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lunedì 17 settembre 2018

Matteo, Capitolo 15, Versetti 32-38


Gesù, poi, convocati i suoi discepoli disse: Ho pietà della folla, poiché già da tre giorni perseverano con me e non hanno da mangiare e non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per la via. E gli dicono i discepoli: Dove troveremo nel deserto tanti pani da saziare una folla così grande? Disse loro Gesù: Quanti pani avete? Dissero: Sette, e pochi pesciolini. E comandò alla folla di sedersi per terra e prendendo i sette pani e i pesci e rendendo grazie li spezzò e li diede ai suoi discepoli, e i discepoli li diedero al popolo e mangiarono tutti e furono saziati. E dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene. Quelli che mangiarono erano quattromila uomini oltre ai bambini e alle donne.

Girolamo: Prima Cristo aveva eliminato le debolezze dei malati, poi invece offre il cibo ai guariti. Riunisce anche i suoi discepoli e parla di che cosa sta per fare; per cui si dice: Gesù, poi, convocati i suoi discepoli disse: Ho pietà della folla. Fa questo per dare un esempio ai maestri della necessità che hanno di comunicare ai loro inferiori e discepoli tutti i loro progetti; oppure affinché, mediante questa conversazione, i discepoli comprendano la grandezza del segno che sta per fare.

Crisostomo: Infatti le folle, essendo venute per la guarigione, non osavano chiedere del pane; per questo egli stesso, amante degli uomini e prendendosi cura di tutti, dà anche a chi non chiede: per cui dice: Ho pietà della folla. Affinché poi non si dica che venendo avevano portato con sé le provviste, dice: poiché già da tre giorni perseverano con me e non hanno da mangiare. Sebbene infatti, quando vennero, avessero il cibo, tuttavia era già stato consumato tutto; e per questo fece ciò non il primo o il secondo giorno, ma il terzo, quando tutto era stato consumato: affinché essendo stati prima costituiti in necessità, ricevessero ciò che accadeva con un grande desiderio. 

Remigio [Rabano]: In questa lezione del Vangelo bisogna considerare due cose: la divinità e l’umanità di Cristo; l’umanità nella compassione che ebbe delle turbe, cosa che è propria del sentimento della fragilità umana, e la divinità nella moltiplicazione dei pani e nella alimentazione delle folle. Questo passo distrugge completamente l’errore di Eutiche, il quale non ammetteva in Cristo altro che una sola natura.

Glossa [Anselmo]: E’ da considerare come il Signore prima cura l’infermità e poi l’alimento. Fa così per significare che dobbiamo prima far scomparire i peccati, e poi alimentare l’anima con le parole di Dio. 

Remigio [Rabano]: Quelli che si correggono attraverso la penitenza dei peccati che hanno commesso si convertono al Signore con il pensiero, con la parola e con le opere. Il Signore non volle lasciare andare digiuna tutta la gente perché non svenisse nel cammino; poiché i peccatori che si convertono attraverso la penitenza periscono nel percorso di questa vita passeggera, se vengono lasciati senza l’alimento della sacra dottrina.

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