giovedì 1 gennaio 2026

Marco, Capitolo 13, Versetti 32-37

Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli Angeli in cielo, e nemmeno il Figlio, ma soltanto il Padre. Guardate, vegliate e pregate: non sapete infatti quando sarà il tempo: come l'uomo che è partito per un viaggio lascia la sua casa e dà il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ordina al portiere di vigilare. Vegliate dunque: non sapete infatti quando il padrone di casa verrà: se di sera, o a mezzanotte, o al canto del gallo o al mattino; affinché, venendo improvvisamente, non vi trovi addormentati. Ciò che poi dico a voi lo dico a tutti: Vegliate.

Teofilatto: Il Signore, volendo impedire la domanda su quel giorno e quell'ora, disse: Quanto poi a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli Angeli in cielo, e nemmeno il Figlio, ma soltanto il Padre. Se infatti avesse detto che lo sapeva, e tuttavia non lo avesse voluto rivelare a loro, li avrebbe non poco rattristati. Ora invece agisce più sapientemente, e li escluse da tale interrogazione affinché non gli diventassero molesti, dicendo; né gli Angeli lo sanno e neppure io.

Ilario: L'ignoranza del giorno e dell'ora si oppone all'unigenito Dio, così che Dio nato da Dio non sia in quella perfezione di natura in cui si trova Dio. Ma secondo il giudizio comune, bisogna sentire se possa essere credibile che ignori qualcosa colui che è l'autore di tutte le cose che sono e che saranno. In che modo, infatti, è fuori dalla scienza della sua natura mediante la quale e nella quale è ciò che deve essere fatto? Egli dunque ignora il giorno della sua venuta? È nella natura umana, in quanto dipende da essa, sapere prima ciò che determina di fare, e la conoscenza di ciò segue sempre alla volontà di farlo. Ebbene, come si può ammettere che il Signore ignorasse il giorno della sua venuta gloriosa per un'imperfezione della sua natura, avendo la necessità di venire e non avendo la conoscenza della sua venuta? E quanta occasione di empietà risulterebbe nell'attribuire a Dio Padre la malignità di tenere nascosta la sua beatitudine a colui al quale aveva dato di conoscere la sua morte? Se dunque in lui si trovano tutti i tesori della scienza, non ignora questo giorno. Ci conviene però ricordare che in lui i tesori della scienza sono occulti. La sua ignoranza rispetto a questo giorno proviene dal fatto che i tesori della sapienza sono occulti in lui. E sempre, quando manifesta di ignorare qualche cosa, ciò non va attribuito all'ignoranza, ma al fatto che non è ancora giunto il momento di parlare o di agire. Così, per mostrare che Dio voleva far conoscere ad Abramo che non ignorava il suo amore, si dice nel cap. 22 della Genesi che Dio non lo celava ad Abramo. Così si deve dire anche che il Padre conosceva quel giorno poiché non lo celava al Figlio. Se dunque il Figlio non conosce il giorno, è un mistero che taccia; e al contrario si dice che solo il Padre lo sa poiché non tace. Non sia mai poi che noi attribuiamo al Padre e al Figlio la novità delle mutazioni corporali. Finalmente, perché non si giudichi che ignorava per difetto di natura si aggiunge: Guardate, vegliate e pregate: non sapete infatti quando sarà il tempo. Girolamo: Infatti è necessaria la vigilanza della mente prima della morte del corpo.

Gregorio: Il luogo proprio della carne è la terra, che è stata condotta come a un pellegrinaggio quando è stata collocata nei cieli dal nostro Redentore. Diede poi a ciascuno dei suoi servi il potere che gli spetta, poiché, concessa ai suoi fedeli la grazia dello Spirito Santo, attribuì la facoltà di servire con le buone opere. Egli ordina al portiere di vegliare raccomandando all'ordine dei pastori di prendersi cura della Chiesa loro affidata. Questa raccomandazione di vegliare non è stata fatta solo ai pastori della Chiesa, ma è indirizzata anche a tutti noi, affinché custodiamo le porte del nostro cuore, perché le seduzioni dell'antico nemico non scivolino nei nostri cuori e il Signore non ci trovi addormentatati.

Segue: Vegliate dunque: non sapete infatti quando il padrone di casa verrà: se di sera, o a mezzanotte, o al canto del gallo o al mattino; affinché, venendo improvvisamente, non vi trovi addormentati. Teofilatto: Nota che non dice: non so quando sarà il tempo, ma non sapete. Egli ce lo ha nascosto perché doveva esserci utile ignorarlo. Come saremmo stati preoccupati della nostra fine se ne avessimo conosciuto il tempo, noi che non ce ne preoccupiamo affatto non conoscendolo in alcun modo? Noi prolunghiamo i nostri peccati fino alla fine. Ma notiamo le diverse maniere di esprimersi del Salvatore. La fine arriva alla sera, quando si muore nella vecchiaia; a mezzanotte, quando si muore a metà giovinezza; al canto del gallo, quando la ragione si è perfettamente sviluppata in noi. Poiché, non appena la ragione esiste nel bambino, si fa intendere in lui come un canto del gallo che lo chiama a svegliarsi dal sonno dei sensi. Il mattino è l'infanzia. Noi dobbiamo, in tutte le età, premunirci contro la nostra fine: poiché dobbiamo vegliare anche affinché il bambino non se ne vada senza battesimo.

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