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martedì 16 settembre 2025

Catechesi del Papa Benedetto XVI su San Cipriano di Cartagine

 

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 6 giugno 2007

Cari fratelli e sorelle,

nella serie delle nostre catechesi su grandi personalità della Chiesa antica, arriviamo oggi a un eccellente Vescovo africano del III secolo, san Cipriano, che «fu il primo Vescovo che in Africa conseguì la corona del martirio». In pari grado la sua fama – come attesta il diacono Ponzio, che per primo ne scrisse la vita – è legata alla produzione letteraria e all’attività pastorale dei tredici anni che intercorrono fra la sua conversione e il martirio (cfr Vita 19,1; 1,1). Nato a Cartagine da ricca famiglia pagana, dopo una giovinezza dissipata Cipriano si converte al cristianesimo all’età di 35 anni. Egli stesso racconta il suo itinerario spirituale: «Quando ancora giacevo come in una notte oscura», scrive alcuni mesi dopo il Battesimo, «mi appariva estremamente difficile e faticoso compiere quello che la misericordia di Dio mi proponeva ... Ero legato dai moltissimi errori della mia vita passata, e non credevo di potermene liberare, tanto assecondavo i vizi e favorivo i miei cattivi desideri ... Ma poi, con l’aiuto dell’acqua rigeneratrice, fu lavata la miseria della mia vita precedente; una luce sovrana si diffuse nel mio cuore; una seconda nascita mi restaurò in un essere interamente nuovo. In modo meraviglioso cominciò allora a dissiparsi ogni dubbio ... Comprendevo chiaramente che era terreno quello che prima viveva in me, nella schiavitù dei vizi della carne, ed era invece divino e celeste ciò che lo Spirito Santo in me aveva ormai generato» (A Donato 3-4).

Subito dopo la conversione, Cipriano – non senza invidie e resistenze – viene eletto all’ufficio sacerdotale e alla dignità di Vescovo. Nel breve periodo del suo episcopato affronta le prime due persecuzioni sancite da un editto imperiale, quella di Decio (250) e quella di Valeriano (257-258). Dopo la persecuzione particolarmente crudele di Decio, il Vescovo dovette impegnarsi strenuamente per riportare la disciplina nella comunità cristiana. Molti fedeli, infatti, avevano abiurato, o comunque non avevano tenuto un contegno corretto dinanzi alla prova. Erano i cosiddetti lapsi – cioè i «caduti» –, che desideravano ardentemente rientrare nella comunità. Il dibattito sulla loro riammissione giunse a dividere i cristiani di Cartagine in lassisti e rigoristi. A queste difficoltà occorre aggiungere una grave pestilenza che sconvolse l’Africa e pose interrogativi teologici angosciosi sia all’interno della comunità sia nel confronto con i pagani. Bisogna ricordare, infine, la controversia fra Cipriano e il Vescovo di Roma, Stefano, circa la validità del Battesimo amministrato ai pagani da cristiani eretici.

martedì 19 settembre 2023

San Cipriano di Cartagine - La Preghiera deve Essere Comunitaria

Cipriano di Cartagine, De orat. dom. 8

Il Dottore della pace e il Maestro dell`unità non vuole che la preghiera si faccia individualmente e in privato, nel senso che chi prega preghi solo per sé.

Non diciamo: Padre mio, che sei nei cieli; e neppure: dammi oggi il mio pane quotidiano; e ciascuno non domanda che gli sia rimesso solo il suo debito; né prega solo per sé affinché non sia indotto in tentazione e sia liberato dal male.

La nostra preghiera è pubblica e comune: e quando noi preghiamo, preghiamo non per uno solo, ma per tutto quanto il popolo: e ciò perché noi, tutto intero il popolo, siamo uno.

Il Dio della pace e il Maestro della concordia, che ha insegnato l`unità, vuole che uno preghi per tutti, cosí come in uno egli portò tutti. Proprio questa legge della preghiera osservarono i tre fanciulli gettati nella fornace ardente: essi pregarono in piena consonanza, spiritualmente uniti in un cuor solo. Ce lo testimonia la divina Scrittura, la quale, indicandoci come essi pregavano, ci dà il modello da imitare noi nelle nostre preghiere affinché possiamo essere come quelli. “Allora” – sta scritto – “loro tre, come con una sola voce, cantavano un inno e benedicevano Iddio” (Dn 3,51). Essi pregavano come con una sola voce, e tuttavia Cristo non aveva ancora insegnato loro a pregare! Ebbene, la loro preghiera fu efficace, poté essere esaudita, perché una preghiera pacifica, semplice e spirituale attira la benevolenza di Dio. Cosí vediamo che pregarono anche gli apostoli, riuniti coi discepoli, dopo l`ascensione del Signore. “E tutti” – sta scritto – “perseveravano unanimi nella preghiera, con le donne, e Maria la madre di Gesú, e con i fratelli di lui” (At 1,14). Persevera vano unanimi nella preghiera, testimoniando in tal modo, in questa loro preghiera, e l`assiduità e il loro amore scambievole: ché Dio, il quale fa abitare nella stessa casa coloro che sono una sola anima (cf. Sal 67,7), non ammette nella divina ed eterna dimora se non quelli che pregano essendo un`anima sola.

giovedì 7 dicembre 2017

Cipriano (santo) (200 - 258)

Fu vescovo di Cartagine e morì martire sotto l'imperatatore Valeriano. Fra le sue opere più celebri vanno ricordate L'unità della Chiesa e La Preghiera del Signore.


giovedì 4 maggio 2017

Matteo, Capitolo 6, Versetti 14-15



Se infatti rimetterete agli uomini i loro peccati, anche il Padre vostro celeste rimetterà a voi i vostri peccati, ma se non li rimetterete agli uomini, nemmeno il Padre vostro rimetterà a voi i vostri peccati.

Rabano: Il fatto che il Signore abbia detto Amen significa senza dubbio che dal Signore viene dato tutto quello che viene rettamente chiesto, purché non si trascuri la condizione aggiunta.

Crisostomo: Non ha detto che prima Dio ci perdoni e dopo noi perdoniamo ai nostri debitori, poiché il Signore sa che noi siamo uomini mentitori, che, anche se hanno ricevuto la rimessione del loro peccato, non lo rimettono ai loro debitori: per cui si dice che prima rimettiamo, e poi chiediamo la remissione.

Agostino: Chiunque poi non perdona di cuore a chi lo chiede e si pente del suo peccato, non ritenga in alcun modo che dal Signore vengano rimessi i suoi peccati.

Cipriano: Non c’è infatti nessuna scusa per te nel giorno del giudizio, poiché sarai giudicato secondo la tua intenzione, e quello che avrai fatto lo riceverai.

giovedì 27 aprile 2017

Matteo, Capitolo 6, Versetto 13a



e non ci indurre in tentazione,

Agostino: Alcuni codici hanno: e non portarci dentro la tentazione, il che mi sembra avere lo stesso significato, poiché entrambi i verbi traducono il termine greco. Molti poi, interpretando, dicono così: non permettere che siamo indotti in tentazione, spiegando il significato dell’espressione <<non indurci>>. Infatti Dio non induce direttamente, ma permette che sia indotto colui che priva del suo aiuto.

Agostino: Altro infatti è essere indotti in tentazione, altro essere tentati: infatti senza tentazione nessuno può essere provato, né di fronte a se stesso né di fronte agli altri; davanti a Dio invece ognuno è conosciutissimo prima di ogni tentazione. Quindi qui non si prega per non essere tentati, ma perché non siano indotti nella tentazione: così uno quando deve essere esaminato nel fuoco, non prega perché non ci sia il fuoco, ma perché non sia bruciato. Siamo indotti infatti se accadono delle cose che non possiamo sopportare.
Quando dunque diciamo: Non ci indurre in tentazione, siamo avvisati di chiedere che, privati del suo aiuto, non acconsentiamo ingannati a qualche tentazione o non vi cediamo desolati.

Cipriano: Con ciò veniamo avvertiti intorno alla nostra infermità e debolezza, affinché uno non si innalzi in modo insolente: così che, mentre si presenta l’umile e sottomessa confessione e viene dato a Dio tutto ciò che è chiesto in modo supplice, veniamo soccorsi dalla sua pietà.

Agostino: […] Dio dunque ha voluto che venisse chiesto a lui di non essere indotti in tentazione, cosa che poteva concederci anche senza la nostra preghiera, perché volle ricordarci da chi riceviamo i benefici. La Chiesa faccia attenzione, dunque, alle sue preghiere quotidiane: essa prega perché gli increduli credano, poiché è Dio che converte alla fede; prega perché i credenti perseverino: è Dio infatti che dà la perseveranza sino alla fine.

sabato 22 aprile 2017

Matteo, Capitolo 6, Versetto 12



e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,

Cipriano: Dopo il sussidio del cibo si chiede anche il perdono del peccato, così che chi è nutrito da Dio viva in Dio; affinché non ci si preoccupi solo della vita presente, ma anche di quella eterna, alla quale si può giungere se vengono condonati i peccati, che il Signore ha chiamato debiti, come altrove dice (Mt 18,32): <<Ti ho condonato tutto il debito poiché ma l’hai chiesto>>. Per cui segue: Rimetti a noi i nostri debiti. Perciò necessariamente e salutarmente siamo ammoniti, essendo peccatori, sul fatto che dobbiamo pregare per i peccati; e affinché uno non si compiaccia credendosi innocente, e insuperbendosi vada maggiormente in rovina, viene istruito sul fatto che pecca ogni giorno, dovendo ogni giorno pregare per i peccati. 

Cipriano: Chi dunque ci ha insegnato a pregare per i peccati ha promesso la paterna misericordia; ma chiaramente ha aggiunto la norma che ci obbliga sotto la determinata condizione di chiedere il perdono dei nostri debiti secondo che anche noi li rimettiamo ai nostri debitori.

Crisostomo: Con quale speranza dunque prega chi conserva l’inimicizia verso un altro, da cui forse è stato danneggiato? Come infatti lo stesso orante mente, poiché dice: rimetto, e non rimette, così chiede a Dio il condono e non lo riceve. Ma molti che non vogliono perdonare a chi li ha offesi, rifuggono dal dire questa preghiera. Stolti! Primo, perché chi non prega come Cristo ha insegnato non è discepolo di Cristo; secondo, perché il Padre non esaudisce volentieri una preghiera che il figlio non ha dettato: infatti il Padre conosce i pensieri e le parole del suo figlio, e non ricevere ciò che l’abuso umano ha escogitato, ma ciò che ha esposto la sapienza di Cristo.

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