Dalla «Lettera della
chiesa di Smirne sul martirio di san Policarpo»
(13, 2-15, 3;
Funk, Patres apost. 1, 297-299)
☩
Quando il rogo fu pronto,
Policarpo si spogliò di tutte le vesti e, sciolta la cintura,
tentava anche di togliersi i calzari, cosa che prima non faceva,
perché sempre tutti i fedeli andavano a gara a chi più celermente
riuscisse a toccare il suo corpo. Anche prima del martirio era stato
trattato con ogni rispetto, per i suoi santi costumi. Subito fu
circondato di tutti gli strumenti che erano stati preparati per il
suo rogo. Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse:
«Lasciatemi così: perché colui che mi dà la grazia di sopportare
il fuoco mi concederà anche di rimanere immobile sul rogo senza la
vostra precauzione dei chiodi». Quelli allora non lo confissero con
i chiodi ma lo legarono.
Egli dunque, con le mani dietro la
schiena e legato, come un bell'ariete scelto da un gregge numeroso,
quale vittima accetta a Dio preparava per il sacrificio, levando gli
occhi al cielo disse: «Signore, Dio onnipotente, Padre del tuo
diletto e benedetto Figlio Gesù Cristo, per mezzo del quale ti
abbiamo conosciuto; Dio degli Angeli e delle Virtù, di ogni creatura
e di tutta la stirpe dei giusti che vivono al tuo cospetto: io ti
benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest'ora
di partecipare, con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la
risurrezione dell'anima e del corpo nella vita eterna,
nell'incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo. Possa io oggi
essere accolto con essi al tuo cospetto quale sacrificio ricco e
gradito, così come tu, Dio senza inganno e verace, lo hai preparato
e me l'hai fatto vedere in anticipo e ora l'hai adempiuto.
Per
questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico
insieme con l'eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto
Figlio, per mezzo del quale a te e allo Spirito Santo sia gloria ora
e nei secoli futuri. Amen». Dopo che ebbe pronunciato l'Amen e
finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. Levatasi
una grande fiammata, noi, a cui fu dato di scorgerlo perfettamente,
vedemmo allora un miracolo e siamo stati conservati in vita per
annunziare agli altri le cose che accaddero.
Il fuoco si dispose a
forma di arco a volta come la vela di una nave gonfiata dal vento e
avvolse il corpo del martire come una parete. Il corpo stava al
centro di essa, ma non sembrava carne che bruciasse, bensì pane
cotto oppure oro e argento reso incandescente. E noi sentimmo tanta
soavità di profumo, come di incenso o di qualche altro aroma
prezioso.
Fonte: https://www.maranatha.it/Feriale/santiProprio/0223Page.htm


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