sabato 2 maggio 2020

Film - Il Conflitto (1973)


Presso una piccola comunità di monaci irlandesi, contravvenendo alle regole conciliari, si celebra la messa in latino e si confessano i fedeli individualmente. Un giovane prete, inviato dal Vaticano per far cessare questa anomalia, riceve l'invito dal padre priore a condividere la vita della comunità prima di discuterne l'ortodossia. I monaci sono davvero dei gretti tradizionalisti o vivono una fede intensa e genuina che può fare a meno delle formule "moderniste"?


ANNO
1973

PAESE



REGIA
Jack Gold

ATTORI
Trevor Howard, Martin Sheen, Raf Vallone, Andrew Keir, Cyril Cusack




Audio. Vangelo Secondo Luca


L'Evangelista S. Luca nacque in Antiochia di Siria, dà genitori pagani. Imparò la scienza medica e, allo scopo di perfezionare le sue cognizioni, intraprese diversi viaggi nella Grecia e nell'Egitto. Si portò poi a Troade per esercitarvi la sua professione: ma qui il Signore l'attendeva per un'altra missione più grande. Essendo passato di là l'apostolo Paolo a predicare il S. Vangelo, Luca, conquistato dalla verità, volle seguirlo nel sacro ministero e gli fu compagno fedelissimo fino alla morte.

Verso il 60, mentre S. Paolo si trovava prigioniero a Cesarea, Luca scrisse, per divina ispirazione, il terzo Vangelo in lingua greca, che si distingue per la sua chiarezza ed eleganza.

Questo Vangelo è dedicato a Teofilo, che era un famoso cristiano di Antiochia, ma nello stesso tempo è indirizzato a tutti i Cristiani e a tutti quelli che vogliono salvarsi, siano essi ebrei o pagani: il regno di Dio è aperto a tutti. Egli voleva dimostrare la bontà e la misericordia di Dio, e perciò racconta gli episodi e le parabole più commoventi.

Eloquentissime sono le parabole del buon samaritano, della pecorella smarrita, del fariseo e del pubblicano, di Zaccheo e del figliuol prodigo, che ci manifestano l'infinita misericordia di un Dio morto per noi sulla croce e che perdona agli stessi suoi crocifissori: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno ».

Il santo evangelista si diede anche alla predicazione ed evangelizzò la Macedonia, la Dalmazia, l'Italia e la Gallia. Durante la prigionia di S. Paolo in Roma scrisse gli « Atti degli Apostoli » in cui narra la storia dei primi anni della Chiesa e particolarmente i viaggi di S. Paolo. Ma la tradizione ci dice che S. Luca, oltre che medico, era pure pittore. Devotissimo della Madonna, è tra gli Evangelisti quello che ne parla più diffusamente. Non può non averla vista, non averle parlato: lo dimostrano anche le belle immagini della Vergine che ci furono tramandate sotto il suo nome.

Mori nella Bitinia, all'età di 84 anni. Le sue venerate spoglie vennero deposte nella città di Costantinopoli, assieme a quelle di S. Andrea, nella basilica dedicata ai dodici Apostoli. Giunsero poi a Padova, dove tuttora si trovano nella Basilica di Santa Giustina.

S. Paolo lo chiama « medico carissimo » e « fratello, la cui Mele è nel Vangelo ».

Il suo simbolo è un toro alato, perché il primo personaggio che introduce nel suo Vangelo è il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, sacerdote del tempio e responsabile del sacrificio di tori.




Video. Catechesi di Papa Benedetto XVI su Sant’Atanasio di Alessandria


BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 20 giugno 2007


Cari fratelli e sorelle,

continuando la nostra rivisitazione dei grandi Maestri della Chiesa antica, vogliamo rivolgere oggi la nostra attenzione a sant’Atanasio di Alessandria. Questo autentico protagonista della tradizione cristiana, già pochi anni dopo la morte, venne celebrato come «la colonna della Chiesa» dal grande teologo e Vescovo di Costantinopoli Gregorio Nazianzeno (Discorsi 21,26), e sempre è stato considerato come un modello di ortodossia, tanto in Oriente quanto in Occidente. Non a caso, dunque, Gian Lorenzo Bernini ne collocò la statua tra quelle dei quattro santi Dottori della Chiesa orientale e occidentale – insieme ad Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Agostino –, che nella meravigliosa abside della Basilica vaticana circondano la Cattedra di san Pietro.

Atanasio è stato senza dubbio uno dei Padri della Chiesa antica più importanti e venerati. Ma soprattutto questo grande Santo è l’appassionato teologo dell’incarnazione del Logos, il Verbo di Dio, che – come dice il prologo del quarto Vangelo – «si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Proprio per questo motivo Atanasio fu anche il più importante e tenace avversario dell’eresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, riducendolo ad una creatura «media» tra Dio e l’uomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia, e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi. Nato probabilmente ad Alessandria, in Egitto, verso l’anno 300, Atanasio ricevette una buona educazione prima di divenire diacono e segretario del Vescovo della metropoli egiziana, Alessandro. Stretto collaboratore del suo Vescovo, il giovane ecclesiastico prese parte con lui al Concilio di Nicea, il primo a carattere ecumenico, convocato dall’imperatore Costantino nel maggio del 325 per assicurare l’unità della Chiesa. I Padri niceni poterono così affrontare varie questioni, e principalmente il grave problema originato qualche anno prima dalla predicazione del presbitero alessandrino Ario.

Questi, con la sua teoria, minacciava l’autentica fede in Cristo, dichiarando che il Logos non era vero Dio, ma un Dio creato, un essere «medio» tra Dio e l’uomo, e così il vero Dio rimaneva sempre inaccessibile a noi. I Vescovi riuniti a Nicea risposero mettendo a punto e fissando il «Simbolo della fede» che, completato più tardi dal primo Concilio di Costantinopoli, è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella Liturgia come il Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale – che esprime la fede della Chiesa indivisa, e che recitiamo anche oggi, ogni domenica, nella Celebrazione eucaristica – figura il termine greco homooúsios, in latino consubstantialis: esso vuole indicare che il Figlio, il Logos, è «della stessa sostanza» del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani.

venerdì 1 maggio 2020

Matteo, Capitolo 25, Versetti 1-13


Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini, che prendendo le loro lampade uscirono incontro allo sposo e alla sposa. Cinque di esse erano stolte e cinque prudenti; ma le cinque, prese le lampade, non presero con sé olio; le prudenti invece presero l'olio nei loro vasi insieme con le lampade. Ritardando dunque lo sposo, presero sonno tutte e dormirono. Ma a mezzanotte si levò un grido: Ecco, viene lo sposo, uscitegli incontro. Allora tutte quelle vergini si levarono e adornarono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio poiché le nostre lampade si spengono. Risposero le prudenti: No, affinché forse non basti né a noi né a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Mentre dunque andavano a comprare, venne lo sposo, e quelle che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Da ultimo vengono anche le rimanenti vergini dicendo: Signore, Signore, aprici. Ma egli rispondendo disse: In verità vi dico: Non vi conosco. Vegliate dunque, poiché non sapete né il giorno né l'ora.

Girolamo: La similitudine delle dieci vergini stolte e prudenti alcuni la interpretano semplicemente delle vergini, di cui alcune, secondo l’Apostolo, sono vergini sia di corpo che di spirito, mentre altre hanno conservato soltanto la verginità del corpo, oppure non hanno le altre cose, oppure, custodite dalla cura dei genitori, tuttavia nella mente si sono sposate. Tuttavia a me sembra che in base a quanto detto prima il senso di questa comparazione sia diverso, e non si riferisca ai corpi verginali, ma a tutto il genere umano.

Gregorio: In ogni uomo si trovano duplicati i cinque sensi, e i cinque sensi moltiplicati per due fanno dieci. E poiché la moltitudine dei fedeli si raccoglie da entrambe i sessi, la santa Chiesa viene detta simile a cinque vergini; e poiché vi sono mescolati i cattivi con i buoni e i reprobi con gli eletti, giustamente viene paragonata a delle vergini prudenti e stolte.

Crisostomo: Pone poi questa parabola nella persona delle vergini per mostrare che sebbene la verginità sia qualcosa di grande, tuttavia se è priva delle opere di misericordia viene gettata fuori con gli adulteri.

Gregorio [Origene]: Coloro che credono rettamente e vivono giustamente sono assimilati alle cinque prudenti; coloro invece che professano sì la fede in Gesù, ma non si preparano alla salvezza con le buone opere, sono paragonati alle restanti cinque vergini stolte.

Agostino: Con le cinque vergini si intende la quintupla continenza dai diletti della carne: infatti l’appetito dell’animo deve contenersi dalla voluttà degli occhi, degli orecchi, dell’olfatto, del gusto e del tatto. Ma poiché questa continenza in parte avviene di fronte a Dio in modo da piacergli con il gaudio interiore della coscienza, e in parte di fronte agli uomini soltanto, per ottenere la gloria umana, cinque vengono dette sapienti e cinque stolte; entrambe tuttavia vergini, poiché in entrambe vi è la continenza, sebbene il godimento provenga da un diverso desiderio.

Fumetto - La Vita di San Riccardo Pampuri


L'intento di questa narrazione illustrata è quello di far riscoprire ai ragazzi la figura poco conosciuta di un grande santo attraverso la narrazione a fumetti. In questi anni san Riccardo ha compiuto molti miracoli di cui questo libro dà notizia in modo concreto e suggestivo. 


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La vita di san Riccardo Pampuri a fumetti
La vita di san Riccardo Pampuri a fumetti
Mainardi Alessandro, Maresta Werner




Preghiera di San Pio X a San Giuseppe Modello dei Lavoratori


Glorioso san Giuseppe, modello di tutti i lavoratori, ottenetemi la grazia di lavorare con spirito di penitenza per l'espiazione dei miei numerosi peccati;

di lavorare con coscienza, mettendo il culto del dovere al di sopra delle mie inclinazioni;

di lavorare con riconoscenza e gioia, considerando come un onore di impiegare e far fruttare, mediante il lavoro, i doni ricevuti da Dio;

di lavorare con ordine, pace, moderazione e pazienza, senza mai retrocedere davanti alla stanchezza e alle difficoltà;

di lavorare specialmente con purezza di intenzione e distacco da me stesso, avendo sempre davanti agli occhi la morte e il conto che dovrò rendere del tempo perso, dei talenti inutilizzati, del bene omesso, del vano compiacimento nel successo, così funesto all'opera di Dio.

Tutto per Gesù, tutto per Maria, tutto a vostra imitazione, o patriarca Giuseppe!

Questo sarà il mio motto per tutta la vita e al momento della morte. Così sia.

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