Allora Giuda Iscariota,
uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro
Gesù. Quelli, all'udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli
denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
Beda:
L'infelice Giuda vuole
compensare con il
prezzo di vendita del suo maestro la perdita che egli giudica aver
causato con quel profumo sparso.
Girolamo:
Era numericamente uno dei Dodici ma non lo era per il suo merito; lo
era esteriormente, ma non nello spirito. Andò dai principi dei
sacerdoti quando uscì, e Satana entrò in lui: ogni animale si
congiunge al suo simile.
Beda:
La parola poi: si recò,
mostra che non era stato in nessun modo chiamato dai principi, né
trascinato da qualche necessità, ma che egli aveva formulato questo
disegno per una libera scelta della sua anima criminale.
Teofilatto:
E' detto: consegnare loro
Gesù, cioè per
indicare loro in quale momento potevano incontrarlo tutto solo;
poiché, a causa della folla, temevano di irrompere su di lui quando
insegnava.
Girolamo:
Promette di consegnarlo loro come il diavolo suo maestro aveva detto
in precedenza (Lc
4,6): «Ti darò tutto il potere».
Crisostomo:
O follia, o piuttosto cupidigia del traditore! Poiché la cupidigia
ha generato tutti i mali. È la cupidigia che trattiene le anime
prigioniere, che le stringe con ogni specie di legami, che impone
l'oblio dei mali e fa apparire l'alienazione dell'anima. Prigioniero
di questa folle cupidigia. Giuda dimentica la sua vita comune con il
Salvatore, quella tavola che li aveva riuniti, la sua autorità di
maestro, i suoi consigli, le sue sante persuasioni.
Beda:
Vi sono ancora oggi molti che, pieni di orrore per il crimine di
Giuda che tradisce il suo Maestro per danaro, giustificano questo
crimine orribile e detestabile; tuttavia non cercano in nessun modo
di evitarlo, disprezzano per dei doni i diritti della verità e della
carità, diritti che non sono altro che Dio stesso.