giura per esso e per le cose che sono sopra di esso; e chiunque giura per il tempio giura per esso e per ciò che vi abita; e chi giura per il cielo giura per il trono di Dio e per colui che vi è assiso.

Girolamo: Come nei filatteri e negli orli ampi l'opinione di santità cercava la gloria, e per mezzo della gloria il lucro, così il Signore, mettendo allo scoperto un'altra classe di abuso della tradizione, taccia di empietà i precettori; quando qualcuno giurava per il tempio, in una questione, o in qualche rissa, o in qualche causa dubbiosa, se poi gli si provava la bugia, non lo so considerava come colpevole. [...]

Crisostomo: Il tempio certamente concerne la gloria di Dio è la salvezza spirituale degli uomini, ma l'oro del tempio, benché sia di pertinenza della gloria di Dio, tuttavia interessa di più la soddisfazione degli uomini e l’utilità dei sacerdoti.  Però i Farisei dicevano che l'oro di cui si compiacevano e le offerte con cui si alimentavano erano più sante dello stesso tempio. Così eccitavano gli uomini alle offerte più che alle orazioni.

Origene: È il giuramento la conferma di quello che si giura. Si deve intendere per giuramento la testimonianza delle Scritture, che si cita per confermare ciò che diciamo; infatti il tempio di Dio è la Sacra Scrittura, e l'oro è il senso che in essa si racchiude; e come l'oro che sta fuori dal tempio non è santificato, così tutto il senso che sta fuori dalla Sacra Scrittura, benché appaia ammirabile, non è santo; pertanto non dobbiamo usare le nostre intelligenze per confermare la dottrina, se non dimostriamo che esse sono sante perché fondate sulle Sacre Scritture. L'altare è il cuore dell'uomo, che è la cosa più essenziale dell'uomo; i voti e le offerte che si pongono sull'altare sono tutto ciò che si sovrappone al cuore: come pregare, cantare, fare elemosine, aiutare. Il cuore dell'uomo dunque santifica ogni offerta, dallo stesso momento in cui la si offre; pertanto non può esserci altra offerta migliore del cuore dell'uomo, per mezzo del quale si trasmette l'offerta. Così, se la coscienza dell'uomo non punge, ha fiducia in Dio, non per i suoi doni, ma perché, se così si può dire, costituisce perfettamente l'altare del suo cuore. In terzo luogo, impariamo che sul tempio, cioè su tutte le Scritture, e sull'altare, cioè su ogni cuore, c'è un certo intendimento che si chiama cielo e trono di Dio stesso, nel quale si può vedere con tutta evidenza l'aspetto della verità, quando verrà ciò che è perfetto.

sabato 7 settembre 2019

Nuove Ricerche Scientifiche Confermano l’Autenticità della Sacra Sindone

 

Grazie a ricercatori italiani e statunitensi e a delle monete bizantine novità eclatanti sulla Sacra Sindone. Eccovi quali 

La ricerca scientifica riesce sempre a stupire e ad entusiasmare l’essere umano. Può confermare o confutare una data tesi. L’Università di Padova, in collaborazione con atenei statunitensi, ha concluso una ricerca dal carattere realmente storico che potrebbe rivoluzionare tutto ciò che sappiamo fino ad ora della Sacra Sindone.

 

Le monete bizantine e la Sindone 


Il lavoro di ricerca del team italoamericano ha portato al rilevamento di tracce di probabili monete, risalenti all’Impero Bizantino, sul tessuto della Sacra Sindone. I risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Journal of Cultural Heritage, e la nuova teoria presentata alla Conferenza sulla Sindone in Canada. Due studiosi, Claudio Furlan e Giulio Fanti, sono riusciti a rilevare dosi di Elettro, un’antichissima e rarissima lega composta da oro, argento e rame.

Moneta antica del Regno di Lidia in elettro

Questo materiale, molto comune in Asia Minore e nell’Egeo, era utilizzato per la realizzazione di monete e di stoviglie poiché si credeva che avesse la proprietà di eliminare i veleni da tutto ciò con cui veniva in contatto.

 

I risultati della ricerca


I risultati di questa ricerca sono a dir poco sconvolgenti. Le monete bizantine che avrebbero toccato la Sindone risalgono a prima dell’anno 1000. Sembra che siano state strofinate al fine di trasmettere i poteri di questa santa reliquia per contatto. Una sorta di reliquiario in serie.

 

Un terremoto scientifico?


Se i risultati venissero confermati andranno contro alla precedente radio datazione statunitense effettuata con il radiocarbonio. In quell’occasione (era il 1988), grazie al Carbonio-14, venne accertato che la Sindone sarebbe stata realizzata nel XIV secolo.


venerdì 6 settembre 2019

Film su San Pio X: Gli Uomini non Guardano il Cielo (1951)


Nel 1914, il Pontefice Pio X, profondamente addolorato e preoccupato al pensiero dell'immane tragedia che minaccia la umanità, fa ogni sforzo per impedire lo scoppio della guerra. Mentre s'accinge a ricevere l'ambasciatore d'Austria, in previsione dell'importante colloquio, il Papa si raccoglie in preghiera. Il di lui nipote, giovane sacerdote, cerca di confortarlo e gli ricorda le varie tappe di un'esistenza, sulla quale il Signore ha così palesemente fatto scendere le sue benedizioni. Ricorda la borsa di studio ottenuta per gli studi al Seminario, l'amore per i fanciulli e per i poveri, dimostrato come parroco, la sua generosa carità nella missione pastorale a Mantova, i successi apostolici di Venezia. Il sacerdote rievoca il Conclave, col memorabile episodio del veto dell'Imperatore d'Austria, dal Sacro Collegio fieramente respinto: e le successive votazioni, che, malgrado le ferventi suppliche del designato, portano alla elezione del Cardinale Sarto. Tutto il Pontificato di Pio X s'è uniformato alla divisa: "Instaurare omnia in Christo": nel decisivo colloquio, il messo dell'Imperial Regio Governo vedrà ergersi luminosa innanzi a sé la figura dell'assertore della pace e della collaborazione fraterna. Quindi il Pontefice s'avvia a celebrare la S. Messa: per l'ultima volta, giacché insieme all Vittima eucaristica, egli consuma il proprio sacrificio.

  
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ANNO 
1951

PAESE
 


REGISTA  
Umberto Scarpelli

ATTORI
Henri Vidon, Corrado Annicelli, Tullio Carminati, Antonio Centa, Isa Miranda

martedì 3 settembre 2019

San Gregorio Magno - Omelie sui Vangeli

(Omilia 14, 3-6: PL 76, 1129-1130)

«Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv 10, 14).

Come a dire apertamente: corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità.

Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1 Gv 2, 4).

Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore«(Gv 10, 15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore.

Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv 10, 14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv 10, 9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.

Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita.

Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.

Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare."

lunedì 2 settembre 2019

Preghiera di San Tommaso d'Aquino per Ottenere le Virtù


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Dio onnipotente, che sai tutto, che non hai principio né fine, che doni e conservi le virtù, degnati di stabilirmi sul solido fondamento della fede, di difendermi con lo scudo inespugnabile della speranza e di ornarmi con la veste nuziale della carità.
Concedimi di esserti sottomesso con la giustizia, di guardarmi dalle insidie del diavolo con la prudenza, di tenere il giusto mezzo con la temperanza, di sopportare pazientemente le avversità con la fortezza.
Accordami di chiedere con umiltà il bene che non ho a chi lo ha, di accusare con verità il male delle colpe che ho commesso, di sostenere con equanimità il male della pena che sopporto, di non invidiare il bene del prossimo, di ringraziarti sempre dei tuoi benefici.
Fa’ che sia sempre composto nel vestire, nel camminare e nel mio agire.
Aiutami a evitare discorsi vani, a trattenere i miei piedi, a raccogliere lo sguardo incapace di contenersi, a chiudere gli orecchi ai vani rumori, a inclinare umilmente il volto, a elevare l’intelletto alla considerazione delle cose celesti, a disprezzare i beni transitori e a desiderare soltanto te, a dominare la carne e a purificare la coscienza, a onorare i santi e a lodare te degnamente, a progredire nel bene e a terminare gli atti buoni, con un fine santo.
Signore, pianta in me le virtù, perché io mi senta attratto per le cose divine; sia provvido circa i doveri umani, e non di peso a nessuno circa l’uso del mio corpo.
Signore, dammi una contrizione fervente, una confessione pura, una soddisfazione perfetta.
Degnati di ordinare le mie intime inclinazioni, per mezzo di una buona vita, perché faccia quello che è decoroso, quello che serve di merito a me e di esempio al prossimo.
Concedimi di non vagheggiare mai di compiere azioni senza saggezza, e di provare riluttanza per tutto quello che si fa per pigrizia. Non sorga in me il desiderio d’incominciare qualche opera anzitempo; né, una volta intrapresa, io l’abbandoni prima di averla condotta a termine. Amen


domenica 1 settembre 2019

Matteo, Capitolo 23, Versetto 15


Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito, e dopo averlo fatto, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

Crisostomo: Dopo le cose premesse, il Signore ritorna a vituperate i Farisei poiché, necessitando di un grande sforzo per convertire uno alla fede, sono inefficaci per salvare molti; e poiché non solo sono accidiosi rispetto a coloro che convertono, ma anche sono distruttori, poiché lì corrompono con gli esempi della loro cattiva vita.

Ilario: Percorrere il mare e la terra vuol dire che avrebbero combattuto il Vangelo di Cristo in tutti gli estremi del mondo, e che contro la fede che giustifica avrebbero sottomesso qualche proselito al giogo della legge. Infatti tutti i proseliti che passarono dalle genti alla sinagoga sono indicati dal numero uno per la loro rarità.  E questi non abbandonano la fede nella loro dottrina neanche dopo la predicazione di Cristo; ma chiunque ha acquisito la fede dei Giudei diventa figlio della geenna. 

Crisostomo: Non volevano salvare per misericordia colui al quale insegnavano, ma per avarizia, poiché aumentando il numero dei Giudei appartenenti alla Sinagoga sarebbe aumentato il numero delle oblazioni; oppure per vanagloria. Chi infatti si immerge nel fango del peccato, come vorrà liberare altri dai loro peccati? Forse potrà essere più caritatevole con un altro che con se stesso? Si dimostra con le stesse azioni se desidera convertire un altro per Dio o per vanità.

sabato 31 agosto 2019

Archeologi Sostengono di aver Scoperto il Luogo di Nascita di San Pietro

Nella traduzione del blog Chiesa e post concilio da LifeSiteNews un articolo di Jeanne Smits sulla scoperta, a Betsaida, la Basilica costruita sulla casa dove sono nati Pietro e Andrea.

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Un team di archeologi israeliani e americani asserisce di aver trovato, nel villaggio di pescatori di Betsaida sulla riva del mare di Galilea, la Basilica costruita sulla casa dove sono nati due apostoli di nostro Signore, San Pietro, il primo Papa, e suo fratello, Sant’Andrea.
Gli scavi di El-Araj, in ebraico Beit Habeck, hanno portato alla scoperta delle vestigia di un grande edificio i cui elementi decorativi, struttura e pianta sono coerenti con una chiesa bizantina.
La posizione esatta di Betsaida è rimasta a lungo sconosciuta: i viaggiatori del XIX secolo in Palestina non sono stati in grado di identificare il villaggio ricordato per la prima volta nel Nuovo Testamento, divenuto molto famoso dopo l'urbanizzazione da parte del tetrarca Erode, Filippo, e ribattezzato Julias nel 30 d.C. Sarebbe citato da storici come Plinio il Vecchio, Flavio Giuseppe e nella letteratura rabbinica prima di scomparire, per motivi sconosciuti, nel terso secolo – forse per mutamenti di livello del mare di Galilea. Riapparve per poi scomparire del tutto nell’ottavo secolo, al momento dell’espansione e delle conquiste islamiche.

Se gli archeologi Mordechai Aviam del Kinneret Academic College of Israel e del Pr. R. Steven Notley dal Nyack College, collegio cristiano privato di New York, sono nel giusto, l’appena riscoperta Bethsaida potrebbe attirare molti pellegrini desiderosi di visitare il luogo di nascita del primo degli apostoli. Sarebbe uno dei santuari più antichi del mondo cristiano, ricco di storia del Nuovo Testamento.

Bethsaida era un luogo a due facce. Tre dei suoi figli – Pietro, Andrea e Filippo – nacquero lì e lasciarono le loro famiglie e i loro mezzi di sussistenza senza esitazione per rispondere alla chiamata di Gesù a diventare suoi discepoli.

È anche lì, o nelle vicinanze, secondo il Nuovo Testamento, che Gesù guarì un cieco e nutrì una folla di 5.000 persone con pochi pani. È dalle sue rive che Egli è stato visto camminare sul mare di Galilea.

Ma Gesù maledisse anche Betsaida per la sua mancanza di fede e di saggezza spirituale: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!». (Matteo 11:20-22)

Fino ad oggi, l’esistenza di una chiesa nell’antica Betsaida era nota solo per una tradizione secolare. Fu esplicitamente citata nelle memorie dell’ottavo secolo di un vescovo bavarese di nome Willibald, che raccontò i suoi viaggi in Terra Santa nel 725 d.C., quando più tardi tornò alla sua sede di Eichstätt. I suoi passi lo avevano portato da Cafarnao a Betsaida, “da cui provenivano Pietro e Andrea”, e “Ora c’è una chiesa, che prima era la loro casa”.
“È la tradizione storica che possediamo, e non c’è motivo di metterla in discussione”, ha detto Notley ad Haaretz nel descrivere il ritrovamento.

Willibald andò poi a “Chorazin”, scrive il vescovo nel suo racconto di viaggio. Questo luogo fu da lui nominato erroneamente, gli studiosi concordano. La maggior parte pensa che il vescovo abbia confuso Betsaida con Cafarnao, confondendo l’ordine delle sue soste, il che ha portato a identificare la basilica di cui parlava con un edificio ottagonale in quella città.

Ma secondo Aviam e Notley, l’errore sarebbe stato più probabilmente la confusione tra Chorazin e Chorsia, il nome latino di una città sulla riva orientale del lago di Tiberiade, che avrebbe giustificato la ricerca di Betsaida dove hanno sostenuto per diversi anni di averla trovata. Rifiutano anche l’affermazione che Betsaida corrisponda al vicino scavo archeologico di Et-Tell fatto da altri studiosi.

Gli articoli accademici di Aviam e Notley sui loro risultati e suggerimenti possono essere trovati qui.

Nel corso dei lavori operanti da tempo nella zona, due anni fa sono state rinvenute vestigia di un bagno romano, e da allora case romane e altre rovine che mostrano chiaramente un importante insediamento romano fiorito nel I secolo d.C., il ritrovamento della chiesa è, secondo Aviam e Notley, una probabile conferma della loro tesi.

Betsaida è infatti l’unico luogo tra Cafarnao e Chorsia (oggi conosciuto come Kursi) dove l’esistenza di una chiesa è stata menzionata da Willibald, ed è anche il luogo in cui è stata scoperta una chiesa.

“Ora abbiamo una chiesa proprio dove i pellegrini dicono che c’era una chiesa. Le prime testimonianze sulla chiesa sopra la casa di Pietro la descrivono come una basilica. Un bizantino descriverebbe una struttura ad otto lati come una basilica? Questa è una domanda che deve essere affrontata in maniera più completa”, ha detto Notley ad Haaretz.

Egli ha aggiunto che l’identificazione della chiesa rimarrà teorica fino a quando non si troveranno prove, come un’iscrizione, ha spiegato Haaretz. “Sarebbe normale trovare un’iscrizione in una chiesa di epoca bizantina, che dica in memoria di chi è stata costruita, per esempio”, ha detto Notley al quotidiano israeliano.
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