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mercoledì 10 aprile 2019

San Tommaso d'Aquino - Sequenza Lauda Sion Salvatorem con Video

La sequenza Lauda Sion Salvatorem è una preghiera della tradizione cristiana cattolica. In essa, dopo la lode all'Eucaristia, viene espresso il dogma della transustanziazione e spiegata la presenza completa di Cristo in ogni specie.
 
L'autore è san Tommaso d'Aquino, che la compose attorno al 1264, su richiesta di papa Urbano IV.

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Sion, loda il Salvatore, la tua guida, il tuo pastore con inni e cantici.
Impegna tutto il tuo fervore: egli supera ogni lode, non vi è canto che sia degno.
Pane vivo, che dà vita: questo è tema del tuo canto, oggetto della lode.
Veramente fu donato agli apostoli riuniti in fraterna e sacra cena.
Lode piena e risonante, gioia nobile e serena sgorghi oggi dallo spirito.
Questa è la festa solenne nella quale celebriamo la prima sacra cena.
È il banchetto del nuovo Re, nuova Pasqua, nuova legge; e l’antico è giunto a termine.
Cede al nuovo il rito antico, la realtà disperde l’ombra: luce, non più tenebra.
Cristo lascia in sua memoria ciò che ha fatto nella cena: noi lo rinnoviamo.
Obbedienti al suo comando, consacriamo il pane e il vino, ostia di salvezza.
È certezza a noi cristiani: si trasforma il pane in carne, si fa sangue il vino.
Tu non vedi, non comprendi, ma la fede ti conferma, oltre la natura.
È un segno ciò che appare: nasconde nel mistero realtà sublimi.
Mangi carne, bevi sangue; ma rimane Cristo intero in ciascuna specie.
Chi ne mangia non lo spezza, né separa, né divide: intatto lo riceve.
Siano uno, siano mille, ugualmente lo ricevono: mai è consumato.
Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca.
Vita ai buoni, morte agli empi: nella stessa comunione ben diverso è l’esito!
Quando spezzi il sacramento non temere, ma ricorda: Cristo è tanto in ogni parte, quanto nell’intero.
È diviso solo il segno non si tocca la sostanza; nulla è diminuito della sua persona.
Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli: non dev’essere gettato.
Con i simboli è annunziato, in Isacco dato a morte, nell’agnello della Pasqua, nella manna data ai padri.
Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nùtrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.
Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi.

martedì 9 aprile 2019

Scoperta la Piscina dove l’Eunuco Etiope menzionato al Capitolo 8 degli Atti degli Apostoli venne Battezzato dall’Apostolo Filippo

Alcuni archeologi israeliani hanno appena scoperto una piscina che ha 1500 anni in un antico luogo cristiano, Ein Hanniya Park, vicino a Gerusalemme. La piscina, risalente all’età bizantina (tra il IV e il VI secolo), è forse il luogo in cui l’eunuco etiope menzionato al capitolo 8 degli Atti degli Apostoli venne battezzato dall’apostolo Filippo.

Secondo quanto hanno reso noto alcuni articoli pubblicati su The Christian Post e World Israel News, la direttrice degli scavi dell’Autorità per le Antichità di Israele, Irina Zilberbod, ha spiegato che “questa piscina è stata costruita al centro di un ampio complesso ai piedi di una chiesa che una volta si erigeva qui. Intorno alla piscina è stato costruito un colonnato aperto che dava accesso alle ali residenziali”.

La piscina potrebbe essere stata costruita su quello che alcuni studiosi dei primi cristiani considerano il luogo in cui San Filippo battezzò l’eunuco etiope secondo Atti 8, 26-40.

Il dottor Yuval Baruch, archeologo del distretto di Gerusalemme, ha spiegato che “il Battesimo dell’eunuco da parte di San Filippo è stato uno degli eventi chiave nella diffusione del cristianesimo, e quindi l’individuazione del luogo in cui è avvenuto ha occupato gli studiosi per molte generazioni ed è diventato un motivo ricorrente nell’arte cristiana”.

L’Autorità per le Antichità di Israele ha riempito le piscine e ha registrato un video per mostrare l’elaborato processo di drenaggio, che culmina in una magnifica fontana. È l’esempio più antico di una struttura architettonica di questo tipo nella regione di Israele.

La Zilberbod ha anche spiegato che per il momento è difficile sapere se la piscina è stata utilizzata “per l’irragazione, per lavare, per il giardinaggio o forse come parte delle cerimonie battesimali sul luogo”.

Sul posto è stato trovato anche un frammento di un capitello, la parte superiore di una colonna. Capitelli di questo genere erano tipici delle strutture reali del periodo del Primo Tempio. Gli archeologi hanno inoltre scoperto una rara moneta d’argento del IV secolo a.C., una delle più antiche mai trovate nell’area di Gerusalemme.

Pdf sulla Storia della Chiesa

1962 Rivoluzione nella Chiesa

Concilium Tridentinum, Canones et Decreta (Italiano)

L'Eucaristia nei Padri della Chiesa

L’Opera di Eusebio di Vercelli nel Quadro della Crisi Ariana del IV Secolo

Maurice Pinay - Complotto Contro la Chiesa

Papa Benedetto XVI - I Padri della Chiesa

Roberto de Mattei - Il Concilio Vaticano II. Una Storia mai Scritta

Romano Amerio - Iota Unum. Studio delle Variazioni della Chiesa Cattolica nel XX Secolo

Storia del Cristianesimo 

Storia della Chiesa. La Chiesa all'Epoca del Concilio di Trento

Storia della Chiesa. La Restaurazione Cattolica dopo il Concilio di Trento (1563-1648)

 

 

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lunedì 8 aprile 2019

Matteo, Capitolo 22, Versetti 23-33


In quel giorno gli si avvicinarono i sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: Maestro, Mosè ha detto: Se uno morirà senza avere figli, suo fratello prenda in sposa la vedova e dia una discendenza a suo fratello. Ora, c'erano presso di noi sette fratelli e il primo, presa moglie, morì, e non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Similmente il secondo, e il terzo, fino al settimo. Da ultima, fra tutti, morì anche la moglie. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette sarà moglie? Tutti infatti l'hanno avuta in moglie. Ma Gesù rispondendo disse loro: Vi sbagliate, non conoscendo le Scritture né la potenza di Dio. Infatti nella risurrezione non si prende né moglie né marito, ma saranno come angeli di Dio nel cielo. Della risurrezione dei morti poi non avete letto ciò che vi fu detto da Dio: «Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe»? Non è il Dio dei morti, ma dei vivi. E la folla udendo era ammirata della sua dottrina.

Crisostomo: Una volta confusi i discepoli dei Farisei con gli Erodiani, si presentano i sadducei, sebbene convenisse loro essere più pigri, per la confusione dei primi. Però la presunzione progetta molte volte cose stravaganti, ed è pertinace nel tentare cose impossibili. Per questo l’Evangelista, meravigliato della loro stupidità, significa questo dicendo: In quel giorno gli si avvicinarono i sadducei.

Girolamo: C’erano due sette tra i Giudei, una dei Farisei e l’altra dei sadducei. I farisei facevano ostensione della giustizia, delle tradizioni e delle osservanze, motivo per cui il popolo li chiamava «divisi». Però i sadducci, prendendo questo nome che significa «giusto», pretendevano di essere ciò che non erano; e mentre quelli credevano e confessavano la risurrezione del corpo e l’immortalità dell’anima, come anche gli Angeli e lo spirito, secondo quanto si legge nel libro degli Atti degli Apostoli, questi negavano tutto. Per cui si dice: i quali dicono che non c’è risurrezione.

Gregorio: Ci sono alcuni i quali credono che lo spirito si separi dalla carne, che la carne imputridisca e la putredine si riduca a polvere, e la polvere si dissolva negli elementi, in modo che mai più possa essere vista dagli occhi umani, e per questo non confidano che possa aver luogo la risurrezione; come anche non credono, quando vedono le ossa aride, che queste possano essere rivestite di carne e ritornare ad avere vita. Agostino: Non perisce però per Dio la materia, alla quale appartiene la carne di cui sono formati i mortali. Qualunque sia la polvere o la cenere in cui si dissolva, o l’aria o il vento che la portino, per quanto si converta in sostanza di altri corpi, o sia ridotta agli stessi elementi, per quanto serva di alimento agli animali e persino agli uomini e si trasformi nella loro carne, essa sarà restituita a suo tempo a quell’anima umana che primitivamente la vivificò perché l’uomo nascesse, vivesse e crescesse.

venerdì 5 aprile 2019

Pdf. San Vincenzo Ferreri - Trattato della Vita Spirituale


S. Vincenzo Ferreri nacque a Valencia, in Spagna, nel 1350. Entrò nell’Ordine dei Frati Predicatori all’età di 17 anni. Oratore dalla parola ardente e impetuosa, percorse la Spagna, la Francia e l’Italia incitando i peccatori con i suoi ammonimenti. Le parole del profeta: «Alzatevi, o morti, e venite al giudizio» che egli ripeteva continuamente, operarono numerose conversioni. Era chiamato «l’angelo del giardino». Morì a Vannes, in Bretagna, il 5 aprile del 1419.

L'opera De vita spirituali, trattato di spiritualità, probabilmente il più diffuso al termine del Medioevo, piccolo capolavoro che è quasi un aggiornamento della "Imitazione di Cristo", letto e riletto di frequente da molti santi, tra cui S. Vincenzo de' Paoli. In esso traccia, con poche e semplici linee, la figura ideale del perfetto apostolo, indicando nel contempo, in un futuro ancora lontano, quei "santi degli ultimi tempi" (di cui parlerà successivamente il Montfort), i quali, assoggettandosi spontaneamente alle direttive morali del suo scritto, un giorno condurranno la Chiesa alla sua massima perfezione e fioritura.

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PARTE PRIMA. I fondamenti della vita spirituale

PARTE SECONDA. La pratica della vita spirituale

PARTE TERZA. Riassunti e massime spirituali 


giovedì 4 aprile 2019

La Musica Protocristiana del Nuovo Testamento e dei Primi Secoli Cristiani (II-III d.C.)

Abraham Zevi Idelsohn
Il Nuovo Testamento ha pochi riferimenti diretti alle forme musicali del cristianesimo primitivo; ma è ricco di citazione dai salmi e contiene numerosi inni, dossologie, cantici, i cui testi seguono gli stilemi della poesia ebraica (e abbiamo visto in un altro articolo come la poesia religiosa ebraica fosse sempre cantata o cantillata).

Certamente anche i cristiani delle origini intonavano lo loro preghiere cantando. San Paolo stesso esortava al canto delle orazioni:
«La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente;
ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, 
cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali »
(Lettera ai Colossesi 3,16-17)

Si ritiene generalmente che nei primi decenni le riunioni di culto seguissero le forme della sinagoga, e questo, insieme al dato testuale, induce a ritenere che anche musicalmente liturgia ebraica e protocristiana fossero assai vicine.

In particolare vanno in questa direzione gli studi di alcuni etnomusicologi come il lettone Abraham Zevi Idelsohn nel suo ''Thesaurus of Hebrew-Oriental Melodies'' (1914).

Nei Vangeli e negli altri libri neotestamentari possiamo quindi trovare sia materiale precedente al Cristianesimo, per lo più ebraico o talvolta ellenico, sia composizioni originali delle prime comunità cristiane: mancano però del tutto i dati circa le melodie e le tecniche di esecuzione, cosi come sono del tutto assenti i riferimenti alla musica strumentale, che risulta pertanto non attestata.

Sono stati fatti vari tentativi di classificazione, per lo più in base all'origine ebraica, ellenica o propria cristiana, e le principali categorie sono due:

Materiale precristiano

I libri del Nuovo Testamento contengono moltissimi richiami ai salmi, che erano di evidente uso comune.
Ricordiamo fra gli altri:
il salmo 22(21) sulle labbra del Crocifisso (Mt 27,46);
il salmo 110(109) citato testualmente da Gesù (Mt 22,41-46);
il salmo 2 proclamato dalla voce del Padre al Battesimo di Gesù (Lc 3,21-22).
Inoltre troviamo il canto dell'inno da parte di Gesù e degli Apostoli al termine dell'Ultima Cena in Mc 14,26 e Mt 26,30.

Composizioni cristiane

Vi è poi molto materiale originale, testi prodotti dalle comunità cristiane.
I più famosi sono gli inni lucani: il Magnificat (Lc 1,46-55); il Benedictus (Lc 1,68-79) il Nunc Dimittis (Lc 2,29-32).
Vi sono poi il Prologo di Giovanni (Gv 1,1-18) e l'inno cristologico di Paolo (Fil 2,6-11).
Ma molti altri brani innici sono contenuti nell'Apocalisse e nelle Lettere, insieme ad acclamazioni, esclamazioni e dossologie.

lunedì 1 aprile 2019

Film - Agostino d’Ippona (1972)

“Ciascuno di noi deve essere testimone della verità, ma la verità non è fuori di noi, bisogna aiutare gli uomini a guardare in se stessi, e dentro di loro che abita la verità, e dentro di loro che brilla la luce di Dio che rende intellegibile la verità.”

La traccia del film narra gli ultimi trent'anni nella vita di Agostino (354-430) dalla nomina a vescovo di Ippona (nell'attuale Algeria) alla vittoria sul tribuno Marcellino (F. Garriba) nella disputa teologica con i donatisti scismatici. Sullo sfondo si sviluppa il declino dell'impero romano (con Roma messa a sacco nel 410 dai visigoti di Alarico) di cui Agostino (D. Berkani) è testimone, ma di cui annuncia il superamento.  

Agostino viveva in Ippona, nel cenobio da lui fondato, quando il vescovo Valerio che già l'aveva consacrato sacerdote per obbedienza, sentendosi prossimo a morire, lo designò suo coadiutore e successore. Si trovavano allora ad Ippona Alipio di Tagaste e Megalio di Calama per la riunione dei vescovi della Numidia, che accettarono la richiesta di Valerio con l'eccezione che comportava e consacrarono Aurelio Agostino tra il giubilo del clero e del popolo. Da quel momento, il santo Vescovo non conobbe più il silenzio del chiostro e, facendo violenza alle proprie aspirazioni, si dedicò interamente alla sua diocesi e all'intera chiesa africana. Fu subito attaccato dal vescovo donatista Macrobio e al debellamento di quella eresia dedicò tutte le sue forze. Nonostante che i "circumcellioni" s'aggirassero per le campagne al grido di "Deo laudes" e attaccassero ferocemente i non eretici, Agostino si batté fortemente affinché nella lotta dominasse la carità verso le persone.



ANNO
1972 

PAESE
 


REGIA 
Roberto Rossellini

ATTORI
Virgilio Gazzolo, Giuseppe Alotta, Dary Berkani, Fabio Carriba, Bruno Cattaneo, Leonardo Fioravanti, Livio Galassi, Giuseppe Mannajuolo, Cesare Barbetti

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