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sabato 6 dicembre 2025

Marco, Capitolo 13, Versetti 14-20

Quando vedrete l'abominio della desolazione stare là dove non conviene, chi legge intenda, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti; chi si trova sul tetto non scenda in casa e non entri a prendere qualcosa nella sua casa; chi è nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che ciò non accada d'inverno. Vi saranno infatti in quei giorni tribolazioni tali quali non ci furono stata dall'inizio della creazione fatta da Dio fino ad oggi, né vi saranno. Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma a motivo degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni.

Beda: Quando noi cerchiamo la verità ultima delle cose, troviamo che ciò è stato detto in un senso mistico. Secondo il modo ordinario delle Scritture, ogni idolo è chiamato «abominazione». Nel senso più semplice, si può riferire all'Anticristo, o all'immagine di Cesare, che Pilato pose sul tempio, o alla statua di Adriano, che rimase per molto tempo nel medesimo luogo. È detto che l'abominazione fu piazzata nella desolazione poiché queste statue furono piazzate nel tempio desolato e deserto.

Segue: allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano ai monti. Beda: Ciò si compì alla lettera, poiché, avvicinandosi la guerra romana e lo sterminio del popolo giudaico, i cristiani della Giudea, avvertiti da un oracolo, si ritirarono provvisoriamente al di là del Giordano, nella città di Pelle, sotto la protezione di Agrippa, che era restato re della frazione del popolo giudaico che aveva voluto restare sottomesso ai Romani. Teofilatto: E' con ragione è detto: quelli che si trovano nella Giudea, poiché gli Apostoli non erano più in Giudea, ma erano stati dispersi, prima del combattimento, lontano da Gerusalemme. Glossa: O, piuttosto, uscirono condotti dallo Spirito Santo.

Segue: Vi saranno infatti in quei giorni tribolazioni tali quali non ci furono stata dall'inizio della creazione fatta da Dio fino ad oggi, né vi saranno. Agostino: Giuseppe, che ha scritto la storia della Giudea, ci narra, di questa catastrofe, delle cose se sembrano appena credibili, e non è senza ragione che vi è aggiunto che una tale tribolazione non c'è mai stata dall'inizio del mondo e giammai vi sarà. Sebbene, e ciò è probabile, quella che esisterà nel tempo dell'Anticristo dovrà essere tale o più grande, tuttavia, quanto al popolo giudeo in particolare, si può dire che non ce ne sarà mai una simile. Se infatti essi per primi e principalmente riceveranno l'Anticristo, sarà quel popolo a fare la tribolazione, piuttosto che subirla.

Beda: Il solo rifugio contro così grandi mali è che Dio, il quale dà la forza di sopportarli, abbrevia nello stesso tempo la potenza dei persecutori, per cui segue: Se il Signore non abbreviasse quei giorni. Teofilatto: Cioè: se la guerra dei romani non fosse stata breve, nessuno si sarebbe salvato; cioè nessun Giudeo sarebbe sfuggito; a motivo degli eletti che si è scelto, cioè per i Giudei credenti, o che avrebbero creduto in seguito, ha abbreviato quei giorni; cioè molti fra i Giudei, dopo la desolazione della città, avrebbero creduto; in vista di ciò non permise che la loro stirpe venisse totalmente distrutta.

martedì 28 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 35-37

E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? E molta folla lo ascoltava volentieri.

Teofilatto: Poiché Cristo sta per affrontare la passione, corregge un'opinione falsa dei Giudei, i quali dicevano che Cristo era figlio di Davide, non il suo Signore; per cui si dice: E rispondendo Gesù diceva insegnando nel tempio. Girolamo: Ciò parla apertamente di sé, affinché siano inescusabili; segue infatti: In che modo gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide?

Teofilatto: Cristo mostra che egli è il Signore attraverso le parole di Davide; infatti segue: Lo stesso Davide, infatti, dice nello Spirito Santo: Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra; come se dicesse: non mi potete dire che Davide ha detto ha detto questo senza la grazia dello Spirito Santo, ma nello Spirito Santo lo chiama Signore. È che sia Signore lo mostra aggiungendo: Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Erano infatti i suoi nemici che Dio avrebbe posto a sgabello dei piedi di Cristo. Che sia Dio il Padre che sottomette a Cristo i suoi nemici, non prova in alcun modo che Dio Figlio sia a lui inferiore per natura: ciò esprime l'unità di natura che li fa agire l'uno nell'altro. Il Figlio non sottomette forse al Padre i suoi nemici, lui che lo glorifica sulla terra?

Glossa: Così dunque il Signore, mediante le cose premesse, conclude una questione dubbia: infatti dalle premesse parole di Davide si ha che Cristo è Signore di Davide; invece dalle parole degli Scribi si ha che egli è suo Figlio; e questo è ciò che si aggiunge: Lo stesso Davide dunque lo chiama Signore, e da dove allora è suo figlio? Beda: La domanda di Gesù ci è giovata fino a oggi contro i Giudei: questi infatti, che confessano che Cristo deve venire, asseriscono che è un semplice e santo uomo del genere di Davide. Interroghiamoli dunque, loro che sono stati istruiti dal Signore: se è un semplice uomo e soltanto figlio di Davide, come Davide lo chiama suo Signore nello Spirito Santo? Ora, essi non sono ripresi perché dicono che è figlio di Davide, ma perché non credono che è Figlio di Dio.

domenica 26 ottobre 2025

Marco, Capitolo 12, Versetti 28-34

Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e visto come aveva loro ben risposto, gli domandò quale fosse il primo di tutti i comandamenti. Gesù rispose: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento. E il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi. Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Girolamo: Perché il dubbio su questa questione, dubbio comune a tutti i periti della legge, se non poiché dei comandamenti diversi sono ordinati nell'Esodo, nel Levitico e nel Deuteronomio? È per questo che risponde, non un solo comandamento, ma per due. Questi due comandamenti sono come le due mammelle sul petto della sposa che devono nutrire la nostra infanzia; per cui si aggiunge: Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio tuo è l'unico Signore. Egli chiama questo comandamento il primo di tutti; vale a dire che noi dobbiamo porre nel fondo del nostro cuore, come fondamento unico della pietà, la conoscenza e la confessione dell'unità divina accompagnata dalle buone opere, che trovano la loro perfezione nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo; per cui aggiunge: amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Questo è il primo comandamento.

Teofilatto: Considera in che modo ha enumerato tutte le facoltà dell'anima. C'è infatti la facoltà dell'anima animale, che esprime dicendo «con tutta la tua anima», alla quale appartengono l'ira e il desiderio; ed egli vuole che li consacriamo nell'amore divino. C'è anche un'altra facoltà che è detta naturale, alla quale appartengono le nutritiva e l'accrescitiva; e anche questa va data tutta al Signore; per cui si dice con tutto il cuore. C'è anche un'altra facoltà razionale, che chiama mente, e anche questa va data tutta a Dio. Glossa: Ciò che poi aggiunge: e con tutta la tua forza, si può riferire alle facoltà corporali.

Segue: Il secondo poi è simile a questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Teofilatto: Ci dice che il secondo è simile al primo perché questi due comandamenti si rapportano l'uno all'altro e si possono convertire reciprocamente: infatti chi ama Dio ama anche ciò che Dio ha fatto. Ora, la sua produzione principale è l'uomo, per cui chi ama Dio deve amare tutti gli uomini. Reciprocamente colui che ama il prossimo, che così spesso è un oggetto di scandalo per lui, deve amare a più forte ragione Dio, dal quale non riceve che benefici.

Segue: Allora lo scriba gli disse: Hai detto bene, Maestro, e secondo verità. Beda: Mostra, dicendo: Vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici, che fra gli Scribi e i Farisei era stata discussa una grave questione, ossia quale fosse il comandamento primo e massimo della legge divina; gli uni dicevano che era l'offerta delle ostie e dei sacrifici, mentre gli altri preferivano le opere della fede e della carità, appoggiandosi sul fatto che i patriarchi, che avevano preceduto la legge, erano piaciuti a Dio per la sola fede che opera attraverso la carità. Questo Scriba dichiara che questa ultima opinione è la sua.

venerdì 23 maggio 2025

Marco, Capitolo 10, Versetti 28-31

Pietro cominciò a dirgli: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Rispondendo Gesù disse: In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi per me e per il vangelo che non riceva adesso, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi insieme con persecuzioni, e nel secolo futuro la vita eterna. Molti dei primi poi saranno ultimi, e gli ultimi i primi.

Glossa: Poiché il giovane, udito il consiglio del Salvatore sull'abbandono delle cose, se ne era andato via triste, mentre i discepoli avendo già adempiuto il premesso consiglio di Cristo, cominciarono a sollecitarlo sul premio, ritenendo di aver fatto qualcosa di grande, poiché il giovane che aveva adempiuto i precetti della legge non aveva potuto nemmeno sentire ciò senza tristezza; per cui Pietro interroga il Signore per sé e per gli altri.

Teofilatto: Pietro, sebbene abbia lasciato poche cose, le chiama tutto; infatti anche poche cose hanno il vincolo della passione, così che viene reso beato colui che lascia poche cose.

Beda: E poiché non basta soltanto lasciare, aggiunge ciò che è perfetto: e ti abbiamo seguito; come se dicesse: abbiamo fatto ciò che hai comandato: che cosa dunque ci darai in premio? Mentre però interrogava soltanto sui discepoli, Gesù da una risposta universale; per cui segue: Rispondendo Gesù disse: In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli. Dicendo però questo, non dice di lasciare i padri non aiutandoli, né di separarci dalle mogli, ma ci istruisce a preferire l'amore di Dio alle realtà secolari.

Girolamo: In una casa non c'è che una sola moglie a occuparsi del cibo e del vestito di suo marito; ma guardate gli Apostoli: molte donne si occupavano del loro vestimento e del loro nutrimento, e li servivano. Ugualmente gli Apostoli ebbero più padri e più madri, ed erano tutti coloro che li amavano; ma anche Pietro, lasciando una sola casa, in seguito aveva le case di tutti i discepoli. E ciò che è di più, i santi possederanno queste cose assieme a persecuzioni, ne patiranno e ne saranno angustiati, per cui segue: Molti dei primi poi saranno ultimi, e gli ultimi i primi. Infatti i Farisei, che erano i primi, sono diventati gli ultimi; quelli invece che lasciarono tutto e seguirono Cristo furono gli ultimi in questo secolo a motivo delle angustie e delle persecuzioni, ma saranno i primi per la speranza che è in Dio.

sabato 28 dicembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 13-28

E venendo ai suoi discepoli, vide una grande folla intorno a loro e gli scribi che discutevano con loro. E subito tutto il popolo, vedendo Gesù, fu preso da meraviglia ed ebbero timore, e accorrendo lo salutavano. E li interrogò: Di che cosa discutete fra voi? E rispondendo uno della folla disse: Maestro, ti ho portato mio figlio che ha uno spirito muto, che, ovunque lo prende, lo getta a terra e schiuma e digrigna i denti e si irrigidisce; ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando starò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo a me. E glielo portarono. E avendolo visto, subito lo conturbò, e gettato a terra si rotolava spumando. E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo; Ma se puoi fare qualcosa, aiutaci, avendo pietà di noi. Gesù gli disse: Se puoi credere, tutto è possibile a chi crede. E subito, gridando, il padre diceva fra le lacrime: Credo, Signore, aiuta la mia incredulità. E Gesù, avendo visto la folla che accorreva, minacciò lo spirito immondo dicendogli: Spirito sordo e muto, io ti comando: Esci da lui e non entrarvi più; e gridando e scuotendolo molto, uscì da lui che divenne come morto, così che molti dicevano che era morto. Ma Gesù, tenendolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò. Ed essendo entrato nella casa, i discepoli lo interrogavano in segreto: Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo? E disse loro: Questo genere di demoni in nessun modo può uscire se non con la preghiera e il digiuno.

Crisostomo: La Scrittura mostra che quest'uomo era debole nella fede in quanto Cristo dice: O generazione incredula, e ancora: Se puoi credere. Ma sebbene la sua incredulità fosse l'occasione della mancata espulsione del demonio, tuttavia ne fece colpa ai discepoli, per cui segue: ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, e non hanno potuto. Vedi l'insipienza di quest'uomo: in mezzo alla folla, nel momento in cui prega il Signore, si mette ad accusare i discepoli. È quanto il Signore gli rimprovera davanti davanti a tutto il popolo, estendendo questa accusa dalla sua persona a quella di tutti i Giudei; infatti è probabile che molti degli assistenti scandalizzati abbiano pensato dei discepoli ciò che non avrebbero dovuto pensare. È per questo che si legge: Rispondendo loro disse: O generazione incredula, fino a quando vi sopporterò? Con ciò mostra sia che egli desiderava la morte, sia che gli pesa stare con loro.

Segue: E interrogò suo padre: Da quanto tempo gli accade questo? Ed egli disse: Dall'infanzia, e frequentemente lo ha gettato nel nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Beda: Si vergogni Giuliano, il quale osa dire che tutti gli uomini nascono nella carne senza il contagio del peccato, come innocenti per ogni verso, come Adamo quando fu creato. Che cosa ebbe infatti questo bambino per essere vessato dall'infanzia da un demonio crudelissimo se non era tenuto da nessun vincolo di peccato originale, dal momento che egli non poteva avere alcun peccato personale? Glossa: Esprime poi, nelle parole della sua petizione, il difetto della fede; per cui aggiunge: Ma se puoi fare qualcosa aiutaci, vendo pietà di noi. Poiché dice infatti: Se puoi fare qualcosa, mostra di dubitare della sua potenza, dato che aveva visto che suo figlio non era stato guarito dai discepoli di Cristo. […].

domenica 22 settembre 2024

Marco, Capitolo 9, Versetti 8-12

Discendendo dal monte, comandò loro di non riferire nulla di ciò che avevano visto prima che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, chiedendosi tra loro che cosa significasse «quando fosse risorto dai morti ». E lo interrogarono dicendo: «Perché i farisei e gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Rispondendo disse loro: «Elia, quando verrà per primo, ristabilirà ogni cosa; e come è scritto del Figlio dell'uomo, patirà molte cose e sarà disprezzato. Ma vi dico che Elia è già venuto, e gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, come è stato scritto di lui».

Crisostomo: Gesù non semplicemente comanda di tacere, ma, insinuando la passione, insinua la causa per cui devono tacere. Teofilatto: Affinché gli uomini che lo avrebbero visto crocifisso, udendo cose tanto gloriose, non si scandalizzassero. Non era dunque conveniente dire tali cose di Cristo prima che patisse, mentre dopo la risurrezione sarebbe sembrato credibile. Crisostomo: Essi però, ignorando il mistero della risurrezione, ma conservando la parola disputavano tra loro.

Segue: E lo interrogarono dicendo: Perché i farisei e gli scribi dicono che prima deve venire Elia? Crisostomo: L'intenzione dei discepoli in questa interrogazione mi sembra la seguente: noi abbiamo visto Elia con te, e abbiamo visto te prima di Elia; gli Scribi invece insegnano che prima deve venire Elia, pensiamo quindi che abbiano detto una falsità. Beda: Oppure i discepoli pensavano che la trasformazione della gloria fosse quella che avevano visto sul monte, e dicono: se sei già venuto nella gloria, in che modo apparirà il tuo precursore? Soprattutto perché videro Elia ritirarsi.

Crisostomo: Che cosa poi Cristo abbia risposto a ciò appare da quanto segue: Rispondendo disse loro: «Elia, quando verrà per primo, ristabilirà ogni cosa. Con ciò mostra che Elia verrà prima della seconda venuta. Infatti le Scritture preannunziano due venute di Cristo: una c'è già stata e l'altra ci sarà. Ora, il Signore annunzia che Elia sarà il precursore della seconda venuta.

Beda: Elia ristabilirà ogni cosa, certamente quanto Malachia (4,5-6) mostrò dicendo: «Ecco, io vi manderò il Profeta Elia, perché converta il cuore dei padri verso i figli e i cuori dei figli verso i loro padri». Restituirà anche ciò che è dovuto alla morte, e ciò che ha differito la sua lunga vita.

domenica 26 maggio 2024

Marco, Capitolo 7, Versetti 14-23

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: Ascoltatemi tutti e intendete bene: Non c'è nulla fuori dell'uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo. Chi ha orecchi per intendere intenda. Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. E disse loro: Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna? Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. Quindi soggiunse: Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dall'intimo infatti del cuore dell'uomo escono le intenzioni cattive: adulteri, fornicazioni, omicidi, furti, avarizie, nequizie, inganno, impudicizie, occhio cattivo, bestemmie, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo.

Crisostomo: Mentre i Giudei consideravano la mondezza corporale come legge, e mormoravano di questa, il Signore volle introdurre il contrario; per cui si dice: Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: Ascoltatemi tutti e intendete bene: Non c'è nulla fuori dell'uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall'uomo a contaminarlo, cioè che lo rendono immondo. Le cose infatti che sono di Cristo vengono considerate dentro l'uomo, mentre quelle della legge vengono considerate piuttosto al di fuori dell'uomo; e la croce di Cristo doveva in breve dare loro fine, essendo corporali. Teofilatto: Il Signore dice questo volendo istruire gli uomini sul fatto che tutte queste indicazioni della legge sul nutrimento hanno un senso spirituale, e in base a ciò egli si mette a sviluppare l'intenzione della legge.

Beda: I Giudei vantandosi di essere dalla parte di Dio, chiamano cibi comuni quelli di cui si cibano tutti gli uomini, come le ostriche, le lepri e simili animali. E nemmeno gli idolotiti, in quanto il cibo è creatura di Dio, ma l'invocazione dei demoni rende immondo un uomo. E aggiunge la causa dicendo: perché non gli entra nel cuore. Il luogo principale dell'anima, secondo Platone, è nel cervello, ma secondo Cristo è nel cuore.

sabato 4 maggio 2024

Marco, Capitolo 6, Versetti 45-52

E subito ordinò ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso la quarta vigilia della notte venne da loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. Ma essi, vedendolo camminare sul mare, ritennero che fosse un fantasma e gridarono: tutti infatti lo videro e furono turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: Coraggio, sono io, non temete! Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. Ed erano enormemente stupiti in se stessi, poiché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore accecato.

Glossa: Il Signore mostrò, nel miracolo della moltiplicazione dei pani, che egli era il creatore di tutte le cose; e, camminando sulle onde, che egli aveva un corpo libero da ogni peso di peccato, e che egli era il Signore degli elementi calmando i flutti e l'ira del mare.

Crisostomo: Congeda il popolo con la sua benedizione e con alcune guarigioni. Se è detto che egli forzò i suoi apostoli, è perché non era facile per loro separarsi da lui, e ciò sia per il loro attaccamento a lui sia per il dubbio sul come egli avrebbe potuto raggiungerli.

Teofilatto: Il Signore permise che i discepoli fossero nel pericolo perché divenissero pazienti; per cui non li assistette subito, ma permise che fossero in pericolo per tutta la notte, così da insegnare loro ad aspettare pazientemente, e non a sperare subito l'aiuto nelle tribolazioni.

Segue: e voleva oltrepassarli. Agostino: Come poterono intendere questo se non perché andava in direzione diversa, volendo tralasciarli come estranei, dai quali non era riconosciuto così da essere ritenuto un fantasma? Segue infatti: Ma essi, vedendolo camminare sul mare, ritennero che fosse un fantasma e gridarono: tutti infatti lo videro e furono turbati. Teofilatto: Vedi poi che, mentre Cristo doveva domare i loro pericoli, incute invece loro un maggiore timore, ma subito con la voce li conforta; segue infatti: Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: Coraggio, sono io, non temete. Crisostomo: Subito lo conobbero dalla voce, e il timore svanì. Agostino: Perché dunque voleva voleva superare quelli che adesso conforta timorosi se non perché quella volontà di andare oltre serviva a far emettere quel grido a cui bisognava sovvenire?

domenica 8 ottobre 2023

Marco, Capitolo 4, Versetti 35-40

E disse loro in quel giorno, fattasi sera: Passiamo all'altra riva. E lasciate le folle, lo prendono così com'era nella barca, e altre barche erano con lui. E venne una forte tempesta di vento, e gettava le onde sulla nave così da riempirla. Ed egli era a poppa e dormiva su un guanciale, e svegliatolo gli dissero: Maestro, non ti importa che periamo? E levatosi minacciò il vento e disse al mare: Taci, calmati! E il vento cessò, e si fece una grande bonaccia. E disse loro: Perché avete paura? Non avete ancora fede? Ed ebbero grande timore e si dicevano l'un l'altro: Chi è mai costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?

Crisostomo: Il Signore prese i discepoli perché vedessero il futuro miracolo, ma prese solo quelli, affinché gli altri non conoscessero che essi erano di così poca fede; e così, per mostrare che gli altri attraversavano separatamente, aggiunge: e le altre barche erano con lui. Affinché poi i discepoli non insuperbissero poiché erano stati scelti solo loro, permise che subissero il pericolo, affinché imparassero anche da ciò a sopportare virilmente le tentazioni: per cui segue: E venne una forte tempesta di vento. E per imprimere maggiormente il futuro miracolo dà il tempo al timore, dormendo; per cui segue: Ed egli era a poppa e dormiva su un guanciale. Se infatti fosse stato sveglio, o non avrebbero temuto e non avrebbero fatto la domanda una volta sorta la tempesta, oppure non avrebbero ritenuto che egli facesse ciò.

Glossa: Dal movimento del mare sorge un certo suono, che sembra essere una certa locuzione del mare che minaccia un pericolo; quindi convenientemente, sotto una certa metafora, comanda la tranquillità con la parola della taciturnità; come anche nel trattenere i venti, che con la loro violenza conturbano il mare, proferì una minaccia. Infatti coloro che hanno potere sono soliti frenare con la minaccia di pene coloro che con la violenza turbano la pace degli uomini. Con ciò dunque viene dato a intendere che come un re può frenare con la minaccia i violenti e con i suoi editti mitigare il mormorio del popolo soggetto, così Cristo, essendo re di tutte le creature, con la sua minaccia frenò la violenza dei venti, e orinò al mare la taciturnità; cessò il vento, che era stato minacciato, e si fece grande bonaccia, cioè nel mare, a cui aveva ordinato la taciturnità.

domenica 27 agosto 2023

Marco, Capitolo 4, Versetti 30-34

E diceva: A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio? O con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo dei semi che sono sulla terra, e quando è stato seminato, cresce e diventa il più grande di tutti gli ortaggi, e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra. E parlava loro con molte parabole tali, quando potevano udire; senza parabole non parlava loro. In disparte però spiegava tutto ai discepoli.

Glossa: Dopo che ha posto la parabola della fruttificazione del seme del Vangelo, qui aggiunge un'altra parabola per mostrare l'eccellenza della dottrina evangelica rispetto a tutte le altre dottrine.

Teofilatto: La fede del Verbo è piccolissima. Credi in Dio e sarai salvo. Ma la predicazione sparsa sulla terra si è dilatata ed è aumentata, così che i volatili del cielo, ossia gli uomini contemplativi, e quelli alti per intelletto e conoscenza, abitano sotto di essa. Quanti sapienti tra i Gentili, infatti, lasciando la sapienza, riposano sotto la predicazione del Vangelo? La predicazione infatti divenne la più grande di tutte.

Girolamo: Questo seme è minimo nel timore, ma grande nella carità, che è il maggiore di tutti i legami, perché Dio è carità, e ogni carne fieno. Fece poi dei rami di misericordia e compassione quando i poveri di Cristo, che sono gli animali del cielo, si dilettano di abitare sotto la sua ombra.

Segue: In disparte però spiegava tutto ai discepoli, cioè quelle cose che chiedevano da ignoranti, non solo manifeste ma anche non manifeste. Girolamo: Erano infatti degni di sentire separatamente i misteri nel profondo coloro che nel timore della sapienza, lontani dai tumulti dei cattivi pensieri, rimanevano nella solitudine delle virtù: la sapienza infatti viene percepita nel tempo dell'ozio.

mercoledì 10 maggio 2023

Marco, Capitolo 2, Versetti 18-22

I discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno e vengono e gli dicono: Perché i discepoli di Giovanni e dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano? Gesù disse loro: Possono forse i figli delle nozze digiunare finché lo sposo è con loro? Nel tempo in cui hanno con loro lo sposo con loro non possono digiunare. Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio, altrimenti il rattoppo nuovo straccia il vecchio e si forma uno strappo peggiore; e nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, e si perdono vino e otri; ma vino nuovo in otri nuovi.

Glossa: Come sopra il maestro veniva rimproverato presso i discepoli per il suo stare assieme ai peccatori, così adesso, al contrario, i discepoli vengono rimproverati presso il maestro per l'omissione del digiuno, in modo che così nascesse tra di loro un punto di dissidio. Teofilatto: Infatti i discepoli di Giovanni, posti in una situazione imperfetta, rimanevano nelle consuetudini giudaiche.

Teofilatto: Gesù chiama anche se stesso sposo non solo in riferimento alle anime verginali, ma anche perché il tempo della sua prima venuta non è di dolore né di tristezza per coloro che credono in lui, né comporta fatica, ma riposo: dà infatti riposo senza operazione legali mediante il battesimo, con cui facilmente conquistiamo la salvezza senza fatica. I figli delle nozze, cioè dello sposo, sono gli Apostoli: poiché essi per grazia di Dio sono stati resi degni di ogni bene celeste, e partecipi di ogni diletto.

Crisostomo: Gesù dichiara poi che la sua compagnia è aliena da ogni angustia quando aggiunge: Nel tempo in cui hanno con loro lo sposo con loro non possono digiunare. Si rattrista chi non ha presente il bene; chi invece lo riceve nel presente, gode e non si rattrista. Per distinguere però il loro orgoglio e mostrare che non conservava i suoi discepoli per piacere aggiunge: Verranno però i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno; come se dicesse: vi sarà un tempo per mostrare la loro virilità; quando infatti verrà loro tolto lo sposo, digiuneranno, aspettando la sua venuta, per congiungere a lui gli spiriti mondani delle angustie corporali. Mostra inoltre che non vi è alcuna necessità che i suoi digiunino, come coloro che hanno presente con sé uno sposo di natura umana che ovunque presiede alle parole di Dio e che attribuisce il seme della vita. I figli dello sposo poi, essendo bambini, non possono conformarsi totalmente al padre e allo sposo, che considerando la loro infanzia si degna di non lasciarli ancora digiunare; ma quando lo sposo si ritirerà, digiuneranno per il desiderio, e quando saranno perfetti e si congiungeranno allo sposo per le nozze, parteciperanno sempre a una cena regale.

giovedì 22 ottobre 2020

Matteo, Capitolo 26, Versetti 55-58

 

In quell’ora Gesù disse alla folla: Come verso un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi: ogni giorno andavo presso di voi insegnando nel tempio, e non mi avete preso. Ma tutto questo è accaduto affinché si adempissero le Scritture dei profeti. Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Ma quelli tenendo Gesù, lo condussero da Caifa, principe dei sacerdoti, dove si erano radunati gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo seguiva da lontano fino all’atrio del principe dei sacerdoti; ed entrato sedeva con i servi, per vedere la fine.

Origene: Dopo che disse a Pietro (v. 52): «Riponi la tua spada», il che è segno di pazienza; dopo avere anche riparato l'orecchio amputato, come dice un altro Evangelista, il che era indizio di somma benignità e di potere divino, si aggiunge: In quell’ora Gesù disse alla folla; in modo che se non ricordano i benefici passati, almeno riconoscano quelli presenti.

Come verso un brigante siete usciti con spade e bastoni per prendermi. Remigio: Come se dicesse: l'ufficio del brigante è di nuocere e stare nascosto; ora, io non ho nuociuto a nessuno, ma ho sanato molti, e ho sempre insegnato nelle sinagoghe; e questo è ciò che si aggiunge: ogni giorno andavo presso di voi insegnando nel tempio, e non mi avete preso. Girolamo: Come se dicesse: è stolto cercare con spade e bastoni uno che si consegna nelle vostre mani; e cercare come latitante, nella notte e per mezzo di un traditore, uno che ogni giorno insegna nel tempio.

Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. Remigio: In questo fatto tuttavia si dimostra la fragilità degli Apostoli: coloro infatti che per l'ardore della fede avevano promesso di morire con lui, ora per la paura fuggono, immemori della loro promessa. E ciò lo vediamo compiersi anche in coloro che per amore di Dio promettono di fare grandi cose, e dopo non le compiono; tuttavia non devono disperare, ma risorgere con gli Apostoli e rinsavire con la penitenza.

Rabano [Glossa]: Il nome conviene all'azione: Caifa, cioè investigatore, o sagace nel compiere la propria nequizia, o vomitante con la bocca, poiché fu impudente nel proferire la menzogna, e a perpetrare l'omicidio. Lo condussero dunque là affinché facessero tutto con il consiglio.

Crisostomo: Era grande il fervore di Pietro che pur avendo visto gli altri fuggire, non fuggì, ma restò, ed entrò.

mercoledì 1 luglio 2020

Matteo, Capitolo 26, Versetti 27-29


E prendendo il calice rese grazie, e lo diede loro dicendo: Bevetene tutti: questo è infatti il mio sangue del Nuovo Testamento, che sarà versato per molti in remissione dei peccati. In verità vi dico: Non berrò più di questo frutto della vite fino a quel giorno quando lo berrò con voi nuovo nel regno del Padre mio.

Remigio: Poiché il Signore aveva dato il suo corpo ai discepoli sotto la specie del pane, bene diede loro anche il calice del suo sangue; per cui si dice: E prendendo il calice rese grazie; con ciò dimostra quanto sia grande il desiderio che ha della nostra salvezza, versando per noi anche il suo sangue.

Crisostomo: Rese grazie anche per insegnarci il modo di ricevere questo sacramento, dimostrando al contempo che non andava a soffrire la sua passione contro la sua volontà. Ci insegnò dunque che tutto ciò che soffriamo dobbiamo portarlo con gusto. In questa occasione ci diede motivo di buona speranza. Se infatti la figura di questo sacrificio, cioè l'immolazione dell'agnello pasquale, diede al popolo la libertà dalla schiavitù dell'Egitto, molto di più la realtà libererà il mondo intero.

Glossa: Come l'alimento corporale lo otteniamo per mezzo del mangiare e del bere, così il Signore nello stesso modo ci ha preparato l'alimento delle nostre anime per mezzo di un cibo e di una bevanda. Ciò era anche conveniente a significare la passione del Signore, avendo questo sacramento due specie distinte, poiché nella passione agli sparse il suo sangue, e così questo si separò dal suo corpo. Convenne dunque, per ricordare la passione del Signore, che il pane e il vino venissero proposti separatamente, e ciò costituisce il sacramento del corpo e del sangue. Si deve sapere tuttavia che tutto Gesù Cristo è contenuto in ciascuna delle specie: sotto la specie del pane è contenuto certamente anche il sangue con il corpo, e sotto la specie del vino è contenuto il corpo con il sangue.

domenica 7 giugno 2020

Matteo, Capitolo 26, Versetti 6-13


Essendo Gesù in Betania, a casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna avente un alabastro di unguento prezioso, e lo sparse sopra il capo di lui mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si indignarono dicendo: Perché questo spreco? Si poteva infatti venderlo a caro prezzo e darlo ai poveri. Ma Gesù accortosi disse loro: Perché molestate questa donna? Infatti ha compiuto un'opera buona verso di me: poiché i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avrete me. Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura; in verità vi dico: ovunque sarà predicato questo vangelo in tutto il mondo, si dirà anche ciò che essa ha fatto, in memoria di lei.

Glossa [Anselmo]: Dopo aver parlato della deliberazione che i principi presero per uccidere Cristo, l'Evangelista passa a riferirci il suo compimento, spiegandoci il modo in cui Guida convenne con i Giudei per consegnare Cristo. Però prima fa procedere la causa del tradimento. Giuda infatti si era lamentato poiché l'unguento che la donna aveva sparso sul capo di Cristo non era stato venduto, così che potesse trafugare qualcosa del prezzo, quindi volle ricompensare questo danno con il tradimento del Maestro.

Girolamo: Non perché fosse ancora lebbroso, ma perché prima lo era stato, ed era stato guarito poi dal Signore; gli rimaneva ancora il primo titolo di lebbroso affinché si ricordasse la virtù di colui che lo aveva guarito.

Rabano: Questo alabastro è una specie di marmo bianco dipinto di vari colori, che suole essere destinato a vasi di profumi, poiché si dice che li conserva senza corruzione.

Crisostomo: Non senza ragione l'Evangelista ricordò la lebbra di Simone, per manifestare in che cosa fondò la sua fiducia questa donna per avvicinarsi a Cristo. La lebbra è un male impuro, e questa donna, vedendo che Gesù aveva curato quell’uomo, nella cui casa stava, prese confidenza per credere che facilmente avrebbe pulito l'immondezza della sua anima. E così come altre donne si erano avvicinate a Gesù per la cura del corpo, ella sola si avvicina a Cristo per onorarlo e per curare la sua anima, non avendo nel suo corpo alcuna infermità. Per questo motivo è degna della massima ammirazione.

Agostino: Si può intendere che anche gli altri discepoli o pensarono questo o lo dissero, oppure che si persuasero al dire di Giuda, e che Matteo e Marco espressero anche la volontà di tutti; ma solo Giuda lo disse perché era ladro, gli altri invece per la preoccupazione dei poveri; ora, Giovanni volle ricordare ciò soltanto di lui, per far notare con questo fatto la sua inclinazione a rubare. 

domenica 10 maggio 2020

Matteo, Capitolo 25, Versetti 14-30


Avverrà infatti come di un uomo che partendo per un viaggio chiamò i suoi servi e diede loro i suoi beni. E a uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì subito. Colui che aveva ricevuto cinque talenti andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque; similmente anche colui che ne aveva ricevuti due ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto uno, andandosene scavò un buco nella terra e nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo venne il padrone di quei servi e volle regolare i conti con loro. E avvicinatosi colui che aveva ricevuto cinque talenti presentò altri cinque talenti dicendo: Signore, mi hai dato cinque talenti, ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Gli disse il suo padrone: Bene, servo buono e fedele, poiché sei stato fedele nel poco ti darò autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore. Si avvicinò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: Signore, mi hai dato due talenti, ecco, ne ho guadagnati altri due. Gli disse il padrone: Bene, servo buono e fedele, poiché sei stato fedele nel poco ti darò autorità su molto; entra nella gioia del tuo Signore. Avvicinatosi infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento disse: Signore, so che sei un uomo duro: mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per timore andai a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco, hai ciò che è tuo. Il suo padrone però rispondendo gli disse: servo cattivo e pigro, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque consegnare il mio denaro ai banchieri, e venendo l’avrei ricevuto con gli interessi. Toglietegli dunque il talento e datelo a colui che ne ha dieci; a chiunque infatti ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza, ma a chi non ha sarà tolto anche quanto sembra avere. E il servo inutile gettatelo nelle tenebre esteriori: lì sarà pianto e stridore di denti.

Glossa: Nella parabola precedente è stata mostrata la condanna di coloro che non si erano sufficientemente provvisti di olio, sia che per olio si intenda la purezza delle buone opere, sia la gioia della coscienza, sia l’elemosina che si fa col danaro. Questa parabola invece è diretta contro coloro che non solo con il danaro, ma nemmeno con le parole o in un altro modo vogliono rendersi utili al prossimo, ma nascondono tutto.

Gregorio: Quest’uomo che parte per un viaggio è il nostro Redentore, che se andò in cielo con la carne che aveva assunto. Infatti il luogo proprio della carne è la terra, ed è portata come in peregrinazione quando è portata nel cielo dal nostro Redentore.

Origene: Quando vedrai che fra quelli che hanno ricevuto da Cristo il ministero della predicazione alcuni hanno di più e altri di meno, o, per così dire, comparati con i migliori, alcuni hanno così poco, conoscerai le differenze con cui ricevettero da Cristo il dono della parola divina, poiché differente fu l’efficacia che produsse per mezzo di quelli che ricevettero cinque talenti da quelli che ne ricevettero due, e da quelli che ne ricevettero uno, poiché non si trovava in tutti la stessa misura della grazia, e quello che ricevette un talento ricevette in verità un dono non disprezzabile, poiché è molto ricevere un talento da tale Signore. Tuttavia ci sono tre categorie di servi, come ci sono tre categorie di coloro che producono frutto. Quello che ricevette cinque talenti può interpretare tutte le cose sensibili della Scrittura secondo il senso spirituale. Quello che ne ricevette due è istruito nella dottrina corporale, poiché il numero due sembra essere quello della carne. Infine l’unico talento il padre di famiglia lo diede a colui che ha ancora meno capacità.
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