martedì 13 ottobre 2026

Preghiera Tradizionale a San Teofilo di Antiochia


☩

O San Teofilo, che guidaste la Chiesa di Antiochia dopo l’apostolo Pietro, illuminato dalla sapienza delle Scritture e sostenuto dalla grazia della conversione, insegnateci a cercare con cuore sincero la verità del Vangelo. Voi che difendeste la fede con forza e dolcezza, otteneteci il coraggio di testimoniare Cristo davanti alle difficoltà del mondo. Sostenete la nostra comunità perché resti unita, capace di accogliere tutti i figli di Dio. Intercedete per noi presso il Signore, affinché viviamo con fermezza, umiltà e carità, camminando nella luce della Parola che vi trasformò. Amen.

giovedì 8 ottobre 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 43-52

E mentre ancora parlava venne Giuda Iscariota, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, da parte dei sommi sacerdoti e degli scribi e degli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno dicendo: Quello che bacerò è lui, prendetelo e conducetelo cautamente. Ed essendo venuto, subito accostatosi a lui disse: Ti saluto, Rabbì, e lo baciò. Così quelli gli misero le mani addosso e lo trattennero. Ma uno dei astanti, tratta la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli amputò un orecchio. E Gesù rispondendo disse loro: Come contro un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi? Ogni giorno ero presso di voi nel tempio insegnando, e non mi avete preso; ma affinché si compissero le Scritture. Allora i suoi discepoli, lasciandolo, fuggirono tutti. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, senza altri indumenti e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.

E mentre ancora parlava venne Giuda Iscariota, uno dei Dodici. Teofilatto: Ciò non viene detto inutilmente, ma per la maggiore deplorazione del traditore: poiché, pur essendo uno dei primi discepoli, si era lasciato andare al furore contro il Signore.

Beda: Giuda aveva conservato ancora qualcosa del rispetto del discepolo, non consegnando apertamente il suo maestro, ma prendeva il bacio come segno; per cui segue: II traditore aveva dato loro un segno dicendo: Quello che bacerò è lui, prendetelo e conducetelo cautamente. Teofilatto: Vedete la sua follia di credere di poter ingannare Cristo con il bacio e di farsi così passare come suo amico. Se eri amico, o Giuda, perché ti sei accostato con i nemici? Ogni cuore malvagio congettura male.

Segue: Ed essendo venuto, subito accostatosi a lui disse: Ti saluto, Rabbì, e lo baciò. Girolamo: Giuda dà il segno del bacio con il veleno dell'inganno: così Caino offrì un sacrificio subdolo e riprovato. Beda: Egli lo chiama maestro con un animo di invidia e con l'ardimento di uno scellerato, e dà un bacio a colui che tradisce. Il Signore riceve il bacio del traditore non per insegnarci a simulare, ma per non far sembrare che fuggisse di fronte al tradimento. Nello stesso tempo compiva questa parola (Sal 119,7): «Con quelli che odiano la pace ero pacifico».

Segue: Ma uno dei astanti, tratta la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli amputò un orecchio. Beda: È Pietro che lo fece; egli è nominato da Giovanni. Egli lo fece con lo stesso ardore che portava in tutte le cose. Egli sapeva come Finees, punendo i sacrilegi, avesse ricevuto la ricompensa dovuta alla giustizia ed era stato rivestito dal sacerdozio eterno: Teofilatto: Marco tace il nome del suo maestro perché non sembrasse che ne faceva l'elogio. Facendo questo, Pietro fa intravedere che i Giudei erano disobbedienti e increduli, e che non rispettavano le Scritture. Poiché, se avessero avuto l'orecchio della fede e dell'obbedienza alle Scritture, mai avrebbero crocifisso il Signore della gloria. È al servo del sommo sacerdote che egli taglia l'orecchio, poiché erano i principi dei sacerdoti i primi a violare le Scritture, come se non l'avessero mai udite.

mercoledì 7 ottobre 2026

Documentario - La Battaglia di Lepanto (7 Ottobre 1571)

Nella più grande battaglia di galee della storia, quasi 600 navi con un equipaggio di quasi 150.000 uomini si impegnarono in una battaglia spietata il 7 ottobre 1571 al largo della Grecia, nel golfo di Patrasso. Vide come protagonisti la flotta dell'Impero ottomano invasore e quella della Lega Santa (formata da Venezia, Spagna, Stato Pontificio e altri alleati cristiani).

La seconda metà del documentario si concentra sul lavoro di un'equipe di archeologi subacquei. Nonostante i numerosi fallimenti da parte degli esploratori del passato, il team si organizza nel porto di Missolungi utilizzando tecnologie avanzate per cercare e portare alla luce le prime reali prove fisiche e i relitti adagiati sul fondale marino.

 

martedì 6 ottobre 2026

San Bruno - Lettera ai Certosini

Lettera che il Venerabile Padre Bruno scrisse in un eremo di Calabria, chiamato la Torre, e che da lì inviò ai suoi Figli di Certosa.

☩

Ho appreso dell’inflessibile rigore della vostra disciplina che è ragionevole e veramente degna di lode, grazie alla dettagliata e consolante relazione del nostro beatissimo fratello Landuino, così come ho altresì udito del vostro santo amore e dell’incessante zelo per tutto ciò che concerne l’integrità e l’onestà; perciò il mio spirito esulta nel Signore. Veramente esulto e mi sento portato a lodare il Signore e a ringraziarlo, e tuttavia sospiro amaramente. Esulto, sì, come è giusto, per l’accrescersi dei frutti delle vostre virtù, ma mi dolgo e arrossisco dì giacere inerte e negligente nella sordidezza dei miei peccati.

Gioite dunque, fratelli miei carissimi, per la felicità che avete avuto in sorte e per l’abbondanza della grazia di Dio verso di voi. Gioite, poiché siete sfuggiti ai molteplici pericoli e naufragi di questo mondo sballottato dalle onde. Gioite, poiché avete guadagnato il tranquillo e sicuro rifugio di un porto ben riparato, al quale molti desiderano arrivare ed a cui molti tendono con parecchi sforzi, e pur tuttavia non vi giungono. Inoltre, molti, dopo averlo raggiunto, ne sono esclusi, poiché a nessuno di loro è stato concesso dall’alto.

Perciò, fratelli miei, considerate come cosa certa e provata che, chiunque abbia goduto di un bene così desiderabile, se in qualche modo verrà a perderlo, se ne dorrà fino alla morte, se pur avrà avuto qualche riguardo e cura della salvezza della sua anima.

Di voi, miei dilettissimi fratelli laici, dico: L’anima mia magnifica il Signore, poiché contemplo la magnificenza della sua misericordia su di voi, secondo quanto mi riferisce il vostro priore e padre amantissimo, che è molto fiero e contento di voi. Gioisco anch’io poiché, sebbene non abbiate la scienza delle lettere, il Dio, che è potente, col suo stesso dito incide, nei vostri cuori, non solo l’amore, ma anche la conoscenza della sua legge santa. Con le opere infatti mostrate che cosa amate e che cosa conoscete. Giacché praticate con tutta l’attenzione e con tutto lo zelo possibile la vera ubbidienza – che consiste nel compimento dei precetti di Dio, che è la chiave e il sigillo di ogni disciplina spirituale, che non può mai esistere senza una grande umiltà ed una pazienza non comune, a cui sempre si accompagna il casto amore del Signore e la vera carità – è evidente che voi sapientemente raccogliete il frutto soavissimo e vitale della Scrittura divina.

Dunque, fratelli miei, perseverate nello stato cui siete giunti, ed evitate come la peste la banda malsana di quei veramente falsi laici che fanno circolare i loro scritti borbottando cose che non comprendono né amano, e che con le parole e con i fatti contraddicono. Questi laici, oziosi e girovaghi, sono calunniatori di quanti sono buoni e religiosi, e proprio in questo ritengono di essere degni di lode, se hanno diffamato coloro che invece dovrebbero essere lodati; l’ubbidienza e qualsiasi disciplina è per essi odiosa.

lunedì 5 ottobre 2026

domenica 4 ottobre 2026

Cartone Animato - San Francesco d'Assisi 2

A “Un Santo per Amico”, la storia di San Francesco d'Assisi.


Disegni e animazioni di Ugo d’Orazio.



https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=8031&season_id=81 

𝐒an Tommaso d'Aquino e gli Angeli (1225-1274)

Durante le sua vita ebbe numerose visioni e comunicazioni con gli angeli, oltre a dedicare loro particolare attenzione nella sua Summa teologica (S Th. I, q.50-64).

Ne parlò con così tanta acutezza e penetrazione e seppe esprimersi nella sua opera in maniera così convincente e suggestiva, che già i suoi contemporanei lo definirono " Angelicus", Dottore Angelico.

Degli Angeli San Tommaso ha detto inoltre:

• Sono esseri di natura puramente immateriale e spirituale, di numero incalcolabile, diversi per saggezza e perfezione, suddivisi in gerarchie, gli angeli, per lui, sono esistiti da sempre; ma furono creati da Dio, forse prima del mondo materiale e dell'uomo.

• Ogni uomo, sia esso cristiano o non cristiano, ha un angelo custode che non lo abbandona mai, neppure se è un grandissimo peccatore.

• Gli angeli custodi non impediscono che l'uomo faccia uso della sua libertà anche per compiere il male, tuttavia operano su di lui illuminandolo e ispirandogli buoni sentimenti.


☩

𝗣𝗿𝗲𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗶 𝗶𝗻 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦. 𝗠𝗲𝘀𝘀𝗮

O voi tutti
angeli,
arcangeli,
troni,
dominazioni,
principati,
potestà,
potenze dei cieli,
cherubini e
serafini, e
voi tutti santi e sante di Dio,
e in particolare voi miei
santi patroni,
degnatevi di intercedere per me, affinché sia degno di partecipare alla Santa Messa a lode e gloria di Dio Padre onnipotente,
per il bene nostro e
di tutta la sua santa Chiesa. Amen.

giovedì 1 ottobre 2026

Cartone Animato - Santa Teresina di Lisieux

A “Un Santo per Amico”, la storia di Santa Teresina di Lisieux.


Disegni e animazioni di Ugo d’Orazio.

 

https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=1776&season_id=81 

Santa Teresa del Bambino Gesù - Preghiera al Volto Santo

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O Gesù, che nella tua crudele Passione divenisti «l’obbrobrio degli uomini e l’uomo dei dolori», io venero il tuo Volto divino, sul quale splendevano la bellezza e la dolcezza della divinità e che ora è divenuto per me come il volto di un lebbroso!
Ma io riconosco sotto quei tratti sfigurati il Tuo infinito amore, e mi consumo dal desiderio di amarti e di farti amare da tutti gli uomini.
Le lacrime che sgorgano con tanta abbondanza dagli occhi Tuoi mi appaiono come perle preziose, che mi è caro raccogliere, per riscattare col loro infinito valore le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il cui Volto adorabile rapisce il mio cuore,
ti supplico d’imprimere in me la Tua somiglianza divina, e d’infiammarmi del Tuo amore, affinché possa giungere a contemplare in cielo il Tuo Volto glorioso. Amen.

martedì 29 settembre 2026

lunedì 28 settembre 2026

Marco, Capitolo 14, Versetti 32-42

E giunsero a un podere chiamato Getsèmani. E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. E disse loro: La mia anima è triste fino alla morte: rimanete qui e vegliate. Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora, e disse: «Abba, Padre, tutto è possibile a te, allontana da me questo calice, ma non come voglio io, bensì come vuoi tu. E venne e li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non hai potuto vegliare un'ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. E allontanatosi di nuovo, pregò dicendo le stesse parole. E ritornato una seconda volta li trovò addormentati. Infatti i loro occhi erano appesantiti e non sapevano che cosa rispondere a lui. E venne una terza volta e disse loro: Dormite ormai e riposatevi. Basta, è giunta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, chi mi tradisce è vicino.

Beda: Ancora oggi ci viene mostrato questo luogo nel quale il signore pregò, alla base del monte Oliveto. Ora, la parola Getsemani vuol dire valle feconda o valle della fecondità. Il Signore, pregando sulla montagna, ci insegna a non fare oggetto di preghiera se non le realtà sublimi; e pregando nella valle della fecondità ci insegna a custodire sempre nella preghiera l'umiltà e l'amore profondo dell'anima; egli stesso è morto per noi discendendo nella valle dell'umiltà e seguendo gli slanci della sua feconda carità.

Segue: E disse ai suoi discepoli: sedete qui, finché prego. Girolamo: Cominciano a separarsi da lui nella preghiera coloro che si separano da lui nella sua passione; egli prega, ed essi dormono accasciati sotto il peso del loro cuore. Teofilatto: Era suo costume ritirarsi tutto solo per pregare, per insegnarci a cercare nella preghiera il silenzio e la solitudine.

Segue: E prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Teofilatto: Egli non prende con sé i tre discepoli che aveva preso sul monte Tabor, per rendere testimoni della sua tristezza coloro che aveva resi testimoni della sua gloria, e affinché di fronte alla sua tristezza comprendessero la verità della sua umanità. Per cui segue: e cominciò ad aver paura e ad angosciarsi. Poiché aveva preso tutta l'umanità, aveva preso tutte le impressioni naturali all'uomo, e per conseguenza la tristezza, l'angoscia, la paura naturale di fronte alla morte; poiché è naturale che l'uomo vada alla sua morte suo malgrado, ed è per questo che egli disse loro: La mia anima è triste fino alla morte.

Beda: Come un Dio che si è collocato nell'infermità della carne, egli ci mostra la fragilità della sua natura, per togliere ogni motivo a coloro che rifiutano il mistero della sua incarnazione. Avendo ricevuto un corpo, egli doveva provare tutto ciò che era naturale a questo corpo: la fame, la sete, le angosce, la tristezza. Ma la divinità non deve provare mutamento per tali modificazioni.

Segue: rimanete qui e vegliate. Beda: Il sonno che egli vuole impedire in loro non è il sonno ordinario, poiché non era il momento, avvicinandosi il combattimento, ma l'appesantimento dello spirito e il sonno dell'incredulità. Scostandosi un poco si prosterna con la faccia a terra, rendendo evidente l'umiliazione della sua anima con questa prostrazione del suo corpo. Per cui segue: Ed essendo avanzato un poco, cadde a terra e pregava che, se era possibile, passasse da lui quell'ora. Agostino: Egli non dice «Se puoi farlo», ma «Se è possibile», poiché Dio può fare ciò che vuole, e la maniera di esprimersi di Gesù si riconduce a questa: «Se lo vuoi». Affinché non si possa credere che esprimendosi così egli abbia negato una parte della potenza di suo Padre, egli mostra che queste parole, Se è possibile, devono intendersi della volontà di suo Padre, e non della sua impotenza. Egli aggiunge: Abba, Padre, tutto è possibile a te. Marco non si è accontentato d riportare la parola «Padre», ma ha aggiunto la parola «Abba», che è una parola ebraica che significa «padre», e senza dubbio questo evangelista ha riportato queste due parole aventi lo stesso senso poiché egli voleva mostrare che egli stava per soffrire questa passione di tristezza come rappresentante del corpo mistico che è la Chiesa, edificio di cui egli è la pietra angolare che riunisce insieme i due popoli, quello dei Gentili, che pronuncia la parola «Padre», e quello degli ebrei, che dice «Abba».

domenica 27 settembre 2026

San Vincenzo de' Paoli - Servire Cristo nei Poveri

Da alcune «Lettere e conferenze spirituali» di san Vincenzo de` Paoli, sacerdote
(Cfr. lett, 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris 1922-1925, passim)

☩

Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto essere povero, ed essere rappresentato dai poveri. Nella sua passione non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si qualifica l'evangelizzazione dei poveri: «Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18).
Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli.
Egli stesso volle nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona divina. Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i poveri. In realtà quando si ama molto qualcuno, si porta affetto ai suoi amici e ai suoi servitori. Così abbiamo ragione di sperare che, per amore di essi, Dio amerà anche noi.
Quando andiamo a visitarli, cerchiamo di capirli per soffrire con loro, e di metterci nella disposizione interiore dell'Apostolo che diceva: «Mi sono fatto tutto a tutti» (1 Cor 9, 22). Sforziamoci perciò di diventare sensibili alle sofferenze e alle miserie del prossimo. Preghiamo Dio, per questo, che ci doni lo spirito di misericordia e di amore, che ce ne riempia e che ce lo conservi.
Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente.
Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.
Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni.

sabato 26 settembre 2026

Video - Santi Cosma e Damiano

La Chiesa il 26 settembre ricorda i Santi Cosma e Damiano. Storia, devozione e festeggiamenti in onore dei Santi Medici. 



martedì 22 settembre 2026

San Bartolo Longo - Invocazioni a San Michele Arcangelo


San Bartolo Longo, fondatore del Santuario della Madonna del Rosario di Pompei, scrisse questa Preghiera per onorare San Michele come protettore del Santuario in occasione della festa del 8 Maggio 1888, "affinché a tutti fosse estesa la protezione di San Michele, e tutti provassero gli effetti benefici del suo potente patrocinio".
 
☩
 
I. Io ti saluto, o altissimo Principe del Cielo, Capo di tutti i Principi delle Angeliche Gerarchie, amore degli Angeli giusti e terrore degli Angeli ribelli, mio dilettissimo Arcangelo San Michele.
La tua bellezza rapisce l’animo mio, quando ti contemplo per quell’Angelo forte scendente di cielo, circonfuso di luminosa nuvola, l’iride sul capo, la faccia come sole, e colonne di fuoco i tuoi piedi. Io mi rallegro teco, poiché di tanta bellezza e magnificenza ti decorò il Signore, qual difensore della gloria del Verbo e dell’Immacolata sua Madre. Tu sei uno specchio chiarissimo sopra cui Dio ha improntata l’Immagine sua.
Il tuo sapere e bellezza superano l’intelligenza e vaghezza di tutti gli Angeli, onde sei chiamato Cherubino, che tutti in te aduni i pregi loro.
Il tuo soggiorno è un paradiso di delizie fatto a bella posta per te. Non vi ha luogo nei Cieli ove non spandi la tua voce: sopra monti di stelle è il tuo cammino. Unisco le mie lodi con quelle che ti fanno tutti gli Angeli del Cielo, e insieme con essi benedico la SS. Trinità di tanta potenza e gloria onde ti ha decorato in Cielo e in terra. E però col Coro degli Angeli io dico: Gloria Patri et Figlio, etc.

II. Io ti venero, o glorioso Arcangelo, Michele, qual sublime Spirito, a cui il Signore ha commesso l’augusto suo Nome, la sua Legge, la sua Chiesa, l’umanità tutta quanta. E cogli Arcangeli tutti ringrazio l’Altissimo, che di tanto onore ti fece degno. Gloria Patri et Filio, etc.

III. O invittissimo Principe, lascia che io sciolga il cantico della tua esaltazione. Tu sei l’Angelo della faccia del Signore, il fiato di Dio, il braccio di Dio, il promulgator del Vangelo, il primo dei Santi Sette Spiriti assistenti al Trono di Dio. Tu il Padre ed il Dottore degli Angeli fedeli, che ti venerano e ti ubbidiscono qual loro Sovrano e Custode. Onde io insieme con essi e col Coro dei Principati, lodo per te il Signore. Gloria Patri et Filio, etc.

lunedì 21 settembre 2026

Cartone Animato - San Matteo Evangelista 2

A Un Santo per Amico La storia di San Matteo, l'apostolo ed evangelista che, prima di essere chiamato da Gesù, era un esattore delle tasse viene illustrata e animata da Ugo d’Orazio.



https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=25434&season_id=81

domenica 20 settembre 2026

Documentario - Veil

Veil racconta la storia di una donna che ha scelto la clausura, una decisione che oggi appare in netto contrasto con un mondo dominato dall'apparenza e dall'uso frenetico dei social media. Attraverso lo sguardo del mezzo fotografico, il documentario non si sofferma sul dogma religioso, ma utilizza la fede come testimonianza oggettiva per esplorare una figura femminile fuori dagli schemi. È un’indagine visiva che trasforma la regola in strumento di narrazione, mettendo a nudo la ricerca di un'identità che si sottrae alle coordinate spazio-temporali della nostra quotidianità.

L'obiettivo dell'opera è comprendere come la vera libertà possa scaturire da una scelta radicale e apparentemente restrittiva. Per queste donne, la clausura non è un insieme di rinunce, ma un percorso verso l'essenzialità, libero da preconcetti e condizionamenti esterni. Veil ci invita a riflettere su un vissuto costituito solo in superficie da regole, rivelando invece una dimensione intima dove la persona ritrova se stessa lontano dal rumore del presente, celebrando una libertà interiore che sfida le convenzioni della società moderna.


Regia e Fotografia: Irene Felici

 

sabato 19 settembre 2026

Cartone Animato - San Gennaro

A “Un Santo per Amico”, la storia di San Gennaro.

Disegni e animazioni di Ugo d’Orazio.

 

https://www.play2000.it/detail/112?episode_id=27480&season_id=81 

Catechesi di Papa Benedetto XVI su San Giovanni Crisostomo: 02 Gli anni di Costantinopoli

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 settembre 2007

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Cari fratelli e sorelle,

continuiamo oggi la nostra riflessione su san Giovanni Crisostomo. Dopo il periodo passato ad Antiochia, nel 397 egli fu nominato Vescovo di Costantinopoli, la capitale dell’Impero romano d’Oriente. Fin dall’inizio, Giovanni progettò la riforma della sua Chiesa: l’austerità del palazzo episcopale doveva essere di esempio per tutti – clero, vedove, monaci, persone della corte e ricchi. Purtroppo, non pochi di essi, toccati dai suoi giudizi, si allontanarono da lui. Sollecito per i poveri, Giovanni fu chiamato anche «l’Elemosiniere». Da attento amministratore, infatti, era riuscito a creare istituzioni caritative molto apprezzate. La sua intraprendenza nei vari campi ne fece per alcuni un pericoloso rivale. Egli, tuttavia, come vero Pastore, trattava tutti in modo cordiale e paterno. In particolare, riservava accenti sempre teneri per la donna e cure speciali per il matrimonio e la famiglia. Invitava i fedeli a partecipare alla vita liturgica, da lui resa splendida e attraente con geniale creatività.

Nonostante il suo cuore buono, non ebbe una vita tranquilla. Pastore della capitale dell’Impero, si trovò coinvolto spesso in questioni e intrighi politici, a motivo dei suoi continui rapporti con le autorità e le istituzioni civili. Sul piano ecclesiastico, poi, avendo deposto in Asia nel 401 sei Vescovi indegnamente eletti, fu accusato di aver varcato i confini della propria giurisdizione, e diventò così bersaglio di facili accuse. Un altro pretesto contro di lui fu la presenza di alcuni monaci egiziani, scomunicati dal patriarca Teofilo di Alessandria e rifugiatisi a Costantinopoli. Una vivace polemica fu poi originata dalle critiche mosse dal Crisostomo all’imperatrice Eudossia e alle sue cortigiane, che reagirono gettando su di lui discredito e insulti. Si giunse così alla sua deposizione, nel sinodo organizzato dallo stesso patriarca Teofilo nel 403, con la conseguente condanna al primo breve esilio. Dopo il suo rientro, l’ostilità suscitata contro di lui dalla protesta contro le feste in onore dell’imperatrice – che il Vescovo considerava come feste pagane, lussuose –, e la cacciata dei presbiteri incaricati dei Battesimi nella Veglia pasquale del 404 segnarono l’inizio della persecuzione di Crisostomo e dei suoi seguaci, i cosiddetti «Giovanniti».

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